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Prova a prenderli La premier definisce «vergognosa» la decisione di non convalidare l’arresto del creatore della pagina Instagram Movimento 17 ottobre

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1042b595-2094-497d-b4d3-352737e65d13 Manifestazione degli studenti a Roma – Foto LaPresse

È un attacco senza precedenti, al cui confronto le sparate di Silvio Berlusconi erano carezzine. Per rintracciare toni simili a quelli con la premier, i vicepremier e l’intera maggioranza si sono scagliati ieri contro la gip di Milano Tiziana Landoni, rea di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher, bisogna guardare oltre oceano, alle intemperanze di Donald Trump, alla sua strillata insofferenza per ogni forma di divisione dei poteri.

Giorgia Meloni, stavolta, è più veloce della luce. La sentenza era appena stata resa nota e già sfornava un video di violenza inversamente proporzionale alla durata. Meno di un minuto per mitragliare ad alzo zero: «Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di Milano. Penso che sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine e di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene. Non so come possa uno Stato difendere la gente perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura». Tornerà sull’argomento anche presentando la legge di bilancio, tirando per i capelli l’oggetto della conferenza stampa: «Noi non diamo risposte a chi sfascia vetrine ma a chi vuole studiare».

LA PREMIER APRE LE DANZE, poi la seguono tutti, uno più sovreccitato dell’altro, a partire dai due vicepremier. Antonio Tajani non si modera: «Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese». Addirittura. Matteo Salvini ironizza sul nome dello scarcerato, «Youssef cittadino italiano?», trasforma in colpa della giudice l’aver «firmato un appello dei giuristi per Gaza». Se non è prova provata questa… «E se ci saranno altre violenze e altri danni, chi pagherà? Lei signor giudice?». I tre solisti spiccano, il coro non è da meno. Per i parlamentari della maggioranza gareggiare nella lapidazione della gip è un punto d’onore. Persino la garantista per eccellenza Stefania Craxi mette da parte o sacri princìpi perché «non si può essere garantisti a giorni alterni». Meglio non esserlo mai e tutti contenti. La sola voce discordante viene dal ministero dell’Interno. Le fonti del Viminale mettono un freno alle forsennate esagerazioni. La sentenza, certo, è «assolutamente non condivisibile. Però non incide sull’impegno per prevenire e contrastare i gravi fenomeni di violenza». Toccherà spiegarlo alla premier e ai vice.

LA GIUNTA ESECUTIVA dell’Anm risponde per le rime: «Piena solidarietà alla gip, oggetto di un attacco scomposto da parte della premier. La delegittimazione dei colleghi è ormai un consueto esercizio di intimidazione. I magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza». Anche la presidenza del Tribunale ordinario di Milano respinge gli attacchi, bollandoli come «irricevibili»: la libertà di giudizio del gip «non può essere condizionata da aspettative politiche». L’opposizione fa muro con i togati in nome della indipendenza della magistratura. Elly Schlein ironizza: «Faccia il concorso per la magistratura e realizzi il sogno di sostituirsi ai giudici». «Sono allergici alla Costituzione», attacca Francesco Boccia, ma Gianni Cuperlo è decisamente più immaginifico: «La premier spacca le vetrine delle istituzioni». I 5S scoprono il garantismo: «Noi siamo per lo Stato di diritto, voi per quello di polizia».

Tra una cifra della manovra e l’altra, Meloni approfitta della conferenza stampa per replicare: «Io non sono scomposta, casomai altri. Il mio non era un attacco ma una difesa: difendo i servitori dello Stato che hanno lavorato per evitare che si ripetesse il 17 ottobre e ho il dovere di farlo».

NON È LA SOLITA BARUFFA contro la magistratura complice della sinistra e impegnata a sabotare il lavoro del governo. C’è anche questo e c’è la sincera insofferenza della premier per una divisione dei poteri che non rientra nella sua concezione autoritaria della democrazia. Ma a giustificare i toni sopra le righe forse come mai prima sono soprattutto le esigenze di una campagna elettorale già in corso. I leader della maggioranza sanno perfettamente che quasi niente spaventa e irrita buona parte della popolazione quanto i disordini di piazza e i danneggiamenti alla proprietà perché moltissimi si identificano con i danneggiati. Le iperboli, i rischi per la sicurezza di tutti nemmeno si trattasse di bin Laden, l’accusa di esporre «la gente perbene» a pericoli agghiaccianti, sorvolando sulla evidente inconsistenza delle accuse mosse contro Siher, sono messaggi rivolti a quell’elettorato. Non è affatto escluso che arrivino a destinazione.

L’INTEMERATA È ANCHE un investimento per il futuro prossimo. «Non è finita: dobbiamo mantenere alta l’attenzione anche nei prossimi fine settimana», aveva detto prima della sentenza il ministro dell’Interno, con particolare riferimento a possibili «azioni spontanee» nello sciopero del 30 ottobre. Se ci saranno incidenti, domani o nelle prossime settimane, la colpa sarà della gip di Milano e di tutti quelli che, difendendola, «legano le mani» alle forze dell’ordine.

L’offensiva lanciata ieri sarà ripresa e amplificata d’oggi in poi dai media vicini al governo. Serve a convincere quanti più elettori possibili di questa bugia.