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Verso il midterm Contro la rimonta dem Trump ripropone il copione che sei anni fa sfociò nell’assalto a Capitol Hill. Volontari ai seggi per contrastarlo

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ff2ec880-a93c-40d1-a01f-e362982ce5f3 Un velivolo militare sorvola la Casa Bianca mentre il presidente Donald Trump e la first lady Melania Trump partecipano a una festa di Halloween, giovedì 29 ottobre 2026, a Washington – Foto Ap

Per aggiungere un brivido a Halloween, Donald Trump ha pensato di ordinare all’Air Force One di sorvolare rasoterra i bambini invitati a celebrare alla Casa bianca. Il boato del 747 passato col suo rombo assordante a 120 metri sulle teste dei cittadini ignari di Washington ha terrorizzato, oltre ai pargoli, passanti del centro, molti dei quali, come ha ricordato il Washington Post, rammentano ancora l’aereo lanciato sul Pentagono nel 2001.

Il siparietto ha restituito bene il senso di un paese che si appresta a votare nei midterm sui cui la figura del presidente sovrano incombe come una minaccia rasoterra. Le elezioni democratiche per il Congresso sono in buona sostanza sotto attacco dallo stesso governo federale. Nell’ultima tornata di comizi negli stati a rischio di rimonta democratica (sempre più numerosi stando ai sondaggi), Trump ha riproposto il copione che sei anni fa portò all’assalto di Capitol Hill da parte di una folla inferocita.

COME NEL 2020, la prima fase della sovversione è consistita nel promuovere un vasto e immaginario complotto di brogli premeditati dai democratici per distorcere la volontà e il suffragio dei “patrioti americani”. Stabilita la fallacia, come da teorema maccartista è lecita ogni contromisura per ristabilire la “giustizia” che solo una vittoria Maga potrà confermare.

Questa volta la narrazione viene proposta in modo più organizzato e potenziato di sei anni fa, usando lo stesso apparato dello stato controllato da lealisti, a partire dal ministero della giustizia (DOJ) guidato da Todd Blanche, ex avvocato personale del presidente, e il dispositivo di sicurezza anti immigrati del DHS, gonfiato da un budget di 170 miliardi di dollari. Nel 2020 l’operazione “stop the steal” relativamente improvvisata, era predicata sulla presunta distorsione di voti mediante hackeraggi elettronici (la falsa accusa amplificata dai media di destra era costata alla Fox un risarcimento di 700 milioni di dollari all’azienda fabbricatrice del terminal per diffamazione). `

STAVOLTA PREVALE L’ACCUSA delle orde straniere importate per votare a favore dei democratici, un modo per sovrapporre le operazioni di remigrazione all’intimidazione degli elettori ispanici, come dimostrano le fasi finali della campagna in California.

Da una decina di giorni lo stato più popoloso e maggiore bacino di voti dem è teatro di una “surge” di operazioni ICE che interessano le contee di San Diego, Orange, Los Angeles, Kern e la Bay Area. Solo a Los Angeles si sono registrate più di venti raid al giorno, malgrado l’ingiunzione di un tribunale federale contro la profilazione razziale.

Come è ormai norma, quella sentenza è stata ignorata dagli agenti federali e vi è stata semmai un’escalation programmata con arresti plateali di 28 presunti non-cittadini iscritti alle liste di voto e una querela con cui Washington ha chiesto allo stato di sequestrare preventivamente e non conteggiare 22 mila schede già ricevute per posta per la «possibilità» che siano irregolari.

ANCHE QUELL’AZIONE è stata respinta da due tribunali federali ma il governo ha annunciato un ricorso definitivo alla Corte suprema e inviato contestualmente lettere minatorie e perfino ordini di comparizione a molti funzionari dell’autorità elettorale californiana ventilando incriminazioni ad hominem per chi conteggiasse schede «potenzialmente non valide». Venerdì un altro tribunale, il California Northern District, sollecitato dai sindacati dei lavoratori elettorali, ha emesso l’ennesimo ordine giudiziario, intimando al governo di cessare le intimidazioni in quanto lesive dei diritti dei lavoratori e degli elettori.

EMERGE A QUESTO PUNTO sempre più chiaro l’intento di perseguire non tanto un’azione risolutoria ma la volontà di evocare un’impressione di irregolarità in modo da giustificare ulteriori ricorsi utili a sospendere gli spogli o rinviare la certificazione di avversari neoletti, ritardandone o eventualmente impedendo il loro insediamento. Intanto l’incertezza preventivamente diffusa sembra avere lo scopo di confondere gli elettori e sopprimere l’affluenza nei bacini di voti democratici. Da qui l’organizzazione di una risposta per proteggere il voto, coordinata da associazioni di autodifesa.

«Il DOJ sta minacciando di spedire i propri ‘osservatori’ nei seggi e solo stamattina l’FBI ha ventilato la possibilità di sequestrare schede col pretesto di brogli prima ancora dello svolgimento delle elezioni». Ci parla Abe Lugo Bello del comitato di autodifesa del voto che a Los Angeles ha addestrato volontari per osservare a loro volta i seggi e segnalare tentativi di intimidazione da parte di FBI, ICE o altre agenzie federali.

VISTA L’ASSODATA PRATICA del regime di ignorare regole istituzioni e tribunali, molto dipenderà da iniziative come questa, in cui una cinquantina di persone vengono istruite su come monitorare le operazioni di voto e informare in tempo reale i cittadini dei loro diritti. In molti stati sono in corso iniziative simili, radicate nella tradizione del community organizing, il volontariato e le associazioni di base di cittadini impegnati oggi paradossalmente nella difesa delle elezioni dal proprio stesso governo.

In un altro addestramento organizzato virtualmente giovedì scorso da grassrootsdemocracy.org gli organizzatori hanno ricordato che «le 24-48 ore dopo un tentativo di golpe sono cruciali per organizzare una risposta popolare».

Dopo due anni di secondo mandato Trump è questo il tenore, con l’America che si appresta a verificare la tenuta della democrazia.