Assalto a Capitol Hill Oggi con le elezioni di midterm negli Stati uniti i democratici sognano di prendersi il Congresso per contrastare Trump nei prossimi due anni. Tutti «jihadisti e comunisti», dice lui, ma in base ai sondaggi anche gli stati repubblicani potrebbero voltargli le spalle
Assalto a Capitol Hill Oggi gli Stati uniti vanno alle elezioni di midterm con un presidente indebolito dalle sue stesse politiche. I democratici ci credono
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WASHINGTON, DC – NOVEMBER 02: U.S. President Donald Trump delivers remarks at the Lincoln Memorial Reflecting Pool on November 02, 2026 in Washington, DC. With one day left before Americans go to the polls in consequential midterm elections, President Donald Trump is making a last push to hold the GOP’s control of the House and the Senate for the remainder of his second term in office. (Photo by Andrew Harnik/Getty Images)
Negli Stati uniti oggi si vota per le elezioni di medio termine: in gioco c’è il rinnovo di tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e di circa un terzo – 35 seggi – del Senato, oltre ai governatori e in stati in bilico come Ohio, Kansas, Michigan, Texas, Maine e Georgia. I democratici puntano a sottrarre ai repubblicani il controllo del Congresso, avendo così la possibilità di ostacolare l’agenda legislativa della Casa bianca, avviare indagini sull’amministrazione Trump e, in caso di maggioranza anche al Senato – la camera più difficile da conquistare per i democratici – bloccare le nomine federali a loro sgradite.
DONALD TRUMP ha infatti trasformato il voto in un referendum sul suo operato in questo secondo mandato. Lo ha fatto lungo tutta la campagna elettorale, culminata ieri in un discorso infarcito di attacchi ai propri avversari politici, in particolare contro Abdul El-Sayed, candidato della sinistra dem che in Michigan conduce per quasi dieci punti percentuali sullo sfidante repubblicano Mike Rogers.
Trump ha scelto di chiudere la sua campagna davanti alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial a Washington D.C., un monumento al centro di uno dei più controversi progetti di riqualificazione promossi dalla sua amministrazione. La piscina, ristrutturata con una spesa di 14 milioni effettivi a fronte di una previsione di soli 1.5, è diventata un caso politico anche per i ritardi nei lavori, attribuiti da Trump ad «atti di vandalismo». Dopo una ventina di minuti di discorso sconnesso sui lavori sulla Reflecting Pool, Trump ha ribadito che le elezioni sono innanzitutto un referendum sulla sua amministrazione e ha chiesto agli elettori di impedire a «jihadisti e comunisti» di prendere il controllo del Congresso. Il riferimento è a El-Sayed, citato espressamente, che alcuni giorni fa lo stesso Trump aveva definito «jihadista» a Port Huron, Michigan, proponendo di usare per lui uno speciale metal detector se mai venisse eletto.
La narrazione di un’America più forte che mai, al centro del discorso di Trump, fa molta meno presa oggi sui cittadini statunitensi, che vedono gli effetti della crisi abitativa, dell’aumento dei prezzi e, in seguito alla guerra contro l’Iran, dell’aumento del prezzo della benzina.
SECONDO UNA ANALISI di Reuters del 2 novembre, tra gli americani «prevale l’amarezza»: anche se il quadro non è quello di una economia in recessione, con la crescita del Pil al 3.4% e la disoccupazione stabile al 4.2%, l’impoverimento della gente comune è reale. A settembre l’inflazione è salita al 3.7% e la benzina è aumentata di quasi il 10% in un solo mese. L’indice di fiducia dei consumatori rilevato dall’Università del Michigan è sceso in ottobre a 48 punti, il secondo dato più basso mai registrato. La sfiducia non è solo democratica: il 78% degli elettori Usa attribuisce la responsabilità dell’aumento dei prezzi alle politiche di Trump, percentuale che rimane al 64% anche tra i repubblicani. Ma anche per i democratici non è tutto in discesa, nonostante il crollo di popolarità di Trump, oggi ai minimi storici.
IN MOLTE CORSE, faticano a trovare un candidato che unisca il partito e rischiano di disperdere il voto e scoraggiare i sostenitori. L’ultimo momento di tensione è esploso in uno degli stati in bilico, nel Michigan della crisi industriale che, nonostante la tradizione democratica, alle elezioni del 2024 si è schierato con Donald Trump, contribuendo alla vittoria del tycoon. In Michigan, l’esponente dell’ala moderata dei dem, Haley Stevens, che ha perso le primarie contro il candidato di sinistra El-Sayed, ha deciso nel pomeriggio di sabato di appoggiare il candidato repubblicano Rogers, apparendo insieme a quest’ultimo in un evento in una chiesa di Detroit. «Io non appartengo alla campagna di Abdul», ha dichiarato Stevens, confermando che la rottura arriva dopo mesi di tensioni con El-Sayed sul tema della critica a Israele.
E MENTRE EL-SAYED domenica ha raccolto oltre 2.4 milioni di dollari in piccole donazioni, testimoniando la tenuta della sua base, anche i moderati Chuck Schumer e Nancy Pelosi hanno criticato la scelta di Stevens, chiedendole di serrare i ranghi del partito.
INVECE TRUMP ha subito festeggiato la defezione di Stevens, proponendole addirittura di entrare nel partito repubblicano. Sta di fatto che, ad oggi, nella tornata di voto anticipato, hanno già votato 55 milioni di statunitensi, 10 milioni in più rispetto alle elezioni di midterm del 2022. Anche se questi dati sono parziali, gli ultimi sondaggi danno proprio i candidati dem in testa in quasi tutte le corse elettorali, dal Maine al Michigan all’Ohio, e perfino in stati tradizionalmente repubblicani come Kansas, Texas e Iowa: un segno, questo, di una possibile onda blu pronta a sommergere gli Stati uniti.