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Ciao a tutti, abbiamo una comunicazione da farvi.
Abbiamo saputo che martedì, in consiglio comunale, si è parlato del nostro circolo e, per chiarire a tutti i nostri soci e alla città, vorremmo spendere due parole.
Ci stupisce che il secondo gruppo consigliare della nostra città (la lega) presenti un’interrogazione che sostiene che il nostro circolo “causi grave disturbo alla quiete pubblica” e che i residenti abbiano subito “disagi gravi”. Stupisce ancora di più che tale gruppo aggettivi questi ultimi come “documentati” (da chi? In che modo?).
Prometeo è uno spazio di aggregazione soprattutto giovanile nel cuore della città, che ha sempre cercato di intrattenere buoni rapporti con il vicinato e con le altre realtà associative, fatta eccezione per chi non può proprio accettare che a Faenza si parli e si viva il mondo in un modo un po’ meno allineato del solito e per ragioni politiche ci accusi di portare “degrado”, chiamando con questo nome qualsiasi cosa che non sia il solito (e legittimo, ci mancherebbe) modo di vivere la città.
Prometeo è un luogo per tutt*, nell’osservanza delle regole che la nostra comunità si è data e che ci impegniamo da sempre a seguire. Vorremmo però essere chiari: sono queste regole ciò che siamo tenuti a rispettare e non la sensibilità politica di qualcuno che non ci vorrebbe tra i piedi. Ci sembra molto triste che un partito politico segua in questo modo antipatie personali, portandole addirittura nel Consiglio Comunale di una città che ci pare abbia ben altri e più gravi problemi. Ci stupisce, da ultimo, che questo gruppo consigliare chieda una “ricollocazione” del nostro spazio, alla faccia della libertà di cui si riempiono spesso la bocca.
Prometeo rimarrà dov’è fino a quando le persone avranno voglia di continuare ad animarlo nel rispetto delle regole e di luoghi e delle persone. Ci sembra, al contrario, che la “quiete pubblica”, se si intende con questo termine una vita cittadina attiva, impegnata, partecipe, capace di creare una comunità solida e informata, sia garantita da spazi come il nostro e non dal silenzio di morte che a qualcuno piacerebbe regnasse a Faenza.