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Ai Candidati a Sindaco al Comune di Faenza
alle liste collegate e ai candidati/e al Consiglio Comunale di Faenza
ai mezzi di informazione
 
Gentili Signori/e,
 
come Circolo Legambiente Lamone di Faenza, rispetto al confronto in corso sui programmi elettorali, ci permettiamo di inviarVi un breve testo, dove riassumiamo le nostre priorità programmatiche.
 
Nel pieno rispetto delle rispettive posizioni, non chiediamo di condividere le nostre, né tanto meno di fare promesse, intendiamo solo segnalare che da parte del variegato mondo dell'associazionismo e del volontariato, c'è attenzione e iniziativa su tante questioni, sulle quali non si intende semplicemente delegare alle rappresentanze istituzionali.
 
Per questo insistiamo particolarmente sulla questione della “partecipazione” e del coinvolgimento della società civile, a partire dai “portatori di interesse diffuso”, perché gli “interessi forti” hanno già le loro tutele.
Sempre disponibili al confronto, con l'augurio di buon lavoro.
 
Faenza, 11 maggio 2026
p/il Circolo Legambiente Lamone
 
il Presidente Massimo Sangiorgi
 

Le nostre priorità programmatiche

Legambiente, naturalmente, non si presenta alle elezioni, ma è molto attenta ai programmi, alle iniziative elettorali e, soprattutto, ai comportamenti concreti.

Pensare globalmente e agire localmente, crediamo non sia solo un motto, ma una azione costante e coerente. Non possiamo occuparci di tutto, ma su diversi punti abbiamo precise posizioni e indichiamo alcune proposte e priorità.

Nei programmi delle diverse forze elettorali, non tutti i nostri argomenti sono affrontati adeguatamente, anzi qualcuno dice esattamente il contrario di ciò che noi auspichiamo.

Noi continueremo a sostenere questi punti, sempre aperti al confronto con chi è disponibile a sostenerli. Sommariamente indichiamo alcuni titoli:

Sui Rischi idrogeologici.

Gli eventi alluvionali che abbiamo vissuto dovrebbero aver fatto comprendere a tutti che i cambiamenti climatici esistono, che un uso dissennato del territorio deve essere corretto, che bisogna ripensare alla protezione dei rischi, con precise opere di difesa e mitigazione.

il PAI è un piano che indica una strategia, certo da precisare e correggere con le osservazioni in corso, che molti - e pure noi - stanno preparando, a partire dai comitati degli alluvionati, sulla scorta dell'esperienza vissuta.

E' necessario contemporaneamente confutare narrazioni semplicistiche e fuorvianti secondo le quali basta “pulire i fiumi”, tagliare tutti gli alberi, fare solo piccoli interventi a monte, in alternativa a quelli a valle. Alcune di esse sono sbagliate, altre inefficaci. Peccato siano sostenute anche da chi si definisce tecnico esperto. Su questo chiediamo un approfondimento scientifico anche all'Università.

Oltre alle necessarie manutenzioni su argini e golene, servono anche altre opere, con un ordine di priorità: prima le Casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia le nuove indicate nel PAI); poi aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, dopo gli altri interventi, possono essere sperimentate, come misura emergenziale e in zone appropriate, anche aree di tracimazione controllata.

Tutti questi interventi, naturalmente non possono gravare sui cittadini coinvolti, servono tutele, compensazioni, risarcimenti precisi e definiti, a carico della collettività. Perché in caso di eventi eccezionali, comunque possibili, l'alternativa non può essere che le tracimazioni siano semplicemente casuali e incontrollate.

Sul Consumo di suolo

La legge regionale sull'urbanistica, aveva come scopo dichiarato: dall’espansione delle città alla rigenerazione urbana. Con un obiettivo tra tutti: arrivare al consumo di suolo a saldo zero”. Finora questo non è successo, né in regione, né nei nostri territori, tant'è che è in progetto una modifica più restrittiva della norma.

Dove poi non si è ancora fatto il nuovo PUG, il Piano Urbanistico Generale, continuano le vecchie previsioni costruttive. Nell'URF, siamo in ritardo anche per l'emergenza alluvioni.

Anche per questo continuiamo a richiedere che venga predisposto rapidamente il “censimento degli edifici e delle aree dismesse”, indicato all'art.15 della legge urbanistica.

La cui corretta applicazione dovrebbe censire oggettivamente tutti i contenitori non utilizzati nella città costruita, qualunque sia la proprietà: comunale, di altri enti pubblici, di banche, fondazioni, istituzioni religiose, oltre che singoli privati.

Questo per valutare le reali possibilità di una rigenerazione urbana che riutilizzi gli spazi e contenitori presenti ed evitare, per quanto possibile, ulteriori cementificazioni e sensibilizzare tutti i soggetti in campo verso questi obiettivi.Nessuna intenzione di penalizzare i legittimi proprietari, qualunque sia la loro natura, anzi potrebbero aprirsi prospettive interessanti per tutti, dando corso al riutilizzo dell’esistente e alla rigenerazione urbana, come la legge urbanistica privilegia.

Sulla Transizione energetica

La questione energetica, gli approvvigionamenti, i costi delle bollette, sono ancora più critici in questo periodo di tensioni e guerre internazionali.Il territorio faentino vede già ora una produzione di energia elettrica, prevalentemente da fonte rinnovabile, superiore ai consumi (anche se ancora gli obiettivi da raggiungere in tutto il paese sono lontani); a questo si aggiungono altri importanti progetti, come l'Energy Park da parte della Fondazione del Monte Faenza, la società agricola Le Cicogne, Crédit Agricole, ed Hera, per una produzione ulteriore di 14 Mw.

Per questo abbiamo avanzato la proposta di lanciare una campagna per promuovere e incentivare il passaggio da fonti fossili all'elettrificazione (per varie utilizzazioni domestiche, produttive, mobilità ecc.).

Per queste azioni, che comporterebbero anche investimenti per cittadini e imprese, oltre ad utilizzare gli strumenti di incentivazione previsti, il conto termico 3.0, ecc, sarebbe possibile convenire con le aziende più significative che hanno investito e investono in impianti energetici (e legittimamente ne traggono un profitto), un coinvolgimento che, nell'ambito degli impegni sulla Responsabilità Sociale d'Impresa, preveda la messa a disposizione di una piccola quota di risorse?

Di questo, come dello sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che stanno crescendo, vorremmo discutere nel tavolo di confronto sul Piano di Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), che, come recita l'atto di approvazione si impegna a “mobilitare la società civile al fine di sviluppare insieme a loro, il Piano di Azione”, ma che non si riunisce dal 2023.

Sull'Economia circolare

E' l'alternativa all'”usa e getta”, dove invece che bruciare e seppellire, gran parte degli scarti e dei rifiuti possono essere recuperati e diventare risorse per un ri-uso e per alimentare altri processi produttivi. La raccolta differenziata dei diversi materiali è parte di questo processo.

L'attuale organizzazione va certamente messa a punto, ma va respinta l'idea di chi vorrebbe tornare al vecchio sistema di raccolta.

L'introduzione della tariffa puntuale (TARIP), dove cittadini e attività produttive pagano solo per la quantità di rifiuti indifferenziati, deve essere rapidamente applicata portando ad un effettivo risparmio, tenendo anche conto che Hera, che gestisce il servizio, ha un ritorno economico dalla vendita dei diversi materiali differenziati.

Occorre promuovere un cambio nei comportamenti da parte di tutti: ogni singolo cittadino, così come ogni attività economica e produttiva, devono orientarsi verso beni più durevoli e riciclabili, produrre meno rifiuti e smaltirli nel modo corretto, favorendo anche il recupero di beni che, magari riparati, possono essere riusati e avere una seconda vita. L'apertura del Centro di riuso, per il quale da tempo ci battiamo, può dare un forte impulso a queste pratiche, perché “è meglio riusare che buttare”.

Sulla Mobilità sostenibile

A Faenza ci si muove abbastanza in bici e a piedi? No, il mezzo prevalente, anche per brevi tragitti in città, è l’auto.
Forse anche perché a Faenza il sistema della mobilità sostenibile non è adeguato, e qualsiasi ciclista e pedone lo può verificare in ogni luogo della città: prevalenza totale delle ciclopedonali rispetto alle ciclabili, frammentazione dei tratti, segnali contraddittori, difficoltà nel riconoscere i percorsi, ecc.
Nostre priorità: rilanciare la Consulta della Bicicletta, alla quale abbiamo partecipato invano per cinque anni, aprendola ai cittadini; potenziare e qualificare l’ufficio tecnico della mobilità; iniziare, finalmente, a progettare la “ricucitura” degli infiniti pezzettini di ciclopedonali sparsi a caso nella città; dare comunicazione adeguata ed efficace di ogni iniziativa; infine, porsi l’obiettivo del PUMS di trasferire una quota significativa degli spostamenti urbani dall’auto alla bici e ai mezzi pubblici.

Sulla Gestione del verde

Verde pubblico: questione complessa e importante per il futuro della città, resa più attuale dalle sfide climatiche e ambientali.
A Faenza esiste un Servizio Giardini comunale che, nel mantenere un vasto sistema di parchi e aree verdi, cerca di trovare soluzioni alle due opposte richieste dei cittadini: sicurezza e tutela del verde in città.
Nostre priorità: mantenere attivo efficiente ed autonomo il Servizio Giardini; coinvolgere e informare i cittadini sugli interventi necessari per la manutenzione sicura e di qualità del verde; pianificare gli interventi urbanistici in modo tale da riunire le sparse aree verdi in corridoi continui; promuovere una cultura degli alberi nelle scuole ed in forme nuove.

Sulla Partecipazione

Da tempo segnaliamo che sulla tanto sbandierata questione della “partecipazione” le Amministrazioni che si sono succedute, hanno mostrato un atteggiamento parziale e a volte contraddittorio.

E' vero che sono previsti diversi tavoli e “percorsi partecipativi”, ma a volte non particolarmente efficaci, o solo propagandistici.

Contemporaneamente altre questioni restano aperte, altri tavoli non vengono convocati da tempo.

L'attivazione dei nuovi quartieri è importante, ma non è sufficiente.

Le informazioni e il coinvolgimento dei “portatori di interesse”, almeno di quelli diffusi come le nostre associazioni, non può avvenire solo su nostra richiesta, spesso in ritardo, magari dopo avere già deciso. Oppure dover ricorre all'”accesso a gli atti”, per trovare informazioni.

Oltre che agli Amministratori, intendiamo rivolgerci anche a consiglieri/e più sensibili affinché, pur nel rispetto delle reciproche autonomie, si possa accedere a informazioni e confronti in tempo reale e valorizzare di più anche il confronto nel Consiglio Comunale.

Vorremmo poter costruire una “partecipazione” non solo formale, ma sostanziale, senza inutili vincoli burocratici.

                                                                                                                                                                                                     Consiglio Circolo Legambiente Lamone Faenza