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Together Verso la grande manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma, 700 sigle si impegnano per il referendum e rilanciano la piazza

L'assemblea No Kings al Tpo di Bologna del 24 gennaio scorso L'assemblea No Kings al Tpo di Bologna del 24 gennaio scorso – Anna Maria Meccariello

«I decreti sicurezza, la svolta autoritaria, il premierato, l’attacco alla giustizia, la normalizzazione dell’idea che manifestare non sia più un diritto e che la deportazione di massa di persone migranti non sia un crimine. Non sono provvedimenti separati: sono un progetto di società». Dopo la grande assemblea del 24 e 25 gennaio scorsi a Bologna, i No Kings italiani si preparano per la manifestazione nazionale del prossimo 28 marzo. L’evento è fissato a qualche giorno dal referendum sulla riforma della giustizia: sarà occasione, indipendentemente dall’esito della consultazione che tutti i sondaggi al momento danno incerta, per testare una risposta sociale forte all’attacco delle destre italiane e globali allo stato di diritto.

ATTORNO AL CORTEO si muovono parecchie cose, a conferma della vivacità dell’ampio spettro che ha deciso di coalizzare per dare una risposta al governo che sia all’altezza della sfida. Innanzitutto, si spera che il mondo dello spettacolo e della cultura colga questa occasione per prendere posizione e lanciare un messaggio. È accaduto negli Stati uniti e in Inghilterra, dove artisti come Bruce Springsteen, Tom Morello, Billy Bragg, Brian Eno e Paul Weller hanno dato la loro adesione a proteste anti-sovraniste. In quel giorno, peraltro, nel paese di Trump ci saranno cortei e manifestazioni e i movimenti inglesi si ritroveranno a Londra per il grande concerto sotto la sigla Together. Parola che viene ripresa anche dalla mobilitazione italiana.

Che prende le mosse dalle settecento sigle che il mese scorso si sono viste a Bologna. «Stiamo provando a portare a Roma lo spirito di Minneapolis – spiega Luca Blasi – Vogliamo essere moltitudine, marea e popolo. Vogliamo costruire una larga alleanza contro il sovranismo. E per farlo c’è bisogno di una condizione primaria: questa manifestazione dovrà essere accogliente, aperta alle differenze e alle complessità. Ma deve essere chiaro che non ci sono secondi fini: siamo quello che diciamo chiamando le persone a Roma». Non saranno pochi, per fortuna. Dai primi contatti con la questura è stato messo in chiaro che serviranno spazi larghi, che bisognerà attrezzarsi per accogliere a Roma centinaia di migliaia di persone.

ALLE RIUNIONI sta partecipando anche la Cgil, con Flai, Fiom e Flc in prima fila. Nelle prossime settimane il sindacato deciderà se aderire formalmente. La mobilitazione muove i suoi passi accanto alla prossima missione della Sumud Flotilla per la Palestina, che dovrebbe partire il giorno successivo al corteo. Ci saranno i cattolici di base e le Ong, l’Arci e le associazioni del terzo settore. La missione, come sostiene Blasi, è quella di costruire una piazza nella quale possano trovarsi a loro agio tutti quelli che «difendono l’umanità, contro guerra e razzismo». Ci sarà, come da proposta di Filippo Miraglia sulle pagine di questo giornale, uno spezzone dedicato ai diritti dei migranti, contro le nuove norme europee e l’ennesima stretta decisa dal governo. «Hanno scommesso sull’Europa delle nazioni contro l’Europa dei diritti – spiegano i No Kings – Hanno accelerato ovunque: nelle leggi, nel linguaggio, nella repressione. Loro hanno un piano: vogliono farci credere che lottare per vivere meglio significhi essere un problema. Ma hanno osato troppo».

TUTTO QUESTO percorso impatta con una scadenza, che è impossibile da eludere anche per il ruolo che il governo Meloni le sta dando in chiave di repressione dei conflitti e controllo della magistratura: quella delle urne per il referendum del fine settimana che precede la manifestazione. Ecco perché gli organizzatori ribadiscono l’impegno a mobilitarsi per sconfiggere le destre anche su quel terreno. Da oggi dobbiamo essere una persona più di loro, per disegnare il mondo nuovo, contenderlo, non lasciarlo nelle loro mani – prosegue l’appello dei No Kings – Per questo il 28 marzo deve essere più di una data ma una forza ampia che viene dai territori, che dialoga con le mobilitazioni globali. Una confederazione, una visione di futuro condiviso, uno scacco al re».