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Il commento Nell’insieme le regionali sono andate discretamente per l’opposizione, tanto che la destra intende riscrivere la legge elettorale. Si dovrebbe replicare lanciando la sfida democratica del voto a distanza, come c’è dappertutto.

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Manifestanti al corteo organizzato da Non una di meno a Roma foto Sebastiano Bacci/Ansa Manifestanti al corteo organizzato da Non una di meno a Roma

Nell’insieme le regionali sono andate discretamente per l’opposizione, tanto che la destra intende riscrivere la legge elettorale. Si dovrebbe replicare lanciando la sfida democratica del voto a distanza, come c’è dappertutto.

L’astensionismo è cresciuto in maniera insopportabile, specie tra i ceti deboli. Sorretto dal voto solo di una minoranza, qualsiasi governo è divenuto abusivo. L’esercizio del diritto va favorito in ogni modo, rammentando che è anche conferma simbolica e sostanziale del patto che unisce i cittadini.

Ma veniamo a questioni più spicce. E ora che l’opposizione smetta d’improvvisare. Dotata di mezzi ben maggiori, tra cui la simpatia dei grandi media, la destra non improvvisa. Non sempre ha candidati belli e pronti, ma ha una formula d’attacco collaudata e pronta a adattarsi alle circostanze. L’opposizione per contro fa melina. Sembra ormai decisa a far fronte unico contro l’attuale maggioranza, a dispetto di qualcuno che vorrebbe correre da solo. Non è bastato il disastro politico, istituzionale, morale, provocato nel 2022 dal testardo isolazionismo di Letta. Non dovrebbe attardarsi il Pd, che è il maggior partito d’opposizione. Da un lato prosegue la polemica sull’inadeguatezza della segretaria e sulle sue scelte, cui è sottesa una più volgare disputa per le future candidature, dall’altro la segretaria, eletta suscitando tante attese, non si decide a far politica.

Oddio, a modo suo la fa. Ma al di sotto delle aspettative che aveva suscitato. Ancorché faticosa, la strategia di alleanze ha funzionato. Ha riscoperto temi dimenticati dai predecessori – sanità, salari, giustizia fiscale – e ha dismesso l’astio verso il più importante sindacato nazionale. Ma persistono sia la rinuncia a rianimare il partito come grande istanza collettiva, sia l’assenza di un disegno politico complessivo e comprensibile, da negoziare con gli alleati. Quale futuro preferibile al presente si prospetta agli italiani?

Sia chiaro. Nelle campagne elettorali leadership e strategie comunicative contano moltissimo, ma il programma è essenziale. Ma quale programma? Viste le devastazioni scientificamente perpetrate dal governo in carica, il programma è ovvio: ricostruire le condizioni di una vita decente per chiunque viva in questo paese. Ma è da vedere in che modo. E molto di moda la sicurezza. Ma si può ridurla a ordine pubblico, o fondarla sulle sue premesse. Che sono alloggio decente, aria respirabile, sanità senza code, una scuola pubblica che istruisca e educhi, un lavoro né pericoloso, né sottopagato, un reddito per chi non può lavorare. Vita dignitosa è anche libertà d’esprimere la propria opinione e, se del caso, dissentire, da ultimo sottoposta a bieche azioni repressive.

Programma, leadership e comunicazione pretendono inoltre una promozione capillare. Ora, mentre la destra consolida implacabile il suo insediamento elettorale con le più spregiudicate pratiche di sottogoverno, l’opposizione lascia sguarnite le periferie urbane, la provincia, le aree interne, lì dove si annidano i maggiori e più gravi motivi di sofferenza. Sarà il caso di rimediarvi.

Infine. Non è responsabilità del solo Pd: la politica non vive di sole elezioni. Il governo Meloni va contrastato ogni giorno e sul campo, specie su temi specifici: sanità, scuola, lavoro, migrazioni e quant’altro. Ne offre di continuo motivi: tra cui il ritorno dell’autonomia differenziata, a dispetto di una sentenza teoricamente tombale della Corte costituzionale.

A questo fine, l’opposizione deve uscire dal recinto dei partiti. La lotta per una vita dignitosa compete anche a quella parte di politica che ne sta fuori. Non che debba porsi in concorrenza con essi, ma molto può fare per affiancarli, stimolarli, perfino precederli.

La Cgil, i sindacati di base, le fabbriche occupate, tante associazioni già si adoperano per contrastare le politiche del governo. Non bastano e manca il coordinamento. Va inventato e i movimenti sociali, l’associazionismo, il volontariato, le associazioni professionali, gli intellettuali, gli studenti, le riviste è giusto che si schierino. Per ottenere una vita dignitosa occorre battersi. Bisogna prendere la parola e farla circolare, coinvolgere chi è rassegnato, elaborando strumenti per sormontare l’invadenza mediatica della destra. Non facciamoci fuorviare dalle stolide e inammissibili bravate, com’è capitato venerdì a Torino. Sono le mobilitazioni imponenti e pacifiche contro lo strazio di Gaza e le violenze di genere che hanno mostrato un potenziale di ribellione significativo.

Come dar loro seguito? Orbene: viste le lentezze e gli ovvi contrasti dei partiti, perché mai non di qui non potrebbe prendere avvio un confronto programmatico che rivendichi una società più libera, più uguale, più amichevole e meno triste per tutti?