Centrosinistra Riccardo Ricciardi, capogruppo M5S alla camera: «Le regionali riguardano i territori. Ma sulle alleanze non partiamo da zero»
C’è un problema di leadership nell’alleanza alternativa alla destra? Riccardo Ricciardi, capogruppo alla camera del Movimento 5 Stelle, la mette così: «Il nostro percorso sta nel programma, nelle idee, nelle proposte, nelle visioni – afferma Ricciardi – La leadership viene dopo. In questa fase dobbiamo dire come vogliamo questo paese, non chi vogliamo alla guida».
A questo proposito Giuseppe Conte ha lanciato il cantiere del programma. Come si svolgerà l’evento?
Stiamo lavorando al contributo che daremo come Movimento 5 Stelle. Daremo vita a una fase di partecipazione totale e innovativa, per molte cose anche con forme inedite di partecipazione. Per arrivare a una proposta chiara e a una visione di governo a 360 gradi. Sarà un percorso che vedrà coinvolti donne e uomini, insieme ad associazioni ed esperti anche internazionali. Perché l’Italia merita competenza ed eccellenza.
Tutto ciò non rischia di mettere in stand by il dialogo con le altre forze di opposizione?
Non credo. Quando un movimento o un partito si aprono completamente in termini di programmi, visioni, proposte, non è per respingere. Quando si interloquisce con chiunque abbia delle buone idee, ci troviamo davanti a un processo di costruzione e non di sottrazione o divisione.
Resta il problema del terreno comune in vista delle elezioni politiche del 2027. Dopo le ultime regionali, le ragioni dello stare insieme in coalizione sono più forti o più deboli?
Penso che, innanzitutto per il rispetto dei cittadini che hanno votato, il significato di quel voto debba restare alle regioni. Deve rimanere in quel contesto dove sono stati fatti dei progetti che si sono rivelati vincenti. È lì, in quei territori, che dobbiamo continuare a costruire e rafforzare coalizioni di governo. Non bisogna mescolare i piani col nazionale: erano progetti specifici per quelle regioni, con persone individuate che ritenevamo le migliori. Il piano nazionale è altro. E anche qui non partiamo certo da zero.
Nel frattempo la destra vuole mettere le mani anche sulle banche. Voi avete chiesto che vengano a riferire in parlamento per spiegare queste manovre.
Con la scusa di mantenere una sorta di italianità in settori strategici, in realtà nascondono i favoritismi alle solite famiglie del capitalismo italiano, a partire da Caltagirone. Siamo sempre a quelle quattro-cinque famiglie che tramite le operazioni di finanza si arricchiscono in maniera colossale. Per questo stesso motivo non vogliono tassare gli extraprofitti e allo stesso tempo non fanno nulla per togliere tasse a lavoro, famiglie e imprese. È evidente che c’è un grumo, in questa vicenda assurda sulle banche. Il governo, in tutto questo, non fa l’arbitro. Mi pare evidente.
Parlava di extraprofitti, eppure siete sempre tiepidi sull’introduzione di una tassa patrimoniale sulle grandi ricchezze. Come mai?
Non siamo al governo e quindi ha poco senso parlare di cose che non potremmo comunque fare. Ad ogni modo per essere credibile una manovra del genere deve essere pensata sotto vari aspetti, considerando il gettito o i modi per garantire la progressività fiscale. Altrimenti si cade nel facile ricorso agli slogan. Noi una proposta per tassare i grandi patrimoni internazionali ce l’abbiamo e l’abbiamo anche messa a terra, ed è quella di Pasquale Tridico.
Parteciperete allo sciopero generale indetto dalla Cgil contro la legge di bilancio per il prossimo 12 dicembre?
Personalmente sono andato in piazza anche in occasione dello sciopero dei sindacati di base dello scorso 28 novembre. Sicuramente ci saremo il 12, come Movimento 5 Stelle aderiremo. Ecco, a proposito di perimetri politici: noi riteniamo che in questi contesti si trovi la base reale di un movimento. Sabato scorso ho visto tantissimi giovani in piazza, saranno stati almeno il 60-70% di quelli che c’erano.
È anche qui la partecipazione che cercate a proposito del programma?
La politica deve interrogarsi sul fatto che la gente non vota e cercare i motivi per cui non attrae. Queste domande devono essere poste in quelle piazze: è lì che politica deve stare, con chi la politica la fa tutti i giorni. Sono mobilitazioni contro questa finanziaria di guerra: noi le condividiamo e ci saremo.
