Palestina Al posto del centro operativo dell’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi sorgeranno 1.400 case. Guterres: atto inaccettabile
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ulldozer israeliani demoliscono la sede centrale Unrwa a Gerusalemme est – foto Ated Safadi/Ansa
Il lungo braccio della ruspa colpisce senza misericordia. Il manovratore lo abbatte con violenza sulla struttura metallica che per decenni ha rappresentato l’ingresso della sede generale dell’Unrwa, l’agenzia dell’Onu che assiste i profughi palestinesi, in questa parte del quartiere di Sheikh Jarrah che gli israeliani chiamano Maalot Dafne, nella zona araba occupata di Gerusalemme.
Le lamiere si accartocciano trasformandosi in un ammasso di ferro. All’interno, un altro enorme escavatore sta riducendo in macerie gli edifici dove, prima degli ordini di chiusura dati da Israele, i funzionari dell’Unrwa coordinavano l’assistenza ai profughi in Cisgiordania e a Gaza. Nei capannoni che vediamo crollare, venivano accumulati gli aiuti umanitari in attesa di distribuzione, nonché le attrezzature, i libri e i quaderni per le scuole, e le medicine e i kit sanitari per gli ambulatori medici sparsi nei Territori occupati. Su uno degli edifici abbattuti, qualcuno già un mese fa aveva ammainato la bandiera dell’Onu e issato al suo posto quella di Israele.
LA GUERRA ALL’UNRWA, accusata dal governo Netanyahu di collusione con Hamas, passata anche attraverso due leggi approvate nel 2024 dalla Knesset, è arrivata al capitolo finale a Gerusalemme. Ma non è terminata, prosegue intorno alla città. Le ruspe stanno per muoversi verso i magazzini di Kufr Akab. E la scuola di formazione professionale di Qalandiya attende l’esecuzione della sua condanna a morte: 350 ragazzi dovranno interrompere gli studi. L’Unrwa è la più importante organizzazione umanitaria che opera nei Territori palestinesi occupati, la sua funzione è centrale per l’istruzione e l’assistenza sanitaria di centinaia di migliaia di profughi.
La collusione con Hamas è solo l’ultima e più grave delle accuse che ha ricevuto da Israele. Nessuna prova è stata fornita sino ad oggi a conferma di una cooperazione organica tra i vertici dell’Unrwa e il movimento di resistenza islamico a Gaza. È stata accertata invece la partecipazione o il sostegno di meno di venti dipendenti palestinesi dell’agenzia, su un totale di molte migliaia, all’attacco lanciato il 7 ottobre 2023 da Hamas nel sud di Israele.
LA «COLPA» DELL’UNRWA in realtà è un’altra, è di natura politica: il suo mandato a sostegno, da quasi 80 anni, di milioni di profughi, nei Territori occupati e in Giordania, Libano e Siria, è la rappresentazione sul terreno del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi nella loro terra d’origine, sancito dalla risoluzione 194 dell’Onu che Israele respinge con forza.
Il frastuono è enorme. Oltre alle ruspe che abbattono edifici e qualsiasi cosa alta più di 50 centimetri – sembra Gaza ma è Gerusalemme – alle nostre spalle decine di operai lavorano con mezzi pesanti all’estensione della linea tranviaria. Poco lontano un gruppo di soldati è in visita al memoriale dell’Ammunition Hill, teatro durante la guerra del 1967 di una battaglia cruciale per l’occupazione israeliana della zona araba della città. Prima del nostro arrivo, il ministro della Sicurezza e ultranazionalista Itamar Ben Gvir aveva assistito con aria soddisfatta al lavoro dei bulldozer. E si è attribuito il merito della demolizione. «Questo è un giorno storico, una festa, un giorno importante per il governo di Gerusalemme. Per anni questi sostenitori del terrore sono stati qui, oggi vengono cacciati via con ciò che hanno costruito», ha detto.
LE DEMOLIZIONI sono seguite da ispettori dell’Autorità territoriale israeliana, accompagnati dalla polizia. Uno di loro ogni tanto viene fuori e, di malavoglia, risponde ai giornalisti. «Cosa faremo di quest’area? Verranno costruite delle case per tante famiglie. Ci saranno giostre per i bambini, prati, giardini», dice frettolosamente. Qualcuno gli fa notare che si tratta di un’area delle Nazioni Unite. Lui non risponde e si allontana. I media israeliani danno qualche informazione in più. Sui circa 5 ettari del centro operativo dell’Unrwa saranno costruite 1.400 case.
INUTILE LA PROTESTA del Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres. «Come ho ripetutamente e inequivocabilmente affermato, anche nella lettera al Primo Ministro di Israele dell’8 gennaio 2026, il complesso di Sheikh Jarrah rimane una proprietà delle Nazioni Unite, inviolabile e immune da qualsiasi forma di interferenza», ribadisce attraverso un portavoce. Per Israele invece il complesso non godrebbe di alcuna immunità. Colmo di amarezza è l’avvertimento che lancia il Commissario generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, di fronte al silenzio internazionale: «Ciò che accade oggi all’Unrwa accadrà domani a qualsiasi altra organizzazione internazionale o missione diplomatica, sia nei Territori palestinesi occupati che in qualsiasi parte del mondo».
