Dopo la batosta Non lasciamoci trarre in inganno dal ghigno di La Russa improvvisamente divenuto bonario. Di qui all’autunno torneranno a impazzare slogan contro i migranti e i sovversivi
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La famiglia nel bosco ricevuta da La Russa – Foto Imagoeconomica
Prepariamoci che la sconfitta referendaria, la congiuntura internazionale e le divisioni interne sospingeranno la destra a maggiore aggressività, non certo alla moderazione.
Provocare e cavalcare l’allarme sociale sarà la leva motrice della campagna elettorale alla quale si accingono in cerca di riscossa, non potendo fregiarsi di fronte agli italiani né di crescita economica né di riforme strutturali, pur avendo beneficiato di una solida maggioranza parlamentare.
Non lasciamoci trarre in inganno dal ghigno divenuto improvvisamente bonario del presidente del Senato, l’uomo più potente di Milano, Ignazio La Russa, prodigo di interviste settimanali al Corriere – è pur sempre la seconda carica dello Stato – i cui temi svariano dal festival di Sanremo all’Inter, dalla famiglia del bosco alla Nazionale, con un passaggio appena sull’amica Santanchè.
Strizzare l’occhio alla cronaca spicciola eludendo i colpi di scena della storia, l’esercizio della futilità nei momenti drammatici, sono tipici espedienti di chi, nel mentre tesse la ragnatela del potere, coltiva il senso comune per incanalarlo in spirito di conservazione.
Ci sono partite complicate di riassetto del sistema non rinviabili: il passaggio dal controllo di Mediobanca all’espugnazione delle Generali, le nomine nelle grandi aziende pubbliche, il ricambio di vertice in regione Lombardia, la sfida urbanistica e politica al Comune di Milano. Tutto ciò è meglio giocarlo nell’ombra, cianciando d’altro in pubblico.
Ma intanto per le strade di Milano compaiono i manifesti di una convocazione minacciosa, sabato18 aprile, niente meno che in piazza Duomo: «Senza paura. In Europa padroni a casa nostra!». Un uomo fotografato di spalle sventola una bandiera crociata. Nessun simbolo di partito, solo la sigla patriots.eu, per il lancio del raduno in cui Matteo Salvini farà sua la parola d’ordine dell’estrema destra europea: remigrazione. Di qui all’autunno a destra non ci sarà più spazio per la finta goliardia senile di La Russa. In concorrenza e in consonanza fra loro torneranno a impazzare gli slogan contro i migranti, i sovversivi, la sinistra asservita alle consorterie finanziarie. Ordine pubblico e sicurezza che richiedono una mano forte tornerà ad essere il leit motiv.
Cercheranno la provocazione di piazza così come l’orribile delitto da sbattere in apertura di telegiornale perché i colpi di mano necessitano di emozioni forti.
Se conviene, si torna al passato. Ieri il Secolo d’Italia, edito dalla Fondazione Alleanza Nazionale, titolava a caratteri cubitali: «La mano di Soros», col finanziere effigiato come nelle campagne di Orbán e dei Maga trumpiani in cui lo descrivono burattinaio dei flussi migratori e destabilizzatore dei governi nazionalisti. FdI non usa più “usuraio” come nel 2019 ma grida alla vergogna perché Soro avrebbe finanziato associazioni legate a parlamentari di sinistra. Ricominciano, insomma: il nemico interno eterodiretto da potentati stranieri.
Certo non è facile fare i sovranisti e i revanscisti in casa propria quando i maggiorenti della destra mondiale mettono in pratica il culto della forza passando dalle minacce all’azione violenta. Illiberali e pacifisti, a destra, è un ben strano mix. Ma la violenza verbale da qualche parte è destinata a tracimare, arroccati come sono nella difesa di un governo che considerano una conquista storica. Per questo dobbiamo aspettarci delle sorprese ed evitare – come si diceva una volta – di cadere nelle provocazioni. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo in molti, sabato scorso, quando la grande manifestazione romana No Kings si è conclusa senza incidenti. Rileggendo le parole scelte quella mattina dal capogruppo FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, è difficile sfuggire alla sensazione che proprio a uno scontro frontale mirassero, commentando il controllo di polizia “preventivo” alla deputata europea Ilaria Salis: «È là che piagnucola, povera stella, la rivoluzionaria con l’immunità in tasca. Per tanti italiani il posto in cui dovrebbe stare è un altro»…
