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Caporalato Bruciati vivi in quell’automobile sulla statale 106 c’erano quattro uomini, prima di allora esistenze invisibili a ogni presidio di legalità ma anche a ogni convivenza civile

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Vite invisibili nella Repubblica dello sfruttamento Vite invisibili nella Repubblica dello sfruttamento

Una volta morti, tornano persone. Umani, da fantasmi che erano. Le loro vite interessano quando sono finite, tanto più se la fine è così crudele. Bruciati vivi in quell’automobile sulla statale 106 c’erano quattro uomini, prima di allora esistenze invisibili a ogni presidio di legalità ma anche a ogni convivenza civile. Erano merce, proprietà dei loro sfruttatori, ammazzati perché chiedevano il minimo: essere pagati per aver lavorato. Le immagini della loro morte per rogo alla pompa di benzina producono orrore e pietà, restituiscono ai corpi carbonizzati la loro dimensione umana quando è tardi, quando non serve, quando non spaventa.

Non erano umani quando i caporali li vendevano alle aziende agricole per raccogliere fragole. Un essere umano ha dei diritti, loro no e nemmeno la paga. La legge per punire gli intermediari e i datori di lavoro c’è, da dieci anni, ma quelle vite sono sconosciute alla legge. Non esistono come esseri umani neanche quando arrivano, quando sbarcano magari a pochi chilometri da dove li hanno ammazzati. Afghani in fuga dai talebani rimessi al potere dalla guerra americana. Come erano afghani molti dei morti nel naufragio di Cutro, stessa costa ionica: c’è un processo in corso per i mancati soccorsi ma non interessa quanto quello di Garlasco.

I prossimi morti poi non li vedremo nemmeno, così vuole il blocco navale di Meloni. E i talebani verranno presto ricevuti a Bruxelles perché si convincano a riprendersi i migranti. Con l’Unione europea che decide di cancellare il diritto di asilo e consentire le retate in stile Trump andranno sicuramente d’accordo.

Eppure è da queste vite cancellate, da queste esistenze disumanizzate che è arrivato un esempio di dignità, di coraggio, di antimafia, di tutto quello che dovrebbe essere e non è la Repubblica che compie 80 anni. Quattro braccianti. La loro ribellione e il loro sacrificio sono stati il gesto più repubblicano e più costituzionale di tutta la festa del 2 giugno. Il presidente Mattarella avrebbe dovuto interrompe parate e cerimonie e chiedere a tutti di spostare lo sguardo verso sud, sull’ultimo lembo di Italia. Su quegli uomini che da vivi nessuno ha voluto vedere, forse per vergogna.