Le città invivibili Parla Giovanni Paglia, assessore alle politiche abitative dell'Emilia-Romagna
Giovanni Paglia, assessore alle politiche abitative dell'Emilia-Romagna
Giovanni Paglia, assessore alle politiche abitative dell’Emilia-Romagna, venerdì la Corte costituzionale ha bocciato una parte della norma regionale che limita gli affitti brevi turistici. Secondo i giudici è giusto e doveroso contrastare l’overtourism, ma le misure erano sproporzionate rispetto all’obiettivo.
La Consulta ha confermato l’impianto generale della norma e il diritto della regione a occuparsi della materia. Ha anche riconosciuto la legittimità di avere utilizzato la leva dell’urbanistica e ha rigettato le contestazioni del governo contro i limiti alla concorrenza e alla libera iniziativa economica privata. La bocciatura riguarda solo alcuni punti della legge. Nei prossimi giorni studieremo la sentenza con i tecnici e lavoreremo ai correttivi.
A dicembre la Consulta ha ritenuto pienamente legittima la norma della Toscana sulla stessa materia.
La Toscana ha deciso di limitare gli affitti brevi solo nei comuni ad alta densità turistica, mentre l’Emilia-Romagna è intervenuta in tutto il territorio regionale. Questo perché abbiamo voluto rendere possibile anche incentivare il fenomeno dove è assente, oltre a limitarlo dove c’è un’elevata pressione.
Per risolvere l’emergenza casa non basta regolamentare gli affitti brevi, serve edilizia pubblica per le fasce a basso e medio reddito. Qual è il piano dell’Emilia-Romagna?
Abbiamo attuato un programma di investimenti da 300 milioni per il recupero integrale di circa tremila alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) attualmente inutilizzati e che richiedono più di 25mila euro per essere riqualificati, oltre che per la realizzazione di almeno mille nuovi alloggi di edilizia residenziale sociale (Ers) pubblici. I comuni hanno già comunicato le loro manifestazioni di interesse e sappiamo quanti e quali cittadini hanno bisogno di alloggi Erp, che avranno un canone medio di 350 euro al mese. Domani chiuderemo la pratica, poi firmeremo le convenzioni e da gennaio avvieremo i lavori.
È previsto il coinvolgimento di costruttori privati?
Non su questo programma. Stiamo però lavorando alla realizzazione di altri alloggi Ers su cui abbiamo intenzione di coinvolgere i privati. L’emergenza casa richiede una politica a scala: oltre alle migliaia di famiglie a basso reddito che hanno diritto a un alloggio Erp, c’è una fascia di popolazione intermedia sempre più ampia che non riesce a permettersi un affitto ai prezzi di mercato. Abbiamo perciò l’esigenza di fornire alloggi adeguati ai redditi di chi può permettersi affitti tra i 400 e gli 800 euro al mese, sopra la soglia Erp ma inferiore al mercato. Alloggi realizzati in partnership con i privati per la sostenibilità dell’operazione.
Come giudica il Piano casa del governo Meloni?
Piuttosto male. Nonostante la Costituzione deleghi alle regioni la competenza sulle politiche abitative, il Piano è stato costruito senza confrontarsi con gli enti locali sulle strategie di finanziamento e programmazione. Così si rischia di non rispondere alle esigenze dei territori.
Altre criticità?
Le risorse insufficienti. Anche ammettendo che gli strumenti individuati dal Piano siano giusti, non potranno funzionare con meno di 10 miliardi in dieci anni. Ma l’aspetto peggiore è il terzo pilastro, quello che permette ai privati di costruire nuovi alloggi vendendone un terzo a prezzi di mercato e due terzi a prezzi inferiori di almeno il 33%. L’operazione resta comunque insostenibile per un costruttore. Per farlo rientrare dall’investimento non basta semplificare le procedure burocratiche e regalare un po’ di cubatura extra. Il terzo pilastro serve solo ad alimentare manovre speculative in precise città italiane, Milano e Roma, dove i prezzi di mercato sono talmente alti che anche i prezzi del 33% in meno saranno molto redditizi.