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Fuori i secondi Secondo il Cremlino ci sono punti «da discutere», ma la «base» c’è. Solo quando Kiev si ritirerà «i combattimenti avranno fine»

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Un edificio residenziale in fiamme dopo un attacco russo a Zaporizhzhia, Ucraina, mercoledì 26 novembre 2025. (AP Photo/Kateryna Klochko) Un edificio in fiamme dopo un attacco russo a Zaporizhzhia, in Ucraina – foto Kateryna Klochko/Ap

«In generale, siamo d’accordo che questa possa rappresentare la base di un accordo futuro». «Notiamo che la parte americana prende in considerazione il nostro punto di vista in alcune aree». «Ma per quanto riguarda altri punti, dobbiamo chiaramente sederci e discutere». L’apertura di Vladimir Putin all’ultima bozza di piano di pace, rivista dagli Usa insieme agli alleati europei e leggermente ripulita dall’influenza smaccatamente russa sul piano in 28 punti trapelato qualche giorno fa, è piuttosto pelosa. I caveat infatti sono sostanziali: perché Mosca smetta di combattere, «le forze armate ucraine devono ritirarsi dai territori che controllano».

PARLANDO con i giornalisti in Kirghizistan (a Bishkek, dove si trovava per un summit con le repubbliche ex sovietiche), il presidente russo non specifica quali territori gli ucraini debbano abbandonare, ma è evidente che pensa a Donetsk e Lugansk, oltre che alla Crimea già annessa de facto. Specifica poi, infatti, che Donbass e Crimea dovranno essere al centro delle trattative con gli americani. Probabilmente con l’inviato di Washington per le missioni di pace Steve Witkoff che – conferma il leader russo – sarà a Mosca la prossima settimana. Le accuse contro la sua propensione nei confronti del Cremlino, ha aggiunto il presidente russo, «sono senza senso». La sua gentilezza nei confronti di Mosca è funzionale al suo ruolo di negoziatore con noi, spiega a Putin echeggiando la difesa di Donald Trump del suo inviato.

Il punto cruciale resta un altro: quando le truppe di Kiev si ritireranno dai “territori”, «allora i combattimenti avranno fine. Se non se ne vanno, otterremo lo stesso scopo attraverso le armi. Questo è quanto», chiosa Putin.

Un altro grande ostacolo, ha osservato il presidente russo, si frappone alla firma di un accordo di pace: la leadership ucraina «è illegittima». «A grandi linee, potremmo voler raggiungere un accordo con l’Ucraina. Ma al momento questo è impossibile in termini pratici. Impossibile da un punto di vista legale». Per questo, sostiene, qualunque accordo deve essere necessariamente riconosciuto dalla comunità internazionale. In particolare – questo il punto – la comunità internazionale dovrà riconoscere le conquiste russe in Ucraina sancite da un futuro piano di pace.

L’UNIONE EUROPEA, parte sostanziale della comunità internazionale di cui parla il capo del Cremlino, può ritenersi tranquilla: se per accettare un accordo ha necessità di garanzie che Mosca non attacchi l’Europa in futuro, lui è pronto a garantire che questo non accadrà. Non solo: ogni illazione sul fatto che la Russia voglia in qualche modo scatenare un’offensiva sul territorio europeo è «ridicola».

MA NELLO STESSO GIORNO in cui il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha invoca lo sblocco centinaia di miliardi di dollari di beni russi congelati per finanziare Kiev – «È importante per noi un risultato positivo sui prestiti “riparativi”, così come l’uso effettivo degli asset russi congelati», dice – Putin mette in guardia gli europei dalle tentazioni in questo senso. Qualunque tentativo di confiscare beni russi sarebbe un «furto di proprietà» al quale Mosca è pronta a reagire con una non meglio specificata rappresaglia. Apertura invece nei confronti dell’Ungheria – la posizione di Orban sul conflitto «è piuttosto oggettiva», afferma Putin – e se il primo ministro di Budapest «accettasse il nostro invito, sarebbe il benvenuto».

LE NOTE A MARGINE della conferenza stampa del capo del Cremlino arrivano dalla portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. «Inaccettabile», dice, una futura adesione dell’Ucraina alla Nato: l’alleanza ha cercato di annettere Kiev creando un pericolo per la Federazione russa.

Sul campo intanto si continua a combattere: Mosca sostiene di aver compiuto significativi passi avanti a Pokrovsk, mentre l’esercito ucraino comunica di aver sventato 57 attacchi russi in città.