Black Bloc La destra, a partire da Meloni, si scaglia contro il sindaco di Bologna Lepore con richieste di dimissioni e esposti in procura accusandolo di fomentare odio e violenza. Il governo è diviso sulla licenza di uccidere i rapinatori, ma unito in una propaganda ormai senza limiti
Black Bloc All’indomani degli scontri in città, Meloni e la maggioranza mettono nel mirino il sindaco: richieste di dimissioni e esposti in procura
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Gli scontri avvenuti ieri sera durante tra forze dell’ordine e un un gruppo di manifestatnti in piazza del Nettuno al presidio per la morte di Abderrahim Fakir, Bologna, 21 luglio 2026. ANSA/MAX CAVALLARI
«Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine». A quarantotto ore dalla morte di Fakir a Bologna, nel corso di un’operazione di polizia, la linea al centrodestra la detta la premier Giorgia Meloni. Ovvero mettere nel mirino il sindaco della città, il dem Matteo Lepore.
ALL’INDOMANI degli scontri a Bologna la premier bolla come «atto di grave irresponsabilità alimentare un clima di odio e delegittimazione verso un intero corpo dello stato». Il riferimento è nemmeno troppo implicito, dopo che Lepore aveva convocato la piazza per «verità e giustizia». E dalla maggioranza parte subito l’offensiva: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia già dal mattino iniziano con le richieste di dimissioni, accompagnate anche da Carlo Calenda. Stefano Cavedagna, europarlamentare della Fiamma vicino a Galeazzo Bignami, anche lui bolognese, annuncia di essersi recato in procura per presentare un esposto contro il primo cittadino, «per chiedere di accertare le responsabilità della guerriglia di ieri sera, compresa l’ipotesi di istigazione a delinquere» spiega. «Una follia che ha un responsabile politico: Matteo Lepore. Nel momento in cui il sindaco della città invoca la piazza e sa benissimo a chi si sta rivolgendo, sa benissimo che aderiscono a questa chiamata tutti i centri sociali e antagonisti della città, sa benissimo cosa accadrà, si dimostra il responsabile di quanto accaduto. Si dimetta quanto prima».
ALLA DELAZIONE si aggiunge poco dopo anche la Lega, che deposita un nuovo esposto. Il Carroccio deposita anche una mozione in consiglio comunale, mentre i Fratelli avviano una raccolta firme cartacea e online per chiedere il passo indietro. Roberto Vannacci, invece, pubblica una foto dei suoi militanti davanti a Palazzo Accursio: «Gli scontri hanno dimostrato che la violenza è a sinistra». In Aula alla Camera lo scontro lo accende il capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami: «State dicendo che è stata commessa un’ingiustizia e state alludendo al fatto che quella ingiustizia l’hanno commessa le forze dell’ordine», grida, per poi dare dei «vigliacchi» alle opposizioni.
IN SERATA la segretaria dem Elly Schlein si esprime in televisione: «Il sindaco Lepore ha fatto quello che fa un buon amministratore, ha scelto di governare la frustrazione e lo smarrimento di un’intera comunità. Quando un uomo muore durante un’operazione di fermo, lo Stato ha fallito e proprio lo Stato deve fare piena luce». Sulla campagna della destra: «Il compito della politica non è commentare la cronaca ogni giorno alimentando le tifoserie. Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di svelenire il clima».
LEPORE AFFIDA LA RISPOSTA a una lettera aperta alla città: «Ieri Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C’erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna». Nel pomeriggio poi risponde direttamente a Meloni: «Chiedere verità e giustizia non significa delegittimare chi indossa una divisa. Al contrario, restare nel merito di ciò che è accaduto al Pilastro e accertare le responsabilità sui fatti della scorsa domenica serve a preservare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni dello Stato».
IL COMBINATO DISPOSTO del caso Roggero e i fatti di Bologna hanno risvegliato l’animo più recrudescente della maggioranza. Che però sulla sicurezza, questa volta, non è riuscita a trovare alcun accordo. Della proposta leghista, presentata in Senato da Claudio Borghi, per estendere all’infinito il perimetro della legittima difesa, né i Fratelli né Forza Italia vogliono nemmeno sentir parlare. Il testo, d’altronde, non riuscirebbe nemmeno a iniziare la discussione tanto è palese la sua incostituzionalità. Nel Carroccio allarga le braccia anche Simonetta Matone, ex magistrata: «Non esprimo alcun giudizio, posso solo dire che non è una mia proposta». I Fratelli piuttosto insistono sullo stop ai risarcimenti per chi stava commettendo un reato: la proposta, l’unica che abbia concordia dentro la maggioranza, oramai ha tre veicoli normativi diversi. FdI presentò un ddl apposito più di un anno fa, rilanciato ieri mattina dallo stato maggiore del partito; è contenuta nel ddl Sicurezza licenziato dal governo la settimana scorsa e in attesa di iniziare l’iter; potrebbe rientrare come emendamento in uno dei decreti ora in conversione, a partire da quello sul Patto Ue in Senato.
L’ULTIMA BOUTADE l’ha aggiunta il Carroccio in serata: «La Lega è pronta a rilanciare la sua proposta di cauzione per chi organizza cortei e manifestazioni di piazza: chi rompe, paga. Con la speranza che non ci siano i veti che, nel recente passato, ne hanno impedito l’approvazione».
Era una delle norme che Salvini spinse per far rientrare nell’ultimo decreto Sicurezza varato a febbraio. Alla fine non resse alla ritrosia degli alleati. Quei «veti» sarebbero il Quirinale e la Costituzione.
Commenta (0 Commenti)Pessimo stato A Bologna lacrimogeni e idranti per blindare la piazza che chiede «verità e giustizia» per Fakir, ammazzato domenica dagli agenti che lo immobilizzavano. Per gli indagati è già scattato lo scudo penale. La destra senza freni difende le divise e rilancia sulla legittima difesa
Pessimo stato A Bologna lacrimogeni e idranti per blindare la piazza che chiede «verità e giustizia» per Fakir, ammazzato domenica dagli agenti che lo immobilizzavano. Per gli indagati è già scattato lo scudo penale. La destra senza freni difende le divise e rilancia sulla legittima difesa
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Vecchi e nuovi conflitti.
Mondi possibili da rivendicare e mondi impossibili da attraversare.
Venticinque anni dopo il G8 di Genova una cosa è certa: dove siamo non è dove vorremmo essere.
Nella foto: Attivisti guardano in televisione le immagini degli scontri a Genova nel luglio del 2001. Foto Paul Blackmore/Getty Images
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I garage della palazzina in Via Svevo, nel quartiere Pilastro di Bologna, dove un 43enne è morto mentre veniva immobilizzato dalla polizia (ANSA/ Sara Ferrari)
Al Pilastro, una zona periferica nella parte nord est di Bologna, Abderrahim Fakir, un uomo di 43 anni, è morto mentre veniva immobilizzato a terra dalla polizia. Un residente ha ripreso con il telefono l’intervento degli agenti, avvenuto davanti ai garage di una palazzina in via Svevo. Il video è stato pubblicato da Repubblica e si può vedere a questo link, ma contiene immagini forti.
Nel video si sente l’uomo gridare e chiedere aiuto mentre è a terra a faccia in giù con due poliziotti a cavalcioni sulla sua schiena e sulle sue gambe che cercano di immobilizzargli mani e piedi. Uno gli preme la testa sull’asfalto mentre lui cerca di divincolarsi. Attorno a loro si vedono anche i soccorritori del 118. Dopo qualche minuto l’uomo a terra smette di gridare e sembra non reagire più, mentre gli vengono bloccati i polsi e le caviglie.
Il fratello e la sorella dell’uomo, che erano presenti mentre veniva immobilizzato, hanno riferito che aveva problemi di salute. A chiamare la polizia erano stati i condomini della palazzina, dopo aver sentito nel garage le urla del 43enne. La questura di Bologna ha detto che gli agenti sono intervenuti dopo che alcuni cittadini avevano segnalato una persona definita «in escandescenza». Sul posto oltre agli agenti era arrivata anche un’ambulanza.
La questura ha detto che gli agenti intervenuti indossavano delle bodycam, cioè piccole videocamere che servono a riprendere le operazioni di polizia, e che i video verranno messi a disposizione dei magistrati per le indagini giudiziarie.
Commenta (0 Commenti)I negoziati sono ormai un ricordo e il memorandum firmato dal presidente Trump carta straccia. Settimo giorno di raid su tutto l’Iran, con strage di civili e infrastrutture. La risposta di Teheran infiamma i paesi limitrofi. E uccide almeno due soldati Usa in Giordania
La strage Settimo giorno di raid su tutto il Paese. La risposta di Teheran infiamma il Golfo. Nella Repubblica islamica dal 6 luglio almeno 50 morti. Nel mirino anche le infrastrutture
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Un ponte colpito da un bombardamento Usa nella provincia di Hormozgan – Iran foto Getty Images
Stati Uniti e Iran scivolano verso il punto di non ritorno, e nessuno nella comunità internazionale sembra avere la forza, o la volontà, di fermare l’escalation. Da sette giorni Washington colpisce il sud e anche il nord dell’Iran, mentre Teheran risponde colpendo gli interessi Usa nei paesi limitrofi.
Ogni ora che passa avvicina le due parti a una guerra totale in Medio Oriente, un conflitto che, se non arginato, rischia di travolgere l’intero scacchiere internazionale. Il prezzo più alto lo pagheranno, come sempre, gli iraniani con la vita, i cittadini dei paesi più fragili con la povertà, e infine anche l’Occidente, alle prese con inflazione e carovita.
I NEGOZIATI, ORMAI, sono un ricordo che si sbiadisce a ogni nuovo attacco: resta solo la cronaca di una guerra che ha il sapore amaro della follia umana. Tra venerdì e sabato l’offensiva statunitense si è intensificata, spingendosi ben oltre le coste del Golfo Persico fino a colpire obiettivi nell’entroterra iraniano. Tra i raid più distruttivi, quello contro l’impianto di desalinizzazione Bunji, nella città portuale di Jask, dove sono stati colpiti una stazione di pompaggio e un trasformatore elettrico: circa 10.000 abitanti, distribuiti in una ventina di villaggi, sono rimasti senza acqua potabile.
Nel mirino anche le infrastrutture di trasporto: danneggiati i tunnel gemelli Shahid Mirzaei e un ponte sull’autostrada settentrionale verso Bandar Abbas, mentre esplosioni sono state segnalate a Yazd, Ahvaz, Sirik e sull’isola di Qeshm. Pesante il bilancio sulle comunicazioni: nella provincia di Hormozgan oltre cento piloni per le telecomunicazioni sono stati messi fuori servizio, con interruzioni diffuse di telefonia e internet in vaste aree della regione.
Il ministero della Salute iraniano ha comunicato che gli attacchi Usa contro il Paese, iniziati il 6 luglio, hanno causato almeno 50 morti e oltre 500 feriti.
La Guida Suprema dell’Iran Mojtaba Khamenei ha dichiarato ieri che le ripetute violazioni da parte di Washington del memorandum d’intesa firmato dai presidenti di Iran e Stati Uniti dimostrano che la firma del presidente Trump è «completamente priva di valore e di credibilità».
LE GUARDIE DELLA RIVOLUZIONE (IRGC) hanno colpito due impianti di desalinizzazione e un centro petrolifero, provocando incendi, gravi danni e numerosi feriti tra lavoratori e soccorritori. Nel mirino anche le installazioni militari statunitensi di Camp Arifjan e della base aerea di Ali Al Salem, oltre a un molo per il rifornimento di carburante nel porto di al-Ahmadi. Le autorità kuwaitiane hanno dovuto sospendere temporaneamente i voli dall’aeroporto internazionale. In Bahrain gli attacchi hanno preso di mira la base aerea di Sheikh Isa – dove sono schierati caccia americani – e un centro dati dell’intelligence gestito da Batelco. Le sirene d’allarme hanno risuonato più volte in diverse zone del paese.
Ma è l’ attacco contro la base statunitense di Al Azraq, in Giordania, a presentare il conto più salato: l’IRGC ha sostenuto di
Leggi tutto: Iran, escalation fuori controllo. Due soldati Usa tra le vittime - di Francesca Luci
Commenta (0 Commenti)Dopo lo scontro tra il governo e il Quirinale la premier rivendica la difesa del gioielliere condannato per aver sparato a due rapinatori. Piovono richieste di grazia. Roggero è il nuovo eroe della destra in una competizione che è ormai senza esclusione di colpi
Lotta armata Senza mai nominarlo, la presidente del Consiglio difende l’uomo condannato per duplice omicidio. Salvini pensa di candidarlo
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Alle 16.40 di ieri pomeriggio Mario Roggero è entrato nel carcere di Bollate, a Milano. Atteso da una folla di cronisti e di sostenitori, all’indomani della strigliata che il Colle ha riservato al ministro della Giustizia Carlo Nordio, l’orafo di Asti ha rincarato la dose: «Mattarella ha graziato uno scafista che ha ammazzato 30 persone, ha graziato Nicole Minetti, penso che dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza».
IL SUO CASO, in tutta evidenza, ha travalicato i confini della cronaca per tramutarsi nel cavallo di battaglia securitario della destra di governo e non. «Sì, hanno fatto quadrato», ha detto Roggero sulla soglia del penitenziario riguardo alle attenzioni ricevute da tutta la maggioranza e da Roberto Vannacci. Ieri mattina la famiglia del gioielliere (condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due persone e ferito una terza dopo una rapina nel suo negozio, quando i ladri erano oramai fuori dal locale) ha depositato una domanda di grazia, cui Nordio ha subito dato seguito. Il guardasiglli ha fatto sapere nel pomeriggio di non aver ancora avviato l’iter istruttorio per sottoporre poi la richiesta, se dovesse essere mai validata dal procuratore generale della corte d’appello di Torino, al Quirinale: i magistrati dovrebbero raccogliere la documentazione e i pareri del Tribunale di sorveglianza. Che poi non è chiarissimo quali siano questi pareri, essendo Roggero entrato in carcere per la prima volta da pochissime ore e le motivazioni della sentenza della Cassazione non sono state ancora pubblicate. Giovedì pomeriggio, prima di salire al Quirinale, Nordio aveva invece comunicato di aver avviato l’iter. «Ma era solo un annuncio», spiega via Arenula.
MA TANT’È, e ieri il commerciante ha detto di essersi pentito «con il senno di poi, bisogna trovarsi in quel momento». Ma è rimasto in ogni caso convinto di aver «subito un’ingiustizia, la grazia me la aspetterei. Questo è il massimo per i delinquenti che sono facilitati a continuare a rapinare e a rubare, tanto sono impuniti e anche risarciti». Tra le pene confermate c’è infatti anche la provvisionale da 780mila euro da riconoscere ai familiari delle due vittime. Su questo ha puntato la premier Meloni, che ieri ha rivendicato l’ultimo ddl Sicurezza licenziato dal governo che cancella le ipotesi di risarcimento: «Chi delinque non può essere risarcito» ha scritto sui social. Una risposta nemmeno troppo velata alla strigliata del Quirinale, con cui lo scontro frontale lo aveva però delegato a Nordio, oramai habitué delle lezioni di diritto al Colle.
ALL’ISTANZA di grazia i legali di Roggero hanno accompagnato anche una domanda di differimento della pena, per rimandare l’ingresso in carcere. La battaglia è stata subito raccolta da Futuro nazionale, che sul caso ha imposto l’agenda al
Leggi tutto: Roggero, la destra ha il suo eroe - di Michele Gambirasi
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