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Con il popolo iraniano! Mobilitiamoci in ogni città

Migliaia di ragazzi e ragazze, studenti e studentesse universitarie stanno da giorni in piazza a fianco di lavoratrici e lavoratori organizzati che protestano contro il carovita e contro un sistema politico che, da decenni, reprime il dissenso.

È una mobilitazione di popolo, nonviolenta, che è in continuità con il movimento Donna Vita Libertà e reclama un profondo cambiamento di giustizia sociale e democrazia. Siamo con chi resiste, con chi non si piega, con chi rischia tutto per i diritti e la democrazia.

No alla repressione del regime, che sta causando migliaia di morti e di arresti.

No a ogni intervento imperialista e coloniale. Nessun re del mondo, basta guerre per il petrolio. Basta guerre e bombe “in nome della libertà”.

Il futuro dell’Iran appartiene solo al suo popolo. Al fianco del popolo iraniano, scendiamo in piazza in ogni città, mobilitiamoci per fermare il massacro e per richiedere l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici.

Donna, Vita e Libertà: il tempo è adesso!

 

Rete Italiana Pace Disarmo – Sbilanciamoci! – AOI Cooperazione e Solidarietà Internazionale – Stop Rearm Europe Italia

 

Palestina/Europa L’alleanza della sinistra europea lancia un’iniziativa cittadina per Gaza. Obiettivo: spingere Bruxelles a rompere i rapporti con il governo genocida di Israele. Intervista alla leader Left, Manon Aubry

PUOI FIRMARE QUI https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it

 

LEGGI ANCHE Gaza laboratorio del possibile, l’Europa complice

La capogruppo di Left all'Europarlamento, Manon Aubry (foto Ap) La capogruppo di Left all'Europarlamento, Manon Aubry – Ap

«Giustizia per la Palestina: fermiamo il commercio con i criminali!». È lo slogan dell’iniziativa dei cittadini europei che chiede di sospendere integralmente l’accordo commerciale e politico che lega Bruxelles a Tel Aviv, nonostante il genocidio a Gaza e le violazioni dei diritti umani nei Territori. È già partita la raccolta firme, lanciata ieri da European Left Alliance (Ela), organizzazione politica nata poco più di un anno fa all’interno della famiglia di Left-Sinistra europea, a cui ha recentemente aderito anche Sinistra italiana.

In una sala a pochi passi dal Parlamento europeo affollata di militanti e politici, molti con la kefiah addosso, si sono alternati esponenti della società civile palestinese e leader della sinistra europea, da Irene Montero (Podemos) a Nicola Fratoianni (Si). Abbiamo incontrato l’eurodeputata Manon Aubry (La France Insoumise), capogruppo di Left all’Eurocamera.

L’iniziativa dei cittadini europei da voi promossa è un atto d’accusa contro le istituzioni europee che non hanno fatto nulla di concreto per Gaza?

È un modo di denunciare la complicità dell’Ue, che attraverso l’accordo di associazione con Israele partecipa al finanziamento del genocidio nella Striscia. Von der Leyen aveva promesso di sospendere la partnership con Israele, ma nel corso dei mesi questa promessa è stata abbandonata. Dato che l’Ue è incapace di decidere, diamo la parola ai cittadini.

Quali sono le tappe principali dell’iniziativa?

Vogliamo arrivare a un milione di firme nei prossimi giorni e mesi. Ufficialmente abbiamo un anno di tempo, ma bisogna fare il più rapidamente possibile: di fronte al massacro non c’è un giorno da perdere. Poi l’esecutivo europeo avrà sei mesi per rispondere e anche il Parlamento dovrà prendere posizione. La mobilitazione democratica è un modo di rispondere al silenzio mediatico, insopportabile, ed è un modo per spingere l’Ue ad agire.

L’Europa è il primo finanziatore in termini di aiuti alla Palestina, ma il presidente Usa Donald Trump vuole escluderla da ogni ruolo decisionale sul futuro di Gaza. Un paradosso?

Le relazioni internazionali sono in una fase di stravolgimento, come si vede nel caso del Venezuela, quando i leader europei si rallegrano dell’azione americana e si congratulano con il rapitore anziché preoccuparsi del rapito. Quanto alla Palestina, non possiamo dimenticare che Bruxelles non vuole rompere il legame privilegiato con Benjamin Netanyahu, diventando così primo finanziatore del genocidio.

L’Ue si trova ora di fronte a un’altra crisi in Asia occidentale, quella che vediamo consumarsi in Iran sotto i nostri occhi. Sta agendo bene?

In questi giorni il regime di Teheran orchestra l’isolamento per reprimere la rivolta del popolo contro l’autocrazia. L’Ue è debole anche in questo caso, mentre avrebbe potuto utilizzare prima una serie di strumenti diplomatici, non semplicemente accettare l’impotenza a cui essa stessa si costringe.

Un’altra crisi internazionale, come quella della Groenlandia, esemplifica bene l’incertezza della politica globale dell’Ue: prima grida «giù le mani», poi cerca il compromesso con gli Usa. Se non si esce da questa ambiguità, l’Europa rischia di scomparire?

Le nuove minacce trumpiane sulla Groenlandia sono la conseguenza diretta dell’incapacità dell’Ue di farsi ascoltare sulla scena internazionale. Bruxelles non ha reagito a una sequenza di violazioni del diritto internazionale, l’ultima il rapimento del presidente venezuelano Maduro. L’atteggiamento compiacente verso la Casa bianca non può che essere percepito come incoraggiamento a violare il diritto internazionale: ieri il Venezuela, oggi la Groenlandia, domani Gran Bretagna o Francia, chissà.

Per Trump al massimo il globo può essere spartito in sfere d’influenza insieme a Putin e Xi Jinping. In questo scenario, all’Europa resta un ruolo?

Se e solo se l’Ue riesce a difendere l’ordine internazionale del Dopoguerra, non quando aderisce al disegno trumpiano. La Sinistra europea non può lasciare che ciò accada. È una delle ragioni per cui dell’iniziativa: il diritto deve prevalere sulla forza.

 

https://www.facebook.com/reel/937344548991116

La campagna di comunicazione per il No al referendum sulla riforma della giustizia

Fino al 30 gennaio 

Si può firmare on line per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura

Ecco il link per la raccolta di almeno 500 mila firme per la promozione del referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura.

La piattaforma di raccolta firme é attiva da oggi, lunedì 22 dicembre 2025, perciò è già possibile sottoscrivere la richiesta di referendum con firma digitale.

Alla richiesta di referendum oppositivo alla riforma costituzionale della magistratura é possibile aderire fino al 30 gennaio 2026, ai sensi degli atti. 4 ultimo comma e 9 primo comma della legge 352/1970.

https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034

 

legambiente - Idee Green

Sono molti i motivi che ci portano a questa presa di posizione.

Partiamo dalle questioni ambientali di cui ci siamo occupati già a partire dal 2024: su come sono stati spesi i soldi, sulle opere in ritardo e sul loro impatto ambientale... ( in allegato un contributo estratto dal report Open Olympics 2026 prodotto collettivo della rete )

Lo spirito olimpico che in altre epoche caratterizzava le olimpiadi è lontano. Prevalgono gli affari e gli interessi economici, a partire da quelli dei grandi sponsor coinvolti (Coca Cola, Eni...) assai poco sostenibili.

La “tregua olimpica” per fermare le guerre in corso, che in altre occasioni ha almeno in parte funzionato, oggi rischia di essere un appello retorico: non basta la dichiarazione del presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, che ha illustrato “la bozza di risoluzione per costruire un mondo migliore e pacifico attraverso lo sport e l’ideale olimpico”.

Rispetto alle esclusioni dei paesi coinvolti in conflitti, a partire dalla guerra in Ucraina, il Comitato Internazionale Olimpico - CIO - aveva stabilito l'esclusione di Russia e Bielorussia, decidendo poi che gli atleti russi e bielorussi possono partecipare come atleti individuali e neutrali, ma sarebbero tanti altri i paesi da sanzionare a partire da Israele, fino ad arrivare agli Stati Uniti, che proprio oggi hanno compiuto una ennesima aggressione, in questo caso al Venezuela.

Per tutto questo, queste olimpiadi non ci piacciono e non ci associamo al plauso, che anche l'Amministrazione Comunale fa, al passaggio della fiamma olimpica lungo la via Emilia, il prossimo 6 gennaio. Sarebbe utile piuttosto riflettere su quello che sta dietro le olimpiadi.


Circolo Legambiente Lamone Faenza

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No a escalation bellica. Onu intervenga

"Condanniamo l'ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall'attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela. Si tratta di una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli". Così in una nota la campagna Stop Rearm Europe, promossa in Italia da Ferma il Riarmo (Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione Perugia-Assisi, Sbilanciamoci, Greenpeace Italia), Arci, Attac, Transform Italia, che ha oltre 500 organizzazioni aderenti.
"Ancora una volta, la logica del dominio e della predazione delle risorse energetiche prevalgono, e l'America Latina torna ad essere considerata il cortile di casa degli Usa. Questo attacco militare e' un atto di puro imperialismo, aggravato dall’annuncio di Trump della cattura di Maduro e della moglie, condotti fuori dal paese. E' la legge della giungla che sostituisce in modo definitivo il diritto internazionale come lo abbiamo conosciuto dal dopoguerra ad oggi. - prosegue - Stop Rearm Europe esprime totale solidarietà al popolo venezuelano, chiede che l'Onu intervenga e che il Governo italiano e l'Unione Europea condannino l'aggressione.
Tutto serve al mondo, tranne che un’altra guerra".
"Tutto serve al mondo, tranne che l’ennesimo arbitrio dei potenti, con la potenza militare che legittima a intervenire ovunque.
Solo uscendo dalla logica della guerra e del riarmo si può immaginare un futuro vivibile per l’umanità, fondato su pace, autodeterminazione e democrazia per i popoli. Alziamo la voce, facciamoci sentire, mobilitiamoci".

Roma, 3 gennaio 2025