Con l'approvazione delle Linee Programmatiche di mandato nell'ultimo Consiglio Comunale, il programma elettorale votato dai cittadini si trasforma ufficialmente in obiettivi amministrativi concreti. Come ¡FAI! - AVS esprimiamo soddisfazione per il lavoro svolto tra Giunta e Consiglio, che ha permesso di integrare le priorità fondamentali per il futuro della comunità.
Parchi pubblici, Verde e Biodiversità
Abbiamo promosso una gestione del verde all'insegna di tre direttrici: programmazione, partecipazione e polifunzionalità. I parchi rappresentano un presidio essenziale per socialità, benessere climatico e qualità della vita. Con una pianificazione basata sui dati e sul coinvolgimento cittadino, punteremo al miglioramento e all'estensione di due polmoni verdi centrali: il Parco Mita e il Grande Corridoio Verde del Parco Azzurro.
Partecipazione e Diritti: "Non c'è libertà senza parità"
La partecipazione democratica diventa strumento operativo trasversale attraverso:
Il rilancio dei nuovi organismi consultivi di Quartiere e la riattivazione della Consulta delle Cittadine e dei Cittadini Stranieri;
L'impulso a strumenti come il bilancio partecipato, i patti civici e la piattaforma Comuni-chiamo.
Sul fronte dei diritti, il contrasto alla violenza di genere e a ogni discriminazione (incluso l'orientamento sessuale) si conferma priorità strategica. L'azione si articolerà su prevenzione culturale, salute, equità economica e nuovi strumenti di governance come il bilancio di genere e i laboratori urbani di genere, che concorrono a realizzare spazi strutturati e percorsi di co-progettazione delle politiche pubbliche.
Due nuove deleghe strategiche: Pace e Pianificazione della Notte
Per rispondere alle sfide contemporanee abbiamo promosso l'istituzione di due nuove deleghe:
Delega alla Pace: opererà per la coesione sociale e la nonviolenza, potenziando i progetti di Servizio Civile Universale per l'educazione dei giovani. Sul piano internazionale, daremo coerente attuazione agli indirizzi stabiliti dal Consiglio Comunale, in particolare per la solidarietà al popolo palestinese e il sostegno alla popolazione ucraina nel rispetto del diritto internazionale.
Delega alla Pianificazione della Notte: la vita notturna e serale è una risorsa culturale ed economica. Il nuovo Piano della Notte agirà come un patto collettivo per coniugare l'offerta culturale, giovanile e d'intrattenimento con la sicurezza urbana e il diritto al riposo dei residenti.
Digitale inclusivo e Cultura per i giovani
In tema di digitale, lavoreremo per eliminare il divario tecnologico tramite una rete di assistenza diffusa nei quartieri e nelle frazioni grazie agli "alfieri digitali". Parallelamente si lavorerà all'usabilità dei servizi online dell'Ente e a nuovi strumenti digitali per mettere in rete il tessuto associativo ed economico locale.
Spazio centrale anche alla crescita educativa, con la promozione del teatro nelle scuole come risorsa espressiva per le giovani generazioni.
Urbanistica sostenibile e Zero Consumo di Suolo
Rivendichiamo con forza l'inserimento dei seguenti impegni:
ad approvare il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) dove viene sancito l'impegno prioritario al "consumo di suolo a saldo zero";
alla rigenerazione dei vuoti urbani ed edifici dismessi;
a sviluppare un piano quinquennale di forestazione urbana e aumento della permeabilità dei suoli, con focus sulle infrastrutture stradali alberate, compatibile con le criticità emerse nel PEBA (Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche).
Transizione ecologica e Comunità Energetica Pubblica
Abbiamo contribuito a mettere al centro un modello di sviluppo ecologico fondato sulla giustizia sociale e sull'autosufficienza energetica:
Realizzazione della Comunità Energetica Rinnovabile (CER) pubblica;
Mappatura del centro storico per le superfici solari idonee e priorità all'insediamento di fotovoltaico nelle aree produttive e industriali.
Emergenza Casa e Politiche Abitative
Sul tema casa abbiamo introdotto risposte concrete:
Lancio del Piano Casa e censimento sistematico dei vuoti abitativi;
Regolamentazione degli affitti brevi secondo la normativa regionale;
Adesione all'Alleanza Municipalista per la Casa, per posizionare la città in prima linea nella richiesta di politiche abitative nazionali fondate sulla giustizia sociale.
Sicurezza del Territorio, Alluvione e Infrastrutture
Massimo impegno per la cura, la resilienza del territorio e la realizzazione delle opere per la messa in sicurezza anche attraverso:
Confronto permanente con i Comitati degli alluvionati e le associazioni intermedie attraverso i tavoli diretti esistenti;
Rafforzamento del tavolo tecnico con HERA per il completamento della mappatura digitale della rete fognaria, il suo aggiornamento e la pianificazione condivisa;
Cooperazione istituzionale sovracomunale con i Comuni dell'asse fluviale del Lamone e dei bacini romagnoli per coordinare le richieste di risorse a Stato e Regione;
Attenzione prioritaria al Ponte delle Grazie, infrastruttura strategica per cui occorre intervenire con urgenza, prevendendo adeguate compensazioni per le attività economiche e sociali impattate dai cantieri.
Valorizzazione del Patrimonio Culturale e Monumentale
Abbiamo portato nelle Linee Programmatiche la cura, la messa in sicurezza e la restituzione alla comunità di beni identitari fondamentali tra cui:
Il Complesso della Commenda;
La Colonia di Castel Raniero;
La Chiesa dei Servi.
Il nostro impegno per la città.
Molto è stato fatto, ma molto resta da fare. Su tutte queste azioni garantiremo la massima collaborazione affinché vengano celermente attuate. Come ¡FAI! - AVS ci rendiamo disponibili e invitiamo tutte e tutti ad unirsi a noi per rendere la nostra città sempre più sostenibile, giusta, accessibile e vicina ai bisogni della comunità.
https://ilpiccolo.org/ilpiccolo/2026/08/faenza-multi-etnica-scuola/
Comunicato stampa
Sull’orientamento scolastico e le scelte di famiglie, studentesse e studenti
Ringraziamo il consigliere Padovani per la sua disponibilità a farsi tramite presso il MIM delle problematiche delle scuole faentine, ma per verificare l’efficacia delle politiche d’inclusione, formazione, orientamento, di crescita culturale e sociale rivolte ai nostri giovani concittadini ed eventualmente decidere se attuare interventi migliorativi, riteniamo prima necessario fornire al dibattito politico i dati reali della situazione scolastica nel nostro Comune, in particolare per ciò che concerne la frequenza delle scuole superiori.
Proponiamo che a settembre – il mese del ritorno a scuola – la commissione comunale competente, coordinandosi con la Giunta, l’ufficio scolastico provinciale e gli Istituti secondari del nostro Comune si metta al lavoro con l’obiettivo di fornire entro la fine del 2026, le tabelle riguardanti le iscrizioni e la dispersione dei nostri Istituti scolastici secondari, avendo cura di disgregare i dati per ciò che concerne il sesso, la nazionalità e le origini delle studentesse e degli studenti.
Questa fotografia permetterà al dibattito politico di uscire dalle pastoie della polemica fine a se stessa per concentrarsi, invece, sull’individuazione dei migliori interventi per offrire a tutte le nostre giovani concittadine e concittadini vere opportunità di crescita culturale e civica, inclusione sociale, successo lavorativo, nello spirito, e non solo, dell’art. 3, comma 2 della nostra Costituzione.
Faenza, 1 agosto 2026
Missione militare in Arabia Saudita, Rete Pace Disarmo chiede lo stop e il ritorno in Parlamento
Il Parlamento è stato tenuto praticamente all’oscuro del dispiegamento di uomini e mezzi verso il regno saudita e in un contesto di conflitto aperto nella regione: per Rete Pace Disarmo non basta un riferimento generico nella scheda 4 per giustificare una missione di questa portata, serve un nuovo dibattito e uno stop alle operazioni
https://retepacedisarmo.org/2026/missione-militare-in-arabia-saudita-rete-pace-disarmo-chiede-lo-stop-e-il-ritorno-in-parlamento/
Missione militare in Arabia Saudita, Rete Pace Disarmo chiede lo stop e il ritorno in Parlamento
Il Parlamento è stato tenuto praticamente all’oscuro del dispiegamento di uomini e mezzi verso il regno saudita e in un contesto di conflitto aperto nella regione: per Rete Pace Disarmo non basta un riferimento generico nella scheda 4 per giustificare una missione di questa portata, serve un nuovo dibattito e uno stop alle operazioni
L’intenzione di mantenere attivo il nostro impegno anche dopo la vittoria referendaria, viene da noi sentita, in questi ultimi giorni, come una vera urgenza. La crescita di forze eversive, nel nostro paese, è sempre più evidente e volutamente esplicita. Personaggi che un tempo avremmo, sbagliando, solo deriso, ora reclamano il loro orgoglioso essere destra, estrema destra. Non deve accadere ciò che la storia ci ha già mostrato, in Italia, in Germania, in Europa. Sottovalutazione, incomprensione. NO. È nostra intenzione invece prendere la cosa sul serio. Non solo non tiriamo in remi in barca. Ma intendiamo navigare il direzione fortemente contraria.
Una barca senza remi non si muove e, con correnti tempestose, può andare alla deriva o inabissarsi. È quello che hanno pensato molte cittadine e cittadini, e associazioni della società civile, che per mesi hanno profuso un impegno enorme, per difendere indipendenza e autonomia della Magistratura, uno dei pilasti della nostra democrazia costituzionale.
La barca in questione è la nostra Costituzione, da decenni sotto attacco perché fonda uguaglianza, giustizia, diritti, doveri. Fino ad oggi il popolo italiano l’ha salvata, attraverso referendum che l’hanno confermata. Un unico caso, a nostro avviso negativo, il taglio del numero dei parlamentari, è stato approvato da un referendum, nonostante il disaccordo di parte consistente della società civile. Il presunto risparmio ha di fatto indebolito il Parlamento e le sue imprescindibili funzioni. L’esperienza ci mostra che non ne è derivato alcun beneficio per la nostra Repubblica. Anzi, il rapporto fra rappresentati e rappresentanti si è ulteriormente allentato e logorato.
Ma l’esito del referendum del 22 e 23 marzo ha dato netta conferma della esistenza di un profondo legame fra il popolo italiano e la Costituzione del 1948, che la diffusa sfiducia nei partiti che abitano le Istituzioni non ha compromesso. Esiste una chiara consapevolezza che la Costituzione è il pilastro che regge la nostra Repubblica, senza il quale tutto potrebbe essere compromesso e riscritto in termini peggiorativi.
Ma salvare, come abbiamo salvato, la nostra Costituzione, non basta. Troppe leggi e troppi dati di fatto la contraddicono, e da tempo. È quindi necessario che il popolo della Costituzione, nel quale ci riconosciamo, dia vita a una alleanza fra cittadine e cittadini con il compito di un monitoraggio continuo su quello che accade, in Parlamento e nel paese, da osservare con la lente della Costituzione. Con un lavoro di studio, analisi, informazione e pubblica riflessione.
Una voce, la nostra, da tenere viva e attiva. La partecipazione è ossigeno per una democrazia che si fonda sulla Costituzione. In caso contrario, le autocrazie all’opera, non solo in Italia, potrebbero avere la meglio.
Nel corso della campagna referendaria tante intelligenze e passioni civili si sono manifestate, in una esperienza di democrazia partecipata, dal basso, e senza precedenti, in queste dimensioni, in tanti luoghi della nostra provincia. Passioni civili, forti di questa esperienza, che ritengono necessario non tirare i remi in barca, ma il mantenere viva e permanente la rete civile sorta nella primavera del 2026, nonostante il mondo in fiamme, le atroci guerre, la vita difficile e povera di tanta gioventù.
Per ora abbiamo individuato i seguenti temi da tenere presenti, discutere e misurare con il metro della Costituzione.
1 – La legge elettorale che il governo intende imporre, peggiorando la legge attuale, già pessima e con netti profili di incostituzionalità. Una legge segnata dallo stesso spirito autoritario che intendeva mettere sotto controllo la Magistratura.
2 – Le condizioni concrete nelle quali si trovano ad agire gli operatori della Giustizia. Intendiamo mantenere la collaborazione con i magistrati e gli avvocati con i quali abbiamo lavorato per il NO, nell’interesse della cittadinanza. Quali misure urgenti sono necessarie per garantire il rispetto dei diritti di giustizia?
3 – Il lavoro, che ha visto negli ultimi decenni gravi regressioni rispetto alla lettera e spirito della Costituzione. Una regressione che vede nuove drammatiche forme di sfruttamento, che compromette la vita di tanta gioventù e che acuisce la disuguaglianza fra ricchi e poveri.
4 – Immigrazione. Vediamo leggi che fanno convivere rifiuto, sfruttamento, paura e sicurezza, e che vanno denunciate per quello che sono, la negazione dei principi di solidarietà e dello Stato di diritto, che la nostra Costituzione afferma, senza ombra di dubbio. Stanno mostrandosi nella scena pubblica forze organizzate, aggressive, violente, dal volto espressamente fascista che con la campagna remigrazione di fatto indicano la strada della espulsione e delle deportazione. Sarebbe un precipitare indietro negli anni più bui del Novecento. La spinta violenta, xenofoba, razzista va fermata. Nel nostro paese ci sono le forze sociali, civili, culturali per farlo.
A chi rivolgiamo queste nostre intenzioni? A tutte le cittadine e i cittadini che si sono impegnati per il NO, qualunque sia la propria specifica esperienza personale, di cittadinanza attiva, di impegno nel volontariato, o in associazioni o in partiti. Intendiamo mantenere aperta e continua la interlocuzione con tutti i partiti che, con noi, si sono impegnati nel referendum di marzo che ha messo in salvo la Costituzione. Riteniamo che la partecipazione della cittadinanza, informata, attiva, responsabile, possa essere ossigeno per la democrazia rappresentativa e per la centralità del Parlamento, come la nostra Costituzione indica. Dovranno, in futuro, arrivare in Parlamento rappresentanti che godono della nostra fiducia.
Unico nostro collante, la Costituzione. Vogliamo farla vivere e farci carovana che si muove nel nostro territorio e, in ogni luogo di sosta, si fa dialogo, osservatorio, proposta.
PER LA COSTITUZIONE Rete della provincia di Ravenna
17 giugno 2026
Cittadine e cittadini che promuovono e invitano:
Antonella Baccarini; Ombretta Cortesi; Stefano Kegljevic; Gian Luigi Melandri; Alessandro Messina; Ivan Morini; Maria Paola Patuelli; Antonella Piraccini: Roberto Riverso; Valeria Saragoni; Nilde Tonini; Andrea Valentinotti
Sciopero di un’intera giornata venerdì 31 luglio alla Bucci Composites di Faenza. La mobilitazione è stata proclamata dalla RSU, insieme alle organizzazioni sindacali FILCTEM CGIL, FEMCA CISL e UILTEC UIL, nell’ambito dello stato di agitazione avviato lo scorso 20 luglio.
La decisione, sostenuta dall’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori, arriva dopo il mancato sblocco della trattativa per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, ferma ormai da sette mesi.
Secondo quanto riferiscono i sindacati, i sette incontri svolti finora tra la rappresentanza sindacale e la direzione aziendale non hanno consentito di raggiungere un’intesa. Al centro delle distanze restano diversi temi ritenuti fondamentali dai lavoratori: la flessibilità dell’orario di lavoro, l’incremento del valore dei buoni pasto, i permessi per le visite mediche e, soprattutto, il premio di partecipazione, che secondo la RSU rischierebbe di risultare addirittura inferiore rispetto a quello riconosciuto negli anni precedenti.
La rappresentanza sindacale sottolinea di aver mantenuto per tutta la durata del confronto un atteggiamento improntato al dialogo, accettando anche compromessi nel tentativo di preservare relazioni sindacali positive e costruire un contratto integrativo capace di valorizzare sia l’azienda sia i dipendenti.
Per i sindacati, però, è arrivato il momento che sia l’azienda a fare un passo avanti.
Nella nota diffusa in occasione della proclamazione dello sciopero, viene evidenziato come Bucci Composites, realtà che opera nel settore dell’automotive di lusso e fornisce marchi prestigiosi come Ferrari, Lamborghini, Pagani, Maserati e Porsche, disponga delle condizioni per riconoscere un rinnovo contrattuale più favorevole.
In merito alle dichiarazioni diffuse negli ultimi giorni e ampiamente riprese dagli organi di stampa, Faenza Multietnica intende chiarire la propria posizione senza ambiguità.
Sulle disuguaglianze nelle scuole
Le discriminazioni e i percorsi scolastici differenziati in base all’origine non sono un’opinione. Sono una realtà documentata da fonti istituzionali.
Secondo i dati del Ministero dell’Istruzione (a.s. 2023/2024), solo il 32,5% degli studenti con cittadinanza non italiana sceglie un liceo, mentre la maggioranza viene indirizzata verso istituti tecnici o professionali. Studi di Save the Children e del Think-tank Tortuga (dati Istat 2023) dimostrano che, indipendentemente dalle inclinazioni personali e anche a parità di condizioni economiche e di rendimento o di potenziale scolastico, gli studenti con background migratorio vengono orientati più frequentemente verso percorsi tecnici e professionali.
Precisiamo con forza che questa analisi non intende in alcun modo sminuire il valore degli istituti tecnici e professionali, che rappresentano pilastri fondamentali e di altissima qualità del nostro sistema formativo e produttivo, e non scuole di “serie B”. Il punto critico, tuttavia, è l'esistenza di un condizionamento strutturale che spesso limita la reale libertà di scelta.
Questa asimmetria si rispecchia puntualmente anche nel contesto locale di Faenza: nei licei cittadini (polo Torricelli-Ballardini), la percentuale di studenti con cittadinanza non italiana si attesta su quote molto basse (variando dal 2% circa del Liceo Classico a percentuali comprese tra il 4% e il 7% negli indirizzi scientifici, linguistici e delle scienze umane), mentre la presenza aumenta in modo speculare negli istituti professionali e tecnici del territorio.
La dispersione scolastica colpisce in misura significativamente maggiore gli studenti di origine straniera. Non è un dato neutro: è uno degli effetti concreti di un sistema che, attraverso stereotipi e pregiudizi, limita le opportunità di chi ha un cognome o un’origine diversi.
Gli atti di razzismo a scuola esistono. Non sono episodi isolati, ma il risultato di un contesto sociale che non educa alla decostruzione del razzismo e che continua a riprodurlo.
Riconosciamo e valorizziamo l’impegno di molti insegnanti che, ogni giorno, lavorano contro queste discriminazioni e si spendono per un’inclusione reale. Il problema non sono le singole persone, ma un meccanismo strutturale che va riconosciuto e contrastato.
Sul sessismo e sull’intersezionalità
Abbiamo aderito, insieme ad altre realtà, a un comunicato che criticava la presenza, all’interno di una festa di paese aperta a famiglie e minori, di iniziative come Miss Addrizza e le lottatrici nel fango.
Il punto non è il pudore, né la libertà delle donne di mostrarsi.
Il problema è un altro: quando queste rappresentazioni vengono proposte all’interno di un evento pubblico e familiare, si veicola un messaggio preciso.
Si tratta di uno spettacolo costruito per lo sguardo maschile, in cui il corpo delle donne è oggetto da guardare, da giudicare e da consumare.
Secondo l’Istat, gli stereotipi di genere restano profondamente radicati: più della metà degli adolescenti continua a valorizzare le donne principalmente per i canoni estetici. Questi stereotipi sono riconosciuti dalla Convenzione di Istanbul come una delle radici culturali della violenza maschile.
Nel 2025, secondo le stime Istat, circa 6,4 milioni di donne italiane (il 31,9%) hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
Non si tratta di una sessualità libera e plurale. Si tratta della riproduzione di uno sguardo che riduce le donne a corpo da esibire.
E questo, in uno spazio pubblico frequentato anche da bambine e adolescenti, non è un dettaglio secondario: trasmette e normalizza un modello problematico.
Agiamo in maniera intersezionale perché le oppressioni non viaggiano separate. Razzismo e sessismo si intrecciano e si rafforzano a vicenda.
Sulla strumentalizzazione
Troviamo quantomeno sconcertante che, mentre si strumentalizza la morte di un uomo per attaccare chi chiede verità e giustizia, si trovino anche le energie per mettere in discussione il lavoro di centri antiviolenza e di associazioni come SOS Donna, che a Faenza operano da anni con serietà e discrezione.
Nel 2024 in Italia erano attivi 409 Centri antiviolenza e le richieste di aiuto sono in aumento. Mettere in discussione il loro lavoro in nome di una “sicurezza” astratta è un paradosso che non può passare inosservato.
Respingiamo fermamente qualsiasi tentativo di strumentalizzare la violenza contro le donne per alimentare narrazioni discriminatorie o razziste. I dati ufficiali smentiscono alla radice l'equazione infondata che collega la violenza all'origine geografica o alla cittadinanza dell'autore: basti pensare che il 93,4% delle donne italiane uccise subisce il delitto per mano di un cittadino italiano (dati del Ministero dell'Interno). La violenza non ha cittadinanza, ma radici culturali e patriarcali ben precise.
I commenti razzisti e sessisti che vediamo ormai quotidianamente non fanno che avvalorare la tesi che i problemi esistano e siano ancora profondamente radicati. L’odio non può essere normalizzato né usato come strumento politico.
Faenza Multietnica continuerà a fare il proprio lavoro: solidarietà concreta, contrasto al razzismo e alle discriminazioni, costruzione di comunità.
Non ci interessa la polemica, ma lavorare sui fatti.