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L'Altra Faenza | Faenza                                                                         image.png

Care compagne e cari compagni,

come sicuramente già sapete la nostra associazione è tra i promotori della lista elettorale ¡FAI!-AVS che, in appoggio alla candidatura a sindaco di Massimo Isola, si presenta alle prossime elezioni comunali.

Abbiamo agito coerentemente ai nostri valori fondativi e alla cultura unitaria che ci contraddistingue da quando siamo nati.

E’ infatti dal 2015 che nella nostra città, Faenza, cerchiamo di tenere unite tutte le sinistre, politiche e sociali, tutte quelle che non si sentono rappresentate dal PD.

E’ dal 2015 che grazie anche a noi le destre non governano a Faenza. E’ un fatto politico importante, che vale la pena ricordare, perché è anche grazie al vostro impegno, alla vostra attenzione, alla vostra responsabilità che ciò è stato possibile.

Quest’anno, dopo il fallimento di Coraggiosa, non è stato facile ripartire da capo, riprendere i fili del discorso unitario, convincere le persone a un nuovo impegno. Eppure siamo in piazza a volantinare, nelle strade ad affiggere manifesti, sui giornali con le nostre posizioni, nelle sale pubbliche con i nostri candidati e i nostri programmi.

Siamo visibili e credibili; rappresentiamo valori profondi, passioni, desideri di cambiamento e di discontinuità. Siamo una sinistra consapevole delle proprie debolezze e, allo stesso tempo, della sua necessità. Socialismo o barbarie è uno slogan del Novecento, ma forse anche un messaggio nella bottiglia da non ributtare a mare.

Insieme ai Socialisti, ai Verdi, a Sinistra Italiana e ai giovani attivisti di Fronte Comune, dopo avere incontrato comitati, associazioni e sindacati, abbiamo elaborato una proposta programmatica che poi è stata il nostro filo rosso per il confronto, non semplice né scontato, con le altre forze della coalizione di centrosinistra.

Prima di tutto noi vogliamo riattivare una partecipazione effettiva e non pleonastica alla decisione amministrativa; per noi partecipazione significa valorizzare e fare contare gli interessi pubblici, la loro organizzazione e la loro sintesi in una proposta condivisa, che preceda e non segua, la deliberazione politica.

Sulle questioni decisive che riguardano la città ci impegniamo non semplicemente a chiedere un parere a cose fatte, ma a costruire un percorso deliberativo pubblico e condiviso.

Il primo strumento per costruire questa forma di cittadinanza attiva sarà la trasformazione di ¡FAI! (Faenza Agisce Insieme) nel referente politico degli eletti e dei nominati della nostra lista, facendone il luogo del nostro confronto democratico. Tutte e tutti potranno discutere, definire, decidere dell’azione amministrativa, semplicemente aderendo a ¡FAI!.

Tutti i soggetti promotori della lista sono d’accordo, senza rinunciare alla propria soggettività di partenza, sul trasferimento, diciamo così, dell’elaborazione, della discussione e della responsabilità politica a ¡FAI!, al cui interno varrà il principio di una testa-un voto, ma soprattutto varrà la cura del pluralismo, delle differenze positive e del confronto come punto di partenza per la costruzione di proposte unitarie.

Così, in conclusione, ci rivolgiamo a te come iscritta/o e simpatizzante de L’ALTRA FAENZA per chiederti di votare e far votare la lista di ¡FAI!-AVS il 24 e il 25 maggio e, se vorrai, di esprimere una preferenza per le candidate e i candidati (massimo due, una maschile e una femminile) che a tuo parere rappresentano al meglio la nostra piccola, ma orgogliosa storia di associazione unitaria delle sinistre faentine.

 

Edward Necki per il Comitato Direttivo de L'Altra Faenza.

 

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Ai Candidati a Sindaco al Comune di Faenza
alle liste collegate e ai candidati/e al Consiglio Comunale di Faenza
ai mezzi di informazione
 
Gentili Signori/e,
 
come Circolo Legambiente Lamone di Faenza, rispetto al confronto in corso sui programmi elettorali, ci permettiamo di inviarVi un breve testo, dove riassumiamo le nostre priorità programmatiche.
 
Nel pieno rispetto delle rispettive posizioni, non chiediamo di condividere le nostre, né tanto meno di fare promesse, intendiamo solo segnalare che da parte del variegato mondo dell'associazionismo e del volontariato, c'è attenzione e iniziativa su tante questioni, sulle quali non si intende semplicemente delegare alle rappresentanze istituzionali.
 
Per questo insistiamo particolarmente sulla questione della “partecipazione” e del coinvolgimento della società civile, a partire dai “portatori di interesse diffuso”, perché gli “interessi forti” hanno già le loro tutele.
Sempre disponibili al confronto, con l'augurio di buon lavoro.
 
Faenza, 11 maggio 2026
p/il Circolo Legambiente Lamone
 
il Presidente Massimo Sangiorgi
 

Le nostre priorità programmatiche

Legambiente, naturalmente, non si presenta alle elezioni, ma è molto attenta ai programmi, alle iniziative elettorali e, soprattutto, ai comportamenti concreti.

Pensare globalmente e agire localmente, crediamo non sia solo un motto, ma una azione costante e coerente. Non possiamo occuparci di tutto, ma su diversi punti abbiamo precise posizioni e indichiamo alcune proposte e priorità.

Nei programmi delle diverse forze elettorali, non tutti i nostri argomenti sono affrontati adeguatamente, anzi qualcuno dice esattamente il contrario di ciò che noi auspichiamo.

Noi continueremo a sostenere questi punti, sempre aperti al confronto con chi è disponibile a sostenerli. Sommariamente indichiamo alcuni titoli:

Sui Rischi idrogeologici.

Gli eventi alluvionali che abbiamo vissuto dovrebbero aver fatto comprendere a tutti che i cambiamenti climatici esistono, che un uso dissennato del territorio deve essere corretto, che bisogna ripensare alla protezione dei rischi, con precise opere di difesa e mitigazione.

il PAI è un piano che indica una strategia, certo da precisare e correggere con le osservazioni in corso, che molti - e pure noi - stanno preparando, a partire dai comitati degli alluvionati, sulla scorta dell'esperienza vissuta.

E' necessario contemporaneamente confutare narrazioni semplicistiche e fuorvianti secondo le quali basta “pulire i fiumi”, tagliare tutti gli alberi, fare solo piccoli interventi a monte, in alternativa a quelli a valle. Alcune di esse sono sbagliate, altre inefficaci. Peccato siano sostenute anche da chi si definisce tecnico esperto. Su questo chiediamo un approfondimento scientifico anche all'Università.

Oltre alle necessarie manutenzioni su argini e golene, servono anche altre opere, con un ordine di priorità: prima le Casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle da tempo progettate e non terminate, sia le nuove indicate nel PAI); poi aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, dopo gli altri interventi, possono essere sperimentate, come misura emergenziale e in zone appropriate, anche aree di tracimazione controllata.

Tutti questi interventi, naturalmente non possono gravare sui cittadini coinvolti, servono tutele, compensazioni, risarcimenti precisi e definiti, a carico della collettività. Perché in caso di eventi eccezionali, comunque possibili, l'alternativa non può essere che le tracimazioni siano semplicemente casuali e incontrollate.

Sul Consumo di suolo

La legge regionale sull'urbanistica, aveva come scopo dichiarato: dall’espansione delle città alla rigenerazione urbana. Con un obiettivo tra tutti: arrivare al consumo di suolo a saldo zero”. Finora questo non è successo, né in regione, né nei nostri territori, tant'è che è in progetto una modifica più restrittiva della norma.

Dove poi non si è ancora fatto il nuovo PUG, il Piano Urbanistico Generale, continuano le vecchie previsioni costruttive. Nell'URF, siamo in ritardo anche per l'emergenza alluvioni.

Anche per questo continuiamo a richiedere che venga predisposto rapidamente il “censimento degli edifici e delle aree dismesse”, indicato all'art.15 della legge urbanistica.

La cui corretta applicazione dovrebbe censire oggettivamente tutti i contenitori non utilizzati nella città costruita, qualunque sia la proprietà: comunale, di altri enti pubblici, di banche, fondazioni, istituzioni religiose, oltre che singoli privati.

Questo per valutare le reali possibilità di una rigenerazione urbana che riutilizzi gli spazi e contenitori presenti ed evitare, per quanto possibile, ulteriori cementificazioni e sensibilizzare tutti i soggetti in campo verso questi obiettivi.Nessuna intenzione di penalizzare i legittimi proprietari, qualunque sia la loro natura, anzi potrebbero aprirsi prospettive interessanti per tutti, dando corso al riutilizzo dell’esistente e alla rigenerazione urbana, come la legge urbanistica privilegia.

Sulla Transizione energetica

La questione energetica, gli approvvigionamenti, i costi delle bollette, sono ancora più critici in questo periodo di tensioni e guerre internazionali.Il territorio faentino vede già ora una produzione di energia elettrica, prevalentemente da fonte rinnovabile, superiore ai consumi (anche se ancora gli obiettivi da raggiungere in tutto il paese sono lontani); a questo si aggiungono altri importanti progetti, come l'Energy Park da parte della Fondazione del Monte Faenza, la società agricola Le Cicogne, Crédit Agricole, ed Hera, per una produzione ulteriore di 14 Mw.

Per questo abbiamo avanzato la proposta di lanciare una campagna per promuovere e incentivare il passaggio da fonti fossili all'elettrificazione (per varie utilizzazioni domestiche, produttive, mobilità ecc.).

Per queste azioni, che comporterebbero anche investimenti per cittadini e imprese, oltre ad utilizzare gli strumenti di incentivazione previsti, il conto termico 3.0, ecc, sarebbe possibile convenire con le aziende più significative che hanno investito e investono in impianti energetici (e legittimamente ne traggono un profitto), un coinvolgimento che, nell'ambito degli impegni sulla Responsabilità Sociale d'Impresa, preveda la messa a disposizione di una piccola quota di risorse?

Di questo, come dello sviluppo delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che stanno crescendo, vorremmo discutere nel tavolo di confronto sul Piano di Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), che, come recita l'atto di approvazione si impegna a “mobilitare la società civile al fine di sviluppare insieme a loro, il Piano di Azione”, ma che non si riunisce dal 2023.

Sull'Economia circolare

E' l'alternativa all'”usa e getta”, dove invece che bruciare e seppellire, gran parte degli scarti e dei rifiuti possono essere recuperati e diventare risorse per un ri-uso e per alimentare altri processi produttivi. La raccolta differenziata dei diversi materiali è parte di questo processo.

L'attuale organizzazione va certamente messa a punto, ma va respinta l'idea di chi vorrebbe tornare al vecchio sistema di raccolta.

L'introduzione della tariffa puntuale (TARIP), dove cittadini e attività produttive pagano solo per la quantità di rifiuti indifferenziati, deve essere rapidamente applicata portando ad un effettivo risparmio, tenendo anche conto che Hera, che gestisce il servizio, ha un ritorno economico dalla vendita dei diversi materiali differenziati.

Occorre promuovere un cambio nei comportamenti da parte di tutti: ogni singolo cittadino, così come ogni attività economica e produttiva, devono orientarsi verso beni più durevoli e riciclabili, produrre meno rifiuti e smaltirli nel modo corretto, favorendo anche il recupero di beni che, magari riparati, possono essere riusati e avere una seconda vita. L'apertura del Centro di riuso, per il quale da tempo ci battiamo, può dare un forte impulso a queste pratiche, perché “è meglio riusare che buttare”.

Sulla Mobilità sostenibile

A Faenza ci si muove abbastanza in bici e a piedi? No, il mezzo prevalente, anche per brevi tragitti in città, è l’auto.
Forse anche perché a Faenza il sistema della mobilità sostenibile non è adeguato, e qualsiasi ciclista e pedone lo può verificare in ogni luogo della città: prevalenza totale delle ciclopedonali rispetto alle ciclabili, frammentazione dei tratti, segnali contraddittori, difficoltà nel riconoscere i percorsi, ecc.
Nostre priorità: rilanciare la Consulta della Bicicletta, alla quale abbiamo partecipato invano per cinque anni, aprendola ai cittadini; potenziare e qualificare l’ufficio tecnico della mobilità; iniziare, finalmente, a progettare la “ricucitura” degli infiniti pezzettini di ciclopedonali sparsi a caso nella città; dare comunicazione adeguata ed efficace di ogni iniziativa; infine, porsi l’obiettivo del PUMS di trasferire una quota significativa degli spostamenti urbani dall’auto alla bici e ai mezzi pubblici.

Sulla Gestione del verde

Verde pubblico: questione complessa e importante per il futuro della città, resa più attuale dalle sfide climatiche e ambientali.
A Faenza esiste un Servizio Giardini comunale che, nel mantenere un vasto sistema di parchi e aree verdi, cerca di trovare soluzioni alle due opposte richieste dei cittadini: sicurezza e tutela del verde in città.
Nostre priorità: mantenere attivo efficiente ed autonomo il Servizio Giardini; coinvolgere e informare i cittadini sugli interventi necessari per la manutenzione sicura e di qualità del verde; pianificare gli interventi urbanistici in modo tale da riunire le sparse aree verdi in corridoi continui; promuovere una cultura degli alberi nelle scuole ed in forme nuove.

Sulla Partecipazione

Da tempo segnaliamo che sulla tanto sbandierata questione della “partecipazione” le Amministrazioni che si sono succedute, hanno mostrato un atteggiamento parziale e a volte contraddittorio.

E' vero che sono previsti diversi tavoli e “percorsi partecipativi”, ma a volte non particolarmente efficaci, o solo propagandistici.

Contemporaneamente altre questioni restano aperte, altri tavoli non vengono convocati da tempo.

L'attivazione dei nuovi quartieri è importante, ma non è sufficiente.

Le informazioni e il coinvolgimento dei “portatori di interesse”, almeno di quelli diffusi come le nostre associazioni, non può avvenire solo su nostra richiesta, spesso in ritardo, magari dopo avere già deciso. Oppure dover ricorre all'”accesso a gli atti”, per trovare informazioni.

Oltre che agli Amministratori, intendiamo rivolgerci anche a consiglieri/e più sensibili affinché, pur nel rispetto delle reciproche autonomie, si possa accedere a informazioni e confronti in tempo reale e valorizzare di più anche il confronto nel Consiglio Comunale.

Vorremmo poter costruire una “partecipazione” non solo formale, ma sostanziale, senza inutili vincoli burocratici.

                                                                                                                                                                                                     Consiglio Circolo Legambiente Lamone Faenza


 

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Dopo le tre ravvicinate alluvioni del maggio 2023 e del settembre 2024, dopo l’allarme natalizio del 2025 dovremmo aver compreso, tutti, che un profondo cambiamento climatico è in atto e che ci riguarda da vicino.

E’ cambiata la temperatura dell’Adriatico, è cambiata la circolazione delle correnti sulla pianura Padana, è cambiata la natura e l’intensità delle precipitazioni: non si può continuare come prima, come se nulla fosse: serve una strategia complessiva, serve un piano per gli interi bacini idrografici, dalle sorgenti alle foci, serve mettere in sicurezza una città, i suoi abitanti, i loro beni.

Tutti si devono mettere in gioco: è necessario cambiare i nostri paradigmi, i nostri comportamenti, l'uso del territorio, la pianificazione urbana, i materiali delle costruzioni; è necessario ripensare alla prevenzione, alla manutenzione ordinaria, alle opere di salvaguardia e di rinforzo, ai piani d’emergenza. Proteggere la città è un problema che riguarda tutti, non solo chi si è trovato l’acqua in casa, fino al tetto.

Il PAI, tenta di affrontare questa sfida; i suoi limiti ed errori vanno corretti, ed è il senso delle osservazioni che diversi soggetti portatori di interessi, pubblici e privati, singoli cittadini, associazioni e comitati stanno elaborando e si preparano a presentare; ma errori e previsioni da controllare, non possono mettere in discussione lo strumento in sé e la strategia generale d’intervento, altrimenti non si comprende come poter affrontare quello che l’alluvione del 16 maggio 2023 ci ha presentato come un vero e proprio collasso del sistema idrografico dell’Emilia Romagna, con epicentro nelle nostre zone.

Sulle osservazioni che saranno presentate dobbiamo esigere che ci siamo rapidi riscontri da parte dell’Autorità di bacino e dalla Regione, con un coinvolgimento attivo degli Enti Locali, per poi definire le priorità degli interventi e precise tempistiche della loro realizzazione.
Sarebbe opportuno che nel mentre avanzano osservazioni, gli enti pubblici interessati si attrezzassero anche per i poderosi compiti di progettazione, affidamento dei lavori e controllo che li attendono, con il duplice obiettivo di velocizzare l’esecuzione delle opere e di garantirne la qualità.

Sono narrazioni semplicistiche, fuorvianti e pigre intellettualmente quelle sostenute in particolare da candidati delle destre, quelle che affermano che basterebbero opere di manutenzione ordinaria o singoli interventi a monte per affrontare ciò che è, invece, un cambiamento climatico radicale ed epocale.

Certo, sono necessarie le manutenzioni, i possibili allargamenti di tratti golenali, i rafforzamenti degli argini; è necessario adattare costruzioni e spazi rurali a possibili esondazioni; sono necessarie misure più precise di protezione civile; ma sentire ancora nei dibattiti elettorali - attribuire la responsabilità dei cedimenti arginali alle nutrie, è sconsolante.

In realtà, sono nuovi interventi strutturali quelli dei quali abbiamo bisogno: casse di espansione a monte dei centri abitati (sia quelle progettate da tempo e non terminate, sia quelle nuove); aree di laminazione, da verificare secondo precise indicazioni progettuali; infine, in una logica di prevenzione del danno e come misura d’attuare in casi estremi, si devono prendere in considerazione anche aree di tracimazione controllata.

Il nostro territorio è completamente antropizzato; non possiamo non tenere conto di questo dato di fatto. I diritti di proprietà e la tutela delle attività produttive sono fattori fondamentali da tenere in grande considerazione nella pianificazione della sicurezza idraulica. Ma il principio del buon padre di famiglia, da intendere in senso lato come principio ispiratore dell’azione pubblica per la sicurezza di tutti, non può prescindere da piani d’intervento d’emergenza in caso di piene pericolose che mettano a rischio l’incolumità delle persone.

Assicurazioni, incentivi, rimborsi e altri strumenti di compensazione economico e finanziaria sono necessari per garantire un equilibrio virtuoso tra interessi pubblici e interessi privati. E prima ancora della monetizzazione del rischio, occorre procedere con il dialogo, la cooperazione, il coinvolgimento attivo dei proprietari e dei produttori delle aree eventualmente indicate come adatte per affrontareemergenze estreme. A questo proposito siamo in attesa che si definisca il quadro legislativo regionale.

Su questioni così complesse è naturale che ci sia una dialettica tra posizioni diverse. L’importante è condividere l’obiettivo finale, che per noi non può che essere la tranquillità di tutti; tranquillità idraulica, economica e psicologica.

Gli angeli del fango ce l’hanno ricordato: solo la solidarietà di tutti porta tutti a sentirsi sicuri e migliori. Noi lavoreremo con questo spirito e convinzione.

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Il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) adottato con delibera di Giunta dell'Unione Romagna Faentina Faentina n. 146 del 06/11/2025, rappresenta uno strumento fondamentale per rendere Faenza una città più giusta e inclusiva.

Oggi però serve che questo piano diventi veramente operativo. Per questo ¡FAI! – AVS propone di trasformarlo in un elemento centrale e operativo dell’azione amministrativa della prossima Giunta. La nostra proposta parte da un principio semplice: l’accessibilità non può essere considerata un intervento marginale o occasionale, ma deve diventare una priorità continuativa e trasversale all’intera azione amministrativa. Coerentemente a questo, riteniamo sia necessario accompagnare il PEBA con risorse dedicate e un crono programma pubblico degli interventi, individuando alcune priorità chiare: scuole, edifici comunali, edifici sportivi, trasporto pubblico e percorsi pedonali.

Allo stesso tempo, proponiamo che l’eliminazione delle barriere architettoniche venga integrata nella progettazione di tutte le nuove opere pubbliche: pensare e realizzare subito spazi accessibili significa costruire una città più bella, inclusiva, aperta a tutte e tutti, evitando così successivi interventi più costosi e meno efficaci.

Un elemento centrale della nostra proposta riguarda il monitoraggio e la trasparenza. Il PEBA secondo noi dovrà essere aggiornato con cadenza annuale, sulla base di dati verificabili, dello stato di avanzamento degli interventi e delle segnalazioni dei cittadini. Tutte le informazioni dovranno essere pubbliche, facilmente consultabili e comprensibili.

Accanto alla programmazione è fondamentale rafforzare gli strumenti di ascolto e partecipazione. ¡FAI! - AVS propone di attivare strumenti accessibili, come piattaforme digitali e sportelli dedicati, per raccogliere in modo continuo osservazioni, segnalazioni e proposte. In questa direzione si inserisce anche l’idea di una mappatura aggiornata dell’accessibilità urbana, utile a chi vive a Faenza, ma anche a chi la visita per lavoro o piacere.

Proponiamo quindi l’istituzione di un tavolo permanente per l’accessibilità, che coinvolga associazioni e cittadini, con l’obiettivo di dare vita a un virtuoso e strutturato percorso di co-progettazione e verifica, anche attraverso l’organizzazione di sopralluoghi pubblici ad aeree sulle quali viene richiamata l’attenzione dell’amministrazione. A questo tavolo proponiamo di collegare uno Sportello Comunale per la Disabilità, come punto di riferimento per l’ascolto, l’orientamento e il dialogo costante con cittadini, famiglie e associazioni.

Grande attenzione dovrà essere dedicata anche alla mobilità pubblica generale (con un occhio di riguardo ai servizi essenziali alla cittadinanza) garantendo continuità e accessibilità tra fermate, mezzi e percorsi urbani, per favorire l’autonomia e difendere la dignità delle persone con disabilità, migliorando altresì la qualità generale della vita urbana

L’impegno per un’accessibilità reale deve estendersi all’intera vita cittadina, ai servizi, alle occasioni di svago e divertimento; la fruibilità di sport, cultura, commercio e occasioni di divertimento deve essere facile per tutte e tutti, con una progettazione degli ambienti, degli spazi e dei collegamenti attenta anche alle disabilità invisibili, con ambienti più comprensibili, leggibili e accoglienti.

Rendere Faenza accessibile significa calare i diritti dichiarati sulle strade e negli edifici; significa dare coraggio e dignità a tante e tanti; significa ridurre le disuguaglianze. E’ questo l’orizzonte verso il quale vogliamo incamminarci, senza barriere.

Poiché noi di ¡FAI!-AVS siamo convinti che il PEBA sia uno strumento capace di incidere concretamente e positivamente sulla qualità della vita delle persone, lavoreremo perché diventi un fiore all’occhiello dell’azione amministrativa: un'eccellenza per una città accessibile.

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9 maggio 2026 – ASKALAN, PALESTINA OCCUPATA –

Il team legale della Global Sumud Flotilla ha confermato che Saif Abukeshek e Thiago Ávila saranno rilasciati nelle prossime ore. Entrambi verranno successivamente trasferiti in un centro di detenzione per migranti in Egitto, dove resteranno in custodia fino all’esecuzione della deportazione. Il team legale della GSF sta ancora coordinando attivamente, attraverso canali diplomatici, affinché il rilascio di entrambi avvenga con lo stesso trasferimento.

Accogliamo questa notizia come una vittoria e come un promemoria del fatto che la mobilitazione internazionale e la pressione costante esercitata in tutto il mondo hanno un impatto reale. Chiediamo al mondo di continuare a fare pressione per la loro liberazione fino a quando Saif e Thiago non saranno tornati a casa sani e salvi. Chiediamo inoltre che la stessa pressione costante venga esercitata per la liberazione dei nostri amici tunisini e delle quasi 10.000 persone palestinesi detenute politiche e ostaggi trattenuti illegalmente nelle prigioni israeliane.

Chiediamo spiegazioni all’Unione Europea e, in particolare, alla Grecia, dopo giorni di silenzio e complicità, e chiediamo sanzioni immediate contro Israele per questo rapimento illegale e per le continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani del popolo palestinese.

Queste detenzioni non sono un’eccezione. Sono un’estensione dello stesso sistema di incarcerazione, detenzione amministrativa, tortura e impunità imposto al popolo palestinese da decenni, ora esteso oltre i confini della Palestina e fino alle acque internazionali.

Resteremo mobilitati finché tutte le persone palestinesi detenute politiche e gli ostaggi non saranno liberati; e, nello stesso spirito, finché non saranno liberati anche i nostri compagni tunisini.

Palestina libera.

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Dopo che l'ultimo Consiglio Comunale di questa Amministrazione, sulla vicenda della palestra nel parco del Seminario, ha riconosciuto in via generale l’interesse pubblico perseguito dall’iniziativa … che tuttavia ... non impegna in alcun modo l’Ente per il seguito del procedimento... a questo punto dovrà essere il nuovo Consiglio Comunale ad esprimersi, dopo l'esame della conferenza dei servizi sulla richiesta di Permesso di Costruire, oltre che l’approvazione della convenzione con il privato interessato alla costruzione.

La richiesta di questo permesso è stata tempestiva. Lo abbiamo esaminato e, riservandoci un maggiore approfondimento, abbiamo rilevato alcune novità, rispetto a quando indicato nel precedente SIO (Schema di Inquadramento Operativo) sul quale, i diversi enti preposti, avevano indicato precise condizioni.

Una prima novità è che la richiesta riguarda solo la palestra e non più l'oratorio di pertinenza del seminario, che sarebbe dovuto sorgere a fianco. Si tratta di una rinuncia definitiva a questa costruzione ?

Le diverse obiezioni sul traffico indotto, sull'accesso e sulla carenza di parcheggi sarebbe stata risolta semplicemente prevedendo un allargamento dell'attuale ingresso carrabile e alcuni spazi per parcheggi interni all'area, non risolvendo il fabbisogno, ma occupando in questo modo altro spazio e consumo di suolo (1478 + 465 mq).

La condizione posta dalla Commissione per la Qualità Architettonica e il Paesaggio di limitare l'altezza massima a 8 m non verrebbe seguita, mantenendo invece una altezza di 9,50 m, con la motivazione che sarebbe necessaria per l'attività sportiva prevalente (pallavolo). In questo caso non si rispetterebbe la condizione posta, che potrebbe essere assolta solo con una diversa soluzione progettuale o, come la commissione suggeriva, che il piano terra fosse parzialmente interrato (Cosa che prevederebbe il coinvolgimento della Soprintendenza archeologica, dovendo approfondire gli scavi per più di 1 metro, oltre che un aggravio dei costi).

L'assolvimento delle prestazioni richieste dal RUE per compensare la cementificazione, secondo la Commissione, dovrebbe prevedere di rendere inedificabili le restanti parti scoperte di aree che resterebbero di proprietà del seminario. Questo dovrebbe significare che in quell'area non si costruisce più nulla, a partire dall'oratorio.

Queste sommarie considerazioni ci portano a maggior ragione a considerare inopportuno la costruzione della palestra in quest'area e a invitare tutte le parti in causa a valutare tutte le possibili alternative, prendendo in considerazione spazi e contenitori già esistenti.

Anche per questo continuiamo a richiedere che venga predisposto rapidamente il censimento degli edifici e delle aree dismesse”, indicato dalla legge regionale, che aveva lo scopo dichiarato Dall’espansione delle città alla rigenerazione urbana. Con un obiettivo tra tutti: arrivare al consumo di suolo a saldo zero”. Finora questo non è successo, ma dovrà essere perseguito nel nuovo PUG, il Piano Urbanistico Generale (purtroppo in ritardo, anche per l'emergenza alluvioni).

La corretta applicazione dell’art.15 della Legge urbanistica dovrebbe censire oggettivamente tutti i contenitori non utilizzati nella città costruita, qualunque sia la proprietà: comunale, di altri enti pubblici, di banche, fondazioni, istituzioni religiose, oltre che singoli privati.

Questo per valutare le reali possibilità di una rigenerazione urbana che riutilizzi gli spazi e contenitori presenti ed evitare, per quanto possibile, ulteriori cementificazioni e sensibilizzare tutti i soggetti in campo verso questi obiettivi.

Ci siamo già permessi di indicare qualcuno di questi spazi, che potrebbero essere utilizzati anche per la palestra (….) ma molti altri potrebbero essere individuati.

Ad esempio, nella zona ex fiera, oltre alla nuova Casa della Salute, il padiglione est, già utilizzato da società sportive, non potrebbe essere ampliato? Ma, tra altri, ci sono tanti contenitori, in parte inutilizzati, anche nella disponibilità della Diocesi e di altri enti religiosi (….).

Nessuna intenzione di penalizzare i legittimi proprietari, qualunque sia la loro natura, anzi potrebbero aprirsi prospettive interessanti per tutti, dando corso al riutilizzo dell’esistente e alla rigenerazione urbana, come la legge urbanistica privilegia.

Da parte nostra ci permetteremo di continuare a sollecitare tutte le parti in causa.

                                                                                                                                     Circolo Legambiente Lamone Faenza