Fascio di nervi L'ex generale lancia la sua sigla «Futuro nazionale». La Lega: «Chi esce fa un favore alla sinistra». Il nodo della soglia di sbarramento
Roberto Vannacci e Matteo Salvini – Claudio Furlan/LaPresse
Doveva succedere, e alla fine è successo. La storia d’amore, breve e quasi mai felice, tra Roberto Vannacci e la Lega (anzi, quasi solo con Matteo Salvini) è terminata dopo appena dieci mesi dal suo ingresso nel partito, nemmeno due anni dall’elezione a europarlamentare. Così, dopo aver tenuto a galla il Carroccio alle ultime europee con le sue 500mila preferenze, l’ex generale ha ufficializzato ieri la rottura, lanciando la formazione «Futuro nazionale». A poco più di un anno dalle elezioni, in fase di scrittura della legge elettorale, la prima scissione a destra di una maggioranza finora intatta potrebbe diventare ora un guaio per tutti, più di quanto non lo sia già per Salvini.
La piattaforma è quella con il baricentro più a destra possibile: «La mia destra è vera, coerente, identitaria, forte. È l’unica destra che io conosca. Chi mi ama mi segua» ha scritto sui social Vannacci, presentando una sorta di manifesto del nuovo partito. Ad amarlo e seguirlo, per ora, potrebbero essere quattro deputati: l’ex meloniano Pozzolo e i tre leghisti Domenico Furgiuele, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello. Sasso ieri ha eluso le domande con un evasivo «valuterò», mentre Ziello ha ricondiviso il post dell’ex generale accompagnandolo con un «Avanti!». Sicuramente ci sarà Massimiliano Simoni, consigliere regionale in Toscana, dove Vannacci ha guidato l’ultima campagna elettorale con risultati piuttosto deludenti: ora la Lega rimarrà senza alcun seggio a Firenze.
Non ha nascosto il proprio sollievo l’anima più nordista del Carroccio, che mal digerisce da tempo parte delle spinte più nazionaliste di Salvini. Di tutte le scissioni vissute nel Carroccio, questa è invece la prima dove la Lega è accusata di non essere abbastanza sovranista. Ieri si è riunito il consiglio federale, dove insieme al nuovo pacchetto sicurezza si è discussa la separazione: il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari ha detto di aver recepito la notizia «con un sorriso», l’ex governatore veneto Luca Zaia ha ribadito di «non stracciarsi le vesti». Il ministro dell’Economia Giorgetti ha parlato di una «opportunità» per la Lega e il governatore del Friuli Fedriga ha descritto la giornata come una festa. La casella di vicesegretario per il momento è rimasta vuota.
Vannacci ieri ha dovuto lasciare anche il gruppo dei Patrioti a Bruxelles: l’esplusione è stata unanime e reiterata anche dopo la richiesta dell’europarlamentare di rimanere nel gruppo con la sua nuova formazione. Ora dovrà accasarsi tra i «non iscritti» e l’unica porta a cui bussare sembra essere quella dell’Europa delle nazioni sovrane, gruppo fondato dalla tedesca Afd proprio a seguito dell’espulsione dai Patriots.
L’unico ad avere note amare, seppur col tentativo di nasconderle, è proprio Salvini: l’operazione Vannacci è stata opera sua sin dal principio, e fino alla fine ha cercato di tenerlo dentro, anche durante l’ultimo confronto che i due hanno avuto lunedì sera. Ora il caso gli è esploso in mano, negli stessi giorni in cui il suo nome è emerso dalle email tra Jeffrey Epstein e Steve Bannon, con i due che nel 2018 parlavano di finanziamenti al Carroccio, e la vicenda del Ponte sullo stretto non riesce a trovare una soluzione.
«Arrabbiato? No, deluso e amareggiato» è stato l’incipit di un lungo testo pubblicato sui social dai toni della lettera per un partner andato via. «Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire» ha proseguito. L’accusa mossa a Vannacci è quella del tradimento: usata la Lega come trampolino di lancio, è fuggito con il seggio. L’accostamento, per via Bellerio, è a Gianfranco Fini che nel 2010 lasciò il Pdl per fondare Futuro e libertà. «La storia si ripete» ha scritto la Lega postando un’immagine di Fini, mentre l’anatema scagliato da più parti è quello dell’irrilevanza: fuori dal partito i consensi stenteranno. Una tesi che cozza però con il messaggio che per tutto il giorno la maggioranza ha inviato al generale: così si fa solo un favore alla sinistra.
La prima opposizione a destra del governo Meloni potrebbe drenare voti a destra, complicando la strada delle prossime politiche a cui Vannacci ha già confermato la partecipazione con il proprio simbolo. In settimana è atteso il tavolo di coalizione per approntare il testo della legge elettorale, in cui la maggioranza contava di inserire una soglia di sbarramento al 3%, per favorire la corsa solitaria di Azione di Carlo Calenda. Un traguardo che potrebbe però essere alla portata anche di «Futuro nazionale».
