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Mali minori A Ceuta il ministro degli Esteri socialista, tra tensioni e minori abbandonati a se stessi

2dcac3a9-5155-4426-87a9-52f49f3da126 Migrants who crossed from Morocco into Spain line up for food distribution on a beach in the Spanish enclave of Ceuta, Monday, Aug. 3, 2026. (AP Photo/Bernat Armangue)

È stata una ritorsione «dettata da esigenze partitiche ed elettorali». Il governo spagnolo attacca ancora la decisione della premier Giorgia Meloni di sospendere la libera circolazione Schengen dopo i fatti di Ceuta. Il vicepremier Matteo Salvini, intanto, difende le posizioni: «Della misura se ne riparlerà dopo Ferragosto».

NEI GIORNI SCORSI Madrid ha risposto per le rime a quello che è stato percepito come un attacco strumentale da parte dell’Italia e ha ripristinato i controlli anche nei suoi aeroporti. «Nessun migrante ha lasciato la città per la penisola, né potrà farlo», ha continuato il ministro degli Esteri iberico José Manuel Albares, esponente socialista che ieri ha visitato l’exclave. Qui ha incontrato il presidente della città autonoma Juan Jesus Vivas, del Partito popolare.

Sul tavolo il rafforzamento delle barriere di confine e il rimpatrio di chi ancora non è tornato in Marocco. «Il modo migliore per evitare che una situazione simile si ripeta, a prescindere da ciò che si deve fare al confine, è che tutti abbandonino l’aspettativa che venire a Ceuta risolva i loro problemi: né documenti, né asilo», ha affermato Vivas. Un punto di vista condiviso dagli avversari socialisti.

A CEUTA la tensione resta palpabile. I migranti vivono in condizioni estreme di difficoltà. Nella spiaggia del Trampolín, dove sono accampati a centinaia, la polizia è intervenuta in diverse occasioni. Gli abitanti della città denunciano stanchezza e chiedono aiuto. All’interno della comunità aumentano le divisioni tra chi aiuta i nuovi arrivati, mettendo a disposizione tempo e soldi, e chi crede non debbano essere sostenuti in alcun modo.

Sulle persone rimaste nel territorio spagnolo dopo gli ingressi in massa del 30 e 31 luglio, 70/80mila con quasi 200 morti, non esistono numeri certi. Il governo nazionale tende a ridurli, ma per le autorità locali ci sarebbero tra 8 e 11mila cittadini stranieri. Di sicuro nelle strade di Ceuta vagano almeno 1.527 minori non accompagnati, tanti ne sono stati censiti. Lo ha reso noto il ministro di Presidenza, giustizia e rapporti con il parlamento Félix Bolanos.

«PER STRADA si vedono un sacco di persone. Tanti ragazzini. O ragazzine. In centro città sono meno, ma nei barrios più periferici aumentano considerevolmente», racconta Jennifer Zuppiroli, specialista in infanzia e movimento di Save the Children Spagna. L’ong ha offerto aiuto alle autorità locali ma è ancora in attesa di una risposta su come e dove attivarsi. Nel frattempo ha inviato alcuni specialisti per capire che tipo di intervento può servire. Perché di aiuto ne serve tanto e urgentemente.

«Qui l’unica accoglienza è quella autogestita, soprattutto per i bambini. Per esempio la Asociación de Vecinos del Príncipe, nel quartiere con più forte presenza musulmana e marocchina, ha organizzato uno spazio sicuro per i minori. In città il sistema istituzionale di protezione dell’infanzia è completamente collassato. E poi il centro d’accoglienza è strapieno. Quindi ci sono migliaia di persone in strada», continua.

Sulla pelle dei migranti più giovani si gioca una sporca partita: la loro accoglienza è compito delle comunità autonome, equivalente spagnolo delle regioni, ma quelle in cui è presente l’ultra destra di Vox rifiutano di offrire solidarietà. Il partito di Santiago Abascal diserterà il vertice d’emergenza convocato per domani dalla ministra di Gioventù e infanzia Sira Rego (Izquierda unida), che ha stanziato 25 milioni per fronteggiare la situazione.

NEL FRATTEMPO MADRID sta discutendo con Rabat come «ricongiungere i minori con le famiglie». Un modo gentile per dire che l’esecutivo sta cercando il modo di rimandare a casa anche chi ha diritto alla protezione. «Questa è la priorità nei colloqui in corso con il Marocco», ha affermato il ministro Bolanos, aggiungendo che le autorità del paese nordafricano condividono l’obiettivo.

«A Ceuta i ragazzini si trovano in una condizione pietosa. Ogni giorno devono inventarsi dove dormire, come mangiare. Eppure quelli con cui abbiamo parlato raccontano di non voler rientrare in Marocco. Hanno tanti motivi: dalle violenze subite alla povertà. Tutti vorrebbero entrare nel centro d’accoglienza. Ma non c’è posto», racconta ancora Zuppiroli.

Lunedì alcune decine di minori hanno organizzato una sorta di sit in, seduti per terra cantavano: «Viva la Spagna, non vogliamo tornare in Marocco».