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La giusta casa Il movimento che chiede alloggi sostenibili ottiene un primo risultato in Spagna. Il governo Sánchez vara due decreti, ma l’acampada non si fida e non smobilita, anzi si allarga da Madrid ad altre città. Una lotta che può fare da apripista in Europa

La giusta casa Il decreto per rispondere alla crisi abitativa alla fine si fa in due, a rischio il secondo con le misure più coraggiose per gli affittuari

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1558fb10-3867-4332-8477-7decba9bc6c0 La protesta dilaga in tutta la Spagna, anche a Malaga, in Andalusia, la piazza si riempie – Foto Getty Images

Alla fine i decreti Maricarmen, dal nome dell’anziana sfratta a Madrid da cui tutto è cominciato, sono due. Dopo una nottata di negoziati frenetici, e dopo aver posticipato l’inizio del consiglio dei ministri di un paio d’ore per limare le ultime asperità, l’esecutivo spagnolo ha deciso di spacchettare le misure sulla casa in due provvedimenti. Una mossa imposta da Sumar, la coalizione alla sinistra del Psoe nel governo Sánchez, che in questo modo – come già successo sei mesi fa – vuole marcare un punto politico. Che però, presumibilmente, si trasformerà in quello che in spagnolo si chiama “brindisi al sole”: cioè un buco nell’acqua.

IN MANCANZA, all’ora di chiusura del giornale, dei testi definitivi dei due decreti, che sembra saranno in gazzetta domattina, si può dire questo. Il primo decreto, che la ministra per la casa Isabel Rodríguez, socialista, ha difeso con molto pathos nella conferenza stampa seguita al consiglio dei ministri, è quello su cui il governo punta tutto. È il “vero” decreto Maricarmen. La prima misura prevista è innanzitutto il blocco degli sfratti: secondo la ministra, saranno “migliorate” le garanzie a favore delle persone vulnerabili. In altre parole, il cosiddetto “scudo sociale” sarà prorogato fino al 31 dicembre 2030, due anni in più rispetto alla bozza che era circolata a luglio. In più, il decreto prevede una proroga automatica di due anni per i contratti in scadenza prima del 31 dicembre 2028. Sei mesi fa Junts, il partito catalano di Carles Puigdemont, aveva affossato un decreto con la stessa norma: ora il panorama sembra diverso. L’obiettivo è tutelare gli inquilini residenti nelle comunità autonome in cui non si applicano le norme sulle “zone a mercato abitativo teso” (quasi tutte quelle del Pp) e prevenire aumenti dei canoni abusivi. Se l’indice dei prezzi è già al massimo, il rinnovo sarà senza aumento; altrimenti potranno aumentare al massimo fino al 2%. La misura vale fino a fine 2027.

Un terzo punto su cui si è raggiunto un insperato consenso è quello del freno ai cosiddetti “fondi avvoltoio”: gli acquisti speculativi di immobili saranno “bloccati”, anche se solo fino al 2028. Resta da capire come verranno definiti questi fondi, un punto controverso: Junts è ossessionato dalla difesa dei “piccoli proprietari” (che rappresentano solo circa un terzo degli appartamenti in affitto).

L’ALTRO ASPETTO ATTESO della regolazione è quello sugli affitti stagionali e di stanze. L’idea, anche se ancora manca la sostanza, è quella di regolamentare questa tipologia di locazione perché non venga utilizzata per eludere le condizioni applicabili agli affitti residenziali. In più il governo ha fissato un’aliquota Iva del 10% sugli appartamenti turistici (che finora ne erano esenti).
Le due novità più importanti – una voluta da Junts e l’altra dai socialisti – sono quella sulle agevolazioni fiscali progressive per i proprietari che mettano in affitto a prezzi calmierati e per gli inquilini con reddito inferiore a 33mila euro e quella sulle agevolazioni per l’edilizia residenziale. La normativa ridurrà l’Iva al 4% per la costruzione di alloggi a canone calmierato con destinazione permanente. In più, il governo vuole aiutare le famiglie che vogliono acquistare la prima casa. E – molto importante – impedire (al contrario di quello che è accaduto negli ultimi decenni) che l’edilizia popolare con il tempo possa passare al mercato.

IL SECONDO DECRETO, che Rodríguez ammette di non aver potuto negoziare con i partiti di maggioranza, prevede invece il rinnovo automatico dei contratti di affitto per la casa dove si vive dopo 5 anni: una misura fortemente voluta dal sindacato degli inquilini e dalla sinistra, in linea – come hanno spiegato i ministri di Sumar in una inedita conferenza stampa separata e contemporanea a quella del governo – con quanto si fa in altri paesi. Pablo Bustinduy, ministro del consumo di Sumar, ha rivendicato che grazie a «una storica mobilizzazione», sono riusciti a inserire nei due decreti tutte le loro principali richieste (fra cui il blocco degli sfratti e la proroga dei contratti). Bustinduy si è anche rivolto a Junts: «Vediamo come spiegheranno la loro opposizione a misure che garantiranno un sollievo immediato a milioni di famiglie», ha detto.

L’APPUNTAMENTO è prestissimo: in teoria il governo ha un mese per convalidare i decreti, ma ha chiesto una seduta straordinaria del Congresso per dopodomani, venerdì: se riesce a portare a casa il primo decreto, sarà un successo per Sánchez e per i movimenti che hanno spostato gli equilibri sulla casa con un risultato irraggiungibile mesi fa. Se ottenesse il miracolo del secondo, sarà un successo di Sumar e Podemos. Per questo le mobilizzazioni continuano in tutta la Spagna, galvanizzate dall’acampada a Puerta del Sol di Madrid, mentre continuano gli sfratti di persone a rischio sociale in tutte le città. E il presidente catalano Salvador Illa, principale alleato di Sánchez proprio ieri prometteva un fondo speciale di 25 milioni per bloccare gli sfratti delle persone vulnerabili.