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Non avremmo mai immaginato, fino a poco tempo fa, che anche un/il vaccino ci avrebbe interpellato in merito alla nostra Costituzione. O, meglio, in merito alla conoscenza, o meno, della nostra Costituzione.

Per fortuna, in questi giorni, molte voci si sono fatte sentire, per smentire l’allarme che una destra irresponsabile e ignorante di Costituzione ha tentato di lanciare. Il green pass e , in alcuni casi, l’obbligo vaccinale, sarebbero anticostituzionale liberticidi. Un vero e proprio assurdo, fra le numerose assurdità a cui da tempo non riusciamo ad abituarci.

Fra le tante voci, suggeriamo la lettura del recente articolo di Azzariti, radicalmente chiaro. Gaetano Azzariti, fra l’altro, è il presidente della Associazione  nazionale Salviamo la Costituzione, della quale anche i Comitati in difesa della Costituzione di Bagnacavallo, Faenza e Ravenna fanno orgogliosamente parte.

Paola Patuelli

L'articolo di  Gaetano Azzariti

Il dibattito. Al dunque la questione di fondo è: sin dove possono spingersi gli obblighi e le limitazioni alle libertà individuali per la tutela dell’interesse pubblico alla sanità e alla sicurezza?

Manifestazione contro il green pass

 

Circola una leggenda metropolitana tra i No Vax che chiama in causa la Costituzione. L’obbligo vaccinale – si narra – violerebbe il divieto di imposizione dei trattamenti sanitari garantito dall’articolo 32 della costituzione; il green pass limiterebbe invece la sacra libertà di circolazione inscritta all’articolo 16 del nostro testo supremo. Si chiama alla lotta per riaffermare i più vitali principi del costituzionalismo moderno, contro i poteri asserviti ad interessi economici che, in parte, rimangono oscuri, in parte, sono individuati in quelli reali e per nulla rassicuranti delle cosiddette Big Pharma. Al grido di “libertà, libertà” i nuovi paladini si propongono come i garanti dei diritti del popolo, contro la nuova plutocrazia autoritaria che approfitta della presunta emergenza sanitaria per erodere la democrazia sin dalle sue fondamenta.

La confusione è tale che persino il fatto che a dirigere il movimento di protesta siano le componenti più reazionarie e fascistoidi non è considerato un ostacolo, neppure da chi, entro questo magmatico movimento, rivendica la sua ispirazione antifascista, se non di sinistra. Ben venga che la libertà sia difesa da chi (ovvero insieme a chi) non crede nella democrazia: si tratta pur sempre di far valere ciò che viene prima della stessa convivenza civile, ovvero la libertà intesa come un valore assoluto, prerequisito di ogni altro diritto degli individui. Basterebbe leggere qualche classico, in realtà, per sapere che la libertà assoluta si pone contro ogni forma di convivenza ed è l’anticamera del bellum omnium contra omnes.

Ma lasciamo da parte i classici. Facile è smontare questa narrazione farlocca dal punto di vista costituzionale. Basta saper leggere gli articoli richiamati. Il divieto di imporre trattamenti sanitari – e il connesso principio di poter disporre del proprio corpo – è, infatti,

circondato da due indicazioni che lo delimitano e ne configurano il carattere. Si prevede così che il trattamento può essere imposto, ma solo da una legge (riserva di legge) e che questa deve assicurare sempre il rispetto della “persona umana”. È anche chiarito perché è possibile l’eventuale imposizione (nel nostro caso dei vaccini). Il diritto alla salute è sì un “fondamentale diritto dell’individuo”, ma è anche un “interesse della collettività”. Ed è proprio sull’interesse della collettività che bisogna ragionare per valutare la legittimità delle misure restrittive. Si può comprendere che chi non ha in grande considerazione la democrazia possa sottovalutare il problema, meno che lo possa fare chi ha a cuore il principio di solidarietà e il rispetto per gli altri che impone doveri inderogabili.

Così è anche per la presunta lesione della libertà di circolare evocata per combattere la battaglia contro ogni possibile sua limitazione (nella specie quelle conseguenti all’approvazione del green pass). In questo caso la nostra Costituzione lo dice espressamente: circolare è sempre possibile, “salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Il motivo di questa indicazione è sempre lo stesso, non si più esercitare un proprio diritto di libertà a scapito di quello di tutti gli altri.

Basta poi scorrere l’intero catalogo delle libertà costituzionali per rilevare che ogni singolo articolo ribadisce questa regola aurea e di civiltà: le libertà non sono mai assolute, incontrano sempre dei limiti al fine di salvaguardare gli altrui diritti. È qui sufficiente richiamare il “titolo” della “Parte prima” della Costituzione, che non riguarda – come troppo spesso si ritiene – esclusivamente i “diritti”, ma anche i “doveri” dei cittadini. Come esplicita l’articolo 2, il quale richiede alla Repubblica un duplice impegno, quello di riconoscere e garantire i “diritti inviolabili dell’uomo”, ma anche di adempiere ai doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

È così che, al di là delle leggende, emerge, con la dovuta chiarezza, ma anche non banale complessità, la realtà nella quale ci troviamo ad operare in questo non facile momento. Si tratta dunque di interrogarsi con preoccupazione e cautele sulla questione di fondo che può essere così sintetizzata: sin dove possono spingersi gli obblighi e le limitazioni alle libertà individuali per la tutela dell’interesse pubblico alla sanità e alla sicurezza?

Se si vogliono seguire le importanti, ma non risolutive, indicazioni fornite dalla Consulta si deve ammettere che in determinati casi all’obbligo si può giungere (è costante la giurisprudenza che ha riconosciuto la compatibilità di leggi impositive di trattamenti sanitari a tutela della salute degli altri), ciò però non comporta che sia possibile qualunque limitazione o imposizione. Quali sono i limiti costituzionali dell’intervento statale?

Anzitutto è necessario rispettare la riserva di legge ed è da escludere che possano intervenire altri soggetti privati: pertanto la richiesta avanzata in sede confindustriale di lasciare ai datori di lavoro la possibilità di discriminare tra lavoratori vaccinati e no è inammissibile.

In secondo luogo, non può essere una decisione assunta dal solo Governo in carica, il quale non può intervenire in materia di libertà con atti secondari, in caso potrebbe emanare un decreto-legge che dovrà poi essere convertito dal Parlamento, al quale spetta l’ultima parola. In terzo luogo, l’intervento dello Stato deve essere sorretto da ragionevolezza e proporzionalità. Un aspetto, quest’ultimo, assai delicato poiché applicare questi principi naturalmente elastici in una situazione ove le evidenze scientifiche e fattuali sono assai dubbie e in continuo mutamento lascia un margine non irrilevante di indeterminatezza. Questo spiega la scelta – in verità un po’ ondivaga – delle politiche dei governi europei di “incentivare”, anziché imporre la vaccinazione.

Vi è però un aspetto che ritengo non sia preso nella dovuta considerazione nell’attuale dibattito pubblico e non solo dai No Vax. Oltre a garantire se stessi dal pericolo di contrarre il virus è anche la solidarietà che dovrebbe spingere i cittadini a superare i propri timori, poiché il rifiuto di vaccinarsi non mette a rischio solo la propria salute, ma anche quella degli altri.