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L’arresto del sindaco di Riace con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina segna (al di la della questione giudiziaria) un punto dl attacco allo stato di diritto e di solidarietà inimmaginabile per l’Italia che ho conosciuto

Di questo passo quanto tarderanno quelli del governo della lega e dei 5 Stelle? Un mese? Due? Sei mesi e saranno capaci di emanare leggi e decreti per colpire non solo gli immigrati ma anche quegli italiani che aiutano dando ricovero a chi viene nel nostro paese in cerca di un futuro? Nello stesso modo delle leggi razziali fasciste che colpirono 80 anni fa gli ebrei (era il 18 settembre 1938), questo governo che fa dell’uso delle bugie un metodo costante e continuativo per creare nemici interni ed esterni, arriverà a legiferare per colpire chi offre ricovero ai migranti come fece il fascismo le cui leggi razziali non colpivano solo gli ebrei ma anche quegli italiani che aiutavano e davano loro ricovero.

La nostra Repubblica ha istituito “La giornata della Memoria” il 27 gennaio di ogni anno per celebrare le vittime dell’olocausto, La prima parte del testo di legge recita ……. «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

ABBIAMO DIMENTICATO TUTTO? La legge italiana (vedi tratto che ho sottolineato), parla anche di coloro, italiani, che a rischio della propria vita si opposero allo sterminio! E oggi? Non è forse vero che da quando c’è questo governo muore 1 immigrato su 5 solo nel tentativo di attraversare il Mediterraneo? Non sono forse dei perseguitati quelle persone che cercano un futuro fuggendo dalle nazioni africane saccheggiate da governi sostenuti ed armati anche grazie alle multinazionali europee ed americane, cinesi, russe, alla continua ricerca di materie prime? Si potrebbe obiettare che 80 anni fa le leggi razziali fasciste fossero leggi criminali perché andavano a colpire cittadini italiani mentre oggi le persone che attraversano il Mediterraneo sono cittadini stranieri ….. Ma noi ricchi europei dove andiamo a rifornirci di materie prime? Il Petrolio per far muovere auto ed aerei e navi l’abbiamo in casa? Il Cobalto ed il Cadmio per le batterie che dovranno far muovere le auto elettriche dove lo prendiamo? E l’oro per i begli orologi? Ed i nostri bei viaggi organizzati? Ed il controvalore di tutto ciò ha un prezzo equo forse? Che stupido, dimenticavo che oggi vince chi urla “prima gli italiani” ma io penso che anche gli africani abbiano diritto a vivere ed a cercare un futuro PERCHE’ OGGI SIAMO TUTTI CITTADINI DEL MONDO.

Io non sono in grado di denunciare se ci sia o meno un progetto autoritario ben organizzato fra lega, 5 Stelle (ed altri?), però vedo che da quando c’è questo governo “partono” colpi da soli dalle carabine ad aria compressa che vanno casualmente a colpire persone immigrate, oppure vengono esplosi colpi contro persone immigrate che le uccidono, ed ancora muoiono persone immigrate recandosi al lavoro su mezzi sgangherati guidati dai raccoglitori di braccianti …. Senza che nessuno del governo si indigni, neanche quando i partecipanti ad un pacifico corteo di cittadini che a Bari manifestavano la scorsa settimana per l’accoglienza e la solidarietà venivano “tranquillamente” aggrediti e picchiati con oggetti atti a ferire, da decine di fascisti nelle vie della città! Ma come si fa a non indignarsi di vivere in un paese che tollera tutto questo sull’onda delle becere parole del ministro dell’interno Salvini che raucamente dice che la pacchia è finita per gli immigrati, che anche ieri a Napoli ha dichiarato che i problemi della città sono gli immigrati! E la disoccupazione? E la malavita organizzata? E l’economia controllata dalla malavita? Ma anche a Faenza cosa succede? Cosa succede al lavoro nelle campagne? Non li vedete qui da noi tutte le mattine e la sera al buio completo quegli uomini, quei ragazzi e quelle donne che vanno a lavorare in campagna o nei magazzini, in questi giorni a vendemmiare, su delle biciclette scassatissime, che a volte se ne tornano in anticipo verso la città senza copertura contro la pioggia?

Ed è proprio contro queste persone, quelle che non possono votare perché non hanno la cittadinanza italiana ma che lavorano qui, quelle che non sono del colore della pelle dei ministri a cui sciaguratamente abbiamo dato il voto; ed è proprio contro chi tenta di portare avanti i progetti di integrazione ed a volte li realizza come a Riace ed in altri comuni italiani che presto con il famigerato “decreto sicurezza” di Salvini e soci 5 Stelle vedranno l’impedimento a portare avanti i progetti di integrazione (torneranno quindi sulla strada tutti quegli immigrati che ora svolgono attività lavorative sostenute?), che i nuovi governanti della lega e dei 5 Stelle si scagliano godendo dell’arresto del sindaco di Riace che avrà trasgredito la legge e quindi vedremo il proseguo della Giustizia, ma intanto cosa accadrà di Riace? Tornerà in seno al metodo in vigore da quelle parti, la Locride, dove dettano legge le criminalità organizzate? Non lo so ma dopo aver visto il ministro Salvini gioire dell’arresto del sindaco …. cosa pensare? E’ ormai chiaro che questo governo un progetto credibile sul tema Immigrazione non ce l’ha e non poteva averlo, è chiaro che non avendo neanche un progetto per il paese Italia, tiene in piedi una continua campagna anti iimmigrati per mantenere il consenso. Dovrebbero invece confrontarsi proprio con quei sindaci e quelle organizzazioni che il tema immigrazione lo praticano e lo conoscono: se il sindaco di Rice ha trasgredito la legge avrà il suo processo, ma se i suoi provvedimenti sono stati ispirati per provare a forzare le regole per cambiarle, per dare cioè un esempio CHE SI PUO’ FARE, la politica ne deve tenere conto, deve vedere come ha fatto il sindaco di Riace a mantenere vivo ed abitato un paese che si stava spopolando dai cittadini (italiani), che emigravano, non si vive in un paese governato da chi cerca solo lo scontro con i soggetti ed i cittadini che hanno invece un progetto di futuro.

Io non vado a messa ma spero Dio ci salvi dai grillo-leghisti gialloverdi. Tantissimi italiani li hanno votati, più i 5Stelle che la Lega anche se oggi i sondaggi li darebbero con esito capovolto, da quando governano insieme ... Salvini della Lega si è caratterizzato per una attività di campagna propagandistica continuativa con un linguaggio che conosce solo la meschinità di chi è colpito dai suoi provvedimenti ed il dileggio dell’avversario politico; Di Maio invece paventa continuamente l’esistenza di tentativi per far incagliare quei bellissimi progetti dei 5Stelle che a dir suo produrrebbero tanto di quel bene all’Italia anche se finora non si è visto niente ed hanno riconfermato i Voucher per i lavoratori; inoltre manifesta una totale intolleranza verso le persone “politicizzate” siano esse insegnanti, dirigenti, giudici, funzionari. Insomma ad entrambi piacciono le persone qualunque, quelle che non si interessano, quelle che….. lo so poi io qual’è il mio interesse e del resto non me ne frega niente! Immaginiamo solo per un attimo che a sorridere mentre brindava con i militanti leghisti in Sicilia la sera del 14 agosto 2018, anziché Matteo Salvini fosse stato Matteo Renzi, o anche Pietro Grasso …. Immaginiamo che ad essere condannato per aver illegalmente percepito 49 milioni di euro di rimborsi elettorali anziché il partito della Lega fosse stato il partito del PD e che questo si fosse accordato con la Giustizia per restituirli in 80 anni (la Lega che li ha illegalmente percepiti si è accordata per restituirli in 80 anni) …. Immaginiamo che ad occupare tutte le cariche dello Stato nel dopo elezioni (i Grillini fino a 6 mesi fa le chiamavano poltrone), fosse stata una ipotetica coalizione PD LEU di CentroSinistra anziché come è accaduto i 5Stelle e la Lega ….. immaginiamo infine purtroppo che fosse stato un governo con il CentroSinistra a non aver ancora ad oggi nominato il commissario alla costruzione del ponte crollato a Genova il 14 agosto scorso …. COSA AVREBBE DETTO GRILLO, AVREBBE RIEMPITO I PALASPORT PER URLARE LA SUA IRA E QUELLA DEL MOVIMENTO CONTRO IL GOVERNO? COSA AVREBBERO FATTO GLI ELETTI 5STELLE IN PARLAMENTO CHE ORA TACCIONO COME AMEBE CHE BOCCHEGGIANO NELLE PAROLE SCRITTE DAL CAPO DI MAIO? COSA AVREBBE MINACCIATO LA LEGA?

C’è sicuramente da meditare ed avendo raggiunto l’età adulta da tempo cerco di farlo mantenendo però alcuni punti di certezza. Non ho compreso come tanti cittadini possano aver votato per Grillo ed il progetto 5Stelle, capisco in parte chi a sinistra non sapeva più come esprimere la propria insoddisfazione, ma mi aveva tantissimo fatto incazzare prima delle elezioni la dichiarazione di uno come l’attore Marescotti che prima dichiarava sui giornali che avrebbe votato 5Stelle perché ci voleva il cambiamento, poi subito dopo la nascita del governo 5Stelle lega dichiarava che non avrebbe votato 5Stelle se avesse saputo che avrebbero fatto quel governo. Ma almeno stai zitto se non conosci quelli per cui voti, la politica richiede tempo e passione, non si inventa, non si improvvisa come credono tanti elettori che hanno abbandonato la Sinistra per i 5Stelle e non è detto che per essere di sinistra o comunista si debbano seguire quelli che urlano. Qualcuno affermava che grazie ai 5Stelle in Italia non si erano affermate le forze politiche di estrema destra: mi sa che si sbagliava perché da quello che si vede nei 5Stelle sta scomparendo ogni traccia di presenza dei temi sociali come solidarietà, rispetto del prossimo, diritto alla partecipazione politica come pratica per avere l’uguaglianza sociale, cosa si diventa quando scompaiono questi valori e resta solo il mito del capo condottiero che sia Grillo oppure Di Maio? Ci si trasforma in un partito autoritario come sta accadendo ai 5Stelle.

Ma i 5Stelle di prima erano diversi? Più movimentisti lo erano certamente ma il culto del capo c’era anche prima. Sulla pagina di “Qualcosa di Sinistra” subito dopo le elezioni comparve una lettera che titolava “Macerie salutari per la Sinistra, il PD faccia nascere il governo con i 5Stelle”-intervista a Tomaso Montanari. Anche quel testo mi fece star male perché le macerie non sono mai salutari e anche …. come avrebbe potuto il PD fare il governo con i 5Stelle? E se non si capisce in anticipo come queste macerie stanno vedendo la vittoria in Italia di chi dopo tanti decenni si propone con modalità razziste e fasciste dove possiamo andare? Le macerie prodotte dal progetto di un comico come Grillo che in Europa si era alleato con i “sovranisti antieuropeisti” per distruggere l’Europa, che in Italia trascinando tantissimi elettori soprattutto giovani ha portato alla nascita di questo governo che non si sa dove possa portare l’Italia perché finora le uniche azioni rilevanti le hanno svolte contro i più deboli con l’intolleranza democratica, destabilizzando le relazioni, mal sopportando gli avversari politici. In questo contesto dove immense sono le responsabilità di un partito come il PD che in 5 anni ha a sua volta abdicato al ruolo di governo privatizzando ulteriormente l’impossibile, abbandonando i lavoratori con il job act, peggiorato la scuola ridimensionandone il suo ruolo principale di costruzione delle future generazioni, come si fa a ripartire? Si potrà poi provare a stare assieme a chi ha in mente un futuro per tutte le persone presenti e non la mette in rissa, a chi lavora e fa politica per tutti e non solo per una parte, a chi ha fatto esperienza politica ed ha lavorato nei consigli dei comuni o delle regioni, entrando nelle materie trattate e rispettando gli avversari politici.

Grazie, ciao Medardo

 

 

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La storia che vi sto per raccontare ha dell'incredibile e dell'inverosimile.
 
Thomas Venturi e Walter Cortesi sono due appassionati di storia del loro territorio. Thomas di Milano Marittima e Walter di Cesenatico, sono praticamente vicini di casa. Walter ha un'irrefrenabile passione: è un archeologo militare e qualche anno fa ha iniziato a scoprire i bunker tedeschi della Seconda Guerra Mondiale, in particolare quelli che sono da Ravenna a Cesenatico. Thomas ci sa un po' più fare con l'organizzazione e insieme si sono inventati la formula del Bunker Tour.
 
Dal primo Bunker Tour che hanno guidato, si sono ritrovati che la formula di andare a scoprire tutti i bunker di una zona, piaceva alle persone. Immaginatevi che ci siano delle persone - come loro - che vi facciano sapere che un certo manufatto, adesso seminascosto, che fa parte di un determinato paesaggio, non è lì per caso, ma è stato costruito apposta, in epoche non troppo lontane - che si potrebbero ricordare i nostri nonni - perché avevano delle funzioni particolari. Non sarebbe fantastico?
 
Se andando in spiaggia vi trovaste una schiera di spuntoni di cemento a lato del camminamento e vi spiegassero che non sono lì per impedire al traffico di accedere a quell'area, ma esistevano per impedire agli Alleati di attaccare sulle nostre coste - nel culmine della guerra - negli anni 1943-1944? E se vi dicessero con minuziosità, come tutto era stato studiato a puntino e che una piccola cittadella fatta di cunicoli e trincee sono sepolti sotto la sabbia della spiaggia che calpestate tutti i giorni? Non vi sentireste da questi racconti - trasportati dall'immaginazione - catapultati in Normandia nel mezzo della battaglia, fra i morti e i feriti, i corpi straziati dalle esplosioni...? Immaginandovi la vita di quei poveri soldati, in quei luoghi 24 ore su 24, che aspettavano un attacco dal mare che non sarebbe mai avvenuto?
 
Una coppia - sabato scorso al Bunker Tour di Cesenatico - mi ha raccontato che in un tour che doveva scoprire il luogo nel quale doveva esserci l'aeroporto degli Alleati, dopo che erano riusciti a scacciare i tedeschi, si sono divertiti tantissimo pur non vedendo nulla. In pratica era successo che il senso di evocazione dei nostri due amici era tale che i partecipanti si sono sentiti di rivivere quei tempi di più di 70 anni fa, facendo rivivere quei luoghi dai pochi ruderi ancora presenti...
 
Potere dell'immaginazione direte voi, ma io dico che Thomas e Walter hanno un potere raro che nasce dall'essere loro stessi: sanno trasmettere con semplicità di linguaggio entrando in empatia con il loro pubblico. I loro saperi non vengono sbattuti in faccia alle persone, come fossero emeriti esperti del settore, ma la gente si sente accolta, quasi coccolata. Non ci vedrete a questi tour quell'elite intellettuale che partecipa alle mostre nei musei e nei palazzi importanti, ma le famiglie e la gente che incontriamo tutti i giorni. La cosa straordinaria sono i giovani che vi partecipano insieme agli anziani, come per andare a un riscoprimento della memoria storica assunta come necessità. Thomas e Walter trasmettono la loro forza e la loro determinazione...e malgrado tutto non si arrenderanno mai...
 
E qui si apre il capitolo più doloroso...
Pur essendo ormai "famosi", risaltando sui media locali e quindi conosciuti anche dalle istituzioni, invece di trovare una sponda e una collaborazione da parte delle istituzioni pubbliche e facendo tutto questo, come loro dichiarano sempre, come volontariato e in totale assenza di scopo di lucro, trovano sempre ostacoli burocratici nella loro attività di ricerca.
Questo disagio in qualche modo mina i rapporti poi fra l'altro fra la popolazione comune e i detentori della politica locale.
Capisco l'imbarazzo di un amministratore locale che si trovi di fronte a due singole persone anziché un'associazione che può controllare direttamente.
Ma un buon politico dovrebbe capire quanto il mondo sia cambiato radicalmente e che il panorama sociale che conta non sia più quello che eravamo abituati negli ultimi 40 anni.
Se Lor Signori vogliono, io sono disposto a mediare questo passaggio epocale, che fra l'altro dal mio osservatorio, vedo tutti i giorni.
Il rischio può essere che i conti presto o tardi si facciano e che ci si sbatta il naso se non la testa e questo a mio parere non sarà foriero di un "cambiamento", tanto paventato dalla politica odierna, ma quasi certamente di un triste futuro!
 
Giorgio Gatta
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Alfiero Grandi. Manovra: “Va bene rompere l’incantesimo della riduzione del deficit pubblico ad ogni costo ma bisogna ad ogni costo evitare che il deficit si trasformi nel pagamento di maggiori interessi”

Alfiero Grandi. Manovra: “Va bene rompere l’incantesimo della riduzione del deficit pubblico ad ogni costo ma bisogna ad ogni costo evitare che il deficit si trasformi nel pagamento di maggiori interessi”

L’attenzione si è concentrata sul deficit pubblico al 2,4 %. Certo, è un segnale politico controcorrente rispetto agli impegni per il contenimento allo 0,8% nel 2019, ma che non è poi così nuovo visto che Renzi aveva proposto di portarlo al 2,9 % per 5 anni in un’intervista a Il Sole24ore l’8 luglio 2017. Un no pregiudiziale ad un deficit più rispondente ai bisogni del paese è incomprensibile, tanto per chi da anni sostiene che andrebbe tolto il vincolo del pareggio di bilancio inserito, all’epoca del governo Monti, nell’articolo 81 della Costituzione per subalternità all’austerità europea.

L’impegno a scendere allo 0,8 % è stato preso dai governi precedenti sapendo che era una promessa irrealizzabile, per di più scaricata su altri. Cancellare l’aumento dell’Iva vale da solo lo 0,8 %. Purtroppo da tempo i governi prendono impegni non realizzabili di abbassamento del deficit pubblico, salvo constatare a fine anno che l’obiettivo non è stato raggiunto. Questo trucchetto è stato usato da governi diversi.

Ora c’è un aggravante, bisogna fare i conti con una ripresa economica italiana che era già asfittica, la peggiore d’Europa, e ora è in rallentamento. Un taglio dell’intervento pubblico nell’economia provocherebbe un ulteriore peggioramento della situazione, con conseguenze sull’occupazione. Quindi il deficit pubblico allo 0,8% non è realizzabile, pena conseguenze gravi sul paese.

Va bene rompere l’incantesimo della riduzione del deficit pubblico ad ogni costo ma bisogna ad ogni costo evitare che il deficit si trasformi nel pagamento di maggiori interessi per aumenti dello spread e dei tassi, tanto più che nel 2019 l’Italia dovrà rinnovare più di 400 miliardi di debito pubblico. Quindi è decisivo come queste risorse in più verranno utilizzate. Non sprecarle è un imperativo che non ammette deroghe, altrimenti l’aumento del deficit diventerebbe un boomerang disastroso e i mutamenti repentini di opinione del governo e dei suoi Ministri non può che preoccupare.

È necessario evitare l’aumento dell’Iva altrimenti i consumi già sotto pressione per altri aumenti ne risentirebbero, il resto delle risorse va impegnato per la ripresa e l’occupazione e per intervenire sulle aree di povertà, la cui condizione non può attendere. Chi oggi invoca una linea di contenimento radicale del deficit dovrebbe spiegare quali sarebbero le conseguenze per questi interventi.

Le motivazioni alla base della scelta del governo non sono tutte nobili, pesa molto la sommatoria delle promesse elettorali di Lega e 5Stelle, che ora cercano lo spazio per mantenerle almeno in parte, ma la critica al governo non può concentrarsi sul deficit al 2,4%, perché anzi questo crea lo spazio per un intervento anticiclico. Il vero problema sono gli obiettivi spesso confusi e contraddittori, quindi i problemi sorgono sulle modalità di uso delle maggiori risorse rese disponibili dal 2,4% e a questo dovrebbe dedicarsi l’iniziativa dell’opposizione, almeno delle sinistre.

La scelta di aumentare il deficit non si può fare a cuor leggero, mettendosi contro tutti, con il rischio di subire una speculazione devastante proprio nella fase in cui è in esaurimento l’intervento della Bce di acquisto di debito pubblico e di calmieramento dei tassi. In altre parole quando l’ombrello della Bce si sta chiudendo. Per questo le sbruffonate non servono, anzi sono controproducenti, come lo sono le sceneggiate propagandistiche dai balconi, di pessima ascendenza, le esagerazioni verbali che talora richiamano l’infausto motto molti nemici molto onore.

Occorre serietà e consapevolezza delle sfide a cui si va incontro, che sono essenzialmente di 2 tipi:

1) come creare un rinnovato impegno europeista, diverso dal passato, che chiuda la fase dell’austerità come dogma e in questo governo e maggioranza vanno incalzati perché le loro sparate propagandistiche sono controproducenti. Oggi non c’è un progetto italiano per un’Europa diversa, a meno di prendere seriamente Salvini sul rapporto privilegiato con Orban e Seehofer.

2) Come spendere al meglio le risorse disponibili, evitando che la lievitazione del costo del debito si mangi le maggiori risorse; l’aumento dello spread genera qualche apprensione. Il problema non è solo il rapporto tra spesa per consumi e investimenti. Questa classificazione non è così netta, anche gli 80 euro del governo Renzi erano classificati come sconto fiscale. In una fase di domanda calante, di economia in rallentamento le misure che aumentano il reddito spendibile delle famiglie a basso reddito sono insieme equità sociale e un aiuto alla ripresa perché creano più domanda, molto di più che gli sgravi fiscali ai redditi alti, che invece entrano nella manovra su pressione della Lega. Anche le spese sociali diminuiscono la divaricazione tra i redditi e migliorano la coesione, mentre quelle per il lavoro aiutano uno sviluppo a più alta intensità e qualità di lavoro.

Le misure fiscali di cui parla il governo portano una forte impronta della Lega e sono sbagliate. I condoni sono sempre una sciagura, fanno sentire cretini i contribuenti onesti, aggiungo che sono stati condoni anche quelli dei governi Renzi-Gentiloni che hanno infranto una storica distinzione tra sinistra e destra. Non basta cambiargli nome, restano condoni. Questo governo fa come e peggio dei governi precedenti, con in più un impulso alla disuguaglianza tra i redditi perché la nuova tassazione premierà i redditi degli autonomi e medio-alti, esattamente il contrario di quello che serve. Purtroppo i 5 Stelle sul fisco sono subalterni alla Lega.

Le misure sulle pensioni possono favorire un ricambio tra generazioni nel lavoro, esattamente il contrario della legge Fornero che provocò un disastro bloccando per anni l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Così le imprese avranno lavoratori più giovani e motivati, che costeranno di meno, dove è sbagliata questa misura? Potrebbe essere scritta male e realizzata peggio ma l’idea in sé è buona.

Semmai occorre obbligare le aziende a sostituire i pensionandi, a non decentrare, a non perdere posti di lavoro.

Le misure per spingere le imprese ad investire possono essere utili ma andrebbero vincolate a creare occupazione aggiuntiva.

Gli impegni per nuovi investimenti pubblici sono un volano per la ripresa economica, vedremo le proposte, si può dire fin d’ora che scuole messe in sicurezza, territorio sottratto al degrado, servizi pubblici che vanno rinnovati o fatti ex novo dovrebbero essere parte decisiva delle misure. Le grandi opere non sono il demonio, ma occorre scegliere quello che serve a migliorare la vita delle persone e l’ambiente, coinvolgendo regioni ed enti locali. La sanità è vicina al collasso, la privatizzazione è dilagante, il servizio sanitario regge a fatica e non è più in larga misura nazionale, come si può pensare di togliere risorse anziché aumentarle?

Il reddito di cittadinanza per ora, al di là degli orpelli propagandistici è un aumento delle pensioni minime, scelta che può migliorare la condizione di aree di disagio sociale, vedremo come verrà proposta e realizzare. Migliorare il reddito di tante persone, il cui numero è raddoppiato in 10 anni, è importante e dovrebbe aiutare la ripresa, è una misura non molto diversa dagli 80 euro.

Questi interventi costano e quindi non si può ignorare il problema del debito, che potrebbe essere affrontato con misure come la riduzione delle spese e degli impegni militari.

È normale che la sinistra critichi il governo ma deve farlo da sinistra, non sembri una banalità. La critica per la critica non convince. Un’opposizione seria deve svolgere i suoi interventi per evitare che l’aumento del deficit diventi solo un’occasione per fare propaganda, sprecando un’occasione forse unica e quindi deve favorirne il miglior uso possibile.

In altre parole un intervento keynesiano non è banalmente spendere di più ma spendere bene, in modo utile e mirato, per obiettivi anticiclici e socialmente necessari. Il 2,4 % è solo il titolo, la sostanza inizia ora.

I toni e gli argomenti della maggioranza non aiutano al confronto, ma fallire questa opportunità sarebbe un danno per tutto il paese, a partire dalle aree più deboli e quindi occorre mantenere un atteggiamento fermo e costruttivo, perfino malgrado il governo.

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Nelle settimane passate il deputato di LeU Stefano Fassina ha presentato a Roma l’associazione “Patria e Costituzione”, un soggetto che non vuole essere l’ennesimo micro partitino ma che nelle intenzioni dei promotori punta a  “riscoprire il sentimento positivo di Patria e Nazione per ... rivitalizzare nelle sue funzioni essenziali lo Stato nazionale e riconnettere, nella misura possibile all'avvio del XXI Secolo, popolo e democrazia costituzionale”, inoltre "Un'associazione di cultura e iniziativa politica, dalla parte del lavoro, per affrontare la domanda di comunità, di protezione sociale e culturale, per rideclinare il nesso tra sovranità democratica nazionale e Ue, per definire strumenti adeguati per lo Stato per intervenire nell'economia…. Un progetto per la rinascita della sinistra di popolo.” Il nuovo soggetto, associazione e non partito, è stato esplicitamente definito “Sovranista di sinistra” dai mezzi di comunicazione, e rossobruno, dalla stampa più di sinistra (Il Manifesto, Left, ecc.), una stampa poco attenta ai contenuti dell’iniziativa ma molto intenta a sminuire e ridicolizzare le aspirazioni e i protagonisti di tale iniziativa. Certo si può ampiamente criticare la scelta di presentare l’associazione il giorno 8 settembre, individuando nell’8 settembre del 1943, giorno dell’armistizio di Badoglio, l’atto di rinascita della Patria dopo il fascismo, semmai è un altro 8 settembre quello che andrebbe riscoperto e ricordato da parte della sinistra,  vale a dire l’8 settembre del 1920, il giorno in cui venne ufficialmente promulgata a Fiume la Costituzione della “Reggenza Italiana del Carnaro”, il testo preparato da Alceste De Ambris e ritoccato da Gabriele D’Annunzio, un testo mai applicato ma molto all’avanguardia per i suoi tempi, che prevedeva ad esempio  l’attuazione di un ampio decentramento amministrativo nonché l’affermazione della democrazia diretta con l’assegnazione di una funzione dirigente alle organizzazioni dei lavoratori, cercando di delineare un assetto costituzionale politico e sociale più avanzato rispetto alla tradizione liberaldemocratica, senza accettare la nascente prospettiva sovietica. Chiusa la parentesi storica, e tornando all’oggi confesso che ho anch’io qualche perplessità sull’ultima iniziativa di Fassina e soci, ma a differenza

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In termini di comunicazione e consenso politico, l’attuale governo vive all’interno di una profonda contraddizione. Emerso e formatosi per mezzo di un discorso anti-establishment e critico nei confronti delle istituzioni (nazionali ed europee), si trova oggi nella disperata condizione di volere a tutti i costi mantenere la stessa strategia comunicativa, pur essendosi fatto esso stesso establishment e istituzione.

Seppure la propaganda cosmetica messa in atto quotidianamente dalle due parti di questo governo possa essere funzionale al mantenimento del consenso in questa fase iniziale, ogni contraddizione è destinata, a tempo debito, a emergere con chiarezza. La propaganda, che funziona benissimo quando non si è nella posizione di dimostrarne l’attuabilità, mal si sposa invece con l’azione di governo, che tende a farne emergere, nel tempo, i limiti. Promesse e dichiarazioni roboanti finiscono infatti per scontrarsi con i limiti istituzionali di un ruolo di governo, e con risultati necessariamente ridimensionati rispetto alle aspettative generate.

Per esempio, la contraddizione leghista è racchiusa nella figura del Ministro dell’Interno Matteo Salvini, e nella sua ben nota battaglia contro i migranti. Invece di proporre, in campagna elettorale, soluzioni plausibili e attuabili (seppur forse non condivisibili) in una normale cornice istituzionale, Salvini ha mantenuto toni accesi e spesso ambigui. Alternando attacchi generalizzati ai migranti, alle ONG e alle istituzioni, toni derisori nei confronti di personalità più o meno note, e promesse di poco plausibili deportazioni di massa, Salvini ha ammiccato a quella parte d’Italia che, per le ragioni più svariate, desidera semplicemente fermare l’ondata migratoria, a prescindere dalle difficoltà e dagli eventuali limiti istituzionali. Così facendo, ha alimentato istinti xenofobi e nazionalisti per accrescere il consenso verso il suo partito.

Ora, tuttavia, questa strategia inizialmente vincente sul piano elettorale comincia a scontrarsi con i limiti del ruolo istituzionale di Salvini. Mentre il ministro continua a comunicare il medesimo discorso (per esempio con il nuovo slogan provocatorio “è finita la pacchia”), la sua azione – per quanto aggressiva – non può spingersi dove la sua propaganda ha promesso senza scontrarsi mortalmente con l’impianto istituzionale di cui egli stesso è ora parte. Il tempo, nemico della propaganda, dimostrerà sempre più chiaramente che Salvini non è in grado di fermare l’immigrazione ed eseguire il numero enorme di espulsioni che buona parte del suo elettorato si aspetta. Per quanto egli possa impegnarsi, otterrà sempre qualcosa in meno di ciò che ha promesso.

Quando questo diverrà finalmente evidente, la sua comunicazione diventerà controproducente, e il consenso si trasformerà prima in critica, poi in aperto dissenso. Una semplice occhiata ai social media (centro vitale della comunicazione salviniana) dimostra che già emerge – seppur ancora minoritario – un certo scontento: qualcuno lamenta che i migranti continuano ad arrivare, che le espulsioni continuano ad essere inefficaci, che il governo dovrebbe spingersi oltre e usare mano più ferma e piglio più autoritario. Resta poi il nodo delle altre promesse, in primis l’abolizione della legge Fornero e la flat tax, temi caldi che, seppur tenuti temporaneamente nascosti dai proclami sull’immigrazione, sono destinati a riemergere e a pesare sul futuro consenso.

Una contraddizione importante, seppure parzialmente diversa, pesa anche sulle spalle del Movimento 5 Stelle. Il Movimento, presentatosi alle elezioni con la bandiera del reddito di cittadinanza e una squadra di governo fortemente sbilanciata a sinistra, ha finito per cedere il dominio interno alla sua ala destra, ritrovandosi peraltro a dover negoziare ogni sua mossa con un partito (la Lega) schierato ancora più a destra. Se, come è facile immaginare, una parte consistente del suo elettorato è composta da disoccupati, precari e delusi della sinistra renziana e di LeU, è altrettanto facile intuire che un tale spostamento a destra è destinato a creare smottamenti consistenti nell’elettorato dei 5 Stelle.

Il cosiddetto “Decreto Dignità”, presentato dal Ministro del Lavoro Luigi di Maio come un atto rivoluzionario e un attacco diretto alle politiche del lavoro precedenti, ha tutta l’aria, in realtà, di un decreto omeopatico, fortemente contraddittorio (si veda, per esempio, la limitazione dei contratti a tempo determinato, e il contestuale allargamento delle possibilità di utilizzare lavoro in somministrazione), destinato con ogni probabilità ad avere – nel migliore dei casi – effetti moderatamente palliativi.

Il decreto, peraltro, conferma sostanzialmente l’impianto del Jobs Act e l’uso dei voucher. Deve essere certamente difficile, per il Movimento, proseguire una propaganda sostanzialmente di sinistra sul tema del lavoro, attuando nel contempo politiche del lavoro di orientamento ambiguo e negoziate con la destra. Anche in questo caso, una semplice occhiata ai social dimostra l’emergere graduale di scontento, disappunto e delusione da parte di un pezzo dell’elettorato.

Quando, col tempo, l’azione governativa dimostrerà la sostanziale incapacità di affrontare disoccupazione e precarietà, il Movimento vedrà un inevitabile e sostanziale calo dei consensi.

Entrambe queste contraddizioni mettono il governo di fronte a un vicolo cieco: mentre il M5S sbandiera idee di sinistra per poi generare “non-riforme” di destra, la Lega ha la necessità di proseguire con una propaganda aggressiva ed esasperata sui migranti, pur sapendo di non poterla attuare senza uscire dai confini della legge e dei normali rapporti istituzionali (si veda il caso della nave Diciotti).

Il temporaneo successo di questa propaganda è anche dovuto (seppur non del tutto) alla pessima reputazione di alcuni importanti attori politici e istituzionali che cercano di contrastarla (qual è oggi la reputazione del PD? della Commissione Europea?).

È plausibile però, col passare dei mesi, aspettarsi che l’ampio consenso di cui gode questo governo sia destinato a erodersi più o meno rapidamente, se non addirittura a crollare di colpo con l’emergere improvviso di troppe contraddizioni. Che cosa potrebbe succedere allora?

Mentre i 5 Stelle, focalizzati sul tema del lavoro, faranno fatica a risolvere la contraddizione (simile, peraltro, a quella rivelatasi poi disastrosa del PD renziano che, definendosi di sinistra, portava avanti politiche di destra), la destra a guida salviniana potrebbe risolverla soltanto con una svolta di tipo illiberale/autoritario, che permetta dunque azioni prima inconcepibili in una normale cornice democratica. Ammesso che questo non accada, il rischio è che il consenso si sposti ancora più a destra, verso quegli ambienti in cui la propaganda xenofoba e sovranista di stampo salviniano è legata inestricabilmente a un preciso disegno autoritario e illiberale.

Ci sarebbe, tuttavia, un’alternativa più auspicabile. Non bisogna dimenticare infatti che, pur essendo la sinistra partitica in crisi e ormai dotata di una pessima reputazione, non è certo scomparso l’elettorato, che semmai si ritrova disperso, frammentato, incerto. Le contraddizioni del governo gialloverde, dunque, potrebbero essere il punto di partenza di una contro-narrazione proveniente da sinistra, che riesca a riorganizzare il suo popolo e a dar voce unitamente agli “ultimi” (migranti, precari, disoccupati, poveri, …) in una battaglia comune per la dignità umana.

Una sinistra che prenda di mira non le istituzioni nazionali ed europee, ma le idee che dominano queste istituzioni, e che sappia costruire un discorso basato sulla centralità dell’uomo e contro il dominio esclusivo di un’ormai inestricabile matassa di interessi economici, finanziari e politici. Una narrazione tale e di così ampia portata, tuttavia, deve venire davvero da sinistra. Al momento, purtroppo, si tratta di una sinistra latitante, se non addirittura inesistente.

Il Partito Democratico, pur definendosi di sinistra, si muove come un centrodestra moderato, ed è dunque destinato alla stagnazione o al calo dei consensi. Il tempo per costruire una vera sinistra, che offra un’alternativa a un inevitabile scivolamento sempre più a destra, c’è. Servono tuttavia le idee, i volti, le voci e i progetti attorno a cui riorganizzare un nuovo consenso.

(*) L’autore è socio del Circolo LeG di Ravenna.

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La scena è quella consueta del mercoledì in Piazza San Pietro. Il Papa ha concluso la sua catechesi, ha impartito la benedizione e saluta alcune persone ammesse al cosiddetto baciamano. Dalla piazza si alza un coretto, sono fedeli che festeggiano qualcuno che gli è caro, che sta salutando personalmente il Santo Padre. Ieri mattina (29 agosto, ndr), accade dunque che i cresimandi della diocesi di Lucca intonino un coro scandendo il nome “Italo”, quello del loro vescovo, mons. Italo Castellani (prima di andare a Lucca è stato vescovo di Faenza, ndr), che sta appunto salutando Papa Francesco.

Tutto normale se non fosse che qualcuno si dice convinto di aver sentito un coro inneggiante a Viganò, l’ex nunzio negli USA autore del ben noto documento di accusa nei confronti del Papa. La notizia è di quelle che fanno clamore, da prima pagina. Peccato che sia falsa. Per accorgersene sarebbe in fondo bastato riascoltare con attenzione il video di Vatican News su Youtube (Udienza del 29/8/2018 al 1'04'27''), quindi a tutti accessibile, per rendersi conto che, pur non sapendo che fosse per “Italo”, sicuramente quel coro non era per “Viganò”. Fatto sta che in pochi minuti la “notizia” diventa virale sui social media e da lì – come sempre più spesso accade – passa all’informazione main stream. Apparentemente senza filtri.

Su alcuni siti di giornali, dunque, leggiamo che il Papa è stato contestato dai fedeli in Piazza San Pietro che inneggiavano al “grande accusatore” Carlo Maria Viganò. La vera notizia affiora di lì a poco, grazie alla professionalità di chi si prende la briga di riascoltare l’audio e di “scoprire” la presenza in Piazza San Pietro del gruppo di fedeli di Lucca che, per alcune ore, grazie a questa fake news sono diventati “famosi” loro malgrado. La vicenda, che ha del surreale e per alcuni aspetti anche un lato comico, è in realtà il sintomo preoccupante di un sistema mediatico che, nella ricerca esasperata dello scoop, non analizza i fatti ma li piega a ciò che sembra essere l’aspettativa del suo pubblico.

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