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In margine ad un recente articolo di Piero Ignazi.

Perché è utile proporre lo scioglimento delle organizzazioni neofasciste

Un interessante articolo di Piero Ignazi ("Domani" del 14-10-2021) sul tema dellla richiesta di scioglimento dell’organizzazione FN, (protagonista dell’assalto alla sede nazionale della CGIL e accusata di richiamarsi al fascismo e quindi ricadente nella fattispecie della legge Scelba e per altri aspetti della legge Mancino), mi ha stimolato ad una più approfondita riflessione su questo argomento.
Molto opportuna mi è sembrata l’avvertenza che il politologo bolognese (ma di origine faentino!) segnala a tutti noi: lo scioglimento di un’organizzazione (o anche di più organizzazioni similari) non deve creare illusioni sull’efficacia di una tale misura. L’esempio ch’egli fa, tuttavia, di una organizzazione olandese di estrema destra che rinasce il giorno dopo con un nome simile, non mi sembra invero pienamente calzante. Innanzitutto perché non mi risulta che in Olanda esista una legislazione che specificamente preveda il divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista (ovvie le ragioni storiche) ma soprattutto perché di esempi di rinascita sotto altre spoglie di movimenti fascisti ne abbiamo visti parecchi anche in Italia. Proprio i due movimenti che furono sciolti negli anni settanta (ON e Av Naz.) fornirono militanti, denaro e probabilmente contatti ad un’altra organizzazione (Ter. Pos.) parte dei cui dirigenti ritroviamo oggi in FN ed anche in Ca. Po.. Nessuno si illude certamente che disarticolare una piccola organizzazione significhi estinguere in modo duraturo la capacità di aggregazione di un’area politica. Ma non è questo il punto e giustamente Ignazi, che è uno studioso serio che all’analisi della destra italiana ha dedicato parte dei suoi studi, solleva piuttosto il problema di fondo che è quello di “.. quanto sia diffusa una benevola considerazione del passato regime. Finché vedremo circolare tutta la paccottiglia nostalgica in negozi, bar, ristoranti, taxi, senza che nessuno alzi un dito, considerandola un fatto normale, movimenti come Forza nuova et similia avranno acqua in abbondanza in cui navigare ..”. E pone anche l’accento su un altro aspetto : è la destra italiana tutta e particolarmente FdI che continuano con “.. i paraventi verbali e la fuga dalla responsabilità. Sono molto più inquietanti quei partiti che continuano ad avvilupparsi in penose contorsioni lessicali pur non pronunciare una condanna palese del fascismo.”

Proprio queste considerazioni però mi conducono a conclusioni diverse da quelle che ne trae il politologo. A mio parere è necessario focalizzare l’attenzione sulla contingenza politica e sociale nella quale ci troviamo, caratterizzata dall’enorme disagio sociale provocato dalla pandemia, dalla crescita delle disuguaglianze, dall’impatto psicologico del lockdown e delle misure adottate per combattere il contagio. Fattori che hanno determinato conseguenze politiche clamorose ed inusitate: un governo di “salvezza nazionale” che si trova nella necessità di adottare misure eccezionali per fronteggiare la situazione e consentire la ripresa economica e al quale partecipano quasi tutte le forze presenti in parlamento con

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A scanso di equivoci: il “green pass” non è verde

Per un cammino radicalmente ecologista e nonviolento


Come pacifist* ed ecologist*, vorremmo contribuire al dibattito che attualmente infiamma e spacca la società.

Siamo profondamente preoccupat* per la pericolosa polarizzazione e radicalizzazione del conflitto: da una parte i gruppi più violenti ed eversivi che cavalcano il malessere sociale, dall'altra il blocco di potere politico-industriale-mediatico che governa il paese e che impone il suo programma liberista.

Condanniamo nel modo più fermo i neofascisti ed ogni violenza, e tutti coloro che spalleggiano questi gruppi, chiedendoci perché siano stati lasciati agire impunemente dalle autorità, negli eventi del 9 ottobre a Roma. Queste violenze non fanno altro che delegittimare ogni forma di protesta e sono l'occasione per stringere e limitare il diritto a manifestare (cosa che puntualmente sta accadendo).

La nostra è una società malata, e non solo a causa della pandemia Covid-19. Una società che ha ereditato, ancor prima del Covid-19, modelli socio-economici e stili di vita insostenibili che incidono fortemente sulla salute delle persone, delle comunità, dei territori e dell’intero Pianeta. Una società centrata su un modello di sviluppo che ha distrutto l’equilibrio tra le persone e l’ambiente, e che alimenta enormi ingiustizie nord-sud del mondo.

Oggi più che mai, è importante coltivare un pensiero critico che metta la salute (nel suo aspetto globale), il rispetto e la nonviolenza al centro del dibattito. Contestiamo quindi la narrazione “bellica” che tende a mettere in un angolo anche il semplice diritto al dubbio.

Abbiamo vissuto con sgomento e preoccupazione le "guerre all’untore" che in Italia si sono scatenate contro coloro che per dubbio, convinzioni o scelte di vita decidono di non affidarsi al vaccino. Come ecopacifist* rigettiamo l'”hate speech”, da ogni parte esso provenga, il linguaggio violento, umiliante, disumanizzante verso chi non la pensa allo stesso modo. Vogliamo favorire l'empatia, il dialogo, l'ascolto.

Crediamo nel sistema sanitario, una conquista da difendere, e rifiutiamo ogni malaugurata idea di un sistema sanitario dove chi ha “colpe” deve pagarsi le cure.

Purtroppo molti media hanno abdicato al proprio dovere di esercitare un controllo sull’operato del governo e di garantire un dibattito effettivamente pluralista, aperto e trasparente: ragionevoli e accorati appelli contro il greenpass (di docent*, student*, scrittor* e filosof*), non hanno trovato adeguato spazio nei media “mainstream”.

Anche a nostro parere lo strumento del greenpass (così come è declinato in Italia), è pieno di contraddizioni e fallacie sul piano sanitario, finalizzato a un rigido e burocratico controllo sociale, umiliante e divisivo, oltre a contraddire i principi contenuti nella Risoluzione 2361 (2021) dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa e  nel Regolamento Ue n. 953/2021.

Sul greenpass e sulle scelte politiche di gestione della pandemia, la differenza tra i singoli Stati, anche all’interno della Unione Europea, è molto forte. Perché quindi non si può discutere e criticare apertamente questa misura, che non è, come spesso si dice “scientifica” ma meramente “politica”?

L'11 ottobre il Collettivo Lavoratori Portuali di Trieste e Genova (gli stessi che negli ultimi anni hanno incrociato le braccia al traffico di armi diretto in Arabia Saudita), ed i sindacati di base hanno indetto uno sciopero generale, anche (ma non solo) contro il greenpass. Tra le altre richieste avanzate, che noi condividiamo, il reddito universale, la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario, il rilancio dello Stato sociale, investimenti nella scuola pubblica, nella sanità pubblica, potenziamento del trasporto pubblico, sicurezza vera sul lavoro.

Rivendichiamo un pensiero critico sulla pervasività degli interessi economici e politici nella medicina e nella sanità, sull’invadenza del digitale e delle tecnologie del controllo, sul mito della crescita economica infinita, sulla deriva scientista che si accanisce contro visioni del mondo e approcci di cura considerati non conformi.

Se davvero la salute non è solo assenza di malattia ma presenza di uno stato di benessere psico-fisico che va dalle persone alla comunità, allora la via d’uscita è nella rivisitazione globale dei nostri stili di vita (e quindi politiche che sappiano indirizzare e favorire queste scelte, modificando l'attuale sistema economico senza lasciare impuniti i crimini ambientali che minacciano la salute pubblica).

Si è più in salute mangiando cibo sano, locale, modificando radicalmente il nostro modo di muoverci e rapportarci alla terra, riducendo la nostra impronta ecologica, i nostri frenetici e consumisti stili di vita, praticando la sobrietà e la lentezza, organizzando vere e proprie comunità educanti, rafforzando la medicina di base.

La capacità di accettare i limiti che ci impone la natura ci condurrà ad un nuovo equilibrio sociale ed esistenziale, con l'ambiente e con gli altri popoli del mondo.

Siamo più in salute se ci prendiamo cura del territorio in cui viviamo, se anche la scuola diventa più democratica, esperenziale e all'aperto, (da qui l'importanza di spazi verdi, cortili, parchi e giardini anche in città), un luogo dove educare al pensiero critico, alla cittadinanza attiva, a sani stili di vita.

Purtroppo la gestione securitaria e fobica della pandemia rischia di schiacciare questo cammino, costringendoci ancora più di prima dentro vite segnate dal predominio della tecnocrazia, della farmacologia e della medicalizzazione spinta.

Il continuo martellamento di messaggi ansiogeni, repressivi e colpevolizzanti ha contribuito ad aumentare sindromi depressive, consumo di alcool e psicofamaci.

La scuola è sempre più “ingessata” e chiusa in sé, con progetti e realtà educative innovative (ricordiamo ad es. Bimbisvegli), bloccate da regole senza senso.

Oltretutto queste imposizioni controproducenti ed ingiuste, esasperano gli animi e rendono le persone insofferenti anche ai "limiti ambientali” che multinazionali e mafie calpestano quotidianamente in totale impunità. Limiti all'inquinamento e al consumo che saranno sempre più necessari per fronteggiare l'emergenza climatica ed ambientale.

Abbiamo bisogno di ripartire dalla salute globale di ogni essere vivente, dobbiamo creare le condizioni per iniziare un nuovo cammino, contrastando il dominio di un capitalismo che non potrà mai avere un volto umano.

Non vogliamo arrenderci a una deriva che schiaccia i mondi diversi possibili o già praticati, vogliamo disegnare un nuovo umanesimo ecologista, pacifista e antifascista.

Proviamo a camminare insieme.

 

(per adesioni a 3333520627 whatsapp, oppure mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)

 

Primi firmatari (in aggiornamento - le firme sono a carattere esclusivamente personale):

Linda Maggiori (blogger, scrittrice, attivista)

Paolo Piacentini (autore, camminatore)

Franco Arminio (poeta e scrittore)

Michele Boato (direttore Ecoistituto del Veneto e rivista Gaia)

Alessandro Mortarino (Co-fondatore del Forum nazionale Salviamo il paesaggio)

Marinella Correggia (ecopacifista, apolide)

Guido Viale (saggista e sociologo)

Francesco Bevilacqua (scrittore)

Nicholas Bawtree (direttore di Terra Nuova)

Giuditta Pellegrini (giornalista, fotografa, videomaker) 

Serena Terzani (attivista in difesa dei diritti e dell'ambiente)

Giampiero Monaca (maestro ideatore Bimbisvegli)

Elisa Lello (sociologa)

Aldo Zanchetta (scrittore, esperto di America Latina e paesi indigeni) 

Damiano Cavina (attivista per la pace e per il dialogo interculturale)

Domenico Guarino (giornalista e scrittore)

Anna Chiesura (ricercatrice)

Anna Maria Altobelli (educatrice perinatale)

Daniele Quattrocchi (attivista di Extinction Rebellion)

Olivier Turquet (giornalista, redattore Pressenza)

Valentina Fabbri Valenzuela (educatrice, difensora dei diritti umani)

Violeta Valenzuela (difensora dei diritti umani)

Gianluca Carmosino (giornalista Comuneinfo)

Riccardo Troisi (giornalista Comuneinfo)

Marco Calabria (giornalista Comuneinfo)

Danilo Casertano (maestro di strada)

Aniello de Padova (attivista Decrescita Felice)

Max Strata (scrittore ed attivista)

Elisa Semeghini

Catiuscia Rosati (giornalista freelance)

Vania Bertozzi

Sabrina Petracchini

Barbara Gizzi (consulente turismo responsabile)

Francesco Senatore (camminatore)

Domenico Ponzo

Elisabetta Ambrosi (giornalista)

Alberto Conti (attivista per l’ambiente)

Veronica Iori (attivista di Extinction Rebellion)

Christian Lovato (attivista di Extinction Rebellion)

Titus Dart (attivista di Extinction Rebellion)

Stefano Casulli (pedagogista e ricercatore)

Paolo d'Arpini (attivista Rete Bioregionale italiana)

Caterina Regazzi, (attivista Rete Bioregionale italiana)

Franco Fabbri

Filippo Cannizzo (filosofo e scrittore)

Monica Capo (docente scuola primaria)

Stefano Panzarasa (cantante e scrittore ecopacifista)

Giorgio Rossi Chioggia

Claudio Pietro Montanari (attivista Red Ghost)

Pierpaolo Lanzarini (contadino, attivista)

Lorenzo Mandelli (attivista di Extinction Rebellion)

Andrea Casalini (attivista e pacifista)

Serena Gatti (Regista)

Giovanni Angeli (educatore, attivista)

Alessandro Serra

Christian Brandi

Ellison Paolista (attivista Decrescita Felice)

Remo Ronchitelli (attivista Decrescita Felice)

Barbara Gaddi (attivista Extinction Rebellion)

Elena Piffero (attivista Decrescita Felice)

Lorenzo Colacicchi (attivista Global Greens)

Eleonora Berti (architetto paesaggista)

Elisa Paltrinieri (giornalista e scrittrice)

Antonella Lodi (attivista per l'ambiente)

Patrizia Gentilini (oncologa)

Elena Coquoz (attivista per l'ambiente)

Domenico Demattia (attivista per l'ambiente)

Elena Cesari (ecofemminista)

Francesca Conti

Fausto Maggiori (medico) 

Elide Moro 

Mario Sassi (attivista per l'ambiente)

Gigetto Agostini

Tatiana Grifoni (attivista per gli animali)

Piero Grappasonno

Claudio Bondioli Bettinelli (architetto, attivista ecologista)

Clara Scropetta (attivista nel campo della maternità)

Katia Ghili (attivista per la tutela dell'ambiente e della salute pubblica)

Domenico Barbato (attivista di Extinction Rebellion, e giornalista freelance)

Anna Ippolito (insegnante)

Jennifer Raddato (mamma ambientalista)

Laura Ghiotto (mamma NoPfas)

Laura Saffiotti (insegnante, attivista per la mobilità sostenibile)

Simona Sambati

Rita Sala (ambientalista)

Monica Buson (cittadina attiva)

Grazia Roncaglia (insegnante, scrittrice, formatrice)

Diana Arena (insegnante)

Remo Siza (sociologo)

Grazia Stefanini (attivista della Decrescita Felice)

Leonardo Petri (attivista di Extinction Rebellion)

Deborah Pieroni (insegnante)

Cinzia Airoldi (insegnante)

Maria Rosaria Marrese (sociologa e nomade in cammino)

Nicola Bassi (educatore, attivista)

Giuseppe Nuzzi (attivista)

Sergio Ciliegi

Roberto Pasquali (poeta e traduttore)

Monica Martina (formatrice)

Valter Sgargi (viandante resistente antifascista)

Daniela Fazzina 

Maurizio Marchi  (Medicina Democratica Livorno)

Isabella Horn (poetessa) 

Paolo Cacciari (parlamentare) 

Lorenza Garau (camminante, mamma, insegnante)

Laura Lo Presti (ambientalista)

 Silvia Ventriglia

 

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Nel programma di Ravenna coraggiosa, assieme a diversi altri punti riguardanti i temi ambientali e dell’ indispensabile svolta in campo energetico come condizione per prendere con decisione la strada della svolta ecologica, parliamo chiaramente della necessità di chiudere il pozzo estrattivo “Angela Angelina”, davanti a Lido di Dante.
Piattaforma Angela Angelina: "L'Eni non ha mai preso impegni per chiuderla"
La subsidenza, il pericolo di contaminazione del mare e il danno paesaggistico che tale installazione comporta sono elementi noti a tutta Ravenna, e in particolare  alla popolazione di quel tratto dei Lidi.
Del tutto recentemente anche l’ ARPAE (Agenzia Regionale per la Prevenzione, l’Ambiente e l’ Energia) ha avanzato al Governo una richiesta  ben precisa: cioè che i valori di subsidenza oltre i quali deve scattare il divieto di qualsiasi attività estrattiva siano portati dagli attuali 25 millimetri annui a “valori prossimi a dieci millimetri”. E’ questo il caso del punto estrattivo il questione.  Infatti, l’ARPAE individua proprio nella zona di Angela Angelina uno dei luoghi di criticità.
Siamo fermamente convinti che sul problema di Angela Angelina,  la cui chiusura, chiesta fermamente dai movimenti ambientalisti, è stata auspicata in molte occasioni da diverse parti, non si debba più tergiversare, e che il 2022 sia finalmente l’anno di avvio della dismissione. 
 
#votaravennacoraggiosa
 
#scrivistaloni
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Foto di Tomaso Montanari

È davvero inaccettabile il linciaggio politico-mediatico degli oltre 400 professori universitari (tra i quali spicca Alessandro Barbero: cui in queste ore viene fatta pagare soprattutto la sua posizione sulle Foibe) che hanno firmato un appello critico sul green pass (https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/). Pur essendo debole sul piano giuridico (Costituzione e diritto europeo) e pur ammiccando al tono apocalittico di chi assimila le vaccinazioni alle persecuzioni (ragioni per le quali non ho firmato), l’appello ha il merito di porre sul tappeto una serie di questioni sostanziali, largamente eluse dalla propaganda governativa. Quei professori, insomma, fanno il loro mestiere: esercitano il pensiero critico, e lo fanno in pubblico. E fa impressione che dal vertice del mondo accademico la questione dei diritti costituzionali venga liquidata come «di lana caprina».

I docenti affermano che il lasciapassare «estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico», e auspicano che «si avvii un serio dibattito politico, nella società e nel mondo accademico tutto (incluse le sue fondamentali componenti amministrativa e studentesca), per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti, per garantire il diritto allo studio e alla ricerca e all’accesso universale, non discriminatorio e privo di oneri aggiuntivi (che sono, di fatto, discriminatori) a servizi universitari». È difficile non condividere sia la constatazione che l’auspicio: perché una sempre più violenta caccia alle streghe (https://volerelaluna.it/opinioni/2021/09/08/il-green-pass-attenti-al-virus-dellintolleranza/) copre la fuga del Governo Draghi dalle proprie responsabilità.

L’arbitrio, le discriminazioni e le aporie del green pass potrebbero essere tutti superati dal coraggio di introdurre l’obbligo vaccinale (è la posizione di Barbero, ma non dei promotori dell’appello), come suggerisce anche Maurizio Landini. Perché è davvero pazzesco che il passaporto sanitario sia (per esempio) necessario per pranzare alla mensa della fabbrica, ma non nel ristorante dell’albergo di lusso; per passeggiare in un parco monumentale, ma non per consumare superalcolici al banco; per andare a teatro, ma non alla messa; per andare all’università ma non al supermercato; per salvare la vita dei ricchi sulle Frecce (170.000 al giorno), ma non per tutelare i 6 milioni di pendolari che ogni giorno viaggiano sui treni locali… Né è giusto che ad alcune categorie professionali sia imposto, e ad altre (non a minor rischio) invece no. Con l’obbligo, al contrario, lo Stato parlerebbe con chiarezza, forza ed eguaglianza: assumendosi la responsabilità di scelte che pressoché nessuno è in grado di fondare su una vera consapevolezza scientifica. E se la risposta fosse che la natura ancora sperimentale del vaccino (o altre circostanze scientifiche e giuridiche) non consentono di stabilire l’obbligo, ebbene allora sarebbe almeno chiaro che quello stesso obbligo non può essere imposto nemmeno surrettiziamente, come sta accadendo.

Ma la vera domanda che quell’appello spinge a farsi è: davvero abbiamo bisogno di un obbligo (esplicito o mascherato che sia)? In Italia abbiamo vaccinato oltre l’80% della popolazione vaccinabile (dunque esclusi i sei milioni sotto i 12 anni e chi non può vaccinarsi per ragioni mediche), e non certo grazie all’imposizione del lasciapassare (lo hanno argomentato molto bene i Wu Ming in un lungo e assai lucido articolo online: https://www.wumingfoundation.com/giap/2021/08/ostaggi-in-assurdistan/). E dunque, a cosa serve il green pass (misura, ricordiamolo, senza veri paragoni all’estero, Francia esclusa), e a cosa potrebbe un domani servire l’obbligo (https://volerelaluna.it/commenti/2021/08/06/noi-il-vaccino-e-la-pandemia-il-green-pass-e-davvero-la-soluzione/)?

Da una parte sono funzionali ad alimentare la logica del nemico pubblico: il pestaggio mediatico degli “insegnanti novax”, per esempio, va avanti nonostante che il 90,45% del personale di scuola e università abbia fatto almeno una dose. Dall’altra, servono ad aprire la strada a un pericolosissimo “bomba libera tutti” che sollevi finalmente il Governo dai suoi veri doveri. Alcune università iniziano a dire che se in un’aula sono tutti col green pass ci si può togliere la mascherina: e già si intravede come il lasciapassare consentirà – piano piano – di far saltare i limiti sui mezzi di trasporto, nelle aule di scuole e tribunali, e in mille altri spazi pubblici gravemente inadeguati a prescindere dalla pandemia. Sarebbe un disastro sia per la diffusione della pandemia (perché il green pass è una misura amministrativa e politica, non certo un presidio sanitario, e dunque – va detto con chiarezza – non elimina affatto il rischio di contagio), sia per la perdita di un’occasione unica per dare dignità e adeguatezza ai luoghi in cui si svolge la vita dei lavoratori. Insomma, la via dell’esclusione invece di quella dell’inclusione. L’alternativa a obblighi, veri o mascherati, è allora forse quella suggerita dall’OMS, che dice che se un obiettivo di salute pubblica «può essere raggiunto con interventi politici meno coercitivi o intrusivi (ad esempio, l’istruzione), un obbligo non sarebbe eticamente giustificato, poiché il raggiungimento di obiettivi di salute pubblica con minori restrizioni alla libertà e all’autonomia individuali produce un rapporto rischio-beneficio più favorevole». Quanto più civile e democratica del green pass (odioso fin dal marketing inscritto nel nome: https://volerelaluna.it/opinioni/2021/08/04/il-green-pass-quando-il-linguaggio-non-aiuta-a-capire/) o dell’obbligo sarebbe stato, e potrebbe ancora essere, una campagna porta a porta per parlare con coloro che davvero sono contrari al vaccino: in fondo una piccola minoranza (stimata tra il 3 e il 6% della popolazione vaccinabile) in buona parte composta di persone che hanno solo bisogno di un dialogo con un umano (e non con una lista di Faq) che li aiuti a vincere paure razionali e irrazionali. Nessuno – è vero – può avere in questa materia ricette infallibili, ma l’unica cosa davvero sbagliata è demonizzare chi chiede un dibattito serio. E proprio chi – come me – crede che i vaccini siano l’unica strada per uscire dalla pandemia, ha tutto l’interesse che questo dibattito sia serio e profondo, che investa la questione dei brevetti e quella del rapporto tra industria farmaceutica e interessi collettivi, che affronti lo scandalo dei marginali esclusi dal vaccino, in Italia e nel mondo (dove sono maggioranza). All’inizio della pandemia, il papa ci aveva ricordato che era illusorio sperare di rimaner sani in un mondo malato: i toni che sta assumendo il discorso sui vaccini ci ricordano quanto la malattia morale sia grave.

 

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Quanto più  che una ritirata quella dell'occidente filo statunitense dall'Afghanistan appare come una "rotta", il discredito è  totale. Come si possano fare errori scellerati di questo tipo (come ha fatto l'amministrazione americana), resta un mistero, anche perché  fu lo stesso errore (non come scelta, ma come modalità) di quello fatto dall'amministrazione Obama in Iraq che portò al consolidamento dell'Isis!

Forse l'unica possibile risposta viene dal fatto che in questi 20 anni di occupazione Nato-occidentale cui ha partecipato anche il nostro paese, l'Afghanistan sia diventato il primo produttore mondiale di oppio, da cui è noto non si ricavano materie per l'industria, ma le note sostanze come l'eroina concorrenti della cocaina..... ma non so quanto possa essere convincente neanche questa considerazione.

Per ora i talebani sembrano prevalere senza alcun ostacolo, ma gli enormi guadagni accumulati con il traffico dell'oppio avranno pure arricchito qualcun altro oltre a loro, anche di armamenti e potere locale!!?? Per ora costoro guarderanno a quello che succede..... ma cosa accadrà quando certi vicini potenti come la Cina e la Russia,  ma anche l'Iran e la Turchia senza dimenticare il Pakistan, che hanno già da subito dichiarato (mi viene da piangere), di rispettare le legittime scelte di autodeterminazione del popolo afghano (come se i milioni di ragazzi e soprattutto ragazze che in queste ore lasciano i loro drammatici testamenti di paura per il loro futuro avessero potuto esprimersi), cosa accadrà mi chiedevo quando questi potenti paesi metteranno le mani ed anche il "culo" sul tavolo afghano??

Purtroppo Le donne e chi contava in un possibile cambiamento di una società come quella barbara dei talebani ante 2001 saranno comunque le vittime ancora una volta degli errori madornali dell'occidente; ma anche vittime di una schifosa condotta sociale ancestrale e patriarco-maschilista tribale che alimentata dall'estremismo religioso che sovrasta quelle popolazioni le fa diventare schiave ora di questo ora di quell'altro padrone.

Un possibile cambiamento, forse come unico lascito positivo dell'occupazione occidentale, potrebbe essere dovuto a 2 fattori:

Primo l'età media degli oltre 30 milioni di afghani è di 19 anni, quindi la maggior parte di loro è nata con la presenza delle forze di occupazione Nato-occidentale;

Secondo una parte di questa popolazione estremamente giovane ed anche nella componente femminile ha potuto frequentare soprattutto nelle città un minimo di esperienza scolastica.

La parte di popolazione cui appartengono i capi anziani che appaiono nelle prime immagini televisive è costituita invece da un 2/3% di ultra 60enni della popolazione di cui so quanti provengano dalla provincia e quanti dalle città maggiori.

Cosa accadrà quando questi nuovi governanti inizieranno a far lapidare le donne ed a chiudere le scuole per le bambine? Io spero che non gli vada tutto liscio e che inizi un rivoltamento della giovane società afghana... non avverrà certo senza, purtroppo, uno spargimento di altro sangue.

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Non avremmo mai immaginato, fino a poco tempo fa, che anche un/il vaccino ci avrebbe interpellato in merito alla nostra Costituzione. O, meglio, in merito alla conoscenza, o meno, della nostra Costituzione.

Per fortuna, in questi giorni, molte voci si sono fatte sentire, per smentire l’allarme che una destra irresponsabile e ignorante di Costituzione ha tentato di lanciare. Il green pass e , in alcuni casi, l’obbligo vaccinale, sarebbero anticostituzionale liberticidi. Un vero e proprio assurdo, fra le numerose assurdità a cui da tempo non riusciamo ad abituarci.

Fra le tante voci, suggeriamo la lettura del recente articolo di Azzariti, radicalmente chiaro. Gaetano Azzariti, fra l’altro, è il presidente della Associazione  nazionale Salviamo la Costituzione, della quale anche i Comitati in difesa della Costituzione di Bagnacavallo, Faenza e Ravenna fanno orgogliosamente parte.

Paola Patuelli

L'articolo di  Gaetano Azzariti

Il dibattito. Al dunque la questione di fondo è: sin dove possono spingersi gli obblighi e le limitazioni alle libertà individuali per la tutela dell’interesse pubblico alla sanità e alla sicurezza?

Manifestazione contro il green pass

 

Circola una leggenda metropolitana tra i No Vax che chiama in causa la Costituzione. L’obbligo vaccinale – si narra – violerebbe il divieto di imposizione dei trattamenti sanitari garantito dall’articolo 32 della costituzione; il green pass limiterebbe invece la sacra libertà di circolazione inscritta all’articolo 16 del nostro testo supremo. Si chiama alla lotta per riaffermare i più vitali principi del costituzionalismo moderno, contro i poteri asserviti ad interessi economici che, in parte, rimangono oscuri, in parte, sono individuati in quelli reali e per nulla rassicuranti delle cosiddette Big Pharma. Al grido di “libertà, libertà” i nuovi paladini si propongono come i garanti dei diritti del popolo, contro la nuova plutocrazia autoritaria che approfitta della presunta emergenza sanitaria per erodere la democrazia sin dalle sue fondamenta.

La confusione è tale che persino il fatto che a dirigere il movimento di protesta siano le componenti più reazionarie e fascistoidi non è considerato un ostacolo, neppure da chi, entro questo magmatico movimento, rivendica la sua ispirazione antifascista, se non di sinistra. Ben venga che la libertà sia difesa da chi (ovvero insieme a chi) non crede nella democrazia: si tratta pur sempre di far valere ciò che viene prima della stessa convivenza civile, ovvero la libertà intesa come un valore assoluto, prerequisito di ogni altro diritto degli individui. Basterebbe leggere qualche classico, in realtà, per sapere che la libertà assoluta si pone contro ogni forma di convivenza ed è l’anticamera del bellum omnium contra omnes.

Ma lasciamo da parte i classici. Facile è smontare questa narrazione farlocca dal punto di vista costituzionale. Basta saper leggere gli articoli richiamati. Il divieto di imporre trattamenti sanitari – e il connesso principio di poter disporre del proprio corpo – è, infatti,

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