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Quante storie a Faenza per la proposta di una ruota panoramica (una ruotina!) da collocare tra il duomo quattrocentesco di Giuliano da Majano e la fontana secentesca di (forse) p. Domenico Paganelli. Che cosa diranno ora tutti questi parrucconi faentini se ne verrà posta una grande, davvero grande, di fronte al parco archeologico di Pompei, dico a Pompei, scavi romani, città distrutta nel 79 d.c.?
Beh si potrà dire che a Faenza siamo al passo con i tempi!

 

 

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Come durano poco gli amori in politica! Anche quando gli ”innamorati” sono autorevoli intellettuali, esimi giornalisti o, come nel nostro caso, famosi e brillanti economisti, qual è Jean-Paul Fitoussi.
Ce ne eravamo accorti già in Italia con Renzi, dal quale in molti, dopo il secondo disastroso insuccesso elettorale (la batosta del referendum per alcuni non era bastata ...) hanno cominciato a prendere le distanze. Usciti dall’estasi adorante hanno improvvisamente cominciato a rimproverargli l’arroganza, la povertà strategica e l’io ipertrofico.
Anche Fitoussi con l’ex amato Macron ci va giù pesante fin dal titolo “Ho sostenuto Macron, ma è solo un imbecille” ed anche l’analisi è impietosa: “Macron aveva annunciato che il suo programma era costituito da due parti. Apriva alla destra, all’elite, alla borghesia imprenditoriale, garantendo la riduzione delle tasse sul capitale finanziario. E offriva però alla sinistra, al popolo, un miglioramento delle condizioni economiche. L’aiuto alla destra c’è stato subito. I ricchi e i ricconi si sono visti alleggerire le tasse sui capitali, ha lasciato intatte solo quelle sul patrimonio immobiliare. Ai poveri invece ha servito il nulla …”.
Ed alla fine, come tutti gli innamorati delusi , lui, che aveva firmato per Macron presidente, ammette: Ho sbagliato. E come me tanti francesi. Hanno capito in ritardo che non era l’uomo nuovo”.
Caro Fitoussi, forse i brillanti economisti non hanno gli strumenti giusti per giudicare gli uomini con criteri politici, abituati come sono da secoli a fare “i consiglieri” del principe. Qua dalle nostre parti non ci sono molti autorevoli economisti, ma le posso assicurare che di persone che avevano capito fin dall’inizio di che pasta è fatto Macron ne conosco diverse. Magari se un giorno o l’altro fa un salto qui da noi e ci dà una lezione di economia la invitiamo più che volentieri.

Questa l’intervista di Antonello Caporale su “Il Fatto quotidiano del 10.12.18

Il professor Jean-Paul Fitoussi: “Ho sostenuto Macron, ma è solo un imbecille”
L’economista francese: “Il presidente ha aiutato i ricchi e ha dimenticato poveri e sinistra. Meglio il governo italiano”

Professor Fitoussi, un aggettivo per definire Emmanuel Macron.
Imbecille.

Jean-Paul Fitoussi, economista francese di origini tunisine, vive a Parigi ma frequenta Roma. Dalla sua casa il rumore delle bombe carta, il fumo dei lacrimogeni, le cariche della polizia paiono inesistenti. L’analisi sui gilet gialli, la protesta che ha incendiato la Francia e ha azzerato la reputazione politica del presidente Macron parte proprio da questa considerazione.
Parigi non conosce la Francia, e chi abita a Parigi non sapeva che milioni di francesi vivono difficoltà più estreme di quelle ipotizzabili. Ci si sveglia stupiti di questa rabbia, ma un politico che non conosce il suo Paese che dirigente è?
Professore, lei è stato un sostenitore di Macron.
Di più. Mi sono esposto, ho firmato un appello a suo favore. Lo ritenevo in gamba, capace di dare alla Francia ciò che chiedeva: un nuovo corso, una nuova classe dirigente.

Invece?
I francesi si sono accorti della verniciatura, neppure fatta bene, di un muro pieno di crepe. Stesso potere dietro il paravento di un giovane uomo.

Si è usata la parola “golpe” per definire il clima francese. Fa rabbrividire l’idea che la crisi politica possa infragilire quella democrazia così antica fino a immaginare come plausibile un esito violento.
È una analisi superficiale e non attuale. [...]

 Leggi qui l’intero articolo: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/ho-sostenuto-macron-ma-e-solo-un-imbecille/

 

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Ci siamo posti questa domanda, prendendo spunto dalla "Passeggiata letteraria" in difesa dell'Arena Borghesi, organizzata da Italia Nostra e Legambiente, sabato 20 ottobre, lungo il viale Stradone.

 

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“Molti nemici, molto onore” diceva Mussolini.

 

 

Sappiamo com’è finita: le leggi razziali, l’Italia trascinata in guerra, centinaia di migliaia di morti e il Paese distrutto. Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della nascista di Mussolini – casualità o scelta deliberata? – un ministro della Repubblica nata dalla Resistenza ripropone la stessa frase.

Le leggi e la Costituzione vietano l’apologia del fascismo. Salvini del fascismo condivide tanti propositi e ora anche il sinistro armamentario propagandistico. Si vergogni, non è degno del posto che ricopre!

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Prima si sgombra il campo dalla assurda richiesta di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica e meglio è. 
La Costituzione parla di "alto tradimento" e di "attentato alla Costituzione" fattispecie molto lontana da quanto è accaduto nelle ultime ore. Come ho già commentato si è trattato di una forzatura costituzionale ma fortemente voluta e provocata da Salvini e che rischia di far slittare il sistema verso pulsioni presidenzialiste, che è esattamente quanto desidera la destra, e il Pd mi sembra si accodi considerando normale una forte ingerenza politica del Presidente.
Sarebbe molto meglio che il parlamento discutesse subito in un grande confronto alla luce del sole e nel luogo deputato quali sono le posizioni e le tattiche rispetto alle politiche europee. Mi sembra infatti che dire faremo come ci ordinano i mercati o la Germania o all'opposto minacceremo l'uscita dall'euro, ma non lo faremo .. non siano posizioni politiche né chiare né dignitose! Chissà che il Parlamento non si svegli.

Alessandro Messina

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Sapete chi è quel signore che il 9 marzo, parlando del risultato elettorale e delle prospettive future, alla domanda del giornalista di Repubblica “Quali sono le priorità?” ha risposto:
“Direi tre. Cambiare la Costituzione per abolire il bicameralismo perfetto, una nuova legge elettorale in cui la governabilità prevalga sulla rappresentatività, e alcune riforme economiche che rafforzino la crescita. Poi si potrebbe tornare al voto.”
Povero Renzi, per che cosa s’è dato da fare per più di due anni? Riforma Costituzionale Boschi-Renzi e drastica bocciatura popolare col referendum del 4 dicembre 2016; italicum e sentenza di incostituzionalità da parte della Corte; voto popolare del 3 marzo contro tutto e forse innanzitutto contro gli effetti sociali delle loro politiche economiche: non è successo niente. Quel signore ha visto un altro film, oppure ha bevuto troppi caffè (corretti).
Ma come farà a realizzare tutte quelle cose, dato che la volontà popolare sembra andare in altra direzione? Con l’esercito?
Alla domanda “come fare, data la difficile governabilità?” risponde:
“Berlusconi qualche settimana fa ha dichiarato che non sarebbe stato contrario a un Gentiloni-bis. Anche Prodi, Veltroni e Letta si sono spesi per il premier. Se in parlamento non emergessero maggioranze l’attuale governo potrebbe continuare in prorogatio garantendo una buona ordinaria amministrazione fino a quando i partiti non troveranno accordi trasversali per fare riforme non più rinviabili.”
Per la verità in questo discorso c’è qualche sgrammaticatura costituzionale; ad esempio non sembra che Prodi, Veltroni e Letta abbiano in parlamento seggi aggiuntivi a quelli del Pd, e la “prorogatio” del governo Gentiloni richiederebbe quantomeno un voto di non sfiducia, cioè un accordo politico per mantenerlo in piedi, o no? Ma al re del caffè non si chiede di andare troppo per il sottile, basta che la torrefazione non sia bruciata.
La sostanza però è chiara: ci vuole un nuovo patto del Nazareno e l’elisoccorso di Berlusconi, sperando che nel frattempo anche in Italia “ci nasca un fiore”: il Macron italiano!
Signor Illy, Calenda andrebbe bene o dobbiamo interpretare la sua uscita come una candidatura?
Attenzione perché Calenda è stato molto più furbo di lei e non si è nemmeno candidato alle elezioni. Deve aver pensato: meglio Cincinnato che “trombato” a Trieste!

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