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oh Salvini, che ci vuoi fare questa è l'Emilia-Romagna!

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SE

SE le motivazioni del ritiro delle deleghe all’assessore Piroddi sono quelle illustrate dalle prime dichiarazioni del Sindaco, è la politica assurta allo stadio di rebus enigmistico.
SE le motivazioni del ritiro delle deleghe all’assessore Piroddi sono quelle illustrate dal comunicato stampa della sua lista, è la politica retrocessa ad uno stadio infantile. 
SE le motivazioni del ritiro delle deleghe all’assessore Piroddi non hanno giustificazione in contrasti sui temi urbanistici, è la politica allo stadio dell’autodissoluzione.
SE il PD non ha alternative a Rontini e Piroddi, è responsabilità di Piroddi e Rontini? 
SE il gruppo consiliare di MDP ha ragione d’essere, quale migliore occasione di quella che gli è stata servita su un piatto d’argento? 
SE la politica non è l’ultima delle bubbole, non è forse il caso che il PD apra un confronto serio e responsabile sulla gestione del territorio e la prossima legge di bilancio? (casomai per tentare di vincere le prossime elezioni comunali?) 
SE qualcuno (anche tutti) non si fa un piccolo esame di coscienza, che ne sarà di noi?

 o.r.

 

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Quante storie a Faenza per la proposta di una ruota panoramica (una ruotina!) da collocare tra il duomo quattrocentesco di Giuliano da Majano e la fontana secentesca di (forse) p. Domenico Paganelli. Che cosa diranno ora tutti questi parrucconi faentini se ne verrà posta una grande, davvero grande, di fronte al parco archeologico di Pompei, dico a Pompei, scavi romani, città distrutta nel 79 d.c.?
Beh si potrà dire che a Faenza siamo al passo con i tempi!

 

 

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Come durano poco gli amori in politica! Anche quando gli ”innamorati” sono autorevoli intellettuali, esimi giornalisti o, come nel nostro caso, famosi e brillanti economisti, qual è Jean-Paul Fitoussi.
Ce ne eravamo accorti già in Italia con Renzi, dal quale in molti, dopo il secondo disastroso insuccesso elettorale (la batosta del referendum per alcuni non era bastata ...) hanno cominciato a prendere le distanze. Usciti dall’estasi adorante hanno improvvisamente cominciato a rimproverargli l’arroganza, la povertà strategica e l’io ipertrofico.
Anche Fitoussi con l’ex amato Macron ci va giù pesante fin dal titolo “Ho sostenuto Macron, ma è solo un imbecille” ed anche l’analisi è impietosa: “Macron aveva annunciato che il suo programma era costituito da due parti. Apriva alla destra, all’elite, alla borghesia imprenditoriale, garantendo la riduzione delle tasse sul capitale finanziario. E offriva però alla sinistra, al popolo, un miglioramento delle condizioni economiche. L’aiuto alla destra c’è stato subito. I ricchi e i ricconi si sono visti alleggerire le tasse sui capitali, ha lasciato intatte solo quelle sul patrimonio immobiliare. Ai poveri invece ha servito il nulla …”.
Ed alla fine, come tutti gli innamorati delusi , lui, che aveva firmato per Macron presidente, ammette: Ho sbagliato. E come me tanti francesi. Hanno capito in ritardo che non era l’uomo nuovo”.
Caro Fitoussi, forse i brillanti economisti non hanno gli strumenti giusti per giudicare gli uomini con criteri politici, abituati come sono da secoli a fare “i consiglieri” del principe. Qua dalle nostre parti non ci sono molti autorevoli economisti, ma le posso assicurare che di persone che avevano capito fin dall’inizio di che pasta è fatto Macron ne conosco diverse. Magari se un giorno o l’altro fa un salto qui da noi e ci dà una lezione di economia la invitiamo più che volentieri.

Questa l’intervista di Antonello Caporale su “Il Fatto quotidiano del 10.12.18

Il professor Jean-Paul Fitoussi: “Ho sostenuto Macron, ma è solo un imbecille”
L’economista francese: “Il presidente ha aiutato i ricchi e ha dimenticato poveri e sinistra. Meglio il governo italiano”

Professor Fitoussi, un aggettivo per definire Emmanuel Macron.
Imbecille.

Jean-Paul Fitoussi, economista francese di origini tunisine, vive a Parigi ma frequenta Roma. Dalla sua casa il rumore delle bombe carta, il fumo dei lacrimogeni, le cariche della polizia paiono inesistenti. L’analisi sui gilet gialli, la protesta che ha incendiato la Francia e ha azzerato la reputazione politica del presidente Macron parte proprio da questa considerazione.
Parigi non conosce la Francia, e chi abita a Parigi non sapeva che milioni di francesi vivono difficoltà più estreme di quelle ipotizzabili. Ci si sveglia stupiti di questa rabbia, ma un politico che non conosce il suo Paese che dirigente è?
Professore, lei è stato un sostenitore di Macron.
Di più. Mi sono esposto, ho firmato un appello a suo favore. Lo ritenevo in gamba, capace di dare alla Francia ciò che chiedeva: un nuovo corso, una nuova classe dirigente.

Invece?
I francesi si sono accorti della verniciatura, neppure fatta bene, di un muro pieno di crepe. Stesso potere dietro il paravento di un giovane uomo.

Si è usata la parola “golpe” per definire il clima francese. Fa rabbrividire l’idea che la crisi politica possa infragilire quella democrazia così antica fino a immaginare come plausibile un esito violento.
È una analisi superficiale e non attuale. [...]

 Leggi qui l’intero articolo: https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/ho-sostenuto-macron-ma-e-solo-un-imbecille/

 

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Ci siamo posti questa domanda, prendendo spunto dalla "Passeggiata letteraria" in difesa dell'Arena Borghesi, organizzata da Italia Nostra e Legambiente, sabato 20 ottobre, lungo il viale Stradone.

 

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