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“Molti nemici, molto onore” diceva Mussolini.

 

 

Sappiamo com’è finita: le leggi razziali, l’Italia trascinata in guerra, centinaia di migliaia di morti e il Paese distrutto. Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della nascista di Mussolini – casualità o scelta deliberata? – un ministro della Repubblica nata dalla Resistenza ripropone la stessa frase.

Le leggi e la Costituzione vietano l’apologia del fascismo. Salvini del fascismo condivide tanti propositi e ora anche il sinistro armamentario propagandistico. Si vergogni, non è degno del posto che ricopre!

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Prima si sgombra il campo dalla assurda richiesta di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica e meglio è. 
La Costituzione parla di "alto tradimento" e di "attentato alla Costituzione" fattispecie molto lontana da quanto è accaduto nelle ultime ore. Come ho già commentato si è trattato di una forzatura costituzionale ma fortemente voluta e provocata da Salvini e che rischia di far slittare il sistema verso pulsioni presidenzialiste, che è esattamente quanto desidera la destra, e il Pd mi sembra si accodi considerando normale una forte ingerenza politica del Presidente.
Sarebbe molto meglio che il parlamento discutesse subito in un grande confronto alla luce del sole e nel luogo deputato quali sono le posizioni e le tattiche rispetto alle politiche europee. Mi sembra infatti che dire faremo come ci ordinano i mercati o la Germania o all'opposto minacceremo l'uscita dall'euro, ma non lo faremo .. non siano posizioni politiche né chiare né dignitose! Chissà che il Parlamento non si svegli.

Alessandro Messina

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Sapete chi è quel signore che il 9 marzo, parlando del risultato elettorale e delle prospettive future, alla domanda del giornalista di Repubblica “Quali sono le priorità?” ha risposto:
“Direi tre. Cambiare la Costituzione per abolire il bicameralismo perfetto, una nuova legge elettorale in cui la governabilità prevalga sulla rappresentatività, e alcune riforme economiche che rafforzino la crescita. Poi si potrebbe tornare al voto.”
Povero Renzi, per che cosa s’è dato da fare per più di due anni? Riforma Costituzionale Boschi-Renzi e drastica bocciatura popolare col referendum del 4 dicembre 2016; italicum e sentenza di incostituzionalità da parte della Corte; voto popolare del 3 marzo contro tutto e forse innanzitutto contro gli effetti sociali delle loro politiche economiche: non è successo niente. Quel signore ha visto un altro film, oppure ha bevuto troppi caffè (corretti).
Ma come farà a realizzare tutte quelle cose, dato che la volontà popolare sembra andare in altra direzione? Con l’esercito?
Alla domanda “come fare, data la difficile governabilità?” risponde:
“Berlusconi qualche settimana fa ha dichiarato che non sarebbe stato contrario a un Gentiloni-bis. Anche Prodi, Veltroni e Letta si sono spesi per il premier. Se in parlamento non emergessero maggioranze l’attuale governo potrebbe continuare in prorogatio garantendo una buona ordinaria amministrazione fino a quando i partiti non troveranno accordi trasversali per fare riforme non più rinviabili.”
Per la verità in questo discorso c’è qualche sgrammaticatura costituzionale; ad esempio non sembra che Prodi, Veltroni e Letta abbiano in parlamento seggi aggiuntivi a quelli del Pd, e la “prorogatio” del governo Gentiloni richiederebbe quantomeno un voto di non sfiducia, cioè un accordo politico per mantenerlo in piedi, o no? Ma al re del caffè non si chiede di andare troppo per il sottile, basta che la torrefazione non sia bruciata.
La sostanza però è chiara: ci vuole un nuovo patto del Nazareno e l’elisoccorso di Berlusconi, sperando che nel frattempo anche in Italia “ci nasca un fiore”: il Macron italiano!
Signor Illy, Calenda andrebbe bene o dobbiamo interpretare la sua uscita come una candidatura?
Attenzione perché Calenda è stato molto più furbo di lei e non si è nemmeno candidato alle elezioni. Deve aver pensato: meglio Cincinnato che “trombato” a Trieste!

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A volte una vignetta dice molto più di 100 parole ambigue.
Grazie a Mauro Biani e a "Il Manifesto" che l'ha pubblicata.

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Dopo l'acquisto dell'Arena Borghesi da parte di Conad, sono trapelate alcune indiscrezioni che fanno presagire significative novità nella vita dell'Amministrazione cittadina.
Era già noto il passaggio di competenze a Conad sulle politiche sanitarie, in particolare sulle “Case della salute”, ma oggi siamo di fronte ad un vero e proprio salto di qualità.
Si sussurra che non solo la programmazione cinematografica estiva, ma tutte quante le politiche culturali passeranno interamente a Conad, che si configura come un nuovo vero e proprio super assessore.
Questa novità, purtroppo, comporterà l'esubero dell'Assessore alla cultura Isola, al quale non resterà, provvisoriamente, che la cassa integrazione. Si vocifera ch’egli avrebbe dichiarato: il mio posto di Assessore, come “i luoghi della storia continuano ad essere vivi se sapranno affrontare le trasformazioni che nel tempo si rendono necessarie”.
Questa dichiarazione di disponibilità lascia intendere che potrebbero trovare conferma le voci di una ricollocazione di Isola all'interno del supermercato allargato (non è ancora chiaro in quale settore).
Ci rendiamo conto che tutto questo è quanto richiedono la modernità e il mercato, e che, come dice opportunamente Conad: interesse privato e quello pubblico possano e debbono procedere insieme. Per farlo occorrono fiducia e trasparenza, la stessa che le persone ci danno ogni giorno facendo la spesa nei nostri negozi.
Questi concetti moderni devono essere fatti comprendere a tutti, in particolare agli ambientalisti, che continuano a rompere tanto le scatole, sostenendo che di luoghi come l'Arena Borghesi ce n'è uno solo a Faenza e che andrebbe difeso integralmente.

Siamo invece convinti che la città non debba fare a meno dell’apporto dell’assessore Isola e che per lui ci sia ancora un ruolo nell’amministrazione faentina. Vorremmo dargli una mano e così gli suggeriamo sommessamente una proposta di film per il ciclo inaugurale della Nuova Aren(ina):
"Il maestro e [la] Margherita" di A. Petrovic;
"Cona[*] il barbaro" di J. Milius;
(o in caso di indisponibilità della pellicola(!?) "Cona[*] il distruttore" di R. Fleisher;
"Con[**]flitto di interessi" di R. Altman;
"Calda emozione" di L. Mandocki;
 
"Margherita nella notte" di C. Autant-Lara;
"Un[a] Borghesi piccola piccola" di M. Monicelli
e in conclusione piuttosto che il retorico e non più reperibile "Sangue e Arena" di R. Mamoulian; preferiremmo la sua parodia:
"Fifa e Arena" di M. Mattoli, (per la prima volta in lingua originale con sottotitoli in romagnolo).
Tanto pe' canta`
perche` me sento un friccico ner core
tanto pe' sogna`
perche` ner petto me ce naschi 'n fiore.

Rick Blaine

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Premetto di non avere alcuna simpatia per i populisti; anzi li considero l'anticamera dell'autoritarismo. Ma ora sono un po' in imbarazzo. Sembra che io sia diventato un populista "a mia insaputa". Leggo sul Venerdì di Repubblica del 7 aprile che "le nove principali potenze militari del mondo (Usa, Cina, India, Russia, Gran Bretagna, Francia, Giappone, Germania e Brasile) passeranno da 1.400 miliardi all’anno di spesa per la difesa (dato 2012) a oltre 4.000 nel 2045." Lo dice Curzio Maltese citando una ricerca del governo britannico, ripresa nel libro bianco della commissione Juncker. E conclude domandandosi "perché è un’utopia pensare d’investire decine di miliardi nel reddito di cittadinanza e nella creazione di posti di lavoro, in un’Europa con 120 milioni di cittadini a rischio indigenza, e invece sarebbe buon senso spenderne centinaia per riarmare arsenali già sufficienti a distruggere più volte il pianeta?" Segnalo l'articolo ad un signore, che lo legge frettosolosamente e mi dice: Curzio Maltese è un populista!
Però ho capito la lezione. Quando qualcuno dice qualcosa che non ti piace, qualcosa che mette in discussione i tuoi schemi mentali, gli dai del "populista" così lo neutralizzi! Una volta si sarebbe detto: fascista! oppure comunista! Siamo sempre lì.
Come si può pensare seriamente di ridurre gli armamenti? Il disarmo? I trattati per la non proliferazione nucleare? Roba da libri di storia! Tutte balle, roba da populisti!

A. M.

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