Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Image

Care amiche e cari amici, 

 

la campagna di raccolta fondi collegata all’iniziativa “25 Aprile 2020 - Io resto liber*” ha avuto un ottimo esito. Grazie al contributo dei nostri donatori (sono stati più di 10.300!) siamo in grado di distribuire 441.088,24 euro, divisi in egual misura tra Caritas Italiana e Croce Rossa Italiana e destinati ad aiutare chi è senza un tetto o senza accesso al cibo.

 

Il numero di donatori, la cifra raccolta, voi che avete firmato l’appello, quanti hanno interagito sui diversi canali di comunicazione e infine il pubblico che ha seguito la trasmissione il 25 aprile (o l’ha vista nei giorni seguenti), dimostrano da un lato quanto questa celebrazione sia ancora fortemente sentita da moltissimi italiani, e dall'altro quanto - nonostante tutto – ci sia ancora da ben sperare per l’avvenire del nostro Paese: finché resisteranno la solidarietà e la volontà corale di non lasciare indietro nessuno, qualsiasi sfida sarà possibile.

 

Il 25 Aprile di ogni anno ci ricorda che la libertà è tale solo se è per tutti.



Grazie ancora a tutte e a tutti!


Restiamo liberi, restiamo uniti.


Per il Comitato 25 Aprile 2020

Image

Carlo Petrini

Commenta (0 Commenti)

Da Rodolfo Dal Pane

Cuba, 14 aprile 2020

 Coronavirus, da Cuba in aiuto alla Lombardia 52 medici con la foto di Fidel. «Siamo nervosi, ma pronti»

È arrivata in Italia la seconda brigata del Contingente Internacional de Medicos Especializados en situaciones de desastres  y graces epidemias "Henry Reeve", richiesta dalla regione Piemonte: circa 50 operatori sanitari. Ancora grazie Cuba e ancora l'Italia non ha fatto un intervento energico presso il governo USA contro il bloqueo a Cuba.

Venerdì scorso è partita l'altra brigata " Henry Reeve" per l'Angola, composta da 214 professionisti della salute, cioè da 188 medici, 24 paramedici professionali y 2 tecnici. Di questi, 136 sono donne e 78 uomini.

Il segretario nazionale della CTC Ulisse Guillarte de Nacimiento, il sindacato cubano, ha dichiarato che questa è una nuova maniera di internazionalismo proletario!

Sabato è partita una altra brigata x il Togo africano, uno dei paesi più poveri al mondo, cosicché Cuba non fa distinzioni fra Europa, dove è più proficuo in tema di pubblicità al sistema, e un paese recondito africano senza nessuna risorsa.

Concludendo, le brigate cubane all’estero sono ora 20, quindi ognuno tragga le conclusioni!

Dico questo perché l'esborso del governo cubano per inviare queste brigate non è quantificabile e nessuno sa se ci sarà un ritorno e di che tipo, se non quello etico e morale per chi riuscirà a capirlo........quanti ?

Sull'altro fronte, quello imperialista e neoliberale, si accusa Cuba di cooperare col Venezuela nel traffico di droga, accusa totalmente infondata e bugiarda; tutti lo sanno!

Mentre è di oggi la notizia che gli USA hanno comprato, attraverso l'impresa Vyaire Medical  Inc., le 2 imprese, la "Imt Medical Ag " y la" Acuttonic", che vendevano a MediCuba i respiratori artificiali che si inviavano qui a Cuba; questo si somma al divieto di comprare qualsiasi tipo di medicine negli Stati Uniti da parte dell'importatore stesso MediCuba.

La strategia di studiare come strangolare sempre di più Cuba con" il bloqueo" passa anche attraverso queste operazioni di pirateria economico-finanziaria, come quando l’amministrazione Obama fece comprare una parte del pacchetto azionario di una impresa olandese che produce e vendeva a Cuba molecole per fabbricare farmaci oncologici e pediatrici.

Henry Reeve, detto anche “l'Americanino”, era un cittadino USA che venne a combattere a Cuba a fianco dei cubani nella lotta di indipendenza contro il colonialismo spagnolo. Fu ferito e dovettero amputargli una gamba; continuò a lottare facendosi legare al cavallo e andando all'assalto all'arma bianca fino a che fu ucciso in battaglia.

Racconto questo particolare affinché si intuisca la ragione per cui questa brigata internazionalista sia stata dedicata a questo eroe. "Patria es humanidad" disse Jose Martì. E chiudo su questa espressione che in tre parole riassume tutto.

Saluti a tutti, io sto bene.

Hasta la victoria siempre! Socialismo o muerte.......Venceremos !!
 

Rodolfo da Cuba

[Rodolfo Dal Pane è di Reda. Da anni è attivo nell’Associazione Italia-Cuba. Conosce molto ben, per esperienza diretta, la realtà cubana.

Per chiunque fosse interessato, finita la pandemia, Rodolfo può collaborare concretamente all’organizzazione di viaggi, anche non di gruppo, a Cuba.]

 

Commenta (0 Commenti)

Le Sardine di Ravenna il 6 dicembre

Lettera aperta del combattente per la libertà e Presidente emerito dell'ANPI, Carlo Smuraglia. Di seguito la risposta delle "sardine" di Milano.

Lettera aperta alle “Sardine”
Care “sardine”, sto seguendo le vostre iniziative, con l'attenzione dovuta a tutto ciò che si “muove” in questa società, troppo statica e troppo spesso legata ad antiche prassi ed abitudini. Non ho nulla da suggerirvi e da proporvi, non solo perché non ne avete bisogno, ma perché sarebbe sbagliato. Ognuno ha il diritto – dovere di prendere in mano il proprio destino, così come molti di noi hanno fatto con la scelta partigiana nell'ormai lontano autunno del 1943. Gli sbocchi sono sempre incerti ed indefinibili a priori e nessuno ha il diritto di interferire, ferma restando la speranza che ne esca qualcosa di positivo per il complesso della vita politica e sociale italiana, così insoddisfacente per molti di noi (e di voi, credo).

Ho notato, però, un particolare che mi è parso assai interessante: durante la manifestazione svoltasi a Milano si sarebbero letti dal palco, alcuni articoli della Costituzione. Non so quali, perché ero a casa per una indisposizione che mi impediva di uscire in una giornata di pioggia. Il fatto, però, mi è sembrato positivo perché rappresenta quello che spero possa essere una premessa dello sviluppo delle iniziative che continueranno a svolgersi in tutta Italia.
Sostengo da tempo, come disse molto tempo fa Piero Calamandrei, che nei momenti difficili del Paese, il punto di riferimento deve essere la Costituzione. È questa che deve illuminarci, nei periodi più ardui e complessi, come punto di riferimento di ogni azione, perché la Costituzione è di tutti.

Io credo che già la lettura dei primi dieci articoli della Costituzione costituisca da sola un vero e proprio indirizzo per le azioni individuali e collettive. Ma sono anche convinto che l'intero “spirito” della Costituzione debba essere colto come un indirizzo, un “faro” che può guidarci, appunto quando tutto appare difficile e complicato e quando occorre individuare le vie d'uscita da un sistema che non riesce più a soddisfare i bisogni, i desideri, le attese della gente.
Ma c'è ancora una cosa su cui desidero richiamare la vostra attenzione. È pacifico che questa Costituzione si compone di affermazioni di valori, di princìpi e di impegni solenni per garantire l'effettività dei diritti, della uguaglianza e degli stessi valori concentrati soprattutto nella prima parte. Ebbene, la non attuazione di moltissimi di questi impegni è sotto gli occhi di tutti (dal lavoro, all'ambiente, alla tutela del patrimonio artistico, allo sviluppo della cultura, alla realizzazione di una vera “pari dignità sociale” e così via).

La sola attuazione di questi aspetti fondamentali della Costituzione rappresenterebbe un cambiamento sostanziale del sistema politico e sociale, un miglioramento della convivenza civile, uno sviluppo della rilevanza della persona e della sua dignità: insomma, una vera rivoluzione pacifica.
È un profilo importante, che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione, per ogni possibile sviluppo. Se intervengo su questo punto, lo faccio per convinzione personale (del resto, ho pubblicato due anni fa un libro con un titolo significativo: “Con la Costituzione nel cuore”) e per indicare una possibile e forse necessaria via di approfondimento.
Leggete dunque queste parole non come una interferenza, che non mi permetterei mai, ma come una sollecitazione a riflettere su un punto importantissimo della vita nazionale, verso la quale voi stessi avete espresso un segnale inequivocabile di attenzione.

Cari saluti e molti auguri,
Carlo Smuraglia, Presidente emerito dell'ANPI - Milano, 3 dicembre 2019

LA RISPOSTA DELLE "SARDINE" DI MILANO 5 dicembre 2019

Caro professor Smuraglia,
le sue parole non sono certamente un'interferenza, ma semmai uno stimolo a portare avanti i valori di una Costituzione che il mondo intero ci invidia.
Quando ci siamo interrogati su come aprire il flash mob di domenica in piazza Duomo ci è sembrato naturale farlo con la lettura dei primi 12 articoli della Costituzione per ribadire, oggi come allora, questi principi fondamentali che, come lei stesso ricorda, sono il “faro” che può guidarci in questo momento in cui la politica sembra fatta solo di slogan e di odio anziché di rispetto e inclusione.
Abbiamo pensato che fosse importante che fossero i più giovani tra noi a dar voce alla nostra Costituzione e ancor più che a farlo fossero dei ragazzi italiani di fatto ma non di diritto.
Ma gli articoli della Costituzione vanno messi in pratica ogni giorno nella vita del Paese, vanno attuati realmente per poter arrivare all'effettivo riconoscimento dei diritti fondamentali: il lavoro, l'uguaglianza, la dignità sociale.
Diritti che che per la piazza del primo dicembre sono inalienabili e indispensabili per la convivenza in una società come quella attuale che, pur molto diversa da quella del dopoguerra e delle lotte partigiane, presenta ancora troppe ineguaglianze e limitazioni dei diritti civili e sociali, anche per la mancata attuazione di alcuni dei principi costituzionali.
Le sue parole però sono per noi anche un monito, perché ci spingono a riflettere ancora più profondamente su queste tematiche e sono, per noi tutti, un invito a portare avanti la rivoluzione pacifica contro ogni forma di razzismo e di fascismo contrastando, con determinatezza, l'odio e la discriminazione sostituendoli con la solidarietà, l'inclusione, l'accoglienza, il rispetto dei diritti, la laicità e la dignità sociale.
La ringraziamo pertanto delle sue preziose parole e dandole appuntamento in una delle prossime piazze, le assicuriamo che saremo tra le tante e i tanti che portano avanti quei valori che hanno animato lei e tutti i partigiani ed hanno contribuito alla Resistenza e alla nascita della Costituzione italiana.

5 dicembre 2019

 

Commenta (0 Commenti)

Un documento ritrovato. Ravenna, 14 gennaio 2002

Come dimenticare Francesco Saverio Borrelli? In realtà, in questi suoi ultimi anni di silenzio, non lo abbiamo mai dimenticato.
Furono le sue parole che ci misero in movimento, simultaneamente, a Ravenna  e in tanti altri luoghi, in Italia. Ricordo bene l’intensa emozione che ebbi  nell’ascoltare le parole con le quali concluse l’apertura dell’anno giudiziario a Milano, il 12 gennaio 2002. Resistere, resistere, resistere, come su una irrinunciabile linea del Piave. E i parlamentari di centro destra che lasciano il palazzo di Giustizia, cartina di tornasole. Le sue parole avevano colpito nel segno. Parole semplici e dirompenti, che mossero molte coscienze. Con il resistere, musica per orecchie antifasciste, come erano – e sono – le nostre. E per orecchie casomai meno radicali delle nostre ma colpite dal linguaggio risorgimentale e  patriottico una irrinunciabile linea del Piave. La patria è in pericolo.

Il mattino dopo, nella mia scuola, un gruppo di docenti si mosse. Un breve comunicato stampa di solidarietà, firmato in pochi minuti da decine di colleghi. La stampa ci aiuta. Nel giro di pochi giorni le decine diventano centinaia. Il Resto del Carlino ci dedica una locandina a grandi caratteri 750 le firme raccolte in pochi giorni. Arrivano firme da altre scuole, da cittadine e cittadini. Entusiasmo.  A Firenze, dopo poche settimane, il Laboratorio per la Democrazia indice un corteo a tamburo battente. Aspettavano  mille persone. Ne arrivano dodicimila. Comincia, in quasi tutte le città, la stagione dei girotondi. Anche a Ravenna. Entriamo in contatto con la sede ravennate dell’ Associazione Nazionale Magistrati. Fondiamo il Comitato Emergenza Legalità, attivo poi per molti anni. Dopo il 2006 ci rinominammo, speranzosi, Comitato per la Legalità e la Democrazia. Portammo il tema legalità costituzionale in molte scuole, con la preziosa e continuativa collaborazione di Gherardo Colombo. Il 23 febbraio 2002, poco più di un mese dopo resistere, MicroMega convoca a Milano, al Palavobis, una manifestazione nazionale a sostegno della indipendenza della Magistratura. Organizziamo pulman da Ravenna, che si riempiono in poche ore. Si aspettavano, a Milano, diecimila persone, ne arrivano quarantamila. Per chi non riesce ad entrare, altoparlanti esterni. Un pomeriggio memorabile, indimenticabile. Passione civile altissima.  Per qualche anno ci siamo scherzosamente definiti quelli del Palavobis. Resistenti  ostinati. Questa mobilitazione sfociò poi, dopo quattro anni, nel movimento referendario che disse NO alla riforma costituzionale di Berlusconi.

Il seguito è altra storia.

Ho ritrovato il comunicato ravennate del 14 gennaio 2002.

Solidarietà a Ilda Boccassini e a tutta la Magistratura libera e indipendente

Le sottoscritte e i sottoscritti docenti del Liceo Classico Dante Alighieri e dell’Istituto Magistrale Margherita di Savoia di Ravenna esprimono la loro piena solidarietà a Ilda Boccassini, a Francesco Saverio Borrelli, all’intera Procura di Milano e ai magistrati che, in tutta Italia, hanno pubblicamente e doverosamente espresso il loro dissenso per l’attacco anticostituzionale del Governo al libero svolgimento delle loro funzioni.
Invitano inoltre le cittadine e i cittadini ad esprimere direttamente e pubblicamente solidarietà e sostegno al coraggio civile di Magistrati che chiedono semplicemente di potere fare il loro dovere, nel rispetto dei compiti a loro affidati dalla Costituzione della Repubblica.
Ravenna, 14 gennaio 2002

Leggo della delusione di Borrelli nei suoi ultimi anni per l’incerto stato di salute della Repubblica. Comprensibile delusione. Ma, come sottolinea Gherardo Colombo nella intensa e commossa intervista rilasciata oggi a la Repubblica, la legge deve svolgere il suo compito. Aggiunge, poi.  Quando la cultura (cioè la tolleranza della corruzione) e le leggi confliggono, a rimetterci sono queste ultime. Cultura. Dispiace dirlo, perché la parola cultura ci piace. Ma è cultura, mentalità, senso comune diffuso anche il disprezzo delle leggi, e il farla franca.
La patria è in pericolo anche oggi? Credo che ognun* di noi possa porsi, laicamente, questo interrogativo. Interrogativo che rilancio in questo mio ultimo saluto a un grande kantiano, di fatto e di diritto. Così lo ha definito la figlia Federica. Grande omaggio a chi ha difeso la Repubblica, con la Costituzione sempre in mano.

Paola Patuelli

Ravenna, 21 luglio 2019

Commenta (0 Commenti)

Carissim*,

La Costituzione è di nuovo sotto attacco.

Il regionalismo differenziato è in realtà previsto come possibilità dalla riforma costituzionale del Titolo V approvata nel 2001 ma rischia di consegnarci un’altra Italia frazionata con una diversa attuazione dei diritti universali a seconda delle regioni.

Di fronte a conseguenze potenzialmente così gravi è necessario che nel Paese si apra un dibattito serio e trasparente che induca a spezzare il silenzio (e addirittura la segretezza) nel quale avvengono gli accordi.

Per questo il nostro Comitato ha partecipato recentemente a due incontri sul Regionalismo differenziato, uno a Bologna, organizzato dal CDC regionale (Coordinamento per la Democrazia Costituzionale E.R.) ed uno a Roma, organizzato dal CDC nazionale. Lo scopo è stato soprattutto informativo. Ne abbiamo tratto la convinzione che si tratta di una questione difficile da comunicare ma molto grave; anche se formalmente non si pone in essere una modifica del testo della Costituzione, dagli accordi fra il Governo e alcune regioni ne deriverebbe una modifica profonda addirittura della forma dello Stato e verrebbero intaccati anche diritti universali.

Come sapete Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna hanno avanzato richieste, le prime due supportate da referendum consultivi, la terza per iniziativa del Presidente e della Giunta regionale ed è stato firmato un preaccordo dal governo Gentiloni, già dimissionario nell’ultimo mese di attività, a pochi giorni dalle elezioni, quando si sarebbe dovuto limitare all’ordinaria amministrazione (e questo è il primo strappo alla Costituzione).

Ora sembra che siano stati firmate già delle bozze di accordo con il nuovo Governo, - difficili anche da definire e da conoscere, poiché tutto avviene nel più grande silenzio, sia da parte delle Regioni, sia da parte del Governo – per ottenere autonomie che in sostanza rischiano di trasferire alle regioni potestà che fino ad oggi sono state in capo allo Stato e che costituiscono anche garanzie dell’unità nazionale. Infatti verrebbero “regionalizzati” servizi legati a beni pubblici fondamentali, come l’istruzione, la sanità, la sicurezza del lavoro, la protezione dell’ambiente e dei beni culturali. Il tutto prevedendo un passaggio alle Camere solo per accettare o rifiutare gli accordi, delegittimando ancora il Parlamento su materie che sono di carattere legislativo e non amministrativo.

Come ha sottolineato Alfiero Grandi (vicepresidente del CDC): “… i diritti fondamentali oggi garantiti dalla Costituzione agli italiani con questa autonomia differenziata non sarebbero più uguali per tutti ma dipenderebbero dalla regione di appartenenza, con un aumento dei costi tanto che il Ministero dell’Economia ha chiesto garanzie sul non aumento, quindi i costi sarebbero a carico delle altre regioni …”

Tutto ciò in un contesto in cui alcune norme costituzionali decisive in materie per rendere legittima la concessione di maggiori poteri ed autonomia, restano ancora disattesi, a partire dalla definizione dei LEP (Livelli essenziali di prestazione).Già ora, a seguito delle politiche dei tagli, i finanziamenti agli Enti locali avvengono non su necessità e bisogni, ma su dati storici, il che significa che se, per esempio, in una città del  Sud,  non sono stati aperti nei precedenti anni asili nido, non verranno dati finanziamenti per gli anni successivi, anche se la richiesta c’è.

Come ha osservato Massimo Villone, questa scelta “… lascerebbe il Sud con i gravi ritardi di oggi nelle infrastrutture e nei servizi …” e per le tre regioni si stabilirebbe “un privilegio sulle risorse pubbliche, con garanzia che possano solo salire e mai scendere, e con quote riservate per gli investimenti. Altri dovranno stringere la cinghia per garantire i fortunati, e tanti saluti ai diritti uguali per tutti … In Campania continueremo a morire prima, i bambini a non avere asili nido, gli studenti ad avere meno strutture e borse di studio, i treni ad ansimare su vecchie rotaie.”

Per evitare questa svolta pericolosa occorre soprattutto impegnarsi nel diffondere informazione sul tema e far sentire la nostra voce, costringendo il Governo e le Regioni ad un dibattito aperto ed alla luce del sole. È poi fondamentale restituire al Parlamento il pieno diritto a deliberare nel merito di quella che si configura - non nella forma, ma nella sostanza - come una vera e propria riforma costituzionale.

Noi ci proviamo.

per il Comitato di Faenza per la valorizzazione e la difesa della Costituzione

Antonella Baccarini

Commenta (0 Commenti)
Ciao, ti scrivo perché vorrei che tu sapessi che il 29 marzo si aprirà a Verona il tredicesimo congresso organizzato da associazioni anti-femministe, il World Congress of Families (Congresso Mondiale delle Famiglie).

L'evento è pensato, organizzato e indirizzato a estremisti religiosi, anti-abortisti, anti-divorzisti, anti-femministi ed attivisti contro i diritti delle persone omosessuali.
Nel manifesto dell'evento è chiaramente visibile il patrocinio della Regione Veneto e del Ministero della Famiglia oltre al logo della Presidenza del Consiglio.

Fra i relatori del Congresso spiccano il Ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana oltre al presidente moldavo Igor Dodon, il  ministro per la Famiglia ungherese Katalin Novak, il Patriarca della Chiesa Cattolica sira e Theresa Okafor, attivista nigeriana che nel 2014 voleva criminalizzare, e rendere reato, le relazioni tra persone dello stesso sesso, le effusioni in pubblico delle stesse coppie e addirittura frequentare locali e associazioni gay.

C’è poi Lucy Akello, che ha sostenuto la legge ugandese antigay, che prevedeva l’ergastolo o la pena di morte per gli omosessuali.
Qui puoi leggere le loro posizioni, tratte da fonti attendibili https://verona.wtf/it/
Aiutami a chiedere la revoca dei patrocini, firma qui https://go.allout.org/it/a/wcf-verona/.

La prossima volta che deciderai di esprimere il tuo voto ricordati delle posizioni espresse dai partiti di governo.

Aiutami a far circolare questo messaggio, grazie.
 
Bruno Donati
 
Commenta (0 Commenti)