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Riceviamo da un frequentatore del nostro sito la segnalazione che segue, aggiungiamo solo che durante le feste nazionali molte aziende impongono ai dipendenti di lavorare, ad esempio è il caso dei supermercati Conad che addirittura pubblicizzano l'apertura di oggi, 25 aprile, sui quotidiani locali.

Alle ore 12 meno 10 min sono passato dalla Piazza; ho visto un operaio al lavoro dietro la merlatura di Palazzo del Podestà.

In una data storica, come il 25 aprile, è una evidente stonatura.  

E' il segno che un'Amministrazione Pubblica non ha il controllo di un cantiere di un'opera pubblica! E' forse un'inezia, rispetto al tema generale della sicurezza dei cantieri edili. Tuttavia, in una giornata di festa nazionale, non mi pare un esempio di civismo e di rispetto della storia.

Non si può scaricare la responsabilità sulle ditte che devono rispettare le scadenze degli appalti, perché significherebbe che ci sono lacune nel crono programma dei lavori.

Per il Primo Maggio...si replica?

(lettera firmata)

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A cent’anni dalla fine della prima guerra mondiale, ho pensato di correre la Cento chilometri 2018 in memoria delle vittime di tutte le guerre.

Mi fermerò a pregare davanti ai monumenti che ricordano i Caduti della Grande Guerra seminati lungo le strade della Cento. Sono davvero tanti: colpisce vedere decine di nomi in piccole frazioni oggi spopolate, cognomi ripetuti di intere famiglie falciate via dalla guerra, di generazioni cancellate.

Quanti giovani e adulti tolti alle loro case, al loro lavoro, alle loro comunità e inviati al fronte come carne da cannone, sacrificati alla retorica nazionalista e agli interessi di pochi, mandati a sparare ad altri giovani, ad altri padri, figli, fratelli.

I numeri di quella “inutile strage” come la definì papa Benedetto XV sono impressionanti: 10 milioni di morti, 600.000 italiani, 21 milioni di feriti tra i quali 8 milioni di mutilati e invalidi, 8 milioni di prigionieri, un numero enorme di sfollati e profughi (640.000 solo gli italiani in fuga dopo Caporetto) Senza contare i terribili strascichi che il primo conflitto mondiale lasciò in Europa: miseria, malattie, il sorgere di nuovi totalitarismi. Purtroppo anche oggi l’inutile strage continua in tanti conflitti spesso dimenticati in varie aree del mondo.

Assieme al ricordo e alla preghiera per i caduti, vorrei far risuonare la voce di profeti e di eventi di pace di cui pure in questo 2018 ricorrono anniversari significativi: Martin Luther King e Padre Pio da Pietrelcina a 50 anni dalla morte (1968), don Tonino Bello sulla cui tomba è andato a pregare papa Francesco a 25 anni dalla scomparsa (1993), i 50 anni dalla prima Giornata mondiale di preghiera per la Pace voluta da Paolo VI nel 1968, i 70 della Costituzione che ci ha garantito il più lungo periodo di pace della nostra storia unitaria.

Sono voci che ci invitano nonostante tutto a camminare sulle vie della pace, ad essere artigiani di pace, a fare anche dello sport una palestra di pace tra i popoli.

Nel cammino mi farò aiutare da un libretto che potete trovare presso la libreria Cultura Nuova, presso alcuni punti di ristoro della corsa, sui siti 100kmdelpassatore.it, parrocchiasansavino.it.

Per chi vuole venirmi incontro in bici e condividere le ultime tappe del cammino, conto di essere a Brisighella verso le 7, a Errano sulle 8.30, a Faenza verso le 10 e a Messa al Paradiso alle 11… gambe permettendo…

Buona 100 Km di pace!

don Luca
(Don Luca Ravaglia, parroco di San Savino in Paradiso di Faenza)
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Agli organi di stampa locali in indirizzo.

In allegato troverete una mia lettera aperta al Sindaco di Faenza sulla questione degli insulti che ha ricevuto a causa della mancata chiusura delle scuole lo scorso 27 febbraio e la sua risposta istituzionale. Poiché la nota del Sindaco resa pubblica dalla stampa è successivamente giunta alle scuole in data 3 marzo con preghiera di lettura e discussione in tutte le classi, intervengo in qualità di professore (con un piccolo passato dedicato all’impegno politico) su una questione delicata ma di grande importanza. Augurandomi di trovare un po’ di spazio tra le vostre cronache auguro un buon lavoro a voi tutti, Martino Albonetti.
 

 

Come educare i giovani ad essere cittadini rispettosi.

Lettera aperta al Sindaco di Faenza Giovanni Malpezzi.

Caro Giovanni,

ti arrivi innanzitutto la mia solidarietà per le parole ingiuriose e le offese alla tua sensibilità religiosa che ti sono piovute addosso dopo la tua legittima e da me condivisa decisione di non chiudere le scuole martedì 27 febbraio scorso.

 Vorrei però, come professore che quotidianamente parla e discute con gli stessi giovani che hanno commentato il tuo post, avviare un ragionamento pubblico sulle questioni decisive che questo caso ci pone davanti. Le scuole superiori di Faenza sono state invitate a leggere in tutte le classi il comunicato che tu avevi già affidato a social e stampa, il quale ha come obbiettivo quello di ottenere le scuse di chi ti ha offeso come pubblico ufficiale, in mancanza delle quali tu procederai a denunciare tutti coloro che non avranno accolto il tuo pressante invito. La mia scuola (Itip Bucci) non si è limitata a far leggere e discutere la circolare in tutte le classi ma, come forse avrai notato, le ha dato grande rilievo nel suo portale istituzionale.

 Non siamo quindi davanti ad una questione privata, seppure ingigantita dal fatto che tu sia il Sindaco della città; tu non chiedi semplici scuse (del resto non puoi nemmeno sconfinare nell’abuso d’ufficio), ma ci proponi pubblicamente una questione educativa; ed è su questo che mi permetto di dialogare con te. Affronterò brevemente due punti, uno preliminare che riguarda l’utilizzo dei social istituzionali; un altro, più specifico, sull’efficacia educativa della tua scelta di ‘convocare’, in Comune, sotto la spada di Damocle della denuncia, i ragazzi e le loro famiglie.

 Per non alimentare equivoci, ribadisco che sono inqualificabili i comportamenti che hai denunciato. Ora, però, mi e ti chiedo: perché hai acconsentito al commento di una comunicazione da te definita istituzionale, di una scelta doverosa ma squisitamente tecnica fatta da un Sindaco nell’esercizio delle sue funzioni? Cosa ti aspettavi da ragazzi tra i 14 e i 20 anni, elogi ovvero critiche misurate? Non vedi a cosa si è ridotto il confronto democratico tra posizioni diverse? Non è forse lo stesso segretario dimissionario del tuo partito che indica le offese ricevute in passato dal gruppo dirigente del M5S come un ostacolo insuperabile per un accordo di governo? E se i leader di partito parlano senza pudore e autocontrollo, tu ti aspetti che alle sette di un mattino nevoso degli adolescenti trepidanti per stare a casa inizino a motivare dialetticamente il loro dissenso ad una decisione che non condividono? Noi professori (non tutti a dire il vero) evitiamo con cura di essere coinvolti dai social network e di frequentare i luoghi della rete dove sguazzano i nostri allievi; chi tra noi contravviene a questa elementare misura di profilassi nell’era della comunicazione digitale lo fa a proprio ‘rischio e pericolo’ (oppure è un adescatore, un profittatore delle fragilità degli adolescenti).

 Ma vengo al punto che più mi interessa discutere con te: la richiesta di scuse previo appuntamento con la tua segreteria da parte di tutti coloro che ti hanno offeso, pena la denuncia. A parte la piccola sfumatura ricattatoria, forse inevitabile, ciò su cui nutro molti dubbi è l’efficacia della tua richiesta. Mi sembra evidente che tu abbia un obiettivo di educazione civile che, al di là di un fondale paternalistico che intravedo, mi sento di condividere; tu vuoi insegnare ai giovani (anche ai loro genitori?) come ci si comporta nei confronti delle istituzioni e dei loro rappresentanti. Ma anche ammettendo che chi ha usato l’ingiuria sappia e riconosca ruolo e funzioni di un Sindaco, pensi proprio che tutti i minori che ti hanno insultato, casomai all’interno di una dinamica di gruppo e spinti dal meccanismo infernale dell’emulazione e nella sicurezza di un supposto anonimato, andranno a raccontare ciò che ti hanno scritto ai loro genitori? Certo, tu gli hai fatto paura (attenti, fra quindici giorni vi denuncio, lunedì 3 erano dodici oggi, immagino, siano due), ma sei sicuro che ciò sia sufficiente, nonché pedagogicamente consono, perché essi si confidino con babbo e mamma? Non sarà invece che proprio i più fragili, forse proprio quelli che hanno esagerato di più, che forse hanno relazioni familiari complicate e difficili – disagiate -, non saranno cioè proprio quelli più bisognosi del nostro aiuto a tacere, a chiudersi in se stessi, assaliti in sovrappiù dall’angoscia che arrivi una denuncia del Sindaco della quale la famiglia non sa nulla? (E, detto tra parentesi, al di là delle difficoltà legali che intravedo nella denuncia di decine di minori da parte di un Sindaco, visto che hai accesso diretto all’anagrafe, non sarà il caso che una volta identificati i rei e prima di procedere con la denuncia, tu contatti ufficialmente le famiglie che non si sono presentate?). Il mondo ideale non corrisponde a quello reale. 

 Così, per concludere, vorrei invitarti ad altra soluzione educativa per avvicinare i giovani alle Istituzioni repubblicane e democratiche, verso le quali sono pericolosamente indifferenti se non ostili (sulla questione personale, se c’è, deciderai tu, senza coinvolgere le scuole). Perché il Comune, in collaborazione con le scuole, non propone delle assemblee d’Istituto in cui confrontarsi su quello che è avvenuto e sui problemi qui solo accennati?

 Vieni a scuola Giovanni, vieni tu da noi. Vieni a parlare con i ragazzi che ti hanno scritto in maniera educata e con quelli che hanno utilizzato verso di te parole sbagliate e da censurare; vieni a spiegare le tue ragioni e ad ascoltare quello che vorranno dirti i più giovani cittadini della nostra città. Non insistere perché il figliol prodigo torni, ma aiutaci a predicare la buona novella del dialogo civile e democratico.

 Con stima, Martino Albonetti.

 Faenza, 8 marzo 2018.

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Ci rivolgiamo a tutte e tutti coloro che hanno camminato con noi nel percorso del Brancaccio, verso la “Sinistra che ancora non c’è”.
Abbiamo risposto per sincero spirito costruttivo e di responsabilità ai tanti appelli che si sono succeduti in questi giorni e di cui ringraziamo tutti. Lo spirito del Brancaccio ha seminato bene, e di questo siamo felici.
Eravamo e siamo a tutt’oggi convinti che la formazione di una alleanza fra cittadini e forze politiche per la difesa della Costituzione e la riaffermazione dei diritti cancellati dalle politiche neoliberiste degli ultimi governi, la costruzione di un fronte unico e innovativo della Sinistra verso un progetto più grande dei suoi singoli pezzi, il rilancio delle politiche per l’uguaglianza e per una democrazia compiuta, in tutte le sue forme partecipative e sostanziali siano e restino l’obiettivo primario di ogni ragionamento e azione politica della stagione che viviamo.

Ma, ad oggi, la nostra proposta alle forze politiche, perché il percorso verso una lista unica a Sinistra potesse essere ampiamente partecipato, democratico, libero e trasparente, non ha avuto alcuna risposta.

Il risultato è che ormai si corre a grandi passi verso due liste: una di MDP, Possibile, SI; l’altra di Rifondazione Comunista e altri soggetti.
Nessuna di queste due proposte corrisponde a quella idea di unità, credibilità, partecipazione, innovazione, radicalità lanciata nel nostro appello del 18 giugno, che prefigurava l’inizio di una nuova stagione per il Paese e per la Sinistra.
Di più, le ragioni e i fini che sembrano muoverle – nel rispetto della piena autonomia dei soggetti politici che le guidano – non richiamano, neanche lontanamente, il metodo e lo spirito del Brancaccio.

Nessuno ­ – a cominciare da noi due – può pensare di imporre agli aderenti a quell’appello una linea comune circa le decisioni che tutti ci troveremo a dover prendere nelle prossime elezioni: scegliere tra due liste diverse, guardare altrove o prendere la tristissima e dura decisione di non votare.
In queste ore si moltiplicano gli appelli pubblici e privati a noi stessi e a tante personalità della cosiddetta società civile perché si esprimano a favore di uno dei due processi a sinistra: naturalmente ognuno degli interpellati deciderà in totale libertà.

Ma noi teniamo a sottolineare che il progetto dell’ “alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” era quello

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Buongiorno, scusate se intervengo di nuovo. Oggi su Il Manifesto è uscito questo articolo/appello firmato da nomi importanti per la sinistra https://ilmanifesto.it/come-riprendere-il-percorso-virtuoso-del-brancaccio/ 
So che oggi si terrà un'altra assemblea a Roma. Ma è diversa dal "Brancaccio". Semplicemente perché, se anche avesse successo, produrrebbe o una seconda lista a sinistra o una micro-scissione in Sinistra Italiana verso Rifondazione. Ma non mi addentro oltre. 
Scrivo perché l'unico modo per "riprendere il percorso del Brancaccio", è, a mio avviso - per chi non seguirà il percorso di Teatro Italia e non vuole restare passivamente alla finestra - quello di non abbandonare. Sic et simpliciter. Tra il 24 e il 26 novembre si terranno assemblee nazionali unitarie a livello provinciale/cittadino di Art. 1- Si-Possibile. Da quel che ho capito non saranno assemblee chiuse ai soli tesserati ma saranno aperte al contributo di quelli che una volta si chiamavano "indipendenti", oggi "civici" (espressione non felice). 
Noi dobbiamo essere lì. Portare la nostra carica, il percorso iniziato prima del 4 dicembre, dare il nostro contributo nelle assemblee esattamente come fossero quelle del Brancaccio. Perché, se l'appuntamento del 18 si fosse tenuto senza forzature, lì saremmo stati. Dove, altrimenti? 
A differenza di altri, non credo che la nostra forza fosse tale da consentirci di chiedere fin da ora uno "scioglimento" dei partiti in un contenitore nuovo e - mi si passi il termine - da noi guidato. O di imporre, poi, le nostre candidature; che non potevano fare a meno di quei partiti che adesso si presentano uniti per il 90% dell'area di riferimento! Occorre tempo e pazienza per avere tutto; ogni tanto val bene accontentarsi del tanto. Questo (lo scioglimento in un unico soggetto politico) avverrà forse solo se il risultato elettorale sarà soddisfacente. Se dovessero emergere novità, si valuteranno. 
Se l'assemblea del 18 si fosse svolta regolarmente, quale sarebbe stato il nostro percorso? Se fosse andato come desiderato dal 18 giugno, avremmo dovuto sforzarci per indurre gli altri partiti a prendere parti del programma di sintesi e farli diventare loro. Non avrebbero copiato e incollato tutto, ma una parte, sì. Anche qui, tra il tutto e il tanto c'è una differenza di pratica politica indispensabile. 
Nelle assemblee locali avremmo dovuto scegliere dei delegati di sintesi delle assemblee stesse, per evitare che si paventassero quei timori di "occupazione" a cui si è riferita Anna Falcone. E' democrazia rappresentativa alla quale l'assemblearismo di partenza doveva convergere: siamo parlamentaristi e non totalitari né anarchici. Nessuno pensi che queste sintesi fossero cosa semplice. Poiché a fine gennaio bisogna avere le liste e le firme, il percorso programmatico di "alleanze" deve concludersi entro Natale, anzi prima. Sarebbe ipocrita pensare che con una legge elettorale incostituzionale come questa, studiata apposta per stritolare la democrazia rappresentativa, la "base" fosse riuscita sempre a giungere ad una sintesi armonica se dal centro non arrivino delle indicazioni ben precise. Il che non significa "Sinistrellum". Anche qui occorrerà vigilare moltissimo, e lo si può fare essendovi parte e non spettatori passivi di "duripurismo". 
Ecco che le assemblee tra il 24 e il 26 novembre sarebbero state anche le assemblee "del Brancaccio", o meglio "col Brancaccio". E credo vi sia modo di recuperarle, e anche di coinvolgere quella parte di Rifondazione Comunista che non ha paura di confrontarsi con i socialisti o i socialdemocratici, rifiutando i veti incrociati (chi non vuole può creare un percorso indipendente, legittimo ma diverso: e forse qui c'è un errore di chi non ha capito qual era il tentativo del Brancaccio). Che poteva e può essere contestato ma non interpretato. 
Dunque sarà il caso che si cerchi di non abbandonare il percorso, di essere presenti alle assemblee provinciali, e di arrivare all'assemblea nazionale di dicembre senza paura. Anna e Tomaso possono svolgere un importante ruolo. 
Grazie e scusate la lunghezza
Pier Paolo Flammini, San Benedetto

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