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Ci rivolgiamo a tutte e tutti coloro che hanno camminato con noi nel percorso del Brancaccio, verso la “Sinistra che ancora non c’è”.
Abbiamo risposto per sincero spirito costruttivo e di responsabilità ai tanti appelli che si sono succeduti in questi giorni e di cui ringraziamo tutti. Lo spirito del Brancaccio ha seminato bene, e di questo siamo felici.
Eravamo e siamo a tutt’oggi convinti che la formazione di una alleanza fra cittadini e forze politiche per la difesa della Costituzione e la riaffermazione dei diritti cancellati dalle politiche neoliberiste degli ultimi governi, la costruzione di un fronte unico e innovativo della Sinistra verso un progetto più grande dei suoi singoli pezzi, il rilancio delle politiche per l’uguaglianza e per una democrazia compiuta, in tutte le sue forme partecipative e sostanziali siano e restino l’obiettivo primario di ogni ragionamento e azione politica della stagione che viviamo.

Ma, ad oggi, la nostra proposta alle forze politiche, perché il percorso verso una lista unica a Sinistra potesse essere ampiamente partecipato, democratico, libero e trasparente, non ha avuto alcuna risposta.

Il risultato è che ormai si corre a grandi passi verso due liste: una di MDP, Possibile, SI; l’altra di Rifondazione Comunista e altri soggetti.
Nessuna di queste due proposte corrisponde a quella idea di unità, credibilità, partecipazione, innovazione, radicalità lanciata nel nostro appello del 18 giugno, che prefigurava l’inizio di una nuova stagione per il Paese e per la Sinistra.
Di più, le ragioni e i fini che sembrano muoverle – nel rispetto della piena autonomia dei soggetti politici che le guidano – non richiamano, neanche lontanamente, il metodo e lo spirito del Brancaccio.

Nessuno ­ – a cominciare da noi due – può pensare di imporre agli aderenti a quell’appello una linea comune circa le decisioni che tutti ci troveremo a dover prendere nelle prossime elezioni: scegliere tra due liste diverse, guardare altrove o prendere la tristissima e dura decisione di non votare.
In queste ore si moltiplicano gli appelli pubblici e privati a noi stessi e a tante personalità della cosiddetta società civile perché si esprimano a favore di uno dei due processi a sinistra: naturalmente ognuno degli interpellati deciderà in totale libertà.

Ma noi teniamo a sottolineare che il progetto dell’ “alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” era quello

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Buongiorno, scusate se intervengo di nuovo. Oggi su Il Manifesto è uscito questo articolo/appello firmato da nomi importanti per la sinistra https://ilmanifesto.it/come-riprendere-il-percorso-virtuoso-del-brancaccio/ 
So che oggi si terrà un'altra assemblea a Roma. Ma è diversa dal "Brancaccio". Semplicemente perché, se anche avesse successo, produrrebbe o una seconda lista a sinistra o una micro-scissione in Sinistra Italiana verso Rifondazione. Ma non mi addentro oltre. 
Scrivo perché l'unico modo per "riprendere il percorso del Brancaccio", è, a mio avviso - per chi non seguirà il percorso di Teatro Italia e non vuole restare passivamente alla finestra - quello di non abbandonare. Sic et simpliciter. Tra il 24 e il 26 novembre si terranno assemblee nazionali unitarie a livello provinciale/cittadino di Art. 1- Si-Possibile. Da quel che ho capito non saranno assemblee chiuse ai soli tesserati ma saranno aperte al contributo di quelli che una volta si chiamavano "indipendenti", oggi "civici" (espressione non felice). 
Noi dobbiamo essere lì. Portare la nostra carica, il percorso iniziato prima del 4 dicembre, dare il nostro contributo nelle assemblee esattamente come fossero quelle del Brancaccio. Perché, se l'appuntamento del 18 si fosse tenuto senza forzature, lì saremmo stati. Dove, altrimenti? 
A differenza di altri, non credo che la nostra forza fosse tale da consentirci di chiedere fin da ora uno "scioglimento" dei partiti in un contenitore nuovo e - mi si passi il termine - da noi guidato. O di imporre, poi, le nostre candidature; che non potevano fare a meno di quei partiti che adesso si presentano uniti per il 90% dell'area di riferimento! Occorre tempo e pazienza per avere tutto; ogni tanto val bene accontentarsi del tanto. Questo (lo scioglimento in un unico soggetto politico) avverrà forse solo se il risultato elettorale sarà soddisfacente. Se dovessero emergere novità, si valuteranno. 
Se l'assemblea del 18 si fosse svolta regolarmente, quale sarebbe stato il nostro percorso? Se fosse andato come desiderato dal 18 giugno, avremmo dovuto sforzarci per indurre gli altri partiti a prendere parti del programma di sintesi e farli diventare loro. Non avrebbero copiato e incollato tutto, ma una parte, sì. Anche qui, tra il tutto e il tanto c'è una differenza di pratica politica indispensabile. 
Nelle assemblee locali avremmo dovuto scegliere dei delegati di sintesi delle assemblee stesse, per evitare che si paventassero quei timori di "occupazione" a cui si è riferita Anna Falcone. E' democrazia rappresentativa alla quale l'assemblearismo di partenza doveva convergere: siamo parlamentaristi e non totalitari né anarchici. Nessuno pensi che queste sintesi fossero cosa semplice. Poiché a fine gennaio bisogna avere le liste e le firme, il percorso programmatico di "alleanze" deve concludersi entro Natale, anzi prima. Sarebbe ipocrita pensare che con una legge elettorale incostituzionale come questa, studiata apposta per stritolare la democrazia rappresentativa, la "base" fosse riuscita sempre a giungere ad una sintesi armonica se dal centro non arrivino delle indicazioni ben precise. Il che non significa "Sinistrellum". Anche qui occorrerà vigilare moltissimo, e lo si può fare essendovi parte e non spettatori passivi di "duripurismo". 
Ecco che le assemblee tra il 24 e il 26 novembre sarebbero state anche le assemblee "del Brancaccio", o meglio "col Brancaccio". E credo vi sia modo di recuperarle, e anche di coinvolgere quella parte di Rifondazione Comunista che non ha paura di confrontarsi con i socialisti o i socialdemocratici, rifiutando i veti incrociati (chi non vuole può creare un percorso indipendente, legittimo ma diverso: e forse qui c'è un errore di chi non ha capito qual era il tentativo del Brancaccio). Che poteva e può essere contestato ma non interpretato. 
Dunque sarà il caso che si cerchi di non abbandonare il percorso, di essere presenti alle assemblee provinciali, e di arrivare all'assemblea nazionale di dicembre senza paura. Anna e Tomaso possono svolgere un importante ruolo. 
Grazie e scusate la lunghezza
Pier Paolo Flammini, San Benedetto

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Cari amici, 

con immenso stupore e gratitudine, sono stata stata candidata come finalista al premio Luisa Minazzi, Ambientalista dell'anno 2017,

insieme ad altri 7 coraggiosi ambientalisti, dalla sindaca anticemento, alla determinata avvocata contro i disastri ambientali, da Domenico Iannacone (giornalista Rai3) a Goel, fino al grande Marco Ricci, sacerdote di San Vito, che da anni lotta per l'ambiente, contro i roghi e lo smaltimento illecito rifiuti) e  altri.

http://www.premioluisaminazzi.it/linda-maggiori-recanati-mc-1981/

Un pensiero commosso a Luisa Minazzi, donna coraggio che ha lottato fino all'ultimo contro l'eternit del suo paese, Casale Monferrato. Lei è morta, come tanti, vittima dell'inquinamento, ma il suo messaggio, la sua lotta, la sua protesta devono restare vivi, e sta a noi tenere accesa la fiaccola. 

http://www.premioluisaminazzi.it/

Grazie infine a tutti, di cuore, per avermi sostenuto, aiutato, confortato, consigliato, indirizzato e...soprattutto sopportato in questi anni!!!;O)

Linda

 

Se volete votare entro e non oltre domenica 19 novembre tramite la scheda cartacea pubblica su La Nuova Ecologia, oppure mandando una e-mail all’indirizzo 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   

riportando il proprio nome, cognome, età e indirizzo più il candidato prescelto.

 

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Sabato 30 settembre  la prima assemblea pubblica provinciale

Lettera aperta alle cittadine e ai cittadini della provincia di Ravenna Per la democrazia e l'uguaglianza.

 C'è un futuro in Italia per una forza politica che metta al centro difesa e attuazione della Costituzione?

Chi siamo?

Siamo donne e uomini che sentono con forza la responsabilità che deriva loro dalla cittadinanza repubblicana.

La nostra storia è diversa per genere, generazione, cultura.

Eppure - a proposito di cittadinanza responsabile - da anni ci siamo sempre ritrovat* e insieme abbiamo agito per difendere la Costituzione e nel chiedere con forza di attuarla.

Nei referendum del 2006 e del 2016, fermando stravolgimenti costituzionali a nostro avviso assai pericolosi. Non solo. Abbiamo lavorato in modo continuativo perché una cultura costituzionale e una politica con questa coerente - assai debole nel nostro paese - si radicasse sempre più nella

pubblica opinione della nostra provincia, la provincia di Ravenna. Sono passati molti mesi dal 4 dicembre 2016. La scadenza elettorale che porterà ad un nuovo Parlamento si avvicina. E non sappiamo ancora con quale legge elettorale andremo a votare. C'era da sperare che, almeno in questa occasione, e dopo il 4 dicembre, chi abita partiti e Istituzioni avesse tenuto conto della forte discontinuità segnata dal 4 dicembre. In realtà, molti "sommovimenti" sono in corso. Pochi, forse, nel segno del "nostro"4 dicembre.

Abbiamo allora sentito il bisogno di incontrarci - l'incontro informale è avvenuto pochi giorni fa - per riflettere insieme, per interrogarci, per individuare soluzioni. Non si tratta di drammatizzare il momento che stiamo vivendo. Si tratta di analizzare e di capire quali sono le cause profonde

della crisi della nostra democrazia. Ci sono stati altri momenti drammatici nella storia repubblicana, fra strategie della tensione e terrorismi di vario segno. Ma partiti di massa, con forza consistente, e fedeli – almeno alla lettera - alla Costituzione e alla Repubblica parlamentare, senza dimenticare una pubblica opinione attiva, partecipe e nettamente antifascista, hanno impedito alla Repubblica - nella lunga notte fra anni Settanta e anni Ottanta - di farsi travolgere.

Ora gli argini sono pieni da falle.

Movimenti neofascisti, razzisti, xenofobi, di forza crescente, anche nei Consigli comunali e nella società, si stanno diffondendo e radicando, come in altre parti d'Europa. Inoltre, abbiamo una preoccupata convinzione. Ci saranno forze che, nel nuovo Parlamento, vorranno di nuovo mettere mano alla Costituzione. Grandi poteri, internazionali e nazionali, lo chiedono. E sono poteri forti, visibili, che parlano chiaro, e che vedono nelle Costituzioni del secondo dopoguerra ostacoli all'onda neoliberista e illiberale.

Su tutto questo abbiamo condotto una prolungata e seria riflessione e ci siamo trovati d'accordo su alcune questioni, a nostro avviso cruciali.

Per noi la Costituzione è - in primis - democrazia, libertà, uguaglianza, giustizia sociale. Sappiamo che non tutt* - fra coloro che hanno votato NO il 4 dicembre - hanno queste priorità. Che sono - però - le nostre priorità culturali, civili, politiche. Molti votanti NO - il 4 dicembre - non votano, da anni, quando si tratta di eleggere Parlamento o Consigli locali e regionali. Ma il 4 dicembre sono andati a votare. Fra questi, moltissim*, come noi, mettono al primo posto democrazia, libertà, uguaglianza, giustizia sociale. Siamo convinti che solo UNA forza di sinistra - da tempo dispersa e divisa - possa portare in Parlamento questi valori, per noi irrinunciabili.

Quale sinistra? Pensiamo ad una sinistra capace di parlare un linguaggio nuovo e di farsi promotrice di un modello di sviluppo e di società profondamente diverso da quello attuale, che ponga le sue basi sulla difesa e attuazione della Costituzione e che abbia al centro libertà, democrazia, uguaglianza.

Esistono forze che - senza cancellare memoria e giudizi assai negativi sugli errori passati - possono dare vita a un nuovo inizio, come chiede l'Appello, steso da Anna Falcone e Tomaso Montanari, che ha promosso l'assemblea al teatro del Brancaccio? Pensiamo che ci siano. Forze che segnino una netta discontinuità rispetto alle politiche sociali e "costituzionali" degli ultimi governi, compresi quelli guidati dal PD.

Abbiamo quindi condiviso l'itinerario che qui indichiamo.

Ci ritroveremo a breve, per valutare come aprire, anche in provincia di Ravenna - in alcune realtà percorsi simili sono già partiti - un processo che vada in questa direzione. Ci metteremo in contatto con realtà regionali e nazionali per valutare insieme forme e modalità.

L'obiettivo è di promuovere a Ravenna un incontro pubblico, del tutto aperto alla cittadinanza, ad associazioni, a movimenti, a partiti, che, come noi, sentano l'esigenza di arrivare a una programma e a una lista unitaria di sinistra rinnovata, che possa portare in Parlamento una rappresentanza che

metta al centro difesa e attuazione della Costituzione, declinata nei termini indicati. Un soggetto, plurale, ma unitario, che avvii i suoi primi passi per portare queste istanze in Parlamento.

Una sola lista per avviare un percorso chiaro e trasparente. Che dia fondata speranza di autonomia, che sia ricca di robusta cultura storica e politica, e di serietà al di là di ogni dubbio di chi si propone per essere la nostra rappresentanza parlamentare.

Operazioni di altro segno, fotocopie di negative esperienze passate, non avrebbero il nostro consenso e appoggio.

Daremo vita quindi ad una pubblica assemblea, che dia inizio anche alla individuazione di scelte di programma coerenti con l'uguaglianza, per la dignità del lavoro e per salari che la rendano possibile, per la ridistribuzione del lavoro, per la progressività fiscale sui redditi e i grandi patrimoni, per la scuola e la sanità di tutt*, la casa per tutt*, per un'Italia dei beni comuni, a partire dall'ambiente, dai beni storici e artistici, che sono la grande ricchezza e bellezza che la nostra storia ci ha consegnato.

Per far vivere questo processo, occorre costruire una rinnovata e forte partecipazione. La sola che può valorizzare ed estendere le esperienze positive ed unitarie, che sono esistite ed esistono.

Per questo riteniamo necessario che ognun* , a partire dai propri ambiti e dai propri territori, lavori per riannodare i fili di tante esperienze, em per dare il proprio contributo di idee. E di forte - indispensabile - energia.

Anticipiamo quindi queste informazioni come invito a chi vorrà raggiungerci in questo percorso, per avere una comune base d'intesa.

Per concludere.

Può esistere un democrazia senza popolo? E' quella - svuotata della grande ricchezza civile e politica contenuta nella nostra Costituzione - che stiamo vivendo da molti anni a questa parte, come scrive con grande chiarezza Carlo Galli in Democrazia senza popolo. Cronache dal Parlamento sulla crisi italiana ( Feltrinelli 2017).

Può esserci democrazia se la cittadinanza, e gli intellettuali, di fronte alle aggressioni alla democrazia ammutoliscono, perché privati della libertà, o perché non dicono più la "verità" che vedono, una volta saliti sul carro del vincitore di turno? Tomaso Montanari spiega - in Cassandra

Muta. Intellettuali e potere nell'Italia senza verità ( Edizioni GruppoAbele 2017) - come una democrazia che abbia un popolo che rinuncia a esprimersi o intellettuali insinceri, sia su una pericolosa china.

Due libri preziosi per stare con gli occhi aperti in questo che si annuncia come difficilissimo passaggio storico, dopo il quale comincerà, comunque, un'altra storia.

Intendiamo quindi promuovere, in contemporanea con molte altre città in Italia, nell'ultimo fine settimana di settembre, un incontro pubblico per allargare il più possibile questa nostra riflessione, che avrà valore se diventerà un grande e popolare interrogarci.

 

Antonella Baccarini, Faenza

Vittorio Bardi, Faenza

Mauro Conti, Ravenna

Marinella Isacco, Ravenna

Stefano Kegljevic, Ravenna

Marina Mannucci, Ravenna

Massimo Manzoli, Ravenna

Gian Luigi Melandri, Bagnacavallo

Alessandro Messina, Faenza

Ivan Missiroli, Faenza

Ivan Morini, Ravenna

Piera Nobili, Ravenna

Maria Paola Patuelli, Ravenna

Giovanni Piccinelli, Cervia

Ravenna, 5 agosto 2017

 

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Leggiamo quotidianamente (su vari media) firme, anche autorevoli, schierarsi fra coloro che "amano" Matteo Renzi o coloro che lo "odiano". Odio / amore. Suppongo sia stato l' ingegno di uno psicanalista (uno a caso: Massimo Recalcati?) ad immaginare il "format" di questo "gioco".

Odio e amore sono lo stesso sentimento, suggeriscono talune teorie sulla psicologia degli umani. Dunque l'oggetto che catalizza le emozioni sarà in ogni caso lo stesso: la persona di Matteo Renzi. Quale che sia il grado di condivisione dei suoi atti, delle sue scelte, delle sue concezioni da parte di chi si pronuncia.

Ne deriva che "amare" è sinonimo di bene, "odiare" sinonimo di male (ecco di nuovo la mano dello psicanalista), nel senso di propensione d'animo (al bene piuttosto che al male) di chi esprime la propria valutazione. Come la lista dei buoni e quella dei cattivi a scuola.

Anche spinto dalla singolarità di questo gioco ieri ho letto il libro "Avanti", del cui lancio, evidentemente, il gioco amore / odio è parte.

A lettura terminata, innanzitutto ho avvertito la curiosità di sapere quanti lo avessero letto fra coloro che hanno preso parte attiva al "gioco". Curiosità insoddisfatta, evidentemente.

Io l'ho fatto, con diligenza, e cercando di praticare lo spirito critico; né l'innamoramento (questo potrà apparire scontato), né la misantropia preconcetta.

Alcune valutazioni sopra ogni altra:

- la grande parte delle pagine è costituita dal collage dei comunicati stampa, delle conferenze stampa, delle dichiarazioni televisive emessi, nel corso dei "mille giorni di governo", a sostegno delle singole misure via via adottate.

Nulla più, nulla meno. Tecnicamente l'impasto è ben lavorato, ma chiunque conservi memoria del confronto politico degli ultimi 3/4 anni sente riecheggiare, letteralmente, le metafore dell'ex-Presidente del Consiglio, le sue disinvolte prese di posizione, l'irruenza dei suoi giudizi. Tutto esattamente come già sentito. E la sistematica personalizzazione di tutte le decisioni più rilevanti. Nulla è problematizzato. Eppure si tratta di 230 pagine, non di un comunicato stampa. L'unica concessione al dubbio consiste nel "non escludere" l'eventualità di aver compreso in ritardo che "gli altri" avevano già irrevocabilmente politicizzato il dibattito sul Referendum costituzionale.

 

- La narrazione delle relazioni personali con gli altri capi di stato o di governo è tanto enfatizzata da apparire esibizionistica. Gli episodi narrati in questa chiave sono innumerevoli. Vien da pensare a Zelig (quello della sindrome).

 

- Infine ho scoperto, leggendo, che esiste un esemplare umano che non conoscevo: "l'homo - sindycùs" (sindaco). Quale che sia il problema - di ordine planetario o di gestione di un piccolo appalto di paese - se vuoi essere certo del buon esito, affidalo all' homo - sindycùs più a portata di mano.

- Infine, a proposito di odio e amore, raramente ho letto giudizi più allusivamente acrimoniosi di quelli contenuti soprattutto negli ultimi due capitoli. Destinatari "gli altri", cioè tutti coloro che non siano Matteo Renzi. Viene fatto anche qualche nome (indovinate chi?), ma anche questo è metaforico; la polemica acrimoniosa è con "gli altri". Chissà che ne pensa lo psicanalista!

 

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