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Abbiamo appreso, pur senza la benché minima discussione in Consiglio Comunale, che la Giunta di Faenza ha promosso, già dall'autunno scorso, “un percorso per revisionare, aggiornare e attualizzare i contenuti della Conferenza Economica Comprensoriale tenutasi nel lontano 2009”.

Dopo diversi annunci, dopo la costituzione di quattro gruppi di lavoro (ristretti alle sole Associazioni economiche) che si sono riuniti da febbraio ad aprile, dopo l'indicazione di svolgere la Conferenza nella seconda quindicina di maggio (più precisamente il 20), il 13 maggio scorso si sarebbe indicata una nuova data per lo svolgimento della Conferenza attorno al 15 giugno.

Che problemi sono sorti? Ma soprattutto, a cosa deve servire questa Conferenza?

E perché prepararla con un percorso che ha escluso completamente il Consiglio Comunale - non solo le forze di opposizione, ma anche quelle di maggioranza (così almeno ci risulta) – le istanze della società civile, dell'associazionismo e gli stessi Comuni dell'Unione, cosa piuttosto strana per una Conferenza che vorrebbe essere comprensoriale?

Ben altro coinvolgimento e metodi furono usati per preparare la Conferenza del 2009.

Abbiamo l'impressione che si tratti semplicemente di un’operazione di immagine, volendo imitare lo stesso stile di Renzi e del suo Governo: un uomo solo al comando, che non si confronta con nessuno e che lancia qualche slogan e annunci che vorrebbero essere rassicuranti. Non funziona a livello nazionale, tanto meno può funzionare in periferia.

Abbiamo potuto visionare il documento preparatorio e da questo prendere spunto per fornire alcuni argomenti di discussione e farli conoscere alla collettività, dato che la questione economica deve essere prioritaria per la nostra città, attanagliata com’è da una crisi che vede erodere sempre più posti di lavoro.

E' piuttosto inquietante che il documento preparatorio si apra dichiarando una “concezione di città come organizzazione imprenditoriale il cui output è la creazione d'impresae poi ricicli l'ormai trito concetto di marketing territoriale.

Una città “desiderabile” non dovrebbe essere organizzata come un’impresa, ma piuttosto come un luogo accogliente socialmente, con al primo posto i beni comuni, la socialità, l'equità. Un luogo, quindi, dove le attività produttive, commerciali, dei servizi, le imprese e lo stesso lavoro - che deve essere il più possibile garantito per tutti - sono un mezzo e non un fine.

Il problema è che questa Amministrazione (in carica ormai da oltre sei anni) non ha un progetto, un’idea di città sostenibile, da proporre alle forze sociali ed economiche del territorio. La “vision” di lungo termine comporta la definizione di un obiettivo di outcome, (era più semplice dire risultato) di trasformazione della realtà socio-economica del territorio faentino, traguardata al 2020 - citata nel testo - pare semplicemente accompagnare le tendenze di mercato, ed in particolare le richieste che possono venire da alcuni poteri forti. Il 2020 è dietro l’angolo, sappiamo come azioni di questo tipo abbiano bisogno di tempo per vedere realizzati i propri obiettivi: il tempo per mettere in campo azioni di marketing territoriale e per lo sviluppo del territorio c’era.

L'Altra Faenza chiede formalmente che si apra una discussione pubblica e vengano coinvolti anche i Consigli Comunali dell'Unione, per affrontare una situazione economica e occupazionale – e i suoi effetti sociali - particolarmente pesante nei nostri territori.

Sappiamo bene che gli strumenti e i poteri degli Enti Locali per promuovere uno sviluppo equilibrato del territorio sono limitati, ma qualche scelta importante può essere indicata.

Giusto per non essere facilmente etichettati dalla solita litania di “opposizione che sa dire solo no”, oppure “che sa criticare senza proporre mai nulla”, mettiamo sul tavolo alcune proposte, riservandoci di argomentarle se ci sarà data la possibilità di farlo:

  • Fin dalla campagna elettorale della primavera 2016 abbiamo sollecitato l’attivazione di un Osservatorio in grado di monitorare gli effetti della crisi (aziende chiuse e in difficoltà, posti di lavoro persi, lavoratrici e lavoratori disoccupati e in Cassa integrazione, nuove aree di povertà, ecc.); se non si conosce la realtà è difficile destinare le poche risorse possibili a favore di chi più ha bisogno;

  • Nei mesi scorsi, proprio in considerazione della gravità della situazione, abbiamo pubblicamente proposto che “tutta la città si unisca nel fronteggiare la crisi”; lo abbiamo fatto perché riteniamo utili il confronto, il dialogo, la collaborazione.

  • E’ necessario individuare i settori sui quali puntare nel nostro territorio, evitando espressioni generiche quali quelle contenute nel documento della Giunta; è necessario elaborare un vero e proprio piano strategico territoriale e promuoverlo con un tangibile processo partecipativo allargato; 

  • Si deve dare corso al Piano di Azione per l'Energia Sostenibile – il PAES (approvato più di un anno fa e non ancora partito) - e iniziare a tradurre in fatti concreti i principi sull'”economia circolare” contenuti nella recente Legge Regionale, particolarmente di attualità vista la “crisi dei rifiuti” che coinvolge tutti.

Lo ripetiamo: L'Altra Faenza chiede di poter esprimere il proprio contributo, al pari di altre realtà attive nel territorio: forze politiche, associazioni, volontariato, movimenti. Su temi quali quelli che la Conferenza economica dovrebbe essere chiamata ad affrontare - così da poter fornire una lettura puntuale e articolata della situazione e le conseguenti indicazioni e scelte di prospettiva - procedere escludendo espressioni della società in grado di fornire un apporto positivo costituirebbe una scelta miope e di basso profilo.

 

Faenza, 25 maggio 2016

L'Altra Faenza