Laboratorio Palestina Agenti addestrati da Tel Aviv, stesse tecnologie di sorveglianza e attacco dei «nemici»
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Manifestanti vengono arrestati dagli agenti federali vicino al luogo in cui Renee Good è stata uccisa da un agente dell'ICE – AP Photo/Adam Gray
Mentre gli agenti dell’Agenzia immigrazione e dogana degli Stati uniti (Ice) hanno invaso le città del Paese, la politica americana sembra essere entrata in una nuova fase, in cui le forze federali armate trasformano i quartieri civili in zone di conflitto attivo. Parte di ciò che sta guidando questo cambiamento politico è una potente infrastruttura tecnica: le operazioni dell’Ice sono ora accelerate da sistemi mobili di sorveglianza e localizzazione, in cui l’arma più potente degli agenti può stare nel palmo di una mano.
Recenti segnalazioni hanno rivelato che l’Ice si affida ad almeno due applicazioni per guidare la sua repressione. La prima è Elite (Enhanced Leads Identification & Targeting for Enforcement), un nuovo sistema geospaziale costruito dalla società di analisi dei dati Palantir per il Dipartimento della Sicurezza interna (Dhs) e progettato per essere utilizzato su smartphone e tablet. Elite «popola una mappa con gli obiettivi di espulsione, mostra un dossier su ogni persona e fornisce un ‘punteggio di affidabilità’ sull’indirizzo attuale della persona», secondo un manuale utente pubblicato alla fine del mese scorso.
IL SECONDO è Mobile Fortify, un’applicazione di riconoscimento facciale prodotta dalla società di biometria Nec che consente agli agenti dell’immigrazione di identificare sia i cittadini che i migranti privi di documenti. Secondo quanto riferito, l’Ice e altri agenti del Dhs hanno fotografato e scansionato i volti di cittadini americani in città come Minneapolis e Chicago: le immagini vengono poi confrontate con i database biometrici, raccolte in dossier e conservate per un massimo di 15 anni.
Non è un caso che, riferendosi all’incursione dell’Ice in Minnesota, la giornalista del New York Times Lydia Polgreen abbia descritto un’«occupazione volta a punire e terrorizzare». Le tecnologie che supportano le loro operazioni dimostrano quanto l’Ice stia seguendo le orme di Israele: sia Elite che Mobile Fortify presentano una sorprendente somiglianza con le applicazioni mobili di localizzazione che le forze israeliane hanno integrato nel loro arsenale di polizia nell’ultimo decennio.
Dall’11 settembre 2001, Israele ha coltivato stretti legami con le forze dell’ordine statunitensi incaricate dell’immigrazione attraverso delegazioni congiunte, corsi di formazione e scambi tecnologici, che hanno contribuito a trasferire i metodi antiterrorismo israeliani nelle mani dell’Ice. Ma il Dhs ha iniziato a sperimentare il data mining e la sorveglianza algoritmica – pratiche in gran parte introdotte dalle agenzie di intelligence israeliane – solo durante il primo mandato da presidente di Donald Trump. Ciò è avvenuto proprio mentre le forze israeliane stavano automatizzando le loro tattiche di sorveglianza e individuazione in tutta la Palestina.
Al primo Forum internazionale sulla sicurezza interna di Israele, tenutosi a Gerusalemme nel 2018, alla presenza di numerosi funzionari nominati da Trump, il ministro della pubblica sicurezza Gilad Erdan si è vantato che le forze israeliane stavano utilizzando per la prima volta «strumenti avanzati di intelligence web e algoritmi per individuare potenziali terroristi». Ha detto ai giornalisti che l’esperienza di Israele «può aiutare altri paesi ad affrontare questo tipo di terrorismo».
GLI «STRUMENTI AVANZATI» a cui Erdan faceva riferimento erano parte di una suite in continua espansione di sistemi di sorveglianza algoritmica inizialmente implementati in Cisgiordania e successivamente a Gaza. Alla fine degli anni 2010, in risposta a una serie di attacchi perpetrati da cosiddetti «lupi solitari», le unità di intelligence israeliane avevano sviluppato una vasta rete di tecnologie di sorveglianza per individuare i «potenziali terroristi» tra la popolazione civile.
Telecamere a circuito chiuso e scanner di targhe automobilistiche si sono diffusi in tutta la Cisgiordania. Gli algoritmi hanno raccolto contenuti dalle piattaforme dei social media e dalle applicazioni di messaggistica. E negli ultimi anni, come rivelato da +972 la scorsa estate, l’esercito israeliano ha anche iniziato a memorizzare milioni di chiamate e messaggi di testo inviati dai territori palestinesi occupati sui server cloud di Microsoft. Questo vasto tesoro di dati di sorveglianza ha permesso all’esercito israeliano di dotare le truppe di combattimento che pattugliano le città palestinesi di sistemi di polizia algoritmica invasivi.
Uno di questi è Blue Wolf, unìapplicazione che consente ai soldati di accedere alle informazioni biografiche dei civili fotografando i loro volti o scansionando una carta d’identità. Oltre a dettagli come indirizzi, storia lavorativa e luogo di residenza, l’app analizza le informazioni provenienti da telefonate, messaggi di testo, social media e altre fonti di sorveglianza per generare un «rating di sicurezza», ovvero una stima della probabilità che l’individuo compia un attacco, su una scala da uno a dieci.
«Non mi sentirei a mio agio se lo usassero nel centro commerciale della mia città natale, mettiamola così», ha dichiarato un agente dei servizi segreti israeliani al Washington Post quando la notizia dell’applicazione è stata resa nota per la prima volta alla fine del 2021. «È una violazione totale della privacy di un intero popolo».
PILLAR OF FIRE, un sistema di mappatura mobile modellato sulle interfacce GPS civili, è entrato a far parte dell’arsenale militare israeliano intorno al 2020. Consente alle unità di intelligence di contrassegnare gli obiettivi terroristici per le forze di terra che pattugliano una determinata area o di segnalare alcune regioni geografiche in cui un altro insieme di sistemi di apprendimento automatico prevede la probabilità di attività militanti. Le truppe da combattimento possono quindi passare da una all’altra e cercare persone da arrestare o luoghi da perquisire sulla base di informazioni sintetizzate algoritmicamente.
«Ha un livello interattivo, dove carichiamo gli obiettivi e li condividiamo con le forze sul campo – mi ha detto la scorsa settimana un veterano israeliano dell’unità d’élite di cyberintelligence 8200, descrivendo la sua esperienza nell’uso di questi sistemi negli ultimi anni – Ha dato alle truppe accesso immediato a tutte queste informazioni classificate. Più dati hai, più puoi fare». «Il punto di forza di Israele era la sua capacità di accumulare tutte queste riserve di informazioni e di costruire sistemi per il controllo sul campo», sistemi che sono diventati troppo attraenti per essere ignorati dalle forze dell’ordine statunitensi.
Nel corso del tempo, la collaborazione tra le unità di intelligence israeliane, le aziende tecnologiche e la sicurezza interna degli Stati uniti si è solo intensificata. Palantir ha aperto un ufficio a Tel Aviv nel 2015, dove ha stipulato contratti con il governo israeliano. Veterani delle unità di intelligence israeliane hanno fondato società di sorveglianza come Paragon e Cellebrite, che hanno venduto tecnologia di spionaggio di livello militare al Dhs.
Per decenni, le forze dell’ordine nazionali e locali statunitensi hanno inviato agenti in Israele per apprendere nuove tattiche di polizia e antiterrorismo, che alcuni partecipanti hanno definito troppo potenti per essere implementate in patria: monitoraggio delle telecomunicazioni e raccolta di contenuti Internet per decidere chi arrestare; analisi delle cartelle cliniche e dei dati di localizzazione per rintracciare altre persone; fotografia dei civili per strada per determinare se debbano essere interrogati; e sparare loro impunemente.
«Un po’ più invasivo di quello che si vede qui negli Stati uniti» è il modo in cui Bill Ayub, uno sceriffo della California meridionale, ha descritto gli strumenti di polizia predittiva che Israele ha presentato durante un viaggio della delegazione a cui ha partecipato nel 2017. «Era come: ‘Wow, fate davvero questo? … Se facessimo una cosa del genere qui, finiremmo in prigione».
NEL 2022, anche il capo della polizia di Santa Barbara, Craig Bonner, ha osservato che i metodi israeliani erano molto più aggressivi di quelli legalmente consentiti negli Stati uniti. Ricordando la sua formazione in Israele, ha sottolineato che «in molti casi, le cose che vengono fatte lì semplicemente non sono consentite dalla legge e/o dalla costituzione».
«Gli ideali americani sull’uso della forza ruotano attorno all’uso minimo in modo conservativo e difensivo – ha riflettuto un ufficiale del dipartimento di polizia di Memphis dopo aver ricevuto un addestramento al combattimento in Israele – Nel metodo israeliano, l’intento è quello di mettere in campo la massima forza in modo offensivo».
Ciononostante, il Dhs ha emulato sempre più i metodi di sorveglianza e di individuazione israeliani e l’Ice ha finito per operare più come un’unità militare che come un organismo di controllo dell’immigrazione. Negli ultimi anni, l’Ice ha stipulato contratti con broker di dati che hanno raccolto informazioni dai Dipartimenti dei veicoli a motore, dalle piattaforme dei social media e dai valichi di frontiera, per compilare database non regolamentati sul comportamento umano. Oltre alla storia dei viaggi delle persone, al loro background professionale e alle loro relazioni familiari, questi dati hanno anche compreso le storie di viaggio registrate attraverso reti clandestine di scanner di targhe e telecamere di riconoscimento facciale.
Per gran parte dell’ultimo decennio, questi esperimenti hanno coinvolto principalmente i migranti privi di documenti e le loro comunità, lasciando indenni i settori più privilegiati della società americana. Ma Trump 2.0 ha eliminato tutte le limitazioni che gli Stati uniti avevano posto all’uso indiscriminato di questi strumenti. Dal gennaio 2025, il Dhs ha collaborato con aziende con profonde radici nel targeting militare, come Palantir, per espandere la loro portata sia ai cittadini che ai non cittadini.
PER COMPRENDERE le implicazioni più gravi della tecnologia di sorveglianza basata sull’intelligenza artificiale nelle mani di attori militari senza scrupoli, basta osservare il comportamento di Israele a Gaza negli ultimi due anni. Non solo gli agenti dei servizi segreti e i piloti dell’aeronautica militare si sono affidati a database di targeting generati algoritmicamente per guidare gli attacchi aerei, ma sul campo, l’«Operational Cloud» dell’esercito israeliano ha permesso alle truppe di combattimento di accedere in tempo reale a gran parte degli stessi dati. I soldati hanno individuato gli edifici da far saltare in aria sulle mappe operative e hanno identificato i civili da arrestare – o uccidere – utilizzando sistemi di riconoscimento facciale, tutti accessibili tramite tablet e smartphone.
Juan Sebastián Pinto, ex dipendente della Palantir Technologies che ora chiede la regolamentazione e la responsabilità dell’Ia nello stato del Colorado, sede dell’azienda, lo ha detto chiaramente quando abbiamo parlato la settimana scorsa: «Le piattaforme utilizzate dal Dhs portano nelle zone residenziali americane le tecnologie di guerra che vediamo a Gaza. Forniscono agli agenti dell’Ice lo stesso tipo di quadro operativo comune delle agenzie militari e di intelligence».
Pinto ha anche sottolineato che queste tecnologie sono soggette a errori. Mobile Fortify, come le piattaforme di riconoscimento facciale utilizzate in Palestina, avrebbe erroneamente identificato alcune persone che sono state poi arrestate dagli agenti dell’Ice. Gli algoritmi della piattaforma sono meno affidabili in condizioni meteorologiche avverse, quando le foto vengono scattate da determinate angolazioni e quando si identificano persone non bianche.
IL PUNTEGGIO di affidabilità che alimenta Elite, la piattaforma di intelligence geospaziale dell’Ice, si basa anch’esso su algoritmi di apprendimento automatico difettosi, incapaci di analizzare le sfumature o le variazioni contestuali nei tesori di dati che raccolgono.
Ma dove questi sistemi falliscono dal punto di vista tecnico, hanno successo dal punto di vista politico. Nel caso delle operazioni militari israeliane nei territori palestinesi, hanno offerto una giustificazione tecnica per l’aumento vertiginoso dei tassi di sorveglianza, detenzione e morte. Nel frattempo, il governo autoritario di Israele utilizza le liste sempre più lunghe di persone assassinate o incarcerate come prova del rafforzamento del proprio dominio regionale e della sicurezza nazionale.
Trump sembra desideroso di seguire l’esempio di Israele, motivo per cui alcuni analisti sostengono che potrebbe non passare molto tempo prima che l’Ice invii droni armati nei cieli delle città americane per dare la caccia ai bersagli, in questo caso quelli che l’amministrazione Trump classifica come «una minaccia alla sicurezza del popolo americano». Questo futuro potrebbe essere inevitabile, fintanto che l’Ice continuerà a trasformarsi a immagine di un’unità militare israeliana.
Articolo pubblicato sulla rivista online israeliana-palestinese +972mag
