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America latina Ieri la presidente ha aggiornato il bilancio ufficiale delle vittime

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Terremoto in Venezuela, foto Ap Uomo soccorso dopo il terremoto in Venezuela – Pedro Mattey/foto Ap

I morti accertati sono saliti a 920, i feriti a 3.360: ieri la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez ha aggiornato il bilancio ufficiale delle vittime provocate dalle due scosse di terremoto (di magnitudo 7.2 e 7.5; fra le più gravi nella storia moderna dell’America latina) che la sera del 24 giugno hanno colpito il Venezuela. Ma sono ancora decine di migliaia le persone con le quali non si hanno contatti, anche per via della difficoltà nelle comunicazioni. «I soccorsi sono molto difficili. Oltre 50mila sarebbero i dispersi» ha dichiarato a Ginevra Tom Fletcher, responsabile Onu per gli aiuti umanitari. Le cifre sui dispersi, in continua evoluzione, non sono ufficiali (le dà il sito web dedicato https://desaparecidosterremotovenezuela.com/ che cerca di favorire i contatti). Fra gli italo-venezuelani si contano tre morti, cinque feriti e 35 dispersi.

DOMINGA, italo-venezuelana, è scampata al secondo terremoto della sua vita. Il primo fu da bambina, nel Belice (1968); in seguito la famiglia si trasferì in Venezuela. Il 24 giugno il suo palazzo a Caracas, costruito con criteri antisismici fissati dopo il terremoto del 1967, è rimasto in piedi ma è lesionato; tutti gli abitanti si sono rifugiati presso parenti. Hanno tenuto anche le torri del Parque Central, sempre nella capitale, dove vive Ernesto Wong Maestre, docente cubano, attivista dell’associazione Trisol del Alba: «Ma in quel breve lasso di tempo ho pensato che la mia vita fosse finita». Sono quasi sette milioni i colpiti dal terremoto, secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim).

LA GUAIRA (dove nel 1999 un’alluvione fece migliaia di vittime) è l’epicentro della tragedia, come morti e distruzioni. Persone ancora sotto le macerie, altre senza casa, ospedali in emergenza – sono stati inviati sul posto presidi chirurgici mobili per interventi d’urgenza. Le squadre di soccorso, insieme a volontari e cittadini, continuano a cercare dovunque, con macchinari limitati, per individuare superstiti. Rodriguez ha annunciato la militarizzazione della Guaira, con l’invio delle Forze armate nazionali bolivariane (Fanb) che affiancano le unità di soccorso e coordinano la contingenza umanitaria. Intanto il ministro dell’interno Diosdado Cabello ha smentito le «notizie false» su uno tsunami post-sisma.

La mobilitazione della comunità internazionale vede la presenza anche di paesi che da decenni si oppongono al Venezuela. Giovedì un contingente della Repubblica Dominicana è stato il primo a raggiungere La Guaira. Si sono mossi rapidamente anche Brasile, Colombia, Cuba, Salvador, Messico, e via via diversi altri Stati, dall’India alla Svizzera, dalla Spagna alla Francia.

DALL’ITALIA ieri è partita con un aereo militare la missione con unità di soccorso coordinata dal Dipartimento della Protezione civile in collaborazione con i vigili del fuoco e il ministero degli esteri; segue oggi un secondo velivolo. Immediato anche il sostegno del Vaticano. La Cina (che conta alcuni suoi cittadini fra le vittime) fornirà assistenza sia nell’immediato che per la ricostruzione.

Arriva anche i sostegno, con risvolti molto politici, dagli Stati uniti. Militari statunitensi, guidati dal generale Kevin J. Jarrad, sono a Caracas per coordinare l’intervento di Washington con gruppi di soccorritori e la fornitura di immagini aeree per la valutazione dei danni. Gli Usa hanno anche annunciato che aiuteranno a individuare le necessità di recupero del paese nel lungo periodo, con la creazione di un fondo di 150 milioni di dollari per il lavoro di varie organizzazioni.