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Sipario. Da tempo, e ormai senza il religioso consenso del popolo che gli cantava in coro "meno male che Silvio c’è", era evidente a tutti tranne che a lui che l’antica gloria non potesse risorgere sulle ali di una improbabile maggioranza dei grandi elettori.

 

Senza nemmeno la maschera drammatica di una Gloria Swanson sul viale del tramonto, ma piuttosto con i toni di una farsa degna dei fratelli Vanzina, Silvio Berlusconi ha gettato la spugna, rinunciando alla folle, incredibile corsa verso il Quirinale. È una liberazione, innanzitutto per il paese, che non meritava di essere intrattenuto da questa sceneggiata. E anche per il centrodestra che Berlusconi ha continuato a tenere sulla corda con sbrindellate riunioni via zoom, poco consone a una decisione così importante, come dovrebbe essere l’elezione del Presidente della Repubblica.

Da tempo, e ormai senza il religioso consenso del popolo

La protesta. Da Bari, durante una manifestazione di Cgil e Uil in preparazione dello sciopero generale di giovedì 16 dicembre contro la «legge di bilancio inadeguata» del governo Draghi, il segretario della Cgil Maurizio Landini ha lanciato l’appello: «Chiediamo a tutto il paese di scendere in piazza il 16 dicembre per cambiare: è il momento che il mondo del lavoro venga ascoltato per i problemi che ha e per lo sforzo che ha fatto durante la pandemia». Dal palco di Lamezia Terme (Catanzaro) il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri ha attaccato duramente il sistema dominante dei media. «Lo squadrismo non è solo quello dell'assalto alla Cgil - ha detto - Lo squadrismo è anche alcuni articoli sui giornali. Ma non ci piegano, non abbiamo paura. Ricordatelo, non ci intimorite"

Bari, il segretario della Cgil Maurizio Landini  © Ansa

Dal palco di Lamezia Terme dove ieri ha manifestato on la Cgil contro la legge di bilancio del governo Draghi il segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri ha dato un giudizio politico molto preciso della reazione mediatica e politica provocata dall’annuncio dello sciopero generale di giovedì 16 dicembre: «Lo squadrismo non è solo quello dell’assalto alla Cgil – ha detto – Lo squadrismo è’ anche alcuni articoli sui giornali. Ma non ci piegano, non abbiamo paura. Ricordatelo, non ci intimorite».

TRA UIL E CGIL circola una consapevolezza. E ieri è stata esplicitata. La battaglia contro questa maggioranza, e l’ideologia classista e pauperista che esprimono i suoi sostenitori a reti unificate sarà lunga, la lotta contro legge di bilancio è il primo passo di un percorso più lungo.

"Obbligati a essere radicali". Schlein: 'Molti punti condivisibili su altri ci confronte

Conte, serve un Ministero per gestire i flussi migratori e l 'integrazione - RIPRODUZIONE RISERVATA

l 91,7% degli iscritti del Movimento 5 Stelle ha votato contro la prosecuzione dell'invio di armi all'Ucraina, dando così a Giuseppe Conte un mandato - "forte e chiaro" - da portare al tavolo del centrosinistra.

È uno dei risultati della consultazione sul programma di Nova, la due giorni milanese che si è conclusa oggi e che ha messo nero su bianco alcune delle posizioni destinate a pesare nel confronto con gli alleati. Il 94,1% ha votato contro il piano di riarmo europeo e il 91,8% contro l'aumento della spesa per la difesa. Il primato del diritto internazionale ha ottenuto invece il 98,3% dei sì, mentre il 97,9% ha votato a favore di una conferenza internazionale e del riconoscimento dello Stato di Palestina.

"La nostra base ci ha dato un mandato chiaro, che assolveremo con determinazione" ha detto Conte dal palco di Nova, ribadendo che "continuare a inviare armi significa allontanare la pace". Il leader M5S ha quindi rilanciato la linea del Movimento: "Che nessuno ci chieda di andare al governo per proseguire nella politica estera e internazionale del governo Meloni". Una posizione che resta uno dei principali punti di distanza con il Pd e che Conte non sembra intenzionato a diluire nel confronto con gli alleati. La replica dei riformisti dem non si è fatta attendere. Il senatore Filippo Sensi, già critico nei giorni scorsi sulla linea pentastellata, ha definendo l'esito del voto un risultato "bulgaro", ironizzando sul fatto che "le percentuali non saranno dissimili da quelle che riporterà Russia Unita alle elezioni". Nel programma dei 5 Stelle, al punto 17, si chiede di "cambiare radicalmente l'approccio" dell'Italia e dell'Europa alla guerra in Ucraina e si sostiene che l'invio di armi allontani la pace, indicando la necessità di una svolta negoziale. Una posizione sulla quale il confronto con gli alleati è destinato a proseguire. Nel pomeriggio la segretaria del Pd Elly Schlein ha commentato il percorso appena concluso dal M5S, dichiarando di aver "guardato con attenzione ciò che è emerso" ritrovandoci "molte cose condivisibili, se non sovrapponibili. Su quelle su cui non siamo già d'accordo discuteremo". Schlein ha quindi ribadito che prima viene il programma comune e solo dopo la scelta della leadership: "Poi o facciamo che guida chi ha più consenso, oppure faremo le primarie, ma prima il programma comune", ha aggiunto, dicendo di essere "fiduciosa. Sulle nostre differenze troveremo un accordo e un compromesso. Quando ci mettiamo insieme governiamo bene".

Ma dalla chiusura di Nova Conte non è apparso affatto incline ad accomodamenti. "È tempo di una politica progressista", ha detto, sottolineando che il Movimento è "obbligato a essere radicale senza compromessi". E ha indicato anche ciò che, a suo giudizio, andrebbe cancellato qualora arrivasse al governo: dal riarmo alle norme che hanno abolito l'abuso d'ufficio, fino alle modifiche sui poteri della Corte dei Conti e alle norme che limitano strumenti investigativi e intercettazioni. "Faremo tabula rasa", ha sintetizzato, annunciando inoltre l'intenzione di cancellare le cosiddette leggi bavaglio e di intervenire sulle norme che riguardano le proteste e il dissenso politico. Nel programma di Nova figurano anche il rilancio del salario minimo, una nuova versione del reddito di cittadinanza, maggiore progressività fiscale e il riconoscimento dello Stato di Palestina. La due giorni milanese consegna dunque a Conte un programma da portare al confronto con le altre forze del centrosinistra, ma anche una serie di nodi ancora aperti, a partire proprio dalla politica estera. Il leader M5S, chiudendo Nova, ha avvertito: "Sui contenuti politici non indietreggeremo di un millimetro".

 

Domenica Jared Kushner ha incontrato i leader di Hamas e lunedì parlerà con Netanyahu: l'attuazione degli accordi resta comunque lontana

Due palestinesi sul sito di un attacco israeliano, 24 luglio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana) Due palestinesi sul sito di un attacco israeliano, 24 luglio 2026 (AP Photo/Abdel Kareem Hana)

Domenica Jared Kushner, l’inviato speciale e genero del presidente statunitense Donald Trump, ha incontrato in Egitto i leader del gruppo palestinese Hamas, tra cui anche il capo politico Khalil al Hayya. Colloqui diretti tra l’amministrazione statunitense e i leader di Hamas sono rari, e sono un segnale che gli Stati Uniti stanno intensificando i propri sforzi per cercare di far avanzare il piano per la Striscia di Gaza proposto da Trump, in stallo da mesi.

Né Kushner né i rappresentanti di Hamas hanno commentato il colloquio, ma ne hanno parlato fonti palestinesi e statunitensi con i giornali. Secondo le fonti si è parlato soprattutto del disarmo di Hamas, previsto dalla “fase due” dell’accordo per il cessate il fuoco di ottobre ma mai cominciato. Hamas ha sempre vincolato la riconsegna delle armi al ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia, ma Israele in questi mesi non si è mai ritirato, anzi: ha esteso il territorio che controlla, ha avviato la costruzione di un nuovo confine semi-permanente e ha proseguito gli attacchi.

A fine luglio Hamas aveva accettato un piano per il disarmo in 15 punti proposto dal Consiglio di pace, l’organismo voluto da Trump per gestire la fine della guerra e la ricostruzione della Striscia. Prevedeva che Hamas iniziasse gradualmente a riconsegnare le armi a un nuovo Comitato tecnico per l’amministrazione di Gaza, una sorta di governo di transizione della Striscia. Parallelamente Israele avrebbe dovuto iniziare a ritirasi. Il piano però era apparso fragile e vago fin da subito, e infatti dopo pochi giorni è fallito.

 

Jared Kushner, 16 luglio 2026 (AP Photo/Alex Brandon)

Il primo ministro Benjamin Netanyahu lo ha rifiutato pubblicamente, ribadendo l’intenzione di Israele di restare nella Striscia fin quando Hamas non avrà ceduto le armi. «Parliamo di un disarmo vero, non di una farsa» aveva detto. Aveva anche ribadito che Israele non accetterà la costituzione di uno stato palestinese.

L’interpretazione più condivisa è che Netanyahu stia cercando quantomeno di posticipare l’implementazione degli accordi dell’anno scorso, se non di sabotarli: il 27 ottobre in Israele ci saranno le elezioni politiche e difficilmente Netanyahu scenderà a compromessi prima di allora, perché in Israele il consenso per l’occupazione della Striscia è ampio e mostrarsi debole contro Hamas sarebbe controproducente. Il governo israeliano ha tra l’altro detto più volte di avere intenzione di restare nella Striscia a tempo indefinito.

Negli ultimi mesi gli Stati Uniti, il principale alleato di Israele, hanno mostrato qualche segnale di frustrazione di fronte all’impossibilità di spingere il governo israeliano a un accordo. I rapporti tra l’amministrazione Trump e il governo Netanyahu si sono incrinati anche a causa della guerra contro l’Iran, dove Israele e Stati Uniti sono partiti come alleati ma da cui sono emerse praticamente da subito divergenze negli obiettivi e nelle intenzioni. Finora comunque gli Stati Uniti non hanno mai negato in concreto il loro appoggio a Israele.

Dopo aver incontrato i leader di Hamas domenica, lunedì Kushner dovrebbe incontrare anche Netanyahu in Israele.

– Leggi anche: Cos’è Hamas oggi

 
 

 

Roghi e spari nel villaggio della Cisgiordania interamente cristiano. Il parroco, padre Bashar Fawadleh ha raccontato l’episodio denunciando violenze fisiche a danno dei palestinesi che vivono nei territori occupati e lanciato un appello alla Comunità internazionale per garantire la protezione della popolazione e il diritto a vivere in pace e sicurezza
 
“Nella serata di ieri, martedì 10 giugno, intorno alle ore 20.30, diversi giovani sono stati ostacolati e aggrediti dai coloni mentre aiutavano alcuni residenti locali a spegnere un vasto incendio appiccato deliberatamente nei pressi di Jabal Al-Masis e divampato fin sopra le colline Più persone hanno subito violenze fisiche e percosse, alcuni veicoli sono stati danneggiati, beni personali sono stati rubati e sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco in tre diverse occasioni, mettendo così in pericolo la vita dei civili”. E’ il racconto concitato del parroco di Taybeh, il villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, rilanciato dall’Agenzia Sir.  
 
Taybeh un villaggio palestinese della Cisgiordania occupata. È un luogo caro ai cristiani. Nei Vangeli c’è scritto che Efraim (l’attuale Taybeh) fu il villaggio scelto da Gesù per ritirarsi con i suoi discepoli in quanto, dopo la risurrezione di Lazzaro, i sommi sacerdoti e i farisei avevano deciso di ucciderlo.
Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Themi Themis&Metis Metis PADRE BASHAR FAWADLEH, PARROCO DI TAyBEH, VILLAGGIO INTERAMENTE CRISTIANO - GESÙ VI ANDAVA COI SUOI DICEOLIC DISCEPOLI SECONDO I VANGELI- RACCONTA COME I COLONI ISRAELIANI LO HANNO DEVASTATO, SACCHEGGIATO E DATO AL FUOCO NELLE ULTIME ORE COL SOLITO COPIONE, OMBE MOLOTOV E VIOLENZE SUGLI ABITANTI."
 
Nel Vangelo di Giovanni c’è scritto: “Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù pertanto non si faceva più vedere in pubblico tra i Giudei; egli si ritirò di là nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim, dove si trattenne con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?». Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché essi potessero prenderlo”.
 
Taybeh è oggi un villaggio interamente cristiano. Ebbene, nelle ultime ore i coloni sionisti lo hanno attaccato ancora una volta.
“Diversi giovani di Taybeh sono stati ostacolati e aggrediti dai coloni mentre aiutavano alcuni residenti locali a spegnere un vasto incendio appiccato deliberatamente nei pressi di Jabal Al-Masis e divampato fin sopra le colline. Molte persone hanno subito violenze fisiche e percosse, alcuni veicoli sono stati danneggiati, beni personali sono stati rubati e sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco in tre diverse occasioni, mettendo così in pericolo la vita dei civili”. Questo l’ha appena raccontato padre Bashar Fawadleh, il parroco di Taybeh.
 
E ancora: “Questo episodio si inserisce in un più ampio contesto di violenze e intimidazioni che continua a minacciare la sicurezza e il benessere degli abitanti di Taybeh”.
 
Il parroco ha chiesto alla Comunità internazionale e alle Chiese di tutto il mondo di intervenire affinché venga messa fine alle violenze.
Campi incendiati, molotov contro le case, furti (i coloni israeliani sono oltretutto ladri indecenti) e violenze sugli abitanti. I coloni israeliani fanno tutto questo e lo fanno con il sostegno dell’IDF e del governo israeliano.
 
 
 INTANTO IL COMUNE DI MARZABOTTO ha approvato il Patto di gemellaggio con il comune di AinArik in Cisgiordania

 

Ieri sera dopo una lunga discussione con i rappresentanti dell'opposizione si è approvato il patto di gemellaggio tra il paese Palestinese di AinArik e Marzabotto!
Un grandissimo grazie alla Sindaca Valentina Cuppi che insieme alla sua giunta ha emendato il documento (che presto si potrà consultare) che è davvero chiaro, informato e limpido negli intenti e nei prossimi passi da concordare per proseguire con progetti di Cooperazione e incontro tra le due comunità