A babbo morto Alla vigilia dell’ultimo sì alla riforma della giustizia, i dubbi del presidente del senato. Forza Italia già prepara la festa con sit-in e brindisi. Botta e risposta tra Nordio e Parodi
La riforma della giustizia arriva in senato per la sua seconda lettura, domani a mezzogiorno verrà approvata una volta per tutte. Ma se le opposizioni al massimo proveranno a fare ostruzionismo (in 54 si sono iscritti a parlare, oltre ad altri tre di FdI), è il presidente di palazzo Madama Ignazio La Russa a sferrare il colpo più duro: «Sono stato tra gli artefici della separazione delle funzioni, che non separava le carriere ma rendeva, com’è tutt’ora, difficile il passaggio da una carriera all’altra. Per cui è giusta la separazione delle carriere ma forse il gioco non valeva la candela. Mentre invece l’aspetto dei due Csm è un tentativo di ridurre il peso delle correnti, non so se riesce…», ha detto ieri in buvette, con la cronista dell’Huffington Post che lo ha ascoltato e rilanciato subito, senza smentita. Qualche mese fa, del resto, anche il sottosegretario Andrea Delmastro, in una incauta telefonata al Foglio, confessò dubbi simili.
AL DI LÀ del merito che non convince nemmeno a destra, è chiaro a tutti che se al referendum dovesse vincere il no, per Giorgia Meloni e i suoi sarebbe una sconfitta di dimensioni colossali. Proprio nell’anno che porta alle politiche: bello il gioco della guerra ai giudici, un classico senza tempo, ma la candela del governo brucia sempre più in fretta di quanto ci si aspetti. Comunque ormai il treno è partito e la sfida sarà a tutto campo. La maggioranza, a quanto pare, ha tutte le intenzioni di cominciare la sua campagna con una festa.
DOPO lo scontatissimo sì dell’aula, infatti, si parla di un brindisi o forse di un sit-in in centro. A piazza Sant’Eustachio, dietro al Senato, oppure a piazza Navona, oppure ancora davanti a Montecitorio. Non c’è chiarezza sul punto, anche perché bisognerà capire chi ci sarà: il giovedì è giorno di ripartenze per i parlamentari, e molti hanno un treno da prendere per tornare a casa, altro che festa. Intanto Forza Italia ha già prenotato le piazze di tutto il paese per il 21 novembre. Spiega Tajani: «È il giorno in cui, nel 1994, venne pubblicato l’annuncio dell’avviso di garanzia a Berlusconi prima che gli venisse notificato». Amarcord.
PER IL RESTO, e per quanto abbia valenza costituzionale, l’argomento della separazione delle carriere non è di quelli che scaldano più di tanto il cuore. Si è già abbondantemente capito, infatti, che il dibattito pubblico che precederà il referendum non riguarderà più di tanto lo sdoppiamento del Csm, il ruolo del pm nel rito accusatorio o l’eredità morale del giurista Giuliano Vassalli, ma sarà tutto concentrato intorno a una domanda semplice alla quale è impossibile sfuggire: state dalla parte del governo Meloni o dalla parte dei giudici?
DA QUI i dubbi, i calcoli, le strategie. L’Associazione nazionale magistrati ha già battezzato il suo comitato (si chiama «Giusto dire no»), mentre la destra è in mezzo a un guado tattico: mettere in prima fila il governo, dunque polarizzare definitivamente lo scontro, oppure affidarsi ad altro? Un ben informato articolo del Foglio, ieri, propendeva per la seconda ipotesi e faceva i nomi di Gaia Tortora e Giuseppe Cruciani come teste d’ariete di una campagna da giocare tutto su una supposta antipatia generale del popolo italiano nei confronti delle toghe. Dunque si parlerà molto di errori giudiziari, storture istruttorie e indagini che sembrano soap opera.
TUTTE COSE che meritano sicuramente la massima considerazione, ma il merito della riforma – la separazione formale delle carriere tra giudicanti e requirenti, la divisione del Csm, il sorteggio dei suoi membri, la creazione di una corte disciplinare per i magistrati – non ha nulla a che fare con l’efficienza della macchina giudiziaria.
IERI, al Salone della giustizia di Roma, intervistato da Alessandro Sallusti, il ministro Carlo Nordio ha offerto un assaggio di quello che sarà da qui ai prossimi mesi. «Mi auguro che questa aggressività verbale soprattutto da parte della magistratura cessi e che la polemica venga mantenuta in termini razionali», ha detto, facendo finta di non ricordare la sua di aggressività. Tipo quando, quest’estate, ha evocato il manicomio per i giudici che non sono d’accordo con lui. Il guardasigilli ha poi invitato i suoi ex colleghi in toga a non cedere «all’abbraccio mortale» con le opposizioni, perché, a suo dire, «già il fatto stesso di essersi costituiti in comitati è ai margini della costituzionalità». Il presidente dell’Anm Cesare Parodi ha risposto nel pomeriggio dallo stesso palco: «Se ci vincolassimo ad una forza politica commetteremo un grave sbaglio. Il comitato è stato creato proprio per questo e lì non possono entrare partiti, sindacati e associazioni».
