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Vedo nero Meloni usa le bollette per la battaglia delle destre ma in Europa rapporti di forza sfavorevoli. La mappa dello scontro in corso a Bruxelles: le posizioni in vista del Consiglio Ue del 19-20 marzo

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Spremberg (Brandeburgo), centrale a carbone foto di Florian Gaertner/Ap Spremberg (Brandeburgo), centrale a carbone – foto di Florian Gaertner/Ap

Sul caro-carburanti Meloni ha ribadito ieri in parlamento la linea che contribuisce all’impoverimento di famiglie e imprese: prima o poi, il governo spera che termini la guerra dell’«amico americano» Trump, e degli alleati israeliani, contro l’Iran. Nel frattempo si continuerà a parlare di «monitoraggio» dell’andamento dei prezzi, e non di blocco immediato degli aumenti. Ci sarà un contrasto alla speculazione, ma senza dire se e come sarà usata la tassazione contro le multinazionali, né quali siano le aziende che hanno aumentato i prezzi dei carburanti.

IN VISTA del Consiglio Europeo del 19-20 marzo, l’elemento politico più interessante di un intervento di basso profilo come quello di Meloni è stato l’attacco al pilastro del «Green Deal»: il «Sistema europeo per lo scambio di quote di emissione» (Ets) che ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio in Europa.

MELONI INTENDE sospendere e liquidare l’Ets perché, ha detto, gonfia artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che per la nostra Nazione toccano i 30 euro per MegaWatt/ora, un quarto dell’intero costo dell’elettricità. Il meccanismo sarebbe un boomerang che disincentiva l’elettrificazione a favore di altre fonti inquinanti. Da qui passerebbe la soluzione strutturale all’aumento dei prezzi energetici e il rilancio della «competitività». In realtà, questa è l’idea di tornare a fare i profitti, oggi erosi dal caro-energia, sulla libertà di inquinare. Il progetto è stato inserito anche nel modesto «decreto bollette» varato dal governo il 18 febbraio scorso con 5 miliardi. Il testo è stato messo in freezer alla Camera ed è usato dal governo per forzare la mano in vista dell’incontro della prossima settimana. Scommessa rischiosa perché l’Ue può bocciare il provvedimento in quanto «aiuto di stato» anti-concorrenza. E anche perché l’Ets non può essere cambiato da un solo governo.

A QUESTO PASTICCIO, Antonio Misiani del Pd ha opposto l’idea per cui una cifra doppia rispetto a quella stanziata dal governo contro il caro-prezzi potrebbe derivare dall’uso dei soldi incassati dallo Stato proprio da Ets (4 miliardi), oltre che dalla fiscalizzazione degli oneri generali sulle bollette o dai dividendi delle società partecipate (2,5 miliardi). Dieci miliardi di euro potrebbero essere una base di partenza per affrontare l’ultima emergenza. Insomma, Meloni i soldi li ha per fare altro e non li usa.

QUELLA DELLE DESTRE sugli Ets è una battaglia ideologica fatta insieme alle lobby del fossile come Confindustria. È una risposta alla pressione sui costi che grava sulle imprese energivore – acciaio, manifattura, carta o ceramica – e a quello strutturale di un mix energetico dipendente dal gas e di prezzi all’ingrosso più alti rispetto alla media europea. Dal punto di vista politico la posizione di Meloni non è facile. Sponde parziali sono state trovate nel gruppo «Friends of Industry» che include Germania, Francia e Polonia. Paesi che però restano orientati verso «riformare» l’Ets, non abolirlo.

È IN QUESTA CORNICE che bisogna dare un’occhiata al tavolo che si sta apparecchiando in vista del vertice europeo della prossima settimana. La posizione italiana non è maggioritaria. Anzi, è contrastata dalla Vicepresidente esecutiva della Commissione Europea, la socialista Teresa Ribera he ha definito la sospensione dell’Ets «un errore strategico». E anche da altri governi, tra cui Svezia, Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Spagna, per i quali l’Ets non è il problema, ma parte della soluzione.

MENTRE ieri Meloni parlava, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è rivolta al parlamento europeo. La posizione di quest’ultima è intermedia tra la vice Ribera e la sua simpatizzante Meloni. Gli Ets non si toccano, perché senza di essi «oggi consumeremmo 100 miliardi di metri cubici di gas in più», ma vanno «modernizzati». Nella seconda parte dell’anno si discuterà della revisione.

IL GOVERNO MELONI è schierato in una lotta tra frazioni del capitalismo, quella fossile e quella «green», che si sta giocando da quando in Europa è entrato in vigore il sistema Ets. Da un lato c’è chi a destra, com’è accaduto ieri a Strasburgo alla Lega, arriva a sostenere che la causa del caro-energia non è la guerra, o la finanziarizzazione, bensì la politica di mercato «verde». Al parlamento italiano, invece, si è letto nella mozione presentata in parlamento da Avs che la modifica degli Ets penalizzerebbe le energie rinnovabili e che la politica di Meloni è un altro tributo ai sostenitori di Trump tra i quali ci sono i produttori del gas liquido (Gnl). Se la crisi iraniana porterà altri sconvolgimenti l’Italia sarà costretta ad importare più Gnl dagli Usa a causa del blocco della produzione in Qatar.