Energia Intervista all'esperto del Think Tank Ecco: «Continuare a investire sul metano fa salire i prezzi dell'elettricità»
Michele Governatori, esperto di energia del think tank Ecco sul clima, l’Italia continua a essere dipendente dalle fonti fossili. A che punto sono le rinnovabili?
Ci sono ancora troppi impianti bloccati, soprattutto eolici. La Conferenza Stato-Regioni li ha autorizzati ma manca il via libera del ministero della cultura che ha la delega sul paesaggio. Sono impianti già progettati e finanziati che vengono tenuti fermi per scelta del governo. Il ministro dell’ambiente Pichetto Fratin si è impegnato a fare pressioni per sbloccarli ma non basta. Occorre agire in fretta: prima aumenta la capacità di produrre energia pulita, prima si limita la dipendenza dal gas.
Perché il governo si oppone?
Per motivi ideologici. La sua politica energetica è tutta fondata sul fossile, anche sul medio periodo, e questo è inaccettabile nell’attuale contesto di tensioni geopolitiche e crisi climatica. Lo dimostrano i documenti di Terna, il gestore della rete elettrica nazionale: nei piani per i prossimi anni si afferma che occorre mantenere 50 gigawatt di impianti a gas come backup, ovvero garanzia per i momenti in cui le fonti rinnovabili non sono disponibili. È una quantità importante, pari al picco massimo di consumo registrato quest’estate. La si spaccia come decisione tecnica ma è una scelta politica: nonostante le rinnovabili stiano aumentando, per la sicurezza della rete l’Italia continua a spendere soldi sul metano anziché su altri sistemi di backup più puliti.
Quali sono?
Le batterie di accumulo, una tecnologia già in grado di reggere alla flessibilità della domanda e impedire danni in caso di improvvise riduzioni di potenza. Un’opportunità non solo per i grandi impianti ma anche per quelli domestici e aziendali. Inoltre questi sistemi sono meno costosi rispetto alle centrali a gas, che paghiamo in bolletta anche quando vengono tenute spente.
Prima la guerra in Ucraina, poi quella in Iran: due crisi in pochi anni non sembrano servite a far comprendere l’inaffidabilità delle fonti fossili.
Peggio; il mercato è diventato ancora più precario. Prima della guerra in Ucraina il gas si spostava in prevalenza via tubo e c’erano accordi stabili tra paesi. Il trasporto su nave già esisteva ma era minoritario e meno vantaggioso. Quando l’Europa ha dovuto diversificare le fonti, ha puntato sul gnl via mare e questo ha contribuito a globalizzare il mercato del gas, esattamente come avveniva per il petrolio. Gli Usa hanno costruito rapidamente degli impianti di liquefazione e sono diventati il price maker globale, in grado di influenzare le quotazioni in tutto il mondo. Una nave metaniera non è un tubo e va dove vuole, in genere dal migliore offerente. Alcune addirittura cambiano destinazione durante il viaggio a seconda dei prezzi. Questo ci ha messi in una situazione peggiore di prima.
Il governo punta sul nucleare come alternativa.
Non è una soluzione praticabile nell’immediato per abbassare il costo dell’energia né per la decarbonizzazione. Costruire le centrali richiede molto tempo: lo stesso Pichetto ha affermato che ci vorrebbero almeno dieci anni ed è stato ottimista, mentre i problemi del clima e del caro bollette vanno risolti subito. Oltretutto il nucleare farebbe aumentare i prezzi dell’elettricità anziché diminuirli.
Perché?
È una tecnologia dai costi enormi, tanto che non esistono privati in grado di investirci. Gli unici a poterlo fare sono i governi.
Quindi Meloni sbaglia a considerare il nucleare un complemento alle rinnovabili?
Sì. Le rinnovabili non sono programmabili, perciò hanno bisogno di una fornitura alternativa per le ore in cui non ci sono vento, sole o acqua. Le batterie di accumulo, le centrali idroelettriche e gli impianti a gas si possono accendere e spegnere in fretta e con poco preavviso. Il nucleare no perché è troppo costoso farlo. Inoltre richiede investimenti talmente alti, che per rientrarci non ci si può permettere di farlo funzionare in modo discontinuo. Sarebbe come se una compagnia di volo acquistasse un aereo per farlo viaggiare una volta ogni sei mesi. Non avrebbe nessun senso economico. La Francia sta avendo problemi proprio per questo motivo.
In che senso?
Le centrali francesi non vengono spente solo quando manca l’acqua per raffreddarle, ma anche perché in primavera il sole e il vento bastano a soddisfare il fabbisogno energetico. Tuttavia un impianto nucleare ha elevati costi fissi, perciò fermarlo è molto dispendioso. È uno dei motivi per cui il debito francese sta aumentando.
Allora perché il governo Meloni insiste sul nucleare?
Perché è un tema popolare che viene associato all’innovazione, all’ambizione, alla tecnologia. È una soluzione facile da promettere per guadagnare consenso, sapendo benissimo che toccherà a qualcun altro in futuro ammettere che il paese non può permetterselo. Per la campagna elettorale è un tema perfetto.
