Il limite ignoto Almeno 37 i morti. Zelenski accusa: «Una negligenza criminale, quella struttura non in un centro abitato. Punire i responsabili»
Altra grossa strage di civili in Ucraina, ma stavolta con dinamiche meno lineari rispetto agli ormai consueti attacchi russi su aree abitate (quando non direttamente su obiettivi residenziali e commerciali) o come conseguenza dei detriti rilasciati dalla contraerea.
NELLA SERATA di venerdì, attorno alle 20 locali, una potente esplosione si è verificata nella cittadina di Myla, circa cinque chilometri a ovest della capitale Kiev. Secondo le ricostruzioni ufficiali, droni lanciati dalle forze armate di Mosca avrebbero colpito un deposito contenente a sua volta droni e altri tipi di munizioni e mine. Sono seguite detonazioni che hanno subito interessato case e strutture civili della zona, lasciandosi dietro, con la conta ancora attiva, almeno 37 morti e 42 feriti. Oltre trecento persone sono state evacuate.
Secondo il Cremlino, il sito centrato sarebbe stata una fabbrica di Flamingo, missile da crociera prodotto dall’azienda ucraina Fire Point, fondata dopo l’inizio dell’invasione e le cui commesse, secondo alcuni, erano al centro della competizione intra-governativa che ha portato alle dimissioni dell’ex ministro della difesa Mykhailo Fedorov, appena ingaggiato dal suo omologo italiano Guido Crosetto come consulente. Ma la controversia più grande riguarda ovviamente la collocazione del deposito: le conseguenze tragiche per i civili derivano dalla prossimità dell’edificio con la cittadina.
IL LEADER DI KIEV, Volodymyr Zelensky, ha affermato che la struttura «non avrebbe assolutamente dovuto trovarsi nelle vicinanze del centro abitato» e ha annunciato l’apertura di un’indagine interna per punire i responsabili. Un episodio del tutto analogo si era già verificato a inizio luglio, quando un altro attacco russo fece saltare in aria un magazzino di munizioni sempre nei dintorni della capitale e morirono oltre venti persone in seguito agli incendi.
Anche in quel caso, venne aperta una procedura investigativa nei confronti dell’azienda statale Ukroboronprom che aveva dato autorizzazione all’apertura dello stabilimento. «È evidente che non ci è servito da lezione – ha commentato ieri il primo ministro ucraino Serhii Koretskyi, rammentando l’accaduto – e al quinto anno di guerra questo rappresenta una criminale negligenza». In generale, queste negligenze richiamano alla mente il più ampio dibattito sulla protezione dei civili in tempo di guerra e in relazione alle operazioni militari anche in ottica difensiva. Ad agosto del 2022 fece scalpore un rapporto di Amnesty International in cui si accusava l’Ucraina di «mettere in campo tattiche che mettono in pericolo la (propria) popolazione». Allora, in realtà, la denuncia dell’ong per la difesa dei diritti umani si concentrava su dinamiche lievemente diverse che riguardavano soprattutto i movimenti di truppe nelle zone non distanti dal fronte che stazionavano presso località abitate e da lì contrattaccavano l’avversario.
NON POCHE LE ACCUSE che si levarono da parte delle autorità di Kiev, menzionando le difficoltà di evacuare completamente le aree del fronte e l’impossibilità tattica di spostare i combattimenti in campo aperto, mentre la direttrice della sezione ucraina di Amnesty rassegnò le dimissioni per essere stata a sua detta “marginalizzata” nella stesura del comunicato. A ogni modo, fra rifornimenti dagli alleati e produzione interna, è evidente che col proseguire e l’intensificarsi del conflitto siti di immagazzinamento e fabbriche non hanno fatto altro che aumentare sul territorio. Anzi, in un certo senso, la guerra si sta sempre più orientando da una parte e dall’altra verso la distruzione di depositi, infrastrutture e linee di rifornimento nelle retrovie più che nel tentativo di catturare città e fortificazioni. Così, nei giorni scorsi sono continuati anche gli attacchi ucraini contro la Russia e le regioni occupate.
Kiev sostiene di aver colpito dei centri militari nel Donetsk, uccidendo anche un tenente delle forze armate del Cremlino, mentre dentro i confini della Federazione sono state presi di mira altri stabilimenti del gigante del commercio online Ozon, con le autorità locali che segnalano feriti. In una tragica simmetria, i due paesi sembrano con veemenza e mezzi crescenti sempre più all’attacco con le difese aeree che però intanto latitano.
