Meeting di CL In 60mila ad accoglierlo. Prevost: «Il falso realismo riarma le nazioni»
«Viviamo in un mondo ferito da molti conflitti, in cui con preoccupazione si vedono aumentare violenze, chiusure, paura dell’altro». «Di fronte a queste derive inquietanti, la nostra risposta non può che essere quella di lavorare per una società costruita sul rispetto della sacra volontà di Dio, che insegna e comanda attenzione ai più deboli, perdono, comunione, solidarietà». Papa Leone arriva in Romagna, dopo una tappa mattutina a San Marino, per l’incontro al Meeting di comunione e liberazione. È la prima volta per un Pontefice, dopo la visita di Giovanni Paolo II nel 1982. L’accoglienza è da star, circa 60mila i presenti.
Il tema dei migranti, dopo la visita a Lampedusa di inizio luglio e la crisi di Ceuta, è sempre in cima all’agenda. Così come le guerre. «Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone», il messaggio di Leone che invita i presenti a «contrastare ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri». «Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni: le due strade sono incompatibili». Per il Papa la strada da seguire è quella indicata da Sant’Agostino: «La pace parte dal rispetto degli altri. L’amore è la forza che può davvero cambiare il mondo e si inizia cominciando a cambiare noi stessi».
Leone insiste sul nome dell’evento, “Meeting per l’amicizia tra i popoli”: «Già il solo pronunciare queste parole rallegra il cuore», dice citando Wojtyla che 44 anni fa sottolineò la necessità di amicizia e dialogo in ore «drammatiche per la storia del mondo». Con il pensiero rivolto ancora una volta ai protagonisti delle guerre Prevost continua: «Anche oggi la pace è custodita da persone che non temono di confrontarsi (…). Al falso realismo che riarma menti, parole e nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità».
Sui migranti il Papa insiste anche nell’omelia tenuta durante la messa al porto di Rimini, nel tardo pomeriggio. Ricorda la grande ospitalità romagnola, ribadisce il dovere di «predisporsi all’aiuto e alla carità», all’ospitalità anche «verso chi, ferito nel corpo e nello spirito, chiede rifugio, cibo e assistenza lontano dalla propria terra». Per Leone questa «è l’ora della responsabilità» e i cristiani devono essere «pionieri coraggiosi» per raddrizzare le storture del mondo. «Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte».
E ancora: «Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti alla radice della povertà e della disuguaglianze, della guerra, dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo». Un messaggio non generico, ma che parte dalla Chiesa, «dalle organizzazioni che abbiamo generato e in cui operiamo». E riguarda anche Cl, invitata a non chiudersi al proprio interno, a proseguire nel percorso di «rinnovamento» iniziato con Papa Francesco e a concentrarsi sulla «potenza del Vangelo». E assai meno sulle cose terrene.
«Il Movimento e le comunità siano un trampolino da cui tuffarvi nell’intera realtà», l’appello. «Il dono dell’ascolto spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa, dobbiamo riscoprire quanto è prezioso».
