Dalle iniziative editoriali al primo festival Un giornale piccolo ma con una funzione grande che appartiene ai suoi lettori. Ecco quello che vi aspetta. E c’è un invito speciale
Il carro del manifesto alla manifestazione del 25 aprile 2025 a Milano
Care lettrici, cari lettori, facciamo male a stupirci quando leggiamo che per il Papa «la democrazia non è una soluzione perfetta per tutto». In fondo parla il capo di una monarchia teocratica che non condivide il potere e nemmeno consulta i suoi sudditi. Il che non le ha impedito di azzeccare alcune scelte fondamentali, come per esempio quella del penultimo Papa – sull’ultimo sospendiamo il giudizio. Ma potrebbe avere ragione, il Papa attuale, se vuole dire che non dobbiamo fidarci troppo della democrazia: quella sostanziale sparisce a un ritmo sempre più rapido negli Stati che pure mantengono il titolo di democrazie formali. Resta poco più del suffragio universale (messo molto in sofferenza dai sistemi di voto) mentre crolla tutto il resto: dalla separazione dei poteri al rispetto delle Costituzioni, dalla funzione di controllo dei media alle libertà di associazione, di pensiero, di parola.
L’abbiamo presa da lontano per parlare per una volta di noi, del manifesto, ma perché non è solo di noi che parliamo. La libertà di stampa e il pluralismo sono ingredienti fondamentali senza i quali le democrazie semplicemente si svuotano, resta solo il guscio. Questo vale due volte, pensiamo noi con un po’ di orgoglio (troppo?), per le voci dissonanti, diverse in tutto da tutti sia per la forma organizzativa (una cooperativa, un giornale proprietà solo dei suoi giornalisti e poligrafici) sia per la radicalità delle analisi e proposte politiche. E vale tre volte, in un paese con un’informazione pesantemente spostata dall’altra parte, la parte del governo, dove prevalgono i conformismi, i conflitti di interesse quando non l’esaltazione smodata della timoniera. E dove per mesi, ormai anni, si è fatta una fatica tremenda a riconoscere lo sterminio di Gaza e ad attribuirne le responsabilità a Israele. Si è preferito litigare con le parole e con il diritto internazionale per non denunciare un genocidio come tale e parallelamente si continua a raccontare il riarmo e dunque la guerra come unica prospettiva possibile, ovunque.
Allora eccoci qui, un giornale piccolo ma consapevole di avere una funzione grande. In una fase difficilissima per l’editoria, con l’onda lunga dell’innovazione tecnologica e l’abitudine a considerare l’informazione qualcosa di gratuito e di commutabile che si sono abbattute sulle imprese tradizionali, più pesantemente su quelle nate attorno a un prodotto di carta.
Ma il nostro «vascello fantasma», come da antica definizione, regge il mare. Da qualche tempo lo regge anche bene, come vedete nella tabella che pubblichiamo in questa pagina e in cui senza voler essere antipatici affianchiamo le vendite del manifesto negli ultimi quattro anni a quelle di altri e più grandi giornali. Giornali che hanno tanto più di noi (innanzitutto un editore) e che vendono (in qualche caso tanto) più di noi. Dunque non è il caso di farsi i complimenti, ma solo di raccontare a voi lettrici e lettori che il vostro manifesto resiste alla crisi e mese per mese riesce a segnare anche piccoli avanzamenti. Una rarità nel mercato dei quotidiani italiani. Quasi un’unicità. Il segno “più” è il risultato di una crescita importante nella diffusione del giornale digitale e di una diminuzione contenuta delle copie cartacee, diminuzione di cui soffrono tutti. Tanto più da quando le edicole, abbandonate a loro stesse dalle amministrazioni, chiudono con un ritmo tanto rapido quanto triste. Eppure anche su questo siamo riusciti a segnare qualche controtendenza, per esempio con l’ultima campagna abbonamenti che abbiamo dedicato al piacere di sfogliare il giornale di carta: è stata un successo. O con il giornale monografico «Questa è Gaza» di giugno che è andato letteralmente a ruba e che abbiamo dovuto ristampare (per il secondo anniversario del 7 ottobre stiamo preparando un altro numero speciale).

Ma restiamo un giornale piccolo che deve crescere, quindi leggiamo anche i risultati migliori soprattutto come l’indicazione di uno spazio più largo che già esiste e che dobbiamo andarci a conquistare (e allargare ancora). Ci proviamo ogni giorno non solo con il quotidiano, in carta, digitale o in edizione pdf scaricabile, ma con il nostro sito, le nostre newsletter e i podcast – Una mattina, l’ultimo arrivato, pare vi stia piacendo. E con altre iniziative di cui voglio parlarvi. Innanzitutto i supplementi speciali, quelli formato rivista.
Nell’ultimo anno e mezzo ne abbiamo fatti uscire tre e sono andati tutti molto bene sia nelle edicole che nel nostro negozio digitale. Giovedì 18 settembre arriverà il quarto, dedicato alla figura di Luigi Pintor, grande giornalista e nostro fondatore. La data di uscita è quella del centenario della sua nascita. Va ad affiancarsi idealmente al supplemento dell’aprile 2024 dedicato al centenario di Rossana Rossanda, come quello conterrà molti articoli di ricordi e testimonianze che restituiranno la figura di Luigi, giornalista, politico e grande scrittore. Pezzi scritti da chi lo ha conosciuto bene e ha lavorato con lui affiancheranno una selezione (difficilissima) dei suoi migliori editoriali. Presenteremo il supplemento a Roma lunedì 22 settembre, nella biblioteca del senato della Repubblica. Ma prima, il 20, andremo a Cagliari, nella città di origine dei Pintor, a parlare anche lì del supplemento unendo le nostre voci a quelle di un gruppo di compagne e compagni che per tempo hanno organizzato anche loro un ricordo di Luigi.
E a proposito di supplementi, c’è un’altra grande novità che però ancora per qualche giorno possiamo scoprire solo un pochino: parliamo di fumetti e del debutto di una nuova rivista al prossimo Lucca Comics and Games (fine ottobre).
L’appuntamento al quale teniamo di più però è quello del festival del giornale, il primo, che abbiamo battezzato «la manifestival» e che immaginiamo come l’inizio di una lunga storia. Il sottotitolo di quest’anno è, necessariamente, «Il mondo al tempo di Gaza» e proprio dal racconto dalla Striscia partiremo venerdì 10 ottobre ospitando testimoni diretti della strage in corso. Andremo avanti per tre giorni, “occupando” tra teatro, luoghi culturali, spazi sociali, biblioteche, bar e anche strade un bel pezzo di un quartiere romano, la Garbatella. Avremo ospiti internazionali importanti, mostre e spettacoli di musica e teatro oltre ai dibattiti, ma di tutto questo saprete presto dal programma completo. Intanto però voglio segnalarvi un solo appuntamento, quello di domenica 12 ottobre al mattino. In un bello spazio all’aperto, grande a sufficienza, abbiamo pensato a una giornata di confronto con alcuni dei nostri principali collaboratori, le firme che conoscete, e voi lettrici e lettori.
Vi invitiamo a un’assemblea pubblica dove ci sarà spazio per per intervenire sulle notizie di questi giorni ma soprattutto sul ruolo del giornale, su quello che stiamo facendo bene o male e su quello che possiamo fare di più e meglio. Ci saranno le compagne e i compagni del collettivo redazionale e faremo un bilancio della prima edizione del festival, lanceremo anche alcune idee per la seconda e vogliamo farlo insieme. Una conclusione collettiva perché il nostro è un giornale comunità, che continua la sua navigazione grazie a voi lettrici e lettori e che con voi discute e si confronta. Abbiamo bisogno di voi e abbiamo bisogno che continuiate a leggerci, a farci conoscere e ad abbonarvi. È il regalo che vi chiediamo per la nostra festa, alla quale da adesso siete tutte e tutti invitati.
