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La Francia ribolle Esplode la protesta dai licei. Il primo ministro Lecornu riunisce la «cellula di crisi»

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29738a28-e3d8-4a7d-bc41-749ca3abfcae Scontri a Saint-Denis, a Nord di Parigi – Foto Ansa

«La banlieue influenza Parigi e Parigi influenza il resto»: un verso di una canzone del rapper Médine (Grand Paris, 2017), illustra come i liceali della periferia della capitale francese siano riusciti in meno di una settimana a mettere in crisi il governo del paese.

La loro mobilitazione è partita la settimana scorsa nella periferia nord di Parigi, nel dipartimento della Seine-Sait-Denis. Rapidamente diffusosi sui social network, il movimento si è poi esteso a tutto il paese.

Gli studenti contestano le strutture fatiscenti bollenti d’estate e ghiacciate d’inverno, così come una cronica mancanza di insegnanti. In una serie di rapporti pubblicati a settembre, i sindacati dei presidi e degli insegnanti hanno rilevato che vi è almeno una classe “scoperta” – cioè senza prof – in più del 50% degli istituti francesi tra scuole medie e superiori. Secondo l’associazione di categoria dei presidi, in quattro sedi su dieci le classi scoperte sono più d’una.

I licei francesi «cadono in rovina», non ci sono abbastanza professori, «l’accesso alla formazione professionale e all’insegnamento superiore discrimina i meno favoriti… La scuola repubblicana non è mai stata così in crisi», ha scritto l’altro ieri l’Union syndicale lycéenne (Usl), il sindacato liceale più importante in Francia.

SECONDO IL MINISTERO degli Interni, i licei bloccati ieri erano 356, secondo l’Usl erano invece 640. Alla danza si sono unite anche le università: il sindacato studentesco Union étudiante ha affermato che una trentina di sedi sono state bloccate in tutto il paese.

A NANTES, LA HALL d’ingresso di un liceo ha preso fuoco; a Marsiglia la circolazione di tram e bus è stata interrotta in mattinata in seguito agli scontri tra studenti e forze dell’ordine; sempre a Marsiglia, un preside ha ricevuto degli schizzi di benzina addosso a causa di «individui che mettevano della benzina in dei contenitori», ha detto il rettorato. Incidenti sono accaduti anche a Besançon, Tolosa, Strasburgo e, ovviamente, a Parigi e nella periferia. Gli studenti hanno indetto un’altra giornata di mobilitazione per il 6 ottobre.

LA SITUAZIONE HA PRESO talmente in contropiede il governo. Ieri, il primo ministro Sebastien Lecornu ha riunito le «cellula di crisi» e ha chiesto ai suoi ministri di «annullare o rimandare» le trasferte ufficiali per evitare ulteriori grattacapi ai prefetti di polizia.

Sin dalla scorsa settimana, la reazione delle autorità è stata all’insegna della forza. Plotoni di agenti in assetto antisommossa sono intervenuti per sgomberare con la violenza gli studenti riuniti davanti ai cancelli dei licei, provocando decine di feriti.

DUEMILA GLI STUDENTI arrestati solo ieri, secondo i dati comunicati dal ministero degli interni; più di 170 alunni e 65 insegnanti sono stati feriti, oltre a 83 tra poliziotti e gendarmi. La situazione è «inedita nella storia dell’istruzione pubblica», ha detto ieri il ministro dell’educazione Edouard Geffray, invitando i dirigenti scolastici ad «assicurare i corsi a distanza» in caso di problemi.

Mercoledì, un ragazzo di 16 anni è stato gravemente ferito all’occhio durante dei tafferugli a Tours, dopo essere stato colpito al viso da un “Lbd”, uno di quei grossi proiettili di gomma dura usati dalle forze dell’ordine francesi, noti per provocare mutilazioni agli occhi.

Lunedì, un altro ragazzo di 14 anni è stato colpito alla mascella da un lacrimogeno sparato a bruciapelo da un poliziotto davanti a un liceo nella banlieue parigina. Gli agenti «gli hanno sparato in pieno volto, davanti agli altri alunni», hanno scritto i professori del liceo in un comunicato. La madre del ragazzo ha detto al giornale Le Parisien che «ha la bocca sfondata… tutti i suoi denti superiori sono fracassati e di quelli di sotto non sappiamo cosa resta».

«Rompere i denti a un liceale disonora chi lo fa e chi lo ordina», ha scritto il leader de La France Insoumise (Lfi) Jean-Luc Mélenchon su X, commentando quanto accaduto. «La collera dei liceali e il malessere nell’istruzione pubblica non si risolveranno a colpi di manganello», ha scritto dal canto suo il segretario del Partito socialista Olivier Faure, sempre su X.

NUMEROSI POLITICI, soprattutto deputati e sindaci, sono accorsi davanti ai cancelli dei licei in questi giorni, preoccupati dalla violenza degli scontri tra ragazzi e forze dell’ordine. Parlamentari di sinistra – in particolare di Lfi – con indosso le fasce tricolori hanno cercato di mettersi in mezzo per impedire le cariche di polizia, con alterne fortune.

Uno dei primi ad agire è stato il sindaco di Saint-Denis di Lfi, Bally Bagayoko. In dei video pubblicati sui social martedì lo si vede vestito di tutto punto, davanti al liceo Paul-Eluard a Saint-Denis, mentre s’interpone tra una linea di poliziotti col manganello sguainato e un manipolo di ragazzini.

«Quando si hanno 15 o 16 anni, quando vi tirano un Lbd in faccia, ovviamente c’è uno slancio di solidarietà», ha detto Bagayoko poco dopo, assediato dai giornalisti, difendendo le azioni dei giovani: «La violenza a un certo punto è anche legittima, certo, ma ogni volta che si può evitarla è meglio», ha detto. «Sono dei bambini, sono dei giovani», ha proseguito Bagayoko, «hanno il diritto di sbagliarsi».

Per queste dichiarazioni, il prefetto della polizia di Parigi ha sporto denuncia contro Bagayoko, accusandolo di «incitare a commettere un reato». Secondo il primo ministro, il movimento dei licei sarebbe il frutto di «una manovra organizzata da Lfi e dai suoi proxy dell’ultrasinistra».