Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Fronte orientale Tra il diesel russo e il sostegno al presidente ucraino il tycoon sceglie il primo, con il pensiero fisso alle elezioni di medio termine

LEGGI ANCHE Il riarmo senza welfare mette a rischio l’Europa

96a8c045-5ecc-4db1-ae97-705bf4a59c9d Edificio in macerie dopo l’attacco a Zaporizhzhia – Foto Ap

Donald Trump è tornato a scaricar Zelensky dopo l’accordo con la Russia sul diesel e le conseguenti critiche di quest’ultimo.

«Zelensky faccia quello che vuole, ma non colpisca le raffinerie russe. Farebbe meglio a piantarla», ha dichiarato il tycoon, aggiungendo addirittura che il leader ucraino «avrebbe potuto mettere fine alla guerra più volte» e che è il momento per Kiev di scegliere un nuovo presidente, uno «in grado di raggiungere un accordo» visto che «per qualche motivo (Zelensky ndr) non lo fa mai».

L’attacco del presidente Usa, che ribalta mesi di complimenti – «è un grande leader, un capo coraggioso, sta facendo del bene al suo popolo» – e di promesse sui Patriot e su altre forme di supporto arriva al termine di 24 ore frenetiche, iniziate con l’annuncio della telefonata tra Trump e Vladimir Putin. Ieri mattina la delegazione ucraina ha lasciato Miami, dove si trovava per dei colloqui con la parte statunitense, e il secondo giorno di incontri è stato annullato. Per Volodymyr Zelensky i suoi negoziatori sarebbero stati avvertiti della prevista telefonata tra Trump e Putin e dell’accordo sul diesel russo solo un’ora prima dell’annuncio pubblico. «Penso che la nostra squadra sia stata semplicemente usata come copertura. Questo è certamente disonesto e certamente non è il modo di trattare un partner».

LA DELEGAZIONE UCRAINA, nella sua composizione di più alto livello, è dunque tornata in patria senza alcun risultato, accompagnata dalle durissime dichiarazioni di Zelensky e di uno scoramento generalizzato per l’opportunismo dimostrato dalla Casa bianca. «I regali a Putin non porteranno né la pace né alcun beneficio al mondo civilizzato. La Russia ‘ricambierà’ il gasolio con ulteriori atti di terrore e perfidia» ha dichiarato Zelensky, sottolineando che l’accordo è una dimostrazione di debolezza.

«Okay» ha risposto Trump alla giornalista che gli chiedeva di commentare le dichiarazioni del presidente ucraino, «prossima domanda». Al tycoon l’unica cosa che interessa al momento sono le elezioni di medio termine e considera l’impennata dei prezzi del gasolio (causata dalla guerra con l’Iran) il suo principale nemico. L’accordo con Mosca è un regalo elettorale che serve alla Casa bianca, non al raggiungimento di un compromesso tra Russia e Ucraina.

I termini li ha esposti con i soliti toni trionfalistici sul suo social network, Truth, nella serata di venerdì: «la Russia fornirà immediatamente oltre 300 mila tonnellate di diesel al mercato americano e globale, altre 500 mila tonnellate nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo». Successivamente i volumi dovrebbero crescere ancora: «altri 3 milioni di tonnellate entro un breve lasso di tempo». In conclusione la promessa elettorale – «i prezzi del diesel per gli americani e, in realtà, per il mondo, scenderanno rapidamente» – e il monito per i produttori: «Le raffinerie e i rivenditori devono iniziare ad abbassare i prezzi. Stiamo fornendo loro enormi quantità di petrolio». In cambio Washington ha sospeso le sanzioni sul diesel russo fino a mezzanotte del 7 aprile 2027.

STAVOLTA PUTIN ha confermato quasi subito, assicurando la sua «disponibilità a fornire petrolio e prodotti petroliferi ai mercati americani e mondiali». A differenza dell’omologo Usa, il Cremlino ha sottolineato che durante la telefonata tra i due capi di stato «è stata dedicata notevole attenzione alle prospettive di risoluzione della crisi ucraina, e si è parlato anche della situazione relativa all’Iran e di vari aspetti delle relazioni bilaterali». L’accordo prevede, tra l’altro, di proseguire i contatti tra le due amministrazioni presidenziali, i servizi segreti e altri enti. A una settimana dallo scoop del New York Times sull’offerta di Mosca di cedere gli asset internazionali del gigante del petrolio Lukoil come passo concreto per la ripresa delle relazioni commerciali ed economiche. Secondo il Cremlino, Putin si è mostrato «molto comprensivo verso alcune proposte della parte statunitense relative alle misure di de-escalation», ma risulta evidente che non si fa riferimento a iniziative per la pace in una fase in cui l’unica moneta di scambio sono gli interessi dei leader.

«CONSENTIRE ALLA RUSSIA di vendere prodotti petroliferi equivale a investire in una guerra che va conclusa, non prolungata» ha tuonato Zelensky, ribadendo che «qualsiasi allentamento delle sanzioni contro la Russia, in assenza di un accordo chiaro e duraturo volto a ridurre la tensione, rappresenta un’evidente debolezza. Fa il suo gioco, consentendole di uccidere ancora di più, di continuare la guerra più a lungo, di nutrire ancora meno rispetto per l’America e di infliggere perdite e danni ancora più gravi al mondo». Per trattare con il Cremlino, secondo Kiev, serve un «dialogo deciso, non debole». Forse Zelensky ha pensato che stuzzicare Trump su uno degli aspetti a cui tiene maggiormente – essere il più forte – porterà a uno scatto d’orgoglio e magari a qualche ripensamento. Ma non considera che con le elezioni a breve a Trump, almeno per ora, interessa solo consolidare il suo potere. Tra l’altro, il giornalista di Axios Barak Ravid, uno a cui le notizie della Casa bianca arrivano sempre in anticipo e con dovizia di particolari, ha scritto su X che l’accordo tra Trump e Putin arriva «dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ignorato una mezza dozzina di richieste degli Stati Uniti di smettere di attaccare le raffinerie di petrolio russe». In altri termini, la giustificazione del tycoon per non passare da voltagabbana è già stata confezionata.

LA SETTIMANA PROSSIMA i due inviati Usa, Steve Witkoff e Jared Kushner, potrebbero tornare a Mosca e Kiev per proseguire le discussioni. Putin e Trump potrebbero anche incontrarsi di persona a margine del vertice Apec in Cina, previsto per il 18-19 novembre. L’annuncio dell’accordo sul diesel per ora non ha influito sulla guerra sul campo. «La Russia ha espresso la sua gratitudine per l’interruzione delle sanzioni lanciando 5 bombe plananti su edifici residenziali a Zaporizhzhia» ha scritto Zelensky. Il bilancio provvisorio è di 20 vittime, tra cui 3 bambini, e di almeno altrettanti feriti, molti in condizioni gravi.

Nell’ultima settimana il numero di vittime civili causate dagli attacchi russi è salito a livelli pari solo ai primi mesi del conflitto. Mosca ha dichiarato anche di aver colpito l’ennesima nave da carico nel porto di Odessa che «stava consegnando merci militari al porto di Odessa». Dall’altro lato del fronte i droni ucraini hanno colpito un terminal petrolifero a Rostov sul Don.