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Piano cassa Cinque mesi dopo la sua approvazione, neanche un alloggio pubblico è stato recuperato dal piano casa del governo e tanti passeranno alla gestione privata. Salvini per non fare «alla spagnola» promette miliardi che non ha. Ma per i fondi immobiliari gli incentivi si trovano

Piano cassa Il governo contro il regolamento Ue sugli affitti brevi, che intanto schizzano: +7% nel 2026

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4775d199-b083-4441-85a8-3c3a14f43db0 Case popolari a Torino – Foto Jessica Pasqualon/Ansa

«È un piano che si attendeva da 50 anni, l’obiettivo è mobilitare dieci miliardi di euro in dieci anni». Per Matteo Salvini e il suo Piano casa è l’ennesimo giorno della marmotta. Quello degli annunci, incalzato dalla crisi abitativa tornata al centro del dibattito dopo la caduta del governo di Madrid. «La crisi non si risolve alla spagnola limitando la proprietà privata» ha detto ieri il vicepremier leghista.

DEL PIANO CASA dell’esecutivo, a cinque mesi dalla sua approvazione in consiglio dei ministri, in realtà c’è ben poco. I dieci miliardi sbandierati da Salvini sono solo sulla carta, di là da venire e per lo più provenienti da investimenti privati. La «prima gamba» del Piano, ovvero il recupero di 60mila alloggi Erp (17mila concentrati in Lombardia) è tutt’ora ferma perché non è stato pubblicato il bando di Invitalia che dovrebbe dare il via alle riqualificazioni. Che peraltro godono di scarso finanziamento: 1,7 miliardi (pronti ci sono 970 milioni) che significano 28mila euro per alloggio, pochino. Anche il secondo pilastro, un fondo apposito per l’housing sociale, è ancora ai blocchi di partenza. Ieri Invimit, che lo gestisce con una dotazione iniziale di 100 milioni, ha annunciato di aver avviato una consultazione per raccogliere progetti immobiliari da sviluppare in fondi territoriali gestisti da altre Sgr (Società di gestione del risparmio).

IL GROSSO proverrebbe dal terzo pilastro del Piano, un canale preferenziale per gli investimenti superiori al miliardo di euro avanzati da fondi immobiliari che si impegnino a destinare un terzo degli alloggi costruiti a canone calmierato. Dal computo sono però esclusi i locali realizzati a finalità commerciale, che potrebbero ridurre il numero finale di abitazioni costruite. Anche queste, per ora, rimangono wishful thinking: il consiglio dei ministri ha dato il via libera a un unico progetto, presentato da Add capital di Mario Abbadessa, che le indiscrezioni davano inizialmente come coordinatore dei progetti. L’investimento sarà di 1,1 miliardi diluito tra Roma, Milano, Napoli e Genova.

«Mentre il piano casa di Salvini è più in ritardo dei treni, ha azzerato i fondi di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole. Pensa di trasformare l’edilizia sociale in un nuovo terreno di caccia per la rendita immobiliare elargendo incentivi e semplificazioni selvagge per attrarre i fondi immobiliari privati, anche esteri» ha commentato ieri Marco Grimaldi di Avs.

NEL FRATTEMPO il governo prosegue la propria crociata contro l’Affordable house act, il regolamento Ue varato dalla Commissione (che ha ancora bisogno del via libera di Parlamento e Consiglio Ue) che permetterebbe agli enti locali di regolamentare maggiormente – ma senza obbligo – gli affitti brevi nelle aree considerate a «stress abitativo». Un’eresia per la maggioranza, schierata a tutela della «sacralità della proprietà privata». Ieri Salvini, intervenendo al question time alla Camera, si è detto pronto a disapplicare la direttiva nel caso in cui venisse approvata definitivamente, come accaduto per quella relativa alla «case green» (motivo per cui l’Ue ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia e altri otto paesi). «Non penso che limitare gli affitti brevi sia la soluzione ai mali del mondo. E non penso alle grandi società, ma alle famiglie che con un appartamento in affitto hanno un’integrazione del reddito» ha detto il vicepremier. Non è una posizione nuova per il governo, attento a non sfibrare i legami con i consorzi di proprietari immobiliari. Ma è una posizione già sconfessata: l’ha detto la Corte costituzionale a dicembre 2025, respingendo il ricorso di Palazzo Chigi contro la legge regionale toscana che mirava a limitare l’overtourism. I giudici già allora hanno sancito che misure simili «perseguono una funzione sociale», per cui anche a costo di ingerenze, è legittimo «correggere i fallimenti del mercato».

ALLA PROVA DEI FATTI anche la versione dell’«integrazione di reddito» per le famiglie scricchiola. Un rapporto diffuso ieri da Federalberghi (che si è vista sfilare clienti dalle piattaforme che affittano appartamenti) stilato insieme a Inside Aribnb ha fotografato un più 7,2% di annunci su Airbnb ad agosto 2026 rispetto a un anno fa, 571mila in totale in tutta Italia concentrati nelle principali città. E di questi, secondo il rapporto, il 67% sarebbe un’attività economica vera e propria, non un’integrazione di reddito, pubblicati da soggetti che gestiscono più di due alloggi, con casi limite che arrivano alle tre cifre. La replica dell’Aigab: «Il ministro Mazzi ci tuteli».