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Broglio di ricino Alcuni esponenti dell’opposizione sperano ancora nell’incidente d’Aula

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efc9d67b-f019-424b-91f0-fc0d67e35def Il voto alla Camera – Foto Imagoeconomica

Ultime ore di suspense prima delle 12,30 di oggi, quando a scrutinio segreto la Camera si esprimerà sul voto finale alla riforma elettorale. Nella giornata di ieri le opposizioni hanno mostrato di credere ancora, per una serie di motivi reali, in una clamorosa bocciatura del Melonellum, anche se proprio le due votazioni di ieri hanno al contrario mostrato un centrodestra compatto a sostegno del governo e di Meloni.

IERI MATTINA LA CAMERA è stata innanzi tutto chiamata a votare sulla terza fiducia posta dal governo, quella sull’articolo 3, che ha modificato la perimetrazione dei collegi del Sud Tirolo/Alto Adige di Bolzano, Bressanone e Merano. Su di esso non era stato depositato alcun emendamento dalle opposizioni, ma era possibile il voto segreto, visto che si parla di minoranze linguistiche. Di qui la terza fiducia del governo, che ha segnato un ulteriore incremento dei sì: 228 dopo il 226 e il 227 registrati ieri. Assenti solo Meloni, Giorgetti e Angelucci. Nel voto successivo, a scrutinio palese ma senza fiducia, lo score è sceso leggermente a quota 214, visto che alcuni ministri si erano allontanati. Si trattava dell’articolo 8, anch’esso modificato dal Senato con l’introduzione dei care giver tra i beneficiari del voto per i fuorisede. Anche qui non incombeva alcun emendamento delle opposizioni, che si sono astenute.

QUINDI IL MESSAGGIO uscito ieri dall’Aula è stato tranquillizzate per Giorgia Meloni. Infatti la premier, ieri a Spalato, ha dichiarato di essere «sempre tranquilla» sulla riforma elettorale. Tuttavia le labili speranze delle opposizioni di una clamorosa bocciatura oggi nello scrutinio segreto si fondano su una serie di malumori reali dentro Fi e Lega. Il primo, che cresce da un paio di giorni, è l’ipotesi di voto anticipato a maggio così da votare assieme alle amministrative in un unico election day: Tajani e Salvini hanno dato l’assenso al Melonellum con la rassicurazione della premier della fine della legislatura a scadenza naturale. «Meloni vi ha fatto questa promessa – ha infierito in Aula Nico Stumpo (Pd) -, ma è la stessa promessa agli italiani dell’eliminazione delle accise. Se volete arrivare a settembre, dovete votare No e non Sì domani (oggi, ndr)», perché a quel punto il centrodestra avrebbe bisogno di molto tempo per rimettersi in piedi dalla batosta. «Si può uscire dal Parlamento in vari modi, il peggiore è quello di rinunciare a battersi», ha detto Gianni Cuperlo rivolgendosi ai colleghi del centrodestra.

L’ALTRO MOTIVO che ha alzato la temperatura nel centrodestra sono i rumors della intenzione di Meloni di promuovere anch’essa delle liste civiche nel centrodestra, come sta facendo il centrosinistra. Per altro qualcosa di insito nel metodo proporzionale costituito dal Melonellum, che spinge ad ampliare l’offerta politica. Ma questo significa inserire una concorrenza interna al centrodestra, in particolare a scapito di Fi e di Nm, che rischierebbero di non essere più il primo partito sotto soglia che accede però in Parlamento. Insomma, osserva Federico Fornaro, «il fuoco cova sotto la cenere, ma non vedo un fuochista, almeno per ora».

MA VISTO CHE LA SPERANZA è l’ultima a morire Riccardo Magi (+Europa), al nono giorno di sciopero della fame, a fine seduta ha chiesto alla presidenza che lo scrutinio segreto di oggi, non si svolga mediante procedimento elettronico, bensì mediante le urne con le palline nere e bianche, come pure il Regolamento prevede in caso di malfunzionamento del sistema elettronico. E anche altri deputati, come Fornaro, Filiberto Zaratti (Avs) e Carmela Auriemma (M5s) hanno chiesto che la presidenza garantisca la segretezza del voto. Il vicepresidente Giorgio Mulè, che guidava i lavori in Aula, ha spiegato che si può ricorrere a urne e palline solo in caso di malfunzionamento tecnico del sistema elettronico, mentre qui si tratta dei comportamenti dei deputati che rendono possibile carpire la segretezza del voto. L’1 ottobre scorso il presidente Fontana invitò ripetutamente tutti i deputati a rimanere seduti, ma i colonnelli di Fdi che erano ritti in piedi sugli scranni più alti, altrettanto ripetutamente si sono seduti e rialzati immediatamente. Si può dunque presumere che Fontana svolga un’azione preventiva di moral suasion per evitare il poco edificante bis nel decisivo scrutinio di oggi.

Ieri pomeriggio si è anche svolta la votazione di 41 ordini del giorno. Magi ne aveva depositato uno che impegna a prevedere la raccolta digitale delle firme per presentare le liste. Forse preoccupata per lo sciopero della fame di Magi, la ministra Maria Elisabetta Casellati non ha dato parere negativo ma ha chiesto al proponente di trasformarlo in una semplice raccomandazione. Al rifiuto del battagliero deputato il centrodestra ha ribattuto con la bocciatura del suo ordine del giorno.