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Migranti Deportazioni anche tra paesi terzi e poteri di monitoraggio online: la riforma dell’agenzia di frontiera europea insegue l’estrema destra

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ae4a5d36-ed79-4067-97d9-441dd23b1f04 Operazione di rimpatrio di migranti dell’Agenzia Frontex

 

Molti più agenti, una forza di reazione rapida alle frontiere e nuovi poteri di monitoraggio dei social. È il «ruolo centrale» che la Commissione Ue affida a Frontex, giustificando l’allargamento del mandato con il nuovo contesto geopolitico e di sicurezza, tra minacce ibride e strumentalizzazione dei flussi migratori (vedi il caso Ceuta).

Non solo l’organico salirà gradualmente a 30mila unità (17mila per frontiere e rimpatri, il raddoppio del personale dell’Agenzia e 7mila addetti distaccati dagli Stati). La forza di reazione rapida dovrebbe arrivare alle frontiere in poche ore anziché in settimane, ma sarà attivata soltanto su richiesta di un paese membro. Il compito centrale che estende il mandato di Frontex riguarda però i rimpatri. Un centro di coordinamento seguirà il percorso dall’identificazione alla reintegrazione. Non si capisce che bisogno c’è, dato che «l’anno scorso abbiamo effettuato quasi 64mila rimpatri», ma per il commissario agli Interni Magnus Brunner non è abbastanza. Infatti, tra le molte inquietanti novità, c’è anche quella che l’Agenzia potrà organizzare rimpatri da un Paese non europeo a un altro, sulla base di accordi negoziati dalla Commissione e approvati poi dal Consiglio. Solo che la proposta non chiarisce quali garanzie legali saranno a tutela dei diritti delle persone coinvolte in operazioni fuori dall’Ue.

«È COSÌ CHE SI CONTRASTA l’estrema destra», osserva ancora il commissario austriaco, fautore della linea punitiva e poliziesca che non ha nulla da invidiare a quella degli xenofobi. Il mandato di Frontex si estende poi al controllo dello spazio digitale. Un nuovo centro monitorerà contenuti pubblicamente accessibili sui social per individuare rischi per le frontiere. La vicepresidente dell’esecutivo Ue, Henna Virkkunen, ha sottolineato come i trafficanti usino sempre più le piattaforme per coordinare gli attraversamenti irregolari. L’Agenzia potrà segnalare alle piattaforme contenuti ritenuti illegali e, se riconosciuta come segnalatore attendibile (trusted flagger) dall’autorità nazionale competente, ottenere che le sue segnalazioni siano esaminate in via prioritaria. Potrà inoltre chiedere alle autorità nazionali di imporre alle piattaforme di fornire informazioni o intervenire contro contenuti illegali. Virkkunen assicura che le garanzie Ue per la sfera digitale non verranno toccate. Ma il tema della sorveglianza online fa paura.

«LA COMMISSIONE rischia di trasformare Frontex in una versione europea dell’Ice», denuncia l’eurodeputata Tineke Strik, coordinatrice dei Verdi sulle politiche migratorie, accusando l’esecutivo di fare il gioco dei populisti e dell’estrema destra. Per Birgit Sippel, portavoce S&D per gli affari interni, è semplicemente inaccettabile trasformare Frontex «di fatto nell’agenzia europea dei rimpatri» e farne l’esecutrice di espulsioni. I socialisti giudicano inoltre giuridicamente discutibile il coinvolgimento in centri di rimpatrio fuori dall’Ue.

DI CERTO LA RIFORMA si inserisce in una strategia migratoria consolidata. A settembre la presidente della Commissione von der Leyen aveva annunciato un quadro europeo di risposta alle emergenze alle frontiere, anche quando i flussi sono strumentalizzati come pressione politica. All’ultimo Consiglio europeo, la linea dura sui rimpatri si è intrecciata con lo scontro sulla decisione del premier spagnolo Pedro Sánchez di regolarizzare circa 500mila migranti, anche se il tentativo della danese Mette Frederiksen, sostenuta da Giorgia Meloni e dalla Polonia, di far passare emendamenti contro Madrid è fallito.

Le proposte passano ora all’iter ordinario, con l’esame del Consiglio Ue e dell’Eurocamera. Le precedenti strette migratorie fanno prevedere tempi relativamente rapidi, forse circa un anno: nel 2027, anno elettorale in diversi paesi, la migrazione resterà il tarlo di Bruxelles. Frontex diventa così un tassello dell’esternalizzazione delle frontiere e dell’accelerazione delle espulsioni, con strumenti digitali che estendono il controllo oltre i confini Ue. Il rischio, denunciano le ong, è che i poteri crescano più rapidamente delle garanzie. Senza controlli indipendenti e responsabilità chiare, sarà più difficile accertare le violazioni dei diritti fondamentali. Garanzie sempre più erose nel continente che si proclama culla dello Stato di diritto.