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IMMIGRAZIONE. Il presidente della Cei, Zuppi: «Emigrare è un diritto». Parolin: «Salvare vite e accogliere. Stop agli scafisti? Tutti d’accordo, ma non basta»

 

Oscillano fra il ridicolo e il patetico le esternazioni dei leader di governo Meloni e Salvini e i commenti dei giornali di destra che si appropriano di sette parole pronunciate da papa Francesco all’Angelus di domenica scorsa («i trafficanti di esseri umani siano fermati») e le trasformano in una benedizione pontificia delle politiche contro i migranti degli attuali inquilini di Palazzo Chigi.

Evidentemente in Vaticano, e alla Cei, i quotidiani li leggono, e ieri si sono succedute dichiarazioni che, senza fare nomi, hanno rispedito al mittente le strumentalizzazioni politiche della destra. Occorre «un rinnovato impegno nel favorire lo spirito dell’accoglienza e della solidarietà» nei confronti dei migranti», ha detto Bergoglio in un messaggio ai partecipanti al seminario «La cattedra dell’accoglienza», in corso alla Fraterna Domus di Sacrofano (Roma). Il papa, si legge nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato vaticano Parolin, «incoraggia a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, incontro e dialogo». Sulla necessità di fermare gli scafisti, ovviamente «siamo tutti d’accordo, ha aggiunto Parolin, ma «non ci si può ridurre a combattere solo gli scafisti. Prima di tutto bisogna salvare vite umane».

Sull’altra sponda del Tevere, lato italiano, interviene il cardinal Zuppi, presidente della Cei, in un’intervista al Sir, l’agenzia dei vescovi. «L’accoglienza è l’unico messaggio possibile. Chi non ha casa, va accolto», ha detto Zuppi, che poi è sembrato correggere le scomposte e ciniche affermazioni del ministro Piantedosi: «Dobbiamo metterci sempre nei panni degli altri. Chi ha perduto tutto e deve scappare, deve trovare accoglienza. Non ci sono alternative. Quello all’emigrazione era un diritto garantito per tutti gli uomini, prima che

sorgessero muri e nascessero paure. Tanto più per chi scappa da guerra, violenza o fame».

Ma cosa ha detto papa Francesco all’Angelus, da spingere Il Tempo ad aprire la prima pagina di ieri con un perentorio: «Il papa dà ragione al governo»? «Manifesto il mio apprezzamento e la mia gratitudine alla popolazione locale e alle istituzioni per la solidarietà e l’accoglienza verso questi nostri fratelli e sorelle e rinnovo a tutti il mio appello affinché non si ripetano simili tragedie – ha affermato il pontefice -. I trafficanti di esseri umani siano fermati, non continuino a disporre della vita di tanti innocenti! I viaggi della speranza non si trasformino mai più in viaggi della morte! Le limpide acque del Mediterraneo non siano più insanguinate da tali drammatici incidenti».

Leggendo l’intero discorso, è evidente la selezione delle parole di Bergoglio operata da Meloni («le facciamo nostre, continuando a impiegare tutte le forze necessarie per combattere i trafficanti di esseri umani e fermare le morti in mare») e Salvini («le condivido. Fermare i trafficanti di esseri umani, evitare tragedie, salvare vite: ogni giorno siamo impegnati per raggiungere questi traguardi»).

Eppure nel magistero non sempre lineare del papa, se c’è un tema su cui la barra è stata sempre dritta è proprio quello dell’accoglienza dei migranti, come ricorda anche La Civiltà Cattolica in un articolo nel numero appena uscito. Del resto il pontificato di Bergoglio, dieci anni fa, iniziò con il suo primo viaggio a Lampedusa, dove coniò l’espressione «globalizzazione dell’indifferenza». Che all’epoca – chissà perché – a Salvini non piacque proprio: «Papa Francesco ha detto no alla globalizzazione dell’indifferenza, io dico no alla globalizzazione della clandestinità»