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“Scuole e ospedali che cadono a pezzi, tagli a tutto il settore pubblico, limitazioni della libertà di espressione del dissenso e una spesa militare sempre più alta: questo è il bilancio di quattro anni di governo Meloni nel nostro paese, e ora che, finalmente, il popolo si sta ribellando, le istituzioni rispondono con una repressione ancora più netta e violenta, ma noi non ci lasceremo spaventare”.

Così OSA, l’Opposizione Studentesca d’Alternativa, convoca anche a Faenza un corteo di protesta per il 30 ottobre, giorno dello sciopero nazionale nei porti, contro la politica del riarmo. Gli studenti scenderanno in piazza per manifestare il loro dissenso alla guerra, a politiche che non contrastano il carovita e contro le riforme del ministro Valditara. L’appuntamento è alle 7.30 davanti agli istituti scolastici. Dopodiché gli aderenti all’iniziativa si ritroveranno alle 8.30 in Piazza del Popolo, da dove partirà un corteo diretto alla stazione ferroviaria. Qui, chi vuole, potrà salire sui treni diretti a Ravenna e unirsi alla grande manifestazione nel capoluogo.

 

“Come studenti, non possiamo accettare le condizioni in cui versa la nostra scuola pubblica: il 58% degli edifici scolastici non è a norma, tra bagni rotti e tetti che crollano, mancano fondi per garantire i più basici dei servizi, come i corsi di recupero, mentre il ministero con le sue riforme porta avanti un modello di istruzione sempre più repressivo, espresso dal Ddl razzismo che limita il numero di stranieri nelle classi, dalle linee guida per l’insegnamento che tolgono spazio ad autori fondamentali come Marx e Spinoza, fino all’atroce riforma del 4+2 per tecnici e professionali, che li rende scuole di serie b orientate unicamente a fare gli interessi delle aziende. II 30 ottobre scenderemo in piazza con i lavoratori dell’Unione Sindacale di Base, in una giornata di mobilitazione che coinvolgerà sindacati e associazioni di tutto il mondo, e che si prospetta di grande portata politica e storica.

Protesteremo contro il carovita oramai insostenibile per molte famiglie e che il governo non fa nulla di concreto per contrastare, contro il modello di scuola pubblica e di società, sempre più aziendalizzato e militarizzato, promosso da questo governo, che è lo specchio di una classe dirigente occidentale in profonda crisi.

Chiediamo soldi alla scuola e alla sanità, non alla guerra: per questo in tutto il mondo bloccheremo i porti da cui transitano attrezzature militari, compreso quello di Ravenna, in cui questo traffico non sarebbe neppure permesso dalla legge”.