Midterm Gli ultimi sondaggi dicono che i democratici al 90% conquisteranno la Camera e al 60% anche il Senato. Se poi la grande ondata blu si tradurrà in reali vittorie è tutta un’altra questione
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Citizens visit a venue for early voting for the midterm election in Virginia, USA, on October 30, 2026. ( The Yomiuri Shimbun via AP Images )
Do you hear the people sing, singing the song of angry men… «Sentite il popolo cantare? Cantano la canzone degli uomini arrabbiati…». Trump dovrebbe conoscere queste strofe: le ha usate nella campagna elettorale del 2016 ma apparentemente le ha dimenticate.
L’amnesia ha colpito anche i candidati repubblicani alla Camera e al Senato. Gli americani sono arrabbiati e oggi voteranno di conseguenza.
La canzone viene dal magnifico musical Les misérables, tratto dal romanzo di Victor Hugo: gli studenti parigini la cantano a un funerale e poi si impadroniscono del carro funebre sventolando bandiere rosse. In Texas, Kansas e Iowa non ci sono le bandiere rosse ma la rabbia contro i politicanti di Washington c’è tutta.
TRE COSE LA ALIMENTANO: l’aumento dei prezzo del carburanti, la guerra in Iran, l’impopolarità di Trump. Sono tre fattori che colpiscono direttamente gli abitanti delle aree rurali, che hanno bisogno di spostarsi su lunghe distanze, alimentare i loro trattori, spargere i fertilizzanti su terre non particolarmente fertili. Per questo sono loro, gli abitanti di Texas, Kansas, Ohio, Iowa, lo zoccolo duro del movimento MAGA, a minacciare i deputati e i senatori repubblicani in zone dove, appena due anni fa, Trump aveva vinto con oltre 10 punti di margine.
Gli ultimissimi sondaggi assegnano ai democratici il 90% di probabilità di ottenere la maggioranza alla Camera e il 60% di probabilità di strappare ai repubblicani anche il Senato, ma se la grande ondata si tradurrà in reali vittorie è tutta un’altra questione. I repubblicani godono di importanti vantaggi strutturali e si sono preparati da tempo: storicamente, le elezioni di metà mandato tendono ad andare male per il partito del presidente.
PER CERCARE DI MANTENERE la maggioranza, i repubblicani hanno ridisegnato la mappa delle circoscrizioni della Camera in modo che un maggior numero di loro si trovasse in circoscrizioni “sicure” (si vota in collegi uninominali a turno unico e chi arriva in testa vince). Hanno anche speso miliardi in pubblicità televisiva cercando di rafforzare queste zone, con l’aiuto di Elon Musk e altri donatori. Tutto questo probabilmente non sarà sufficiente a mantenere la Camera sotto il controllo repubblicano. L’ondata democratica sembra abbastanza forte da far sì che i Democratici conquistino la Camera, il problema è se riusciranno a ottenere una larga maggioranza. Il Senato è tutta un’altra storia. Lì, la situazione per i democratici è molto più ardua: hanno solo 47 seggi contro 53 e dovrebbero conquistare almeno quattro seggi sui 35 in palio in Stati in cui Trump ha stravinto nel 2024. Vediamo quindi tre scenari su come potrebbero svolgersi le elezioni di oggi se (un enorme SE) non ci saranno tentativi legali e illegali da parte dell’amministrazione Trump di manipolare il voto.
Il primo scenario è quello in cui effettivamente il vantaggio dei democratici si trasforma in uno tsunami e quindi in un’ampia maggioranza democratica alla Camera (240-250 seggi), in una comoda maggioranza al Senato (53 seggi) e nell’inizio di un nuovo capitolo della politica americana. Come potrebbe avvenire? Se i Democratici vincono le elezioni in Stati tradizionalmente repubblicani come l’Ohio, l’Alaska, il Texas, o persino il Kansas, le conseguenze di questo tipo di vittoria dem durerebbero anni. Le competizioni più serrate per il Senato (Iowa, Kansas, Mississippi e Carolina del Sud) potrebbero non decidere chi controllerà il Senato oggi, ma potrebbero determinare quale partito sarà in vantaggio per le presidenziali del 2028.
Difficile da credere, ma questo scenario è in linea con gli ultimi sondaggi e con l’indice di gradimento di Trump, che è più basso di quello di qualsiasi altro presidente alla vigilia delle elezioni di medio termine dai tempi di Harry Truman (1946). Se gli elettori repubblicani che disapprovano apertamente Trump questa volta rimarranno davvero a casa o voteranno addirittura per l’altro partito, i democratici potrebbero vincere con un margine più ampio di quanto abbiamo visto dal 2008 in poi.
IL SECONDO SCENARIO è quello in cui i repubblicani perdono la Camera ma al Senato mantengono il vantaggio, sia pure per un soffio. Una grande ondata “blu” (il colore con cui nelle mappe elettorali vengono identificati i democratici) che tuttavia fa tirare un sospiro di sollievo ai repubblicani: il Senato sarà decisivo nei prossimi due anni, sia per approvare il bilancio che approvare o respingere le nomine di Trump.
Per i democratici si tratterebbe di un’ondata imponente con una battaglia seggio per seggio per il controllo del Senato, ma insufficiente per ottenere la maggioranza. I repubblicani resistono in un numero appena sufficiente di Stati chiave per il Senato anche grazie alla regola che, se il risultato finale è una perfetta parità (50 seggi a ciascun partito) è il voto del vicepresidente, in questo caso Vance, a creare una maggioranza. Di riserva, hanno un’altra carta: l’attuale senatore democratico della Pennsylvania, John Fetterman potrebbe passare con loro.
IN SOSTANZA, ai repubblicani basta un’affluenza alle urne sufficiente da parte dei loro elettori per impedire ai democratici di conquistare Stati in cui Trump aveva vinto con 13 punti di vantaggio nel 2024. In questa ipotesi, Trump sarebbe pur sempre una Lame Duck, un’anatra zoppa, ma rimarrebbe un presidente con amplissimi poteri, ben deciso a governare per decreto quando non riesce a ottenere il consenso del Congresso.
E poi c’è il terzo scenario, quello in cui per settimane o mesi non si sapranno i risultati definitivi perché l’amministrazione Trump metterà in atto ogni azione possibile -legale e illegale- per impedire ai democratici di ottenere la maggioranza. The Donald ha detto più volte che accetterà il risultato solo «se le elezioni saranno oneste», un modo per dire che contesterà ogni scheda, chiederà riconteggi, farà ricorso alla Corte suprema.
C’È ANCHE UNA VARIANTE peggiore di questo scenario: tentativi di intimidazione ai seggi da parte dell’ICE, arresti di elettori sospettati di essere immigrati, minacce agli addetti allo spoglio dei voti, se non addirittura sequestri di schede e macchine elettorali con il pretesto di possibili brogli e, infine, rifiuto di certificare i risultati quando si riuniranno le due camere (nella composizione attuale, in cui i repubblicani sono in maggioranza) il 3 gennaio 2027. Una mini guerra civile è una reale possibilità.
