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EUROPA. Discorso sullo stato dell'Unione: arruola Draghi e accantona il clima. Il suo obiettivo è la candidatura alle elezioni europee, mentre si profila l’alleanza Ppe-Ecr

Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione Ansa Ursula von der Leyen durante il discorso sullo stato dell’Unione - Ansa

Calcio di inizio della campagna per le elezioni europee del giugno 2024. Ieri, all’Europarlamento a Strasburgo, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha tenuto il discorso sullo Stato dell’Unione, l’ultimo del suo attuale mandato, ma al tempo stesso la prima mossa per una prossima candidatura: ha rivendicato che più del 90% degli impegni presi sono stati realizzati. Nessuna dichiarazione esplicita, ma molti messaggi alla sua parte politica – Vdl è ex ministra Cdu – con l’obiettivo di essere la spitzenkandidat della destra Ppe. Dietro parole rassicuranti sul Green Deal per non perdere il centro-sinistra («non indietreggeremo» dobbiamo «finire il lavoro» prima del voto di giugno), dopo l’uscita del cavaliere del Patto verde Frans Timmermans (tornato in Olanda, candidato alle politiche), Vdl ha fatto slittare l’agenda climatica in un programma economico: «Mentre entriamo nella prossima fase del Green Deal, una cosa non cambierà: continueremo a sostenere l’industria europea attraverso la transizione». Vdl propone «dialoghi» agli industriali e agli agricoltori altamente corteggiati perché garanti della «sicurezza alimentare» (il Ppe si presenta esplicitamente come il “partito degli agricoltori”). Un’altra mossa a favore dell’alleanza che si profila tra Ppe e Ecr (Fratelli d’Italia, Pis), in caso di sfondamento delle destre a

giugno.

Da parte sua la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola (anche lei Ppe in corsa per la Commissione), ha affermato che il Green Deal «nutre il populismo». Vdl non ha fatto nessun riferimento all’imminente Cop28, nessuna menzione agli obiettivi di riduzione delle emissioni di Co2, pur constatando la «realtà» del cambiamento climatico e concludendo il discorso con un’autocelebrazione: l’Europa come «continente conciliato con la natura».

La “nuova fase” del Green Deal è basata sulla politica industriale, composta dal net zero emissioni e dalla legge sulle materie prime critiche. Vdl ha accennato a un «nuovo pacchetto eolico» e a una iniziativa di «resilienza sull’acqua». La proposta è di recuperare sovranità europea: «dall’eolico all’acciaio, dalle batterie all’auto elettrica, la nostra ambizione è molto chiara: l’avvenire dell’industria tecnologica pulita deve costruirsi in Europa». In sostanza «è ora di rendere il business più facile in Europa». Vdl chiama in soccorso Mario Draghi, a cui ha affidato l’incarico di un report sulla competitività europea del futuro. E ingaggia un’offensiva contro la Cina, sull’auto elettrica ma non solo: sull’onda del Pacchetto sulla sicurezza economica di quest’estate, invita a «diversificare» la provenienza delle terre rare («collaborazione» con America Latina e Africa) e denuncia «comportamenti predatori» cinesi e «pratiche sleali», con sovvenzioni pubbliche.

Per il gruppo S&D, «troppo poco e troppo tardi» sul clima, secondo Greenpeace l’Europa è devastata da «fuoco, inondazioni e Von der Leyen ci condanna alla stessa cosa». L’ong Bee critica una «diluizione dell’ambizione» climatica e vede «un’erosione della credibilità del Green Deal».

La pagina Covid è voltata, c’è stato soprattutto un riferimento ai vaccini. Ma anche la guerra in Ucraina ha perso il posto in cima alla lista, anche se per l’Europa è una «chiamata della storia»: ci sono i 50 miliardi in 4 anni decisi a giugno, l’impegno per «un sostegno che durerà» fin quando necessario, il rinnovamento della direttiva sulla protezione temporanea dei rifugiati, ma niente sugli averi russi congelati e l’eventuale utilizzo degli utili per aiutare Kyiv. Gli aiuti all’Ucraina comportano una revisione de budget Ue (che al 70% dipende dai versamenti degli stati). L’Ucraina è candidata a entrare nella Ue, con Moldavia e Balcani occidentali. Un allargamento che sarà «catalizzatore di progresso», ma comunque condizionato dal «merito». Vdl apre alla possibilità di un cambiamento dei Trattati (evita perà di parlare del Patto di stabilità) benché il «team Europa funzioni anche a 30 e più». Intanto, gli acquisti comuni di gas hanno permesso di uscire dalla dipendenza dalla Russia, di evitare la penuria e di contenere i prezzi (da 300 euro il Kwh dell’anno scorso a 35 oggi)