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Secondo l'ultimo Rapporto dell'Osservatorio Futura per la Cgil, il volontariato è importante per il Paese ma va tenuto ben distinto dal lavoro

 Foto: Rawpixel.com form PxHere

Altruismo e speranza sono i termini che il campione di 800 uomini e donne di diverse età rappresentativo della popolazione italiana sondato dall'Osservatorio Futura per la Cgil, associa al volontariato. Due belle parole piene di significati che vanno al di là della solidarietà o del semplice “aiuto”. Altruismo e speranza raccontano anche una idea di società basata sul noi e non sull’individualismo.

E infatti, Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil, leggendo il Rapporto di Ricerca sul Terzo settore, riflette: “I dati evidenziano una disponibilità diffusa da parte di un numero importante di persone a contribuire, attraverso un impegno diretto e concreto, al bene comune, al bene collettivo, soprattutto in determinati settori. Quello della povertà e dell'esclusione, ad esempio, o quello della tutela ambientale e dell’emergenza climatica”.

Non solo a guardare i numeri si scopre che: “Circa 1 italiano su 3 svolge attività di volontariato. Un ulteriore 9% è aperto all’idea di potersi attivare nel breve periodo. Il 30%, pur non avendo mai svolto attività di volontariato, non esclude di poterlo fare in futuro. Più contenuta la percentuale di chi esclude del tutto di poterlo/volerlo fare”. A conferma del fatto che le due parole più significative, altruismo e speranza, suggeriscono anche una diversa idea di vivere comune è il fatto che: “Oltre il 70% del campione ritiene che il volontariato possa avere un valore sociale per il Paese”.

E se al primo posto ci sono le attività legate alla tutela dell’ambiente, subito dopo arriva l’impegno per i bambini e le persone fragili di ogni età. “Catastrofi naturali, povertà, esclusione sociale sono le principali leve che spingono a fare volontariato”. E d’altra parte i due anni che abbiamo alle spalle, quelli dei mesi più duri della pandemia, ci raccontano la stessa cosa, nonostante fossimo tutte e tutti costretti in casa, le attività di aiuto nei confronti di chi era in difficoltà si sono moltiplicate.

La motivazione principale – si legge ancora nel Rapporto di ricerca - che spingerebbe a fare del volontariato è l’aiuto a chi ha bisogno, è il riconoscere le situazioni di difficoltà e fare il possibile per risolverle. A grande distanza la motivazione legata alla possibilità di apprezzare maggiormente quello che si ha”. Ma proprio ragionando sulle motivazioni che secondo il campione spingono i cittadini e le cittadine all’impegno la segretaria della Cgil afferma: “è sicuramente significativa l'attenzione verso la dimensione della solidarietà e dell'impegno concreto a beneficio di tutta la collettività o di chi più ha bisogno.  Ma proprio i numeri che testimoniano l’impegno maggiorare di chi fa volontariato verso chi è più in difficoltà e verso le nuove emergenze, ci fa dire che esiste una coscienza diffusa su quelle che sono le emergenze reali del Paese. Contemporaneamente, però, tutto questo chiama in causa le Istituzioni e la necessità che le politiche pubbliche si rivolgano in maniera più incisiva con interventi adeguati proprio nei confronti delle nuove e vecchie marginalità”.

Infine, la ricerca sottolinea un dato assai rilevante, se da un lato il campione valuta sia poco rilevante il ruolo dei sindacati, dall’altro bel il 39% degli intervistati afferma che le organizzazioni sindacali devono adoperarsi per far si che dietro lo scudo del volontariato si nascondano forme di lavoro sfruttato. Poi dovrebbero svolgere un ruolo importante nell’informazione inerente tutto ciò che ruota attorno al volontariato e ai possibili risvolti in termini sociali; dovrebbero adoperarsi per la tutela di coloro che svolgono volontariato e avere un ruolo attivo nella regolamentazione di un settore così delicato.

Sono proprio queste risposte che fanno concludere positivamente Barbaresi: “C’è una grande consapevolezza tra gli intervistati che tengono adeguatamente distinto il ruolo del volontariato e quello che è e dovrebbe essere vero e proprio lavoro, adeguatamente contrattualizzato e tutelato, in particolare per quanto riguarda l’assistenza alle persone vulnerabili che devono essere prese in carico dai servizi pubblici territoriali. E giustamente riconoscono al sindacato il proprio compito di tutelare il lavoro. Quello sottolineato dall’indagine è un problema reale, soprattutto in alcuni ambiti, ed è importante che vi sia questa consapevolezza: il lavoro è lavoro, il volontariato ha un grande valore ma è altra cosa”.

Scarica il rapporto (PDF)