Melonellum L’emendamento di Marcello Pera sul secondo turno. Ma resta l’incognita sugli effetti reali del «voto utile». Presentati gli emendamenti, tutto si decide in aula dal 9 settembre. Le opposizioni rispondono unite
La destra si scopre nel caos anche sulla legge elettorale e le opposizioni rispondono unite. Nel giorno in cui scadono i termini per presentare gli emendamenti, si celebra l’antipasto della riapertura delle camere. L’appuntamento è fissato per il 9 settembre: è da lì al 15 che si fanno le scelte importanti. Sminato il passaggio in commissione, nel dibattito in aula precipiteranno i tentativi della maggioranza di trovare una formula che consenta di disarticolare i conflitti che la attanagliano. Nodi tutti politici, non tecnici. A partire dalla variabile Vannacci, contro la quale è spuntata l’ipotesi del ballottaggio, materializzata in un unico emendamento a firma dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, che i meloniani lasciano lì, sul piatto, senza far capire fino a che punto ci credono davvero.
LA MINORANZA presenta i suoi emendamenti e attacca l’impianto generale della pur cangiante legge elettorale. «Vogliamo preferenze vere per restituire la scelta agli elettori, quindi no a liste bloccate», attacca il capogruppo del Partito democratico in Senato, Francesco Boccia nella conferenza stampa convocata con Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra e anche Italia viva. La linea si dipana lungo otto emendamenti e prevede la doppia preferenza di genere con capolista al 50%, la cancellazione dell’indicazione del candidato premier e l’innalzamento della soglia per il premio di maggioranza dal 42 al 45%. Le opposizioni annunciano il «netto e forte ostruzionismo» in commissione. «Il rapporto tra voti ottenuti e seggi assegnati non può diventare una deformazione irragionevole della rappresentanza» prosegue Boccia. Da qui si aggiunge la critica alla modifica delle circoscrizioni estere, con l’accusa alla maggioranza di intervenire sugli eletti all’estero «solo perché la destra non elegge o ne elegge meno»: «Quando non quadrano i conti, cambiano le regole per adattarle alle loro esigenze e ai loro interessi». Il capogruppo pentastellato Luca Pirondini annuncia emendamenti per vietare modifiche alla legge elettorale nei 18 mesi precedenti la scadenza naturale della legislatura e per richiedere una maggioranza dei due terzi nell’ultimo anno. Un emendamento unitario prevede che questa riforma non valga per le prossime elezioni. Pirondini ha accusato il governo di voler «cucirsi addosso una legge elettorale» per riportare in parlamento candidati fedeli ai capi dei partiti.
MA LA VERA NOVITÀ di questi giorni, che svela le insicurezze della destra e ne certifica l’inseguimento dei sondaggi, si chiama ballottaggio. Per Boccia, l’emendamento presentato da Marcello Pera e consegnato direttamente alla discussione d’aula, inviso alla Lega e che lascia fredda Forza Italia, è «un po’ sgangherato». Si spingono oltre Walter Verini e Sandra Zampa, che ricordano l’appello di giuristi e politici per il ballottaggio ma considerano irricevibile, nel metodo e nel merito, questa soluzione lat minute: «Le condizioni politiche lo rendono impossibile: questa destra trasforma tutto quello che tocca in arroganza e impossibilità di confronto». Si considera che col quorum regionale al Senato previsto dalla Costituzione e con quello nazionale alla Camera, il ballottaggio potrebbe produrre maggioranze diverse nei due rami del parlamento. Da qui l’affondo sulle difficoltà di una destra che si scopre incapace di raggiungere la soglia del 42%: «Questo è il ballottaggio di Meloni contro Vannacci o, se volete, di Vannacci contro Meloni». «Hanno deciso di fare una mossa disperata che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale» sentenzia Elly Schlein mentre Giuseppe Conte accusa la destra di occuparsi di legge elettorale invece di affrontare le emergenze sociali del paese.
DA FDI FANNO sapere che comunque non si impiccheranno al doppio turno. Ci sono da valutare soprattutto gli effetti politici, i pro e i contro del voto utile che oltre a danneggiare la Lega potrebbe rivelarsi una lama a doppio taglio anche per la coalizione: e se Vannacci dovesse crescere proprio nelle more della contesa decisiva del ballottaggio? Per il resto sembra tenere l’intesa sulle preferenze raggiunta prima della pausa estiva sulle preferenze: il testo ricalca quello bocciato con voto segreto a Montecitorio a luglio coi capilista bloccati e la preferenza di genere ridimensionata. Il ballottaggio, invece, scatterebbe nel caso in cui nessun partito o coalizione ottenga almeno il 48% dei voti in entrambe le Camere, ma purché le prime due coalizioni siano sopra il 38%. Il premio di maggioranza scatta già al primo turno se una coalizione supera il 42% in entrambe le camere e l’altra non arriva al 38. Gelo da Futuro nazionale: «I voti non appartengono ai partiti e non sono pacchi da trasferire da una coalizione all’altra».
