Poligono di tiro Dalla guerra ibrida ai fatti. L’Ue: «risponderemo», immediata solidarietà della Nato. Ma la Russia parla di macchinazioni
Sono stati i russi a piazzare i droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia. L’accusa stavolta è diretta ed è stata lanciata da Johann Wadephul e Alexander Dobrindt, rispettivamente ministro degli Esteri e degli Interni tedeschi, in una conferenza stampa congiunta ieri a Berlino. È la prima volta che la Germania accusa formalmente la Russia di aver tentato un attacco armato sul suolo europeo e stavolta il Bundestag promette: «reagiremo».
IMMEDIATA la solidarietà dei vertici europei, in particolare della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, e del Segretario generale della Nato Mark Rutte che hanno offerto «tutto il supporto necessario» a Berlino. Le prove del coinvolgimento russo, per il ministro Dobrindt, sono le componenti tecniche rinvenute nei droni e le modalità di svolgimento dell’operazione. Gli esecutori materiali del sabotaggio sarebbero privati cittadini con passaporto tedesco assoldati a distanza dai russi. La prima risposta tedesca è stata la decisione di chiudere il consolato generale russo a Bonn (ultimo rimasto nel paese) a partire dal 18 settembre, insieme all’istituto di cultura russo di Berlino.
Wadephul ha aggiunto che i controlli all’ingresso per i cittadini russi saranno inaspriti, il contrasto alla «flotta fantasma» sarà intensificato e saranno create «liste di proscrizione» contro individui considerati pericolosi per la sicurezza tedesca.
«GLI ATTACCHI IBRIDI non rimarranno senza risposta» ha dichiarato von der Leyen, ribadendo il pieno supporto dell’Ue. La presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, ha sottolineato che «Quando uno di noi viene preso di mira, restiamo tutti uniti. La nostra piena solidarietà va alla Germania in seguito all’attacco ibrido russo a Lipsia e a tutti gli Stati membri dell’Ue che sono stati esposti ad attacchi simili». Il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiga, chiede una «reazione decisa» dell’Occidente: «Atti di sabotaggio, disinformazione, interferenze elettorali, spionaggio, attacchi a infrastrutture critiche e impianti industriali. Non si tratta di incidenti isolati, ma di parte di una strategia deliberata della Russia».
DA MOSCA la reazione non si è fatta attendere. La portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, ha accusato Berlino di essere uno «sponsor del terrorismo», citando le consegne di armi e aiuti all’Ucraina. In ogni caso la Russia «risponderà a qualsiasi azione anti-russa» promossa dalla Germania. Mentre i primi destinatari delle misure restrittive tedesche, i diplomatici russi a Berlino, hanno definito le accuse tedesche: «una provocazione che serve gli interessi dell’Ucraina, dell’industria delle armi e dell’élite guerrafondaia europea».
LE INTRUSIONI di droni negli aeroporti tedeschi non sono una novità. Negli ultimi anni si contano centinaia di rilevazioni sospette all’interno delle piste o delle strutture dell’aviazione federale tedesca. Per questo nell’ultimo vertice della Nato ad Ankara lo scorso luglio, l’Ue ha destinato oltre 40 miliardi di dollari in 5 anni per la produzione congiunta con l’Ucraina di sistemi anti-drone.
Da quando il 4 agosto è stato rinvenuto un drone carico di esplosivo stazionato nei pressi di un aereo cargo della compagnia ucraina Antonov Airlines nell’aeroporto di Lipsia/Halle (utilizzato da voli civili e importante centro logistico Nato), è risultato subito evidente che non si trattava del già noto sconfinamento di droni in territorio europeo o Nato. Stavolta la minaccia era reale e le successive rivelazioni – un secondo drone che avrebbe urtato un aereo commerciale Dhl in fase di atterraggio e un terzo rinvenuto dieci giorni dopo, a ovest dell’aeroporto – non hanno fatto altro che aggravare il contesto. Fin dalle prime ore si era già ipotizzato un coinvolgimento russo, ma dati i pregressi e le smentite in Polonia o in Romania, il governo tedesco si era mantenuto cauto. Ora però, come anticipato dalla Bild, il governo tedesco ha deciso di rompere gli indugi accusando direttamente la Federazione russa.
IL FATTO È che, sebbene il drone non sia esploso, le dichiarazioni di ieri rimano con un’accusa pesantissima racchiusa da una forbice che a un estremo ha l’azione terroristica di stato e all’altro l’atto di guerra. Vedremo quanto saranno effettive le reazioni del governo di Friedrich Merz, ma per ora ciò che è evidente è la levata di scudi di Bruxelles e della Nato. Le accuse alla Russia giustificano – nelle parole dei leader – il riarmo, l’identificazione della Russia come «nemico strategico» nel breve termine e alimentano uno scontro che per ora si è combattuto a colpi di sanzioni e guerra ibrida, ma che si complica pericolosamente.
L’insistenza europea sulla necessità di una «risposta» per ora non è articolata in modo chiaro, ma ha già provocato un’ulteriore escalation diplomatica con la Russia che, a sua volta, continua a giocare il ruolo della parte lesa, come se gran parte di ciò che stiamo vivendo non sia stato catalizzato dall’invasione dell’Ucraina 4 anni e mezzo fa.
