Cemento amato In consiglio comunale il sindaco rivendica la sua azione con tanto di frase a effetto: «Ho le mani pulite». L’assessore Tancredi lascia
Il sindaco Sala interviene durante la seduta del consiglio comunale a Palazzo Marino a Milano – Ansa
«Più le cose cambiano, più rimangono le stesse» diceva Jena Plissken nel film Fuga da Los Angeles. Citazione che potremmo traslare anche a Milano dopo il discorso di ieri in consiglio comunale del sindaco Beppe Sala. Mezzora scarsa, tanta difesa di quanto fatto fino a oggi, qualche sassolino tolto dalla scarpa contro la procura che indaga e la promessa di aggiustare la rotta in qualche ambito. «Se su queste basi la maggioranza c’è, io ci sono» ha concluso Sala il suo intervento, facendo capire che è lui che chiede alla maggioranza di esserci, non il contrario.
A QUALI CONDIZIONI lo si misurerà nei prossimi mesi sull’elenco fatto dal sindaco: casa, alloggi popolari, trasporti, cura del verde, impianti sportivi. E poi la vera ossessione: la vendita dello stadio di San Siro. Su questo punto il sindaco è stato chiarissimo: «Dobbiamo rispettare i tempi che il progetto richiede» cioè la vendita del Meazza entro il prossimo 10 novembre, giorno in cui scatterà il vincolo al secondo anello e quindi l’impossibilità di abbatterlo come voglio Inter e Milan. Tutta la prima parte del discorso Beppe Sala l’ha dedicata all’indagine: «Ho fatto tutto nell’interesse dei cittadini, non esistono azioni a mio vantaggio». E poi la frase a effetto, soprattutto se pronunciata a Milano: «Le mie mani sono pulite». Ha replicato ai magistrati prendendo ad esempio una delle vicende per le quali è indagato, la vendita del cosiddetto Pirellino alla società Coima di Manfredi Catella. Sala ha ricostruito l’intero percorso dall’inizio, il 2013, chiamando in causa anche la giunta Pisapia, per concludere: «Il mio racconto fa capire quanto il comune si sia sbilanciato in favore dell’interesse pubblico, talmente tanto da incorrere in una condanna del Consiglio di Stato per avere sacrificato illegittimamente le aspettative del costruttore». Se Sala ha pronunciato il discorso della continuità, è arrivato invece il passo indietro dell’assessore alla Rigenerazione urbana, Giancarlo Tancredi, al centro dell’inchiesta, che ha annunciato le sue dimissioni durante la seduta del Consiglio comunale: «Sono giunto a questa decisione per affrontare gli sviluppi giustiziari ma anche nel rispetto degli stessi organi giudiziari, del sindaco, dei colleghi di giunta, dei milanesi. Ho la coscienza pulita».
LA PARTE CENTRALE del discorso di Sala è stata tutta incentrata sull’orgoglio: «Abbiamo dato un indirizzo progressista su ogni problematica». E ancora: «La collaborazione pubblico-privato è una virtù, se non è più così pensiamoci». Infine, il destino comune con altre grandi città che condividono gli stesso problemi: «Bisogna fare di più per rendere Milano sempre più equa, sana ed equilibrata? Bisogna fare sempre di più, per definizione. Ed è giusto discuterne. Ma non possiamo non essere d’accordo sul fatto che la giustizia e la politica debbano occuparsi di ambiti separati». Il riferimento è a chi, come i comitati cittadini, hanno presentato gli esposti da cui sono nate le inchieste. La parte finale sulle cose da fare fino a scadenza naturale del mandato, primavera 2027. «Prossimi sviluppi urbanistici dovranno avere una sempre maggiore attenzione all’impatto pubblico e ai servizi connessi. Dobbiamo operare con intensità sul Piano casa, per fronteggiare un problema, quello del costo dell’abitare, che sta diventando evidente in tutte le grandi città. Agire con energia sul ripristino degli appartamenti sfitti nel nostro patrimonio di Edilizia residenziale pubblica. Dobbiamo migliorare su servizi come il trasporto pubblico, porre un’attenzione estrema alla cura della città e operare sulle strutture dedicate allo sport».
IL NODO è la vendita di San Siro, sulla quale il sindaco aveva posto un aut-aut, unica concessione ai dem ritardare la delibera per far stemperare il clima, soprattutto con la procura: «Dobbiamo, da settembre, riavviare il percorso consiliare relativo allo stadio – ha ribadito ieri Sala – con l’obiettivo di rispettare i tempi che il progetto richiede». Questo sono io, ha detto il sindaco, questo quello che posso e voglio fare: «Se su queste basi la maggioranza che mi sostiene c’è, ci sono anch’io». Soddisfatti i dem cittadino: «Per Milano, con Sala, il Pd c’è. Con lo sguardo rivolto al futuro e la consapevolezza delle grandi sfide dei prossimi 18 mesi». Non sono arrivati commenti dalla segretaria Schlein.
SINISTRA ITALIANA con il segretario milanese Giuseppe Roccisano ha commentato: «Da Sala non abbiamo ascoltato parole di cambiamento. Noi invece continuiamo a chiedere la discontinuità politica dell’azione amministrativa. Sia nel metodo sia nella sua azione». Critici anche i Verdi Carlo Monguzzi che non è riuscito a intervenire in aula: «I segnali di discontinuità e il cambio di passo? Zero. Su San Siro avanti tutta. E poi il disprezzo, magari dissimulato, per la magistratura è insopportabile. Oggi la politica ha fatto un passo indietro».
