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Il saccheggio Scaffali vuoti nei supermercati del sud. Non è colpa dei giovani spacca vetrine: è l’effetto del blocco dei tir e della protesta degli agricoltori per il caro gasolio. Il governo identifica i rivoltosi e promette spiccioli. File ai benzinai, problemi negli aeroporti e oggi si fermano i pescatori

Il saccheggio Il Viminale manda la polizia. Convocato un cdm d’emergenza ma non ci sono risorse

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b73bf274-3681-4679-8caf-09615eb968bb In Calabria la protesta dei Tir contro il caro carburante proclamata da Fedralog
17 Ottobre 2026, San Lucido, Italia (Foto Luigi Salsini/LaPresse)

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio è fuori controllo e mette in difficoltà il governo, che ha iniziato a usare il pugno duro schierando le forze dell’ordine. I blocchi stradali dei tir sono continuati per tutto ieri nel sud Italia, creando congestioni nel traffico e lasciando molti supermercati vuoti. In serata Palazzo Chigi ha convocato un consiglio dei ministri per oggi alle 12, promettendo di «tradurre rapidamente gli impegni assunti in misure concrete» con «un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto». Ma sembra solo un tentativo disperato di calmare le acque senza avere idee né risorse. Al contempo l’esecutivo cerca di distrarre dalle sue responsabilità, invitando a «distinguere le proteste legittime da eventuali fenomeni di illegalità». Il viceministro Rixi ipotizza «infiltrazioni di bande organizzate che nulla hanno a che vedere con l’autotrasporto» e il ministro Lollobrigida si spinge a chiedere di «controllare qualche casellario giudiziario» dei leader.

LA SITUAZIONE è precipitata in poche ore. Dopo l’incontro di martedì col ministro delle infrastrutture Salvini, le grandi associazioni di categoria avevano invitato a sciogliere la mobilitazione. Ma il settore conta 99mila piccole imprese iscritte all’Albo degli autotrasportatori, frammentate in decine di organizzazioni autonome che hanno continuato a mantenere le braccia incrociate. In alcuni casi i camionisti hanno obbligato a fermarsi i colleghi che volevano ripartire, tagliando loro le gomme o mettendosi in mezzo alla strada coi corpi. Centinaia di tir fermi hanno generato vari chilometri di coda nelle autostrade A1, A2 e A30 in Campania, ostacolato la circolazione lungo le statali 19 e 106 in Basilicata, arrestato le consegne in Puglia e Calabria. Anche l’Associazione autotrasportatori siciliani ha annunciato la prosecuzione dello stop e le adesioni si sono espanse verso nord: una ventina di camion ha occupato la piazza principale di Ravenna e Fiera-Confesercenti ha segnalato le prime difficoltà negli approvvigionamenti in Toscana.

QUANDO non è in grado di trovare soluzioni, l’unica risposta della destra è la repressione a tappeto. Nel pomeriggio in vari punti della Campania, la regione dove la protesta era più accesa, è intervenuta la polizia imponendo di rimuovere i presidi lungo le autostrade. Il ministero dell’Interno ha fatto sapere di avere identificato 1.339 persone, di cui 242 sanzionati e 71 denunciati con l’ipotesi di reato per blocco stradale. A sollecitare un intervento di forza del governo contro i camionisti irriducibili è stata persino una lettera congiunta delle grandi associazioni Assotir, Anita, Fiap, Cna Fita, Confartigianato trasporti, Confcooperative e Legacoop. Dunque il Viminale ha iniziato la repressione solo dopo che le sigle confederali si sono dissociate dalla mobilitazione. Piantedosi ha addirittura disposto la scorta notturna di 500 tir in Campania per garantire le operazioni di carico e scarico.

Ma in realtà i motivi della protesta non sono affatto risolti. Il diesel è aumentato del 40% in un anno secondo i dati diffusi ieri da Eurostat, arrivando al prezzo medio di 2,30 euro, il 6% in più rispetto a settembre. Il governo si è limitato a sbloccare 480 milioni di risorse già dovute che erano in ritardo, quelle sul credito d’imposta per coprire i rincari del periodo marzo-agosto. Salvini ha assicurato che i pagamenti sono già partiti ieri «con un ritmo previsto di 2mila aziende al giorno» per soddisfare tutte le 32mila domande arretrate. In cambio Rixi ha chiesto di «smobilitare i blocchi» perché «stanno creando grossi problemi ai cittadini». Se credevano che bastasse saldare un debito pregresso per calmare i camionisti, si sbagliavano.

LE IMPRESE non hanno rassicurazioni sulle coperture per i rincari di settembre e ottobre né per quelli futuri, visto il perdurare della crisi di Hormuz. Inoltre dal Mef dicono di non avere altre risorse prima di gennaio 2027, perciò gli ulteriori sostegni promessi per oggi potrebbero non bastare a risolvere la situazione. Nessun segnale nemmeno sulla richiesta di imporre un tetto ai carburanti, arrivata anche dalle opposizioni. Conte (M5s), che ha incontrato alcuni rappresentanti dei tir, ha chiesto un’informativa alla premier «sulla crisi economica che sta bloccando il paese». Richiesta a cui si è accodata Schlein (Pd): «Queste persone stanno protestando civilmente perché non riescono a fare un pieno».

LA PROTESTA sta avendo conseguenze per 4 imprese su 10 tra negozi, minimarket e supermercati che hanno segnalato difficoltà di approvvigionamento secondo Confesercenti, soprattutto al sud per i prodotti freschi come frutta, verdura e pesce. Anche le pompe di benzina stanno rimanendo senza carburante: in Calabria e Molise sono stati segnalati i primi distributori chiusi e gli aeroporti di Crotone, Reggio Calabria, Napoli e Catania sono privi di jet fuel. Attività ferme anche in diversi caseifici, pastifici, ristoranti e cantieri edili.