Il limite ignoto Consiglio europeo bollente sull’esproprio per finanziare l’Ucraina. Varsavia guida la carica, Bruxelles fa muro (e copre Italia e Francia)
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La sala del Consiglio europeo a Bruxelles – foto Alexandros Michailidis
Non si esce senza accordo ma all’intesa sugli asset non si può andare in ordine sparso: o tutti o nessuno. Lo sottolineano arrivando al vertice dei leader per l’ultimo Consiglio europeo dell’anno sia il padrone di casa Antonio Costa, che la responsabile per la politica estera dell’Ue Kaja Kallas. È l’ex premier estone a evidenziare che «molti paesi hanno affermato che le preoccupazioni del Belgio sono molto importanti. Non penso che ci muoveremo senza che il Belgio si senta a suo agio». Quindi, o la soluzione asset trova il sostegno anche di chi come il governo De Wever si è sempre opposto, oppure meglio puntare a un’opzione che non preveda l’utilizzo per il prestito di riparazione dei beni del Cremlino in Europa, che però non piace alla maggior parte dei leader dei 27. Perché un modo va trovato e l’ipotesi che gli europei manchino di provvedere alle necessità finanziare di cui Kiev ha bisogno a partire dalla prossima primavera non è neppure da prendere in considerazione.
MISSIONE DIFFICILE ma a quanto pare non impossibile, quella di tirare dentro il paese dove la società Euroclear ha in pancia 185 miliardi sui 210 totali di beni del Cremlino, immobilizzati nelle casse europee all’atto dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. E che dunque ha sempre chiesto un quadro solido di garanzie legali e la condivisione del rischio finanziario, sia all’Ue che alle capitali. In serata sembra aprirsi uno spiraglio, dopo ore di frenetiche trattative dietro le quinte e l’incontro a tre fra il premier belga De Wever e due pesi massimi come il cancelliere tedesco Merz e la presidente della Commissione Ue von der Leyen. Mentre scriviamo, i tecnici del governo belga, insieme a quelli dell’esecutivo europeo e del Consiglio stanno elaborando una nuova versione delle conclusioni del vertice per sostenere l’opzione del prestito di riparazione all’Ucraina. Da quanto trapela, il testo finale del capitolo Ucraina sarebbe essere scritto per punti separati, ognuno dei quali dovrebbe andare incontro alle preoccupazioni e alle richieste avanzate del Belgio. La discussione su questo capitolo della bozza si è protratta dopo cena, mentre tutti gli altri temi all’ordine del giorno – Medio Oriente, attacchi ibridi, bilancio e allargamento – erano già stati approvati
Quel che è certo è che la pressione sul Belgio per fargli accettare l’opzione asset è arrivata ieri al massimo livello. Il premier polacco Tusk aveva aperto il vertice dei capi di stato e di governo con una staffilata: «La scelta è semplice o soldi oggi o sangue domani, non solo per Kiev ma per l’Europa». Il corollario è che i soldi dovranno arrivare dall’uso degli asset, unica opzione realistica, dato che sul debito in comune non c’è consenso. Presente al summit di persona, anche il presidente ucraino Zelensky non nasconde le proprie preferenze. L’uso degli asset, sostiene, è non solo moralmente giusto, ma anche perfettamente legale. Perché «come le autorità confiscano i soldi ai trafficanti di droga e sottraggono armi ai terroristi, i beni della Russia devono essere utilizzati per difendersi dall’aggressione russa e per ricostruire ciò che è stato distrutto».
TROPPO ZELO perfino per Bruxelles che fin qui ha fatto di tutto per sottolineare che non di confisca di tratta, al contrario di quanto sostiene il Cremlino. Tra l’altro, mentre il Consiglio europeo è in corso, anche la Banca centrale russa fa la sua mossa con tempismo perfetto, annunciando una causa contro gli istituti di credito europei per riavere indietro gli averi di sua proprietà. Già nel giorno in cui Bruxelles aveva stabilito di immobilizzare gli asset sine die, Mosca aveva citato in giudizio Euroclear, ma la decisione di ieri segna una chiamata in correità di tutti gli europei in questa inedita guerra legale internazionale.
PER QUANTO NERVOSA e frammentata, la prima giornata del Consiglio sembra precipitare su un singolo punto. Se il Belgio – rassicurato o convinto, fosse pure a forza – depone le armi della contrarietà nei confronti gli asset, e si allinea alla maggioranza dei paesi Ue che fa pressione per usare i beni di Mosca, gli altri stati europei scettici non avranno più scuse. Il problema non sono tanto i soliti bastian contrari filoputiniani come Ungheria e Slovacchia, a cui si aggiunge ora la Repubblica Ceca del neopremier Andrej Babis. Per loro la presidenza del Consiglio nell’era di Antonio Costa ha già trovato una soluzione, per quanto un po’ spericolata: anziché approvare conclusioni per consenso a 27, si può sempre decidere anche a 26 – come è già accaduto per i vertici dove Budapest dal sostegno a Kiev – e adesso a 25 o 24 paesi.
Ma soprattutto Italia e Francia, frenate nelle loro scelte da interessi di tipo finanziario e commerciali con Mosca, non saprebbero più come nascondersi. Il primo giorno del conclave europeo si chiude però non in modalità affermativa, ma interrogativa. Che suona così: (e se) il Belgio (non) si fa convincere?
