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Assolti costruttori e dipendenti comunali nel primo processo alle speculazioni edilizie a Milano. Tirare su un grattacielo di 24 piani da un palazzo di 3 era consentito dalle regole e dalla prassi. Un sistema che si allarga ad altre città: serve una risposta politica prima che giudiziaria

Giustizia La prima sentenza boccia la tesi dei pm: agito in base a giurisprudenza di quegli anni

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Grattacielo Torre Milano di via Stresa. Foto Ansa/ Matteo Corner Grattacielo Torre Milano di via Stresa – Ansa/ Matteo Corner

Costruttori di tutta Italia prendete appunti: costruire nuovi grattacieli con i permessi edilizi delle ristrutturazioni, risparmiando sugli oneri di urbanizzazione e senza servizi aggiuntivi per il quartiere, può non essere reato. Almeno a Milano, almeno fino al 2023, quando gli esposti dei comitati cittadini hanno squarciato il velo sui grattacieli facili e la procura ha avviato indagini a raffica che hanno riallineato Milano alla legislazione nazionale. Questa prima sentenza di assoluzione dà ragione a comune di Milano e costruttori, ma con una formula che conferma l’esistenza di un modo di costruire alla milanese diversa dal resto del Paese.

LA GIUDICE Paola Braggion ha infatti assolto tutti gli otto imputati «perché il fatto non costituisce reato», una formula diversa dalla più comune «il fatto non sussiste». Perché in questo caso il fatto sussiste, ma costruttori e dipendenti comunali hanno agito in buona fede, seguendo le prassi comunali e la giurisprudenza di quegli anni. L’autorizzazione per Torre Milano risale al 2018, il grattacielo fu realizzato prima del 2022, un palazzo di 24 piani per 87 metri d’altezza costruito tramite Scia come ristrutturazione dell’edificio preesistente di 3 piani.

Le accuse per gli imputati (dipendenti comunali e costruttori) erano abuso edilizio e lottizzazione abusiva. La pm Marina Petruzzella aveva chiesto, oltre alle condanne, anche la confisca del palazzo, richiesta controversa perché il palazzo è abitato da quattro anni. Nel comunicato firmato dal presidente del tribunale, Fabio Roia, ci sono riferimenti temporali agli anni nei quali è stata autorizzata Torre Milano, le motivazioni arriveranno tra 90 giorni. Nel comunicato firmato da Roia è scritto che per «tutti difetta l’elemento soggettivo del reato, sia doloso che colposo, atteso che solo negli ultimi anni la giurisprudenza penale, quella amministrativa e le pronunce della Corte costituzionale più recenti hanno offerto diverse interpretazioni del concetto di ristrutturazione» edilizia.

INOLTRE «LA PRASSI consolidata del comune di Milano» derivante dall’applicazione della legge regionale e del Piano di governo del territorio comunale «consentiva l’intervento Torre Milano con il titolo effettivamente rilasciato», ossia una ristrutturazione tramite Scia.

Scrive ancora il presidente del tribunale: «L’asseveratore del progetto deve essere altresì assolto dall’imputazione di falsa attestazione della conformità del progetto ai requisiti del Pgt e della legge per mancanza di dolo, in quanto nella sua relazione ha attestato ciò che riteneva corretto e non sapeva essere “falso”, secondo le interpretazioni della giurisprudenza penale e amministrativa successiva, impostasi dopo oltre 7 anni dalla sua relazione». Costruttori e dipendenti comunali hanno cioè agito affidandosi alla prassi e alla giurisprudenza di quegli anni e i fatti commessi non possono considerarsi come un reato. Per chi aveva affidato la battaglia politica alla magistratura un brutto colpo.

SODDISFATTO invece il sindaco

di Milano Beppe Sala: «La cosa che mi ha molto amareggiato è stata la violenza verbale usata dai pm nel sostenere le accuse». Sala ha detto di avere due motivi di amarezza: «Il primo è aver visto colpite persone che sono a me vicine e di cui sono certissimo dell’onestà. Faccio un nome, l’ex assessore Tancredi che ha visto anche un po’ rovinata la sua carriera e il suo equilibrio. E poi c’è un continuo uso di aggettivi, una necessità di corroborare le loro tesi con parole tese a screditare la nostra azione». Per Sala la procura ha dato un’impostazione politica alle indagini e fa il nome del procuratore capo, Marcello Viola, un riferimento piuttosto pesante per le relazioni istituzionali comune-procura. «A questo punto sono anche un po’ curioso di capire il dottor Viola, che stimo, come vede la situazione, mi chiedo che giudizio dà dell’operato del suo team».

LA DESTRA è tornata a cavalcare il tema di una nuova legge urbanistica nazionale, un nuovo Salva Milano senza più quell’infausto nome. Anche per Sala il tema è nazionale. «La mia preghiera adesso a chi sta in parlamento è lasciate perdere il Salva Milano, non c’è niente da salvare e come si vede poi noi andiamo avanti col nostro lavoro. Ma bisogna tener conto che non fa bene a nessuno, né alle città né al nostro Paese, non avere una materia così importante regolamentata in maniera attuale».

DALLA PROCURA fanno sapere di voler attendere le motivazioni della sentenza per valutare il ricorso in appello. Secondo la procura nell’assoluzione potrebbe aver inciso il principio della ignoranza “inevitabile” della legge, un’eccezione alla regola generale secondo cui ignorantia legis non excusat. Secondo i magistrati queste indagini hanno comunque prodotto effetti enormi e risultati positivi, perché dal 2023 il comune fa costruire con i piani attuativi incassando oneri di urbanizzazioni e monetizzazioni molto più alti delle ristrutturazioni con la sola Scia. Come del resto si fa in tutta Italia, ma non si faceva a Milano. Dove la questione era ed è politica prima che giudiziaria.