Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Per affrontare la crisi energetica bisogna fare presto e non bastano le misure tampone contro l'aumento dei prezzi. Ecco gli effetti a catena sulle filiere produttive più “energivore”, mentre i grandi gruppi incassano 16 miliardi di extraprofitti in sei mesi

 

Qualcosa si muove, ma è ancora troppo poco e i tempi stringono. Contro la corsa dei costi dell’energia che sta danneggiando pesantemente cittadini e imprese, mentre i grandi gruppi hanno raccolto extra-profitti per 16 miliardi da gennaio a oggi, il governo è sceso in campo di nuovo con un provvedimento di legge che introduce ulteriori misure di riduzione degli oneri di sistema, di defiscalizzazione per le imprese e bonus per le famiglie a basso reddito. Nelle previsioni governative i prezzi dovrebbero scendere visibilmente a breve, ma siamo solo all’inizio di una nuova crisi che potrebbe essere lunga e pesante anche in vista della decisione più radicale: quella di chiudere completamente i rubinetti del gas russo. L’impresa non solo non è facile, ma non è neppure scontata. Sono di queste ore gli annunci della Germania (storica locomotiva europea), di un possibile crollo del 40 per cento del Pil interno in caso di blocco delle forniture di gas russo.

Anche in Italia la crisi energetica assume aspetti sempre più preoccupanti ed è frutto di anni di scelte sbagliate (o mancate). E se la Germania dipende dai rubinetti di Putin per il 49 per cento del suo fabbisogno energetico, l’Italia è poco distante, con una dipendenza del 40 per cento. Per questo le scelte da fare sono urgenti e molto complesse perché implicano investimenti e tempi di realizzazione. La Cgil è scesa in campo da subito sulla questione, già dai tempi della pandemia, come ci spiega Walter Schiavella, responsabile nazionale delle politiche energetiche della Cgil. “La crisi energetica attuale – dice il sindacalista – è sicuramente figlia della guerra in Ucraina, ma nello stesso tempo la precede, quando la fase post pandemia ha fatto schizzare i prezzi a causa della ripresa economica (e quindi del fabbisogno di energia per produrre) trainata dalla Cina in una contingenza che tra l’altro ha favorito la corsa del prezzo del gas sia per una serie di guasti ripetuti agli impianti, sia per cause climatiche come la siccità che ha colpito il Brasile e la mancanza di vento nel Mare del Nord”.

Ma la ragione più importante di una vera e propria esplosione del prezzo del gas sta nell’aver lasciato al solo mercato il sistema di determinazione dei prezzi in favore della speculazione finanziaria. “Fino a qualche anno – ci dice Schiavella – il prezzo del gas era fissato dagli accordi contrattuali con i produttori. Ora il prezzo del gas si decide alla Borsa di Amsterdam. È evidente che un meccanismo di mercato esposto all’aumento della domanda e alle varie tensioni geopolitiche non può che tradursi in speculazioni finanziarie sui ‘future’ che hanno fatto schizzare il prezzo”. Si tratta di un punto decisivo su cui la Cgil è intervenuta già più volte – anche in sede parlamentare - chiedendo una revisione dei meccanismi che determinano il prezzo del gas e quindi a cascata tutti gli altri costi energetici e di trasporto. “Noi diciamo che è necessario rivedere le regole – dice ancora Schiavella – una questione strategica di questa portata non può essere affidata al mercato finanziario”.

La posizione della Confederazione è stata esplicitata nelle varie audizioni parlamentari e nei commenti ai provvedimenti del Governo. “Oltre alle misure necessarie ad affrontare la nuova emergenza nel quadro della strategia europee, aumentando e diversificando nel breve periodo le fonti di approvvigionamento del gas – si legge una nota di Corso d’Italia - occorre insistere nel semplificare le procedure per attivare investimenti e innovazione nelle fonti rinnovabili, fondamentali per concorrere a una maggiore indipendenza energetica degli Stati europei dal resto del mondo. Non a caso, nel Consiglio europeo del 24 e 25 marzo scorso i leader della Ue hanno convenuto di affrancarsi quanto prima, pur gradualmente, dalla dipendenza dalle importazioni di materie energetiche russe, anche con l’impegno della Commissione europea a rimettere in discussione gli stessi meccanismi di formazione dei prezzi nel mercato dell’energia elettrica e del gas – come suggerito anche dalla Cgil nelle Audizioni parlamentari sui provvedimenti precedenti – per garantire prezzi accessibili e sicurezza dell’approvvigionamento”

Il problema sta ancora una volta nelle risorse che lo Stato decide di mettere in campo. È anche su questo punto la posizione della Cgil è chiara e netta. “Le risorse per affrontare questa fase quindi sono quindi fondamentali – si legge in una nota della confederazione del 4 aprile scorso - durante la pandemia abbiamo utilizzato una serie di scostamenti di bilancio, anche grazie al cosiddetto Quadro temporaneo europeo e alla politica di acquisto del debito pubblico messa in campo dalla Bce (Pepp, programma che terminato a marzo). Nonostante il cambio di politica della Bce, riteniamo necessario prevedere un ulteriore scostamento per far fronte all’impatto sociale, determinato dall’effetto economico del conflitto in atto. L’altro possibile intervento è di natura fiscale. La discussione in Parlamento della legge delega fiscale è caratterizzata dai posizionamenti identitari, prova ne è il tema catasto sul quale il Governo è riuscito solo per un voto a evitare la cancellazione sul timido monitoraggio previsto nel testo”.

Nel frattempo è necessario intervenire sugli effetti già molto pesanti e che potrebbero diventare devastanti della crisi del gas sui settori produttivi italiani più esposti. “Quando si parla dei settori energivori a rischio – spiega Schiavella – parliamo di una grande fetta dell’industria italiana: acciaio, chimica, vetro, cemento, industria alimentare, ceramiche e tanti altri settori su cui è necessario intervenire con tutti gli strumenti possibili per evitare un disastro completo”.