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APPELLO. E' indispensabile ed urgente dare vita ad una coalizione d’emergenza senza preclusioni per nessuno. La diversità verrà misurata nel proporzionale, dove ciascun soggetto politico si presenterà con il proprio programma specifico, e senza dubbio in questa sede torneranno centrali le grandi questioni

L'appello e' su changevorg e puo' essere firmato, un numero adeguato di sottoscrizioni puo' aiutare l'iniziativa
 

Elezioni, illustrazione di Ludovica Valori

Non avere cambiato la legge elettorale in tempo prima delle elezioni politiche del prossimo 25 settembre obbliga tutti a fare i conti con quella in vigore.

In ogni situazione i soggetti politici debbono fare i conti con la situazione reale, altrimenti si è destinati a gravi insuccessi.

In questa tornata elettorale, a causa della ritrovata compattezza delle forze di destra e della scomposizione dell’aggregato politico e sociale realizzato dai 5 Stelle nel 2018, massimo è il rischio che nel maggioritario il centro-destra possa fare cappotto assicurandosi gran parte dei 147 seggi della Camera e dei 74 del Senato.

L’esperienza delle elezioni in Sicilia del 2001 dove il centrosinistra perse per 61 a 0 ci insegna che è sempre possibile che un solo soggetto conquisti il 100% dei seggi nel maggioritario.

Gli effetti negativi di questa pessima legge elettorale, per di più, sono esaltati dal taglio di un terzo dei parlamentari, visto che in due anni non sono state approvate le modifiche della Costituzione ritenute indispensabili per arginare la compressione del pluralismo nella elezione del Senato.

Il 25 settembre ci sarà un voto unico per il maggioritario e per la circoscrizione proporzionale con liste bloccate. Se all’unico candidato della destra, si contrapporranno più candidati di altre forze politiche, l’esito sarà scontato.

A farne le spese sarebbe la Costituzione perché

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DE MAGISTRIS su accordo Letta - Calenda: il PD sarà il perno del grande centro. È triste che Sinistra italiana non abbia avuto il coraggio di ascoltare i territori per garantire qualche poltrona ai suoi dirigenti

De Magistris lancia un nuovo movimento politico. Ma nome e partecipanti  ancora non ci sono - CorrieredelMezzogiorno.it

 

 

“ L’accordo Letta-Calenda è la prova definitiva che il PD è non solo azionista di maggioranza del draghismo, in prima linea nel partito delle armi e della guerra, oltre che delle politiche di devastazione ambientale, inceneritori in testa. Il PD sarà il perno su cui ruoterà il grande centro, da Letta a Calenda, da Brunetta a Gelmini, da Carfagna a Mastella, da Di Maio a Renzi. “ lo afferma Luigi de Magistris portavoce di UNIONE POPOLARE 


“ È triste che per garantire la poltrona parlamentare a qualche dirigente di partito Sinistra italiana non abbia avuto nella sua maggioranza il coraggio di ascoltare i territori che avrebbero voluto la costruzione di un polo pacifista, ambientalista, per i diritti e le libertà civili, non allineato al sistema. Unione Popolare si impegnerà al massimo per unire chi non vuole consegnare il Paese ai signori del sistema e realizzare un’alternativa di governo.” conclude de Magistris

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INTERVISTA AL LEADER DI SINISTRA ITALIANA. «Calenda si è concentrato molto sui veti. Io mi sono sempre candidato nel proporzionale e lo rifarò, senza paracadute. Piuttosto, ho sfidato gli altri a fare lo stesso»

Nicola Fratoianni: «Patto per battere la destra ma ognuno con la sua linea» Nicola Fratoianni - LaPresse

«A questo punto serve un incontro con il segretario Letta» è la posizione del leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, dopo l’accordo elettorale sottoscritto dai dem con Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova.

Pd, Azione e +Europa hanno siglato un patto con punti vincolanti. Come replicate?
Abbiamo preso atto che hanno firmato un accordo che è bilaterale e non lo consideriamo in nessun modo vincolante o impegnativo per noi di Sinistra italiana ed Europa verde. Dopo una lunga assemblea nazionale, Si ha approvato un dispositivo che pone delle priorità. Il primo punto è il rafforzamento dell’alleanza con i Verdi, il secondo è lavorare alla costruzione di un vasto accordo negli uninominali con lo scopo di contendere alla destra ogni spazio in nome della difesa dell’assetto democratico e costituzionale del paese. E dunque se non si raggiungesse il massimo dell’ampiezza, a cominciare dalla riapertura del dialogo con i 5s, verificare col Pd la possibilità di un’intesa elettorale negli uninominali che abbia al centro quella che per semplicità possiamo definire la proposta Azzariti – Floridia, avanzata proprio sul manifesto: costruire una convergenza negli uninominali con al centro la difesa della Costituzione.

Il Pd aderisce a un’intesa che si richiama all’agenda Draghi.
Non so se il Pd intenda veramente girare l’Italia offrendo come programma l’agenda Draghi ma nel caso è un problema suo. Abbiamo difronte una doppia partita: la prima è la difesa degli assetti costituzionali. La destra estrema si presenta con al primo punto la realizzazione del presidenzialismo e dell’autonomia differenziata, due proposte che mettono in discussione l’assetto costituzionale e democratico del paese nel segno di una drammatica regressione. Secondo, ci dobbiamo confrontare con l’attuazione della Costituzione e per questo c’è il programma politico culturale Verdi – Si che è fatto di pace, di rifiuto dell’aumento della spesa militare, del rifiuto dell’escalation delle armi; investimenti sulla transizione energetica ed ecologica, sì alle rinnovabili, no al nucleare e al ritorno al fossile come unico orizzonte; lotta alla diseguaglianza, all’evasione fiscale, ai salari che arretrano e dunque impegno per il salario minimo, riduzione dell’orario a parità di salario, redistribuzione della ricchezza a partire dai grandi patrimoni, tassazione integrale degli extra profitti delle imprese energetiche; investimenti in istruzione, ricerca, sanità. È il nostro programma, non è negoziabile ed è quello con cui ci presenteremo alle elezioni, idee che ci hanno guidato quando in parlamento si è trattato di fare le scelte.

È possibile un accordo con Pd, Azione e +Europa su queste basi?
Il percorso con il Pd lo verificheremo in un confronto (oggi è previsto l’incontro con Letta ndr) sapendo che per noi la condizione di un’intesa ha questo cardine: piena autonomia programmatica. Nessuno pensi che Verdi e Si possano essere politicamente o programmaticamente condizionati né dal patto Pd, Calenda, + Europa nè da riferimenti di ogni tipo all’agenda di un governo di cui non facevamo parte e a cui ci siamo opposti. Per essere chiari, siamo contrari al rigassificatore di Piombino e continueremo ad esserlo: andremo nelle piazze con comitati e cittadini contro un’opera che in quel luogo e in quella modalità è sbagliata. Se ne facciano una ragione.

Calenda considera una vittoria aver escluso candidature divisive dagli uninominali.
Se c’è una cosa positiva è che è passato il lodo avanzato da noi. Calenda si è concentrato molto sui veti, sui collegi e su chi si candida. Io non ho mai avuto bisogno di garanzie e non comincerò adesso, mi sono sempre candidato nel proporzionale e lo rifarò in alleanza con i Verdi, senza paracadute. Piuttosto ho sfidato gli altri leader di partito a fare lo stesso. Mi pare di capire che questo schema sia passato, schema indicato da Azzariti e Floridia sempre sul manifesto, e mi pare positivo. Calenda aveva impostato la discussione sui veti contro chi non gli piace o non gradisce, alla fine sarà una regola che vale per tutti, anche per chi viene dal centrodestra. Se intesa sarà, avverrà in una modalità che lascerà le forze libere di muoversi sul territorio in base ai propri programmi, liberi poi di comportarsi coerentemente nel parlamento di domani sulla base di quello che hanno proposto. Se all’esito dell’incontro con Letta verrà fuori che non ci sono le condizioni, valuteremo cosa fare.

 

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INTERVISTA ALLA CAPOGRUPPO DI LEU AL SENATO. «I pentastellati ora possono fare un’operazione più forte e incisiva su agenda sociale e ambiente, aprendosi alle componenti che hanno lavorato su questi temi»
Loredana De Petris (Leu): «Sbilanciati al centro, sarà un disastro elettorale» Loredana De Petris - Ansa

La capogruppo di Leu al Senato Loredana De Petris è netta: «Vorrei che tutti si rendessero conto che si sta profilando un vero e proprio disastro elettorale che porterà la destra a dilagare nei collegi».

Quali sono i motivi del disastro?
Una coalizione Pd, Azione, +Europa, Sinistra italiana ed Europa verde, priva di qualsiasi cemento progettuale comune, non può che essere perdente. La situazione era difficile già prima e con la chiusura del patto con Carlo Calenda e Benedetto Della Vedova si è aggravata. Naturalmente si tratta di un accordo legittimo e ogni partito si allea con chi vuole, ma se l’idea è quella di andare tutti uniti contro la destra di Giorgia Meloni, se cioè deve essere una Santa alleanza, allora perché tenere ostinatamente fuori i 5S? E neppure si può agitare il governo Draghi come la pregiudiziale perché altrimenti si dovrebbe chiudere la porta a Si, che è sempre stata all’opposizione. Decretare la fine del campo largo mi sembra incredibile.

Il patto prevede l’adozione dell’agenda Draghi, è questo che serve al Paese nei prossimi anni?
C’è scritto agenda Draghi ma a me sembra il programma Calenda con i rigassificatori, che si portano dietro l’idea di militarizzare il territorio per imporre alla popolazione questo tipo di infrastrutture, il ritorno al fossile e alle tecnologie estrattive altamente impattanti sull’ambiente. Non lo dicono in modo esplicito ma è chiaro che dietro l’angolo c’è la scelta pro nucleare. Guardando le immagini post accordo, pare evidente che Calenda ha assunto la posture del leader dello schieramento imponendo i temi in modo prepotente. Il rischio è che scompaiano dalla campagna elettorale questioni dirimenti come, da un lato, il cambiamento climatico, la siccità, la crisi idrica; dall’altro temi sociali fondamentali come il salario minimo, che è stato incluso nel patto salvo aggiungere la revisione del Reddito di cittadinanza che però va letto come ridimensionamento. Sul fisco, ad esempio, c’è un timido richiamo alla progressività che è il minimo sindacale visto che è in Costituzione. Quando, invece, al paese serve riconversione ecologica e innovazione, lotta al lavoro povero e alle disuguaglianze. Temi su cui aveva lavorato Leu con Pd e 5S.

É ancora possibile un diverso assetto delle alleanze?
A questo punto mi pare che il campo largo sia definitivamente archiviato dopo l’accordo con Calenda. I 5S però ora possono fare un’operazione più forte e incisiva su agenda sociale e ambiente, aprendosi alle componenti che hanno lavorato su questi temi. I pentastellati hanno la responsabilità di impegnarsi per far vivere un’agenda alternativa a quella di Draghi e su questo dovrebbero puntare come proposta per il Paese. Il Movimento può essere ancora il punto di riferimento anche nel prossimo parlamento.

 
 
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Enrico Letta e Carlo Calenda dopo l'accordo elettorale, foto LaPresse Enrico Letta e Carlo Calenda dopo l'accordo elettorale - LaPresse

Il grande trionfatore della giornata si chiama Carlo Calenda. Ha ottenuto quello che voleva: chi può essere incluso e chi espulso nei collegi uninominali, ovvero Sinistra italiana, verdi e Di Maio (ma il ministro degli esteri sarà imbarcato nel listino del Pd).

L’uomo del veto porta a casa il cospicuo bottino del 30 per cento delle candidature, e per uno che viene pesato sulla fiducia non c’è male.

Non solo. Calenda ha vinto sul piano dell’immagine, particolarmente rilevante in una campagna elettorale breve e supermediatica. Presente su tutte le prime pagine dei giornali e in tv nei programmi di ogni ordine e grado, è diventato l’uomo-bandiera di una trattativa che alla fine ha spostato l’asse politico verso le sue parole d’ordine diventando agli occhi dell’opinione pubblica, il baricentro dell’accordo con Letta.

Il Pd, stringendo con Azione, +Europa, Impegno civico-centro democratico di Di Maio e Tabacci, il patto programmatico incardinato sulla cosiddetta Agenda-Draghi, ha connotato la sua identità sterzando a destra.

Una scelta politica perseguita con una tenacia degna di miglior causa, rafforzata dalla determinazione con cui è stata sbattuta la porta in faccia a Conte e ai 5Stelle.

Nonostante tutti i sondaggi, tutte le previsioni dimostrino che senza i pentastellati contro la destra si perde.

Non è difficile capire le ragioni dell’irritazione della sinistra-ambientalista dello schieramento.

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Il premio Nobel si schiera con gli scienziati che chiedono che il riscaldamento globale venga messo al centro della campagna elettorale. "Il clima è uno degli argomenti che ha pagato la scarsa lungimiranza politica, ma eletti ed elettori devono cambiare rotta"

Giorgio Parisi: "Perché è necessario che la lotta alla crisi climatica entri nell'agenda politica"

"Sono assolutamente d'accordo con l'appello dei colleghi climatologi: è importante che i partiti mettano in chiaro nei programmi quali sono i loro progetti per la lotta ai cambiamenti climatici. Però è altrettanto importante che poi gli elettori decidano chi votare anche in base a quale di questi progetti trovano più convincente". Giorgio Parisipremio Nobel per la fisica 2021 si schiera con gli scienziati che, attraverso Repubblica e Green&Blue, il content hub del gruppo Gedi dedicato ai temi ambientali, chiedono che il riscaldamento globale venga messo al centro della campagna elettorale.

Professor Parisi, perché è fondamentale che se ne parli ora, in queste elezioni?
"Perché i prossimi anni saranno cruciali. Più si aspetta a prendere provvedimenti, più il riscaldamento continua e diventerà difficile tornare indietro. Si potrebbe arrivare a una situazione capace di innescare enormi incendi, per esempio nelle foreste artiche del Canada o della Siberia, o in quella pluviale dell'Amazzoni, e a quel punto le emissioni di CO2 sarebbero enormi, con conseguenze che i modelli matematici attuali non sono nemmeno in gradi di prevedere. È come una diga che incomincia a perdere acqua: se i buchi li tappi quando sono piccoli bene, ma se aspetti di tappare i buchi quando sono grandi fai una fatica enorme e rischi anche che la diga ti caschi addosso".

Pensa davvero che nella attuale situazione politica i partiti italiani possano mettere le questioni climatiche al centro del dibattito?
"Dovrebbero farlo, fosse anche solo per una questione strategica. Per un Paese come l'Italia, che deve importare i combustibili fossili, che siano gas, carbone o petrolio, passare alle fonti rinnovabili renderebbe molto più stabile l'economia. E se si facesse davvero su grande scala l'efficientamento termico di tutte le abitazioni, a fronte di un grande investimento, si avrebbe una grande ritorno per l'economia e il lavoro italiani. Per tutti questi motivi è importante che i partiti mettano in chiaro nei loro programmi quali sono i loro progetti per la lotta ai cambiamenti climatici, per andare verso le energie rinnovabili e un mondo meno inquinato. Ma è altrettanto importante che poi gli elettori usino queste informazioni per decidere chi votare".

Vuole dire che oltre ai partiti andrebbe sensibilizzato anche l'elettorato?
"I politici sempre più spesso hanno uno orizzonte di pochi anni, quelli del loro mandato, non intraprendono azioni di lungo termine i cui risultati rischiano di essere inutili per la rielezione. E il clima è uno degli argomenti che ha pagato questa scarsa lungimiranza politica. Però è vero anche che finora gli elettori non si sono fatti molto sentire. Hanno votato anche loro in base ai propri interessi di breve periodo. Dunque la responsabilità è sia dei politici che degli elettori: se questi ultimi non fanno in modo che sia conveniente per i partiti fare una politica climatica, i politici non la attueranno certo in modo spontaneo".
L'estate dei record 2022 potrebbe scuotere partiti ed elettori? O basteranno un paio di piogge prima del 25 settembre, giorno del voto, per archiviare l'emergenza?
"Questo va aldilà delle mie competenze, non so molto di psicologia delle masse. Dipenderà da quanto i partiti riusciranno a far entrare in campagna elettorale l'emergenza climatica. Se non accenderà il dibattito tra i diversi schieramenti, non peserà nemmeno quando le persone si ritroveranno a decidere chi votare. L'appello dei climatologi è importante proprio per indurre i partiti a parlare di riscaldamento globale e sollecitare gli elettori a usare questo argomento per giudicare i diversi programmi. Se per esempio i cittadini mostreranno che per loro è molto più importante la lotta ai cambiamenti climatici che la questione migranti, i partiti si orienteranno di conseguenza. Certi temi vengono cavalcati per attirare voti. E finché il clima verrà vissuto come un argomento che non porta voti rimarrà estraneo al dibattito politico".

Perché il riscaldamento globale, nonostante tutti gli avvertimenti della scienza, fa meno paura di altre emergenze?
"Perché gli effetti più catastrofici vengono percepiti come lontani nel tempo. E il confronto con quello che succedeva solo qualche anno fa è difficile, tendiamo a dimenticare. Ma questo vale anche per le cose positive, quelle che nel corso del tempo sono migliorate: 25 anni fa gli omicidi in Italia erano più del doppio rispetto a oggi e in quarant'anni si è dimezzato anche il numero di morti per incidenti stradali. Questi confronti con il passato andrebbero fatti, perché dimostrano come le politiche di lungo termine danno in realtà frutti per tutta la società. Ed è quello che si dovrebbe fare per il clima".

C'è un problema di incomunicabilità tra scienza e politica?
"Gli scienziati dovrebbero dedicare un po' più di tempo alla comunicazione, per spiegare quello che loro sanno di ciò che accade nel mondo. Tuttavia la scienza può guidare le nostre scelte fino a un certo punto. L'ho detto nel mio intervento alla Camera, la scienza è come i fari di un'automobile: permette di vedere un po' più in là. Ma sono i politici che devono guidare nella notte, sapendo che quei fari hanno una portata limitata. Gli scienziati cercano di illuminare quello che possono, ma non utilizzare le loro informazioni è come cercare di guidare nella notte a fari spenti".

I partiti accenderanno i fari sul clima questa volta?
"La speranza è l'ultima a morire".

E lei professore come sta affrontando la torrida estate 2022?
"Ho ridotto il numero di impegni e mi sono trasferito a Scanno, nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Ma anche qui, a mille metri di quota, domenica scorsa ha fatto un gran caldo".
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